Siamo nel cuore della Doc Frascati, ma non è di Frascati che parleremo, bensì di di trebbiano verde, che da poco più di un anno è stato riconosciuto dall’Arsial come sinonimo di verdicchio tra i vitigni idonei alla produzione di vino con riferimento al Lazio.

Lavorato in purezza, e in due versioni, acciaio e anfora, è tra i vini prodotti da Cantina Imperatori, azienda nata nel 2009 con l’acquisto dei terreni adiacenti via di Pietra Porzia, a pochi chilometri da Frascati, 11 ettari in regime di conversione biologica.

Alla guida, Lorenzo Imperatori, appena trentenne, dalle idee molto ben definite sul risultato che vuole ottenere: innanzitutto il recupero di vitigni storici dell’areale, come il Trebbiano verde, varietà coltivata già al tempo dei romani, e il Cesanese di Affile, nonché cimentarsi con altre uve internazionali che hanno trovato nei terreni vulcanici e ben drenati della zona un ambiente molto favorevole, come Cabernet Sauvignon e Viognier. La pacciamatura a pietra di alcuni appezzamenti, la stessa con cui è edificata la cantina, vuole sfruttare al massimo l’esposizione solare irraggiando per riflesso anche i grappoli meno esposti.

Coltivazione, vinificazione e affinamento avvengono in azienda, costruita sbancando un lato della collina (siamo a circa 350 metri slm), che nella parte superiore ospita la sala degustazione in pietra con cucina annessa, e sotto le grotte naturali e gli ambienti ricavati all’interno della roccia ospitano i tini di acciaio, la barricaia, le anfore e a breve anche le pupitre, perché con la prossima vendemmia verrà sperimentato anche un metodo classico di Cesanese che starà sui lieviti almeno 36 mesi prima della sboccatura.

Uve raccolte a mano, con rese medie, da viti che vanno a pescare nel suolo basaltico e ricco di scheletro che caratterizza la zona, e benedette da un drenaggio immediato dell’acqua, per ottenere il massimo della concentrazione zuccherina nei mosti, anche in presenza di piogge a ridosso della vendemmia.

Ma soprattutto uve sane, perché è il requisito sine qua non per consentire la vinificazione in terracotta del trebbiano verde, che Lorenzo Imperatori, coadiuvato dall’enologo Angelo Giovannini e dall’agronomo Enrico Carli, fa fermentare con lieviti indigeni – mentre le altre referenze usano lieviti selezionati – e sostare per 6 mesi a contatto con le bucce all’interno di anfore da 300 litri, realizzate con un amalgama molto compatto per ridurre al minimo la porosità.

Per le caratteristiche del vitigno, ci ha spiegato Angelo Giovannini, e per la struttura geologica del terreno, il trebbiano verde dei vigneti dell’azienda presenta una buona acidità, tale da scongiurare i sentori ossidativi tipici di molti vini in anfora. Da subito, appena aperto pesante cappello di terracotta, colpisce la limpidezza e la pulizia dell’aroma.

Il contenuto dell’anfora viene pompato all’interno di un setaccio che separa le fecce dal vino, che andrà a riposare in bottiglia per almeno altri 6 mesi.

Silos di acciaio a temperature controllate per la versione base del trebbiano verde, e del Viognier, mentre per il Cesanese di Affile e il Cabernet Sauvignon è prevista la maturazione in legno, rispettivamente in botti grandi da 15hl di rovere di Slavonia e in tonneau di Rovere francese di primo passaggio.

Per la degustazione vera e propria chef Alberto Mereu ha lasciato il suo F’Orme, l’osteria che ha aperto a Frascati circa un anno fa, e ha preparato un menu in abbinamento nelle cucine della cantina, cercando di seguire le fisionomie gustative dei vini, piuttosto spiccate.

In generale piatti ottimi, estremamente equilibrati, alcuni molto adatti alle bottiglie in assaggio, come spigola flambata con mele fumé e misticanza, che personalmente ho gradito soprattutto con il Viognier, per le note più morbide, e una sapidità notevole che accompagna la persistenza del piatto. Un bel Viognier, che ha conquistato anche i 5 grappoli nell’ultima edizione della guida di Bibenda.

Differenza notevole tra il Verdicchio in acciaio e quello in anfora, che non presenta – come già si preannunciava in fase di svinatura – né sovraccarichi di colore né richiami ossidativi. Anzi, se alla vista potrebbero essere facilmente confusi, vista la somiglianza in limpidezza e colore, al naso si rivela un vino molto intenso, interessante e sfaccettato. Ancora le note minerali si esprimono con chiarezza, mentre note fruttate più mature, balsamiche, un che di affumicato, preannunciano già la profondità gustativa, un sorso avvolgente, fresco e lungo.

Sui rossi il lavoro dell’azienda è altrettanto puntuale e certosino, macerazione prefermentativa a freddo per 2 o 3 giorni, e poi fermentazione in acciaio prima della maturazione in legno. Per quanto riguarda il Cesanese i terreni hanno un impatto interessante sul profilo gustativo in generale, esaltando le note erbacee e fresche su quelle fruttate. Corpo, sapidità, tannini ancora forse da domare completamente mi fanno pensare che tra qualche mese, un anno, troverei un vino rotondo e maturo. Il Cabernet Sauvignon si presenta intenso, con speziature molto accentuate, una spalla acida importante che suggerisce abbinamenti soprattutto con carni rosse e selvaggina, sughi alla cacciatora con profumi di erbe aromatiche.

Nel complesso, tutti i vini Cantina Imperatori  nascono da una filosofia produttiva che si incardina su quel preciso territorio. “L’idea è di produrre referenze con un’identità definita” spiega Angelo Giovannini “su questi terreni non si può ottenere lo stesso Cesanese del Piglio, ma non è richiesto”.  Anche lo stesso Verdicchio in acciaio, il Segreto Verde, rispetto al suo più famoso cugino marchigiano, mostra una rotondità maggiore, con sentori floreali spiccati, tra tutti la mimosa, nonostante la sua indubbia mineralità.

I vini costano in cantina dai 9 ai 15 €; dalle vinacce, poi, Cantina Imperatori produce anche una grappa invecchiata (25 € la bottiglia da 750 cl) e dagli ulivi dell’azienda anche un olio extravergine biologico da cultivar Leccino, Frantoio e Rosciola.

Cantina Imperatori. Via di Pietra Porzia 14. Frascati (Roma). Tel. +39 06 94015058