Campionato del Mondo | Il vino Made in Italy in Brasile

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Da dove cominciare per raccontare cosa sta accadendo al mercato del vino in terra Brasiliana?
Il boom economico del paese verdeoro è sotto gli occhi di tutti. Il prodotto interno lordo cresce a ritmi sostenuti e costanti, il governo Lula ha fatto si che si venisse a creare per la prima volta una sorta di classe media. I brasiliani, non solo quelli multimilionari, cominciano a viaggiare in giro per il mondo sempre più frequentemente praticando anche il ‘wine tourism’. Il vino inizia ad essere apprezzato non solo sulle tavole di Sao Paulo dove si è oramai affermato da tempo, ma anche su piazze insospettabili sino a poco tempo fa come Rio de Janeiro, Belo Horizonte e Florianopolis.
L’occasione per fare il punto della situazione ce la dà l’incontro con alcuni produttori provenienti da tutto il mondo organizzato dall’importatore più importante presente nel paese, la Mistral condotta da Ciro Lilla. Si è trattato di quattro giorni a dir poco trionfanti per la Mistral che hanno visto un successo di pubblico inaspettato, soprattutto a Rio de Janeiro dove, nelle passate edizioni, la risposta degli appassionati era stata decisamente più fredda rispetto a Sao Paulo.
Certo, i mercati delle due principali città brasiliane, sono ancora differenti. Il paulista è molto più addentro al mondo del vino. Il carioca si sta avvicinando solo ora e quindi arriva con un leggero ritardo rispetto al primo. Sintetizzando e prendendo ad esempio il mercato italiano, a Rio de Janeiro ancora non si va oltre il binomio Piemonte-Toscana, mentre a Sao Paulo l’interesse è rivolto anche alla Sicilia e ad altre regioni ’emergenti’ da queste parti.
Esiste una barriera abbastanza forte in questo mercato ed è quella della tassazione del vino.
Il problema riguarda non solo i paesi europei o dell’Oceania, ma anche alcuni sudamericani come il Cile che non aderiscono in pieno al Mercosur. Qui i vini arrivano ad avere prezzi esorbitanti per causa di numerose tasse, quasi undici in totale, che fanno lievitare il prezzo di un vino di circa il 130%! A risentirne di più sono i vini di media fascia, quelli che vengono venduti intorno ai cinque/dieci euro o dollari dall’azienda vitivinicola. Per prezzi minori, e qui in Sudamerica si trovano bottiglie anche ad un dollaro ‘prezzo cantina’, la tassazione incide naturalmente in maniera meno sensibile. Per le bottiglie ‘top’ invece il fatto di arrivare a costare il triplo non rappresenta una difficoltà per le tasche di chi può permettersi certe cifre. In Brasile, quando si è ricchi, lo si è mediamente più che nel ‘vecchio mondo’ e quindi non si hanno difficoltà ad accedere a tali etichette.
Vecchio mondo e nuovo mondo sono le quattro parole che più ho sentito arrivare alle mie orecchie durante l’incontro Mistral. Noi italiani eravamo ben rappresentati con 20 delle migliori aziende nazionali. In alcuni casi erano presenti ai banchi degustativi i produttori stessi, in altri i rispettivi export manager. Se l’incontro Mistral fosse stato un mondiale di calcio, lo avremmo vinto in finale con la Spagna, secondo paese meglio rappresentato con 17 aziende.

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Ho partecipato a tante degustazioni in Italia, ma questa ha lasciato il segno nel mio cuore e nella mia testa. Forse è la lontananza da casa che consente di diventare amici in qualche ora, forse è la magia del Brasile che rende tutti un poco più euforici del normale, forse è l’evento organizzato alla perfezione che porta a pensare positivo. Forse son tutte e tre le cose messe insieme che hanno fatto si che si venisse a creare un gruppo di ragazzi che si è unito sin dal primo istante a tal punto da darsi appuntamento in Italia per rivedersi e ricordare la quattro giorni brasiliana.
Che dire di Tenuta di Capezzana che ha inviato Leone Contini, artista momentaneamente prestato al vino, in grado di far appassionare chiunque si avvicinasse alle bottiglie di famiglia. Fai un salto da Biondi Santi e Poggio dei Salvi ed oltre a trovare alcuni dei vini più richiesti, Brunello su tutti, c’è Luca Belingardi, insospettabile mattatore delle serate ‘post tasting’. Castello di Ama è rappresentato in prima persona da Marco Pallanti, proprietario ed enologo dell’azienda, al quale va il mio più sentito ringraziamento per una splendida cena dove mi ha parlato di vino come nessuno mai aveva fatto aprendomi tante nuove idee sul tema. Castello del Terriccio, con i suoi nobili vini, era degnamente rappresentato dalla coppia formata da Carolina Zucchini Metelli e Letizia Sebregondi che non finivano mai di raccontare i vini dell’azienda ai tanti visitatori del loro spazio. Divertente ed entusiasmante vedere uomini che girano il mondo raccontando il vino da decenni come Antonio Virando di Tasca d’Almerita e Fabrizio Bongini di Badia a Coltibuono prendersi in giro con amore fraterno iniziando dall’ora del caffè mattutino e terminando all’ultimo bicchiere della degustazione. Curiosa, forse non per chi lo conosce personalmente, la storia di Giuseppe Mazzacolin di Fattoria di Felsina il quale circa dieci anni fa, avendo la necessità di una ragazza per promuovere il suo vino nel mondo, si reca alla facoltà di lettere, prende in mano la lista delle laureate, sceglie la migliore, Chiara Leonini, e la arruola in azienda. E poi persone esuberanti come Elena Capobianco di Tenuta di Trinoro e Passopisciaro, Stefano De Marchi di Isole e Olena, gli inseparabili Giulio Orzalesi e Andrea Costanti rispettivamente di Altesino e Costanti, Valentina Davide di Tenuta Le Macchiole e Tenimenti D’Alessandro, innamoratasi immediatamente del Brasile tanto da ripartire con una profonda saudade.
Tante persone positive e sorridenti, unite per promuovere il nostro vino nel mondo, lontane anni luce dalle chiacchiere sterili e provinciali che spesso troviamo sui vari blog e che non fanno altre che danneggiare il bene più importante che abbiamo noi italiani, il Made in Italy.

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10 Commenti

  1. Io non sono astemio e capisco poco di vino ma è bello leggerti. Sarei curioso di sapere di che cosa aevte aprlato con Pallanti perchè l’entusiasmo con cui ne parli (considerati i numerosi contatti che hai) è davvero curioso. Un abbraccio

  2. Ottima rappresentazione, mi hai pienamente dato una idea delle potenzialità dei luoghi.
    Una domanda però… quanto incide la tassazione epressa in punti pecentuali sui vini di importazione ? il 130% si riferisce al Brasile ?

  3. ha risposto a Stefano: ciao stefano. cerco di rispondere facendoti un esempio semplice semplice. se un’azienda italiana vende ad un importatore brasiliano un suo vino a 10 euro prezzo cantina, lo stesso vino subirà una serie di tassazioni (tassa d’importazione, accise varie etc etc) le quali faranno lievitare il prezzo a 23 euro. questo sarà quindi il prezzo finale pagato dall’importatore. se poi ci aggiungi i costi di stoccaggio (non tutti i giorni si invia vino dall’italia al brasile e quindi bisogna considerare una giacenza media in magazzino abbastanza lunga) capisci perché i vini arrivino a raggiungere prezzi cosi’ alti da queste parti. ho fatto l’esempio di un’azienda italiana, ma questo vale anche per una qualsiasi altra europea, australiana, cilena o nordamericana.
    spero di essere stato sufficientemente chiaro.
    ciao
    nic

  4. Perfetto…quindi l’unica cosa sarebbe realizzare una struttura autonoma di esportazione e distribuzione all’interno del Paese evitando quindi l’intemediario che nel nostro caso è l’importatore (deve trarne un utile). In sostanza per ridurre al minimo il prezzo di vendita dovrei occuparmi direttamente della produzione di vino, esportazione e distribuzione all’interno del Paese. Se poi intervenisse un deprezzamento dell’ euro sarebbe un ulteriore e non trascurabile vantaggio. A questo punto se io vendo la mia bottiglia ad € 10,00 (prezzo di cantina) aggiungendo i costi di stoccaggio pari ad X potrei rivenderla ad un prezzo di € 23,00 + X che sicuramente è un prezzo inferiore a quello della tradizionale filiera attualmente in essere.

  5. ha risposto a stefano: scusa stefano, ma non capisco. anche qualora tu ti imbarcassi nell’ardua e altamente costosa impresa di organizzarti tutto da solo, quale sarebbe il vantaggio che ne trarresti? hai idea di cosa voglia dire venire in brasile ed aprire una struttura del genere? trasporti, dogana, stoccaggio, rete commerciale…scusa la presunzione, ma credo di no. A mio parere l’unica strada é quella di vendere il proprio vino ad un importatore competente, serio ed affidabile. Queste tre componenti sono essenziali nella scelta dell’importatore in paesi lontani dal nostro.
    ciao
    nic

  6. Mitico evento l’Encontro, ero stato all’ultima edizione 2 anni fa e mi è davvero dispiaciuto di non esserci potuto tornare quest’anno. Forse il miglior evento di un distributore al quale abbia mai partecipato e poi i brasiliani sono davvero magnifici, questo è l’unico paese dove vai e torni a casa.
    Il mercato da delle grandi opportunità e credo che l’Italia possa divenirne il leader, ovviamente d’oltre oceano, dato che i prezzi dei vini sud americani sono davvero difficili da eguagliare.

  7. ha risposto a Anselmo Guerrieri Gonzaga: Ciao Anselmo, grazie per il tuo intervento.
    Fa sempre piacere quando dei produttori si fanno vivi da queste parti.
    E’ vero il Brasile é un paese straordinario.
    Speriamo che vada come tu pensi per il vino italiano.
    Un abbraccio
    nic

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