Madrid. Chiuso per COVID Diverxo, ristorante dello chef star David Munoz

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David Munoz chiude il suo ristorante di Madrid, programmaticamente chiamato DiverXo (diverso), a causa di un focolaio di coronavirus che coinvolge diversi componenti della sua brigata..

A beneficio di chi non conoscesse David Munoz, parliamo dell’enfant terrible della cucina spagnola. Che nell’opinione –esagerata– di qualche critico adorante sarebbe addirittura “il migliore chef europeo”.

Tracciamo un rapido identikit. Munoz ha 40 anni, look che mette insieme sguardo minaccioso alla Gomorra, felpone onnipresente, cresta alla Naingolan, tatuaggi a pioggia, lessico oltraggioso e un solo motto: o avanguardia o morte.

Poi c’è il lato più strettamente professionale.

David munoz

Definire rapida la conquista delle tre stelle Michelin da parte di “Dabiz”, come pretende di essere chiamato, è dire poco. Il Diverxo, che peraltro solo qualche settimana fa ha subito un violento incendio, è stato aperto nel 2007. La prima stella è arrivata a Munoz due anni dopo, quando ne aveva 29. La seconda stella dopo altri due anni. La terza a 33 anni.

Adesso, probabilmente, capite meglio perché la chiusura del locale a causa del COVID-19 faccia notizia.

”Dabiz” ha comunicato al mondo la chiusura del ristorante, dove si dice che perfino i reali di Spagna siano finiti in lista d’attesa, sul proprio profilo Instagram.

Nel post si è detto dispiaciuto di dover chiudere temporaneamente il ristorante, ma il suo primo obiettivo è preservare la salute dello staff e dei clienti. Questo perché, nonostante abbia rispettato con scrupolo e attenzione protocolli e norme, ha scoperto alcuni casi di COVID-19 nel suo staff.

Munoz si scusa per i disagi eventualmente creati a chi aveva già prenotato il proprio tavolo al Diverxo, ma promette di tornare più forte di prima non appena sussisteranno le condizioni per farlo.

Restano invece aperti StreetXO e GoXO, gli altri due locali di proprietà dello chef spagnolo, versioni accessibili e d’impronta bistrot del Diverxo, descritti da Munoz come il “Cirque du Soleil della gastronomia“.

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