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Finalmente ce l’ho fatta. Ho sfidato le temperature africane (fortunatamente calate) e un ininterrotto fiume umano e sono andata all’Expo. Meglio tardi che mai.

Sarà che tutto quel gran parlare ha alzato le mie aspettative, ma mi aspettavo di più, almeno all’inizio. Interminabili file (ma come si fa a perdere 2-3-4 ore della propria vita fermi in attesa?), alcuni padiglioni, rappresentanti dei paesi minori, assolutamente insignificanti, privi di senso e di messaggio (ad esempio, quello della Moldova, vuoto, con la danza proiettata sullo schermo, e 2 cose da mangiare).

E poi il padiglione turco che ha chiuso le cucine alle 15.30 (ma non si deve restare aperti tutto il giorno?).

Insomma, delusa. Prima di arrivare al padiglione della Russia.

Sono capitata in un momento di fila zero e sono entrata. E sono stata piacevolmente colpita dall’accoglienza (pane e sale, ma anche cetriolini in salamoia sul desk ti danno l’idea del calore, della casa, del benvenuto).

Giro l’angolo e rimango affascinata dall’enorme alambicco illuminato,  installato al centro della sala, con tutto il banco intorno, dove in determinati orari (praticamente a tutte le ore, a partire dalle 10.30) si svolgono degustazioni gratuite.

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La sala seguente è una gigantesca tabella di elementi chimici di Mendeleev con a fianco la cucina a vista dove assistere agli show cooking con le seguenti degustazioni gratuite (ogni 2 ore circa, a partire dalle 12.30)

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Prima di salire al secondo piano, dò un’occhiata al resto: un banco con le matrioshke, una caffetteria dove spizzicare una cosa al volo (blini e caviale o salmone, insalata russa, una fetta di torta), con una bevanda tipica tipo mors (infuso di mirtilli rossi) o kvas (una fantastica bevanda dissetante leggermente fermentata a base di pane di segale).

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Per chi volesse mangiare in comodità, c’è un ristorante, Il Vagone Ristorante, aperto a tutte le ore (imparate, oh turchi!), con un menù non troppo grande, ma abbastanza completo per farsi un’idea della cucina russa. L’insalata russa, le zuppe, il manzo Stroganoff, l’amato eclairs. Confesso, non ci sono andata a mangiare, io che la cucina del mio Paese la conosco bene, ma sono convinta che i piatti siano dignitosi: noi, russi, cerchiamo di dare il nostro meglio agli eventi, soprattutto di questa portata.

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Non ho ancora menzionato la vodka, ma capite bene che non poteva mancare. Beluga è una delle migliori, non è economica, ma rappresenta al meglio il prodotto.

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Al secondo piano ho trovato la sala con tutti i prodotti tipici, esposti nelle teche, un altro desk di accoglienza e informazioni con le ragazze preparate e sorridenti, i poster sui muri un po’ d’antan e un altro bar lounge con i cocktail a base di vodka.

E poi sono salita sul tetto. Pieno di verde, di erba di campo, un luogo dove fermarsi per riprendere il fiato, o per assaggiare un cocktail (sempre a base di vodka) in una lounge all’aperto, con la musica. L’ultima tappa era una piccola terrazza panoramica in fondo al tetto, con la fila che si muoveva piuttosto veloce. Un giro di foto, un selfie con la bandiera russa (ma non ve lo faccio vedere) e la pace dei sensi.

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E ora tocca a voi. Avete visitato il padiglione russo? Avete mangiato? Bevuto? Vi piace?

3 Commenti

  1. Ho trovato interessante il padiglione russo. Discreti gli assaggi di blini al caviale o salmone (mi pare 5€), buono il succo (3€ un bicchiere).
    Molto scenografico l’ingresso “a specchio” e bello il panorama sull’Expo dalla terrazza.
    Possibilità di acquistare vodka e caviale.

  2. In un sito sul cibo non dovrei dirlo, perché forse non interessa, ma i manifesti di propaganda sovietici li ho trovati di pessimo gusto; anche se so bene che la Russia odierna vuole recuperare proprio la sua storia staliniana e stalinista.

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