Riccardo Franzosi e la birra Montegioco

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Riccardo Franzosi nasce 44 anni fa a Tortona, terra di confine fra Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia. Studia da agrario e già nel 1985 inizia a lavorare per l’azienda di famiglia nel settore dei materiali di costruzione per imprese edili. Per spirito di indipendenza e per non essere totalmente assorbito da questo lavoro, che vede impegnati anche i familiari, Riccardo inizia a ritagliarsi spazi propri supportato dalla compagna Elena e dalla madre.
Le sue prime esperienze di homebrewing risalgono al 1999 sulla base di informazioni recuperate dai birrai europei, in un periodo che vede una presenza molto esigua di birrai nostrani. Già da allora sperimenta ingredienti di territorio come il miele, le fragole, le pesche. Cresce progressivamente, coerente con quella che diventerà una sua massima “Ascoltare tutti ma non stare a sentire nessuno”.

Birra-Montegioco-DemonhnterNel 2003 va con degli amici a Pasturana, per seguire Artebirra, alla seconda edizione, e porta con sè alcune sue birre, fra cui la Demon Hunter una English Strong Ale. Sandro Merlano, suo amico, organizzatore dell’evento e promotore della Compagnia della Grande Schiuma, la fece, a sua insaputa, assaggiare a Kuaska. Riccardo mentre era seduto sovrappensiero sente la voce tonante che chiedeva con la Demon Hunter in mano: “Ma chi è Riccardo? Sti cazzi!!”
Imbarazzatissimo dai complimenti ricevuti, si vergogna quasi come “un cane in chiesa”, un incentivo a proseguire decisivo per la sua attività.Frequenta il 1° e il 2° corso di Unionbirrai quando era presidente Guido Taraschi, e mette a punto sempre con l’homebrewing, nel 2003 e nel 2004, molte ricette che utilizzerà in seguito con il birrificio Montegioco. Già a fine 2003 esistevano la Quarta Runa, la Draco, la Demon Hunte, la Rat Weizen birre oggi oramai famose.

Birrificio-Montegioco

Approccia al micro birrificio con prudenza, volendo dare un senso all’investimento, studiando quindi i dettagli del progetto Acquista da Ecobrew tech un impianto con una capacità di 6 hl in cottura, aprendo il birrificio nel 2005, a Montegioco, un paesino della Val Grue, a pochi chilometri da Tortona, in un vecchio magazzino senza locale di mescita. In questi 5 anni è cresciuto e prevede di chiudere il 2010 con una produzione di circa 450 hl, quota forse fin troppo bassa per la notorietà e la qualità delle sue birre. L’anno prossimo installerà alcuni fermentatori che ha già individuato.

birra-Montegioco-Quarta-Runa

Forte è la connotazione territoriale nelle sue birre, la Quarta Runa è prodotta con le pesche di Volpedo, la Garbagnina con la ciliegia Bella di Garbagna (presidio Slow Food), molti affinamenti in legno vengono da barrique di rovere già utilizzate da produttori di vino della zona, la Tibir con l’uva Timorasso, un vino bianco dei Colli Tortonesi. Molto proficua la collaborazione con Walter Massa, uno dei più originali e famosi vigneron, a cui dobbiamo la valorizzazione di questo grande bianco piemontese. Al Salone del Gusto, Walter, a sottolineare l’importanza del termine Vigneron, e del rapporto con la vigna, mi dice: per fare il vino ci vuole culo, per fare la birra ci vuole testa!

birra-Montegioco-Ratweizen

Riccardo produce più di 20 birre diverse, molte delle quali stagionali, insieme ad un nutrito gruppo di birre classiche, blonde la Runa, tripel la Rex Grue, weizen la Ratweizen, blanche la Runa Bianca, Imperial Stout la Bran, stout la Makke Sout e una sweet stout Apa la RurAle. Le bottiglie si presentano molto bene avvolte in carta colorata come alcune lambic e la Bloemen Bier.

Provate con lui alcune birre acide di cui è grande cultore.

birra-Montegioco-Mummia-1Quarta Runa alle pesche. Prodotta con le pesche di Volpedo, un piccolo comune della provincia di Alessandria, aggiunte in fermentazione, pretrattate a 70°C, e raccolte al giusto grado di maturazione, con una cura per i dettagli e la genuinità degli ingredienti che riconosce Jean Van Roy di Cantillon. Una birra di 7° alcolici, chiara, con olfatto ricco di sentori di humus, di fungo, seguito da aromi di frutta in sottofondo e miele. Al gusto è molto complessa, senza un sapore predominante, un ingresso dolce, chiuso da un acido non pungente, con netta predominanza di acido lattico, una persistenza notevole con tutti gli aromi della pesca che si sentono molto distintamente. Un gran birra molto originale, bevibile ed equilibrata.

Mummia. Chiara di 5,2° alcolici, è una birra ottenuta miscelando Runa al 50%, Ratweizen e Tibir al 25%. Ognuna delle 3 birre resta in botte per 12 mesi.
Impatto olfattivo di cantina, con sensazioni di terra, di legno umido e di leggera acidità volatile. Secca in bocca, con buona presenza anche di acidità citrica ed acetica, ma non invasiva, abbastanza controllata, una sorta di acidità dominata. Di buona bevibilità con una bella persistenza.

Tibir. 7,5 °alc, prodotta aggiungendo il 20% di mosto d’uva Timorasso e maturata in legno, in barrique di 2.o e 3.o passaggio. Olfatto ricco di sensazioni di frutta tropicale ananas, di miele e di spezie, pepe in particolare. Al gusto è morbida, complessa, sapientemente bilanciata, poco luppolata, ad esaltare tutte le sfumature, dal dolce iniziale, all’acido lattico, molto contenuto, al corpo abbastanza sostenuto, alla definizione aromatica particolarmente ricca di composti di frutta, alla piacevole persistenza.

Birrificio Montegioco. Frazione Fabbrica, 1. Montegioco (Alessandria). Tel. +39 0131.029012

12 Commenti

  1. Ho un ricordo di Lindemans, ma oggi non è così .
    Quindi potrei ricordare male.
    Fra le belghe comunque oltre a Bloemen, Glazen Toren e De Ranke di quelli che conosco avvolgono in carta colorata

  2. Può darsi che ricordi la Liefmans, e non è un lambic.
    Si è però incrementato il numero di produttori citati che utilizzano carta colorata!

  3. ha risposto a alex: Mi sembra che a Riccardo Franzosi piaccia incartare le sue birre anche se comunque è necessario applicare l’etichetta classica incollata sulla bottiglia. E sicuramente è un segno distintivo. Ma non penso che faccia molta differenza se dentro c’è una lambic o una faro. Quindi, il peso della carta che ti opprime qual è?

  4. ha risposto a Vincenzo Pagano:

    E a quale faro ti riferisci? Perchè uno puo fare di tutta un’erba un fascio, ma se scrivi “alcune lambic” è diverso da scrivere “alcune birre”.

    Non è il peso della carta ma delle parole.
    Ironico scriverlo sul web.

    Per info, non serve necessariamente applicare un’etichetta. In America si, in Europa no.

  5. ha risposto a alex4:20: Ehm, era una battuta! Non è che la carta intorno alla bottiglia fa la differenza di fermentazione, suppongo.

    Paolo ti ha detto che probabilmente ricorda male quale era la birra estera incartata alla maniera di Montegioco. D’altronde il tuo “Forse ti confondi con la Liefmans. Ma non è un lambic” ci dice che la carta non dovrebbe influire tanto sulla birra.

    Se ne stai facendo un problema esegetico dicci qual è la tua ricostruzione sulla primogenitura della carta da imballaggio. Se è una tua invenzione diccelo così dormiamo meglio 🙂

    Sulla normativa vorrà dire che Montegioco esporta molto in america, altrimenti perchè mai applicare la doppia etichetta?

  6. Ma non te l’hanno detto? lo stick man è finito “ar gabbio” =)

    cmq si: è ovunque in america. E’ per quello che specificavo.

    Sfortunatamente molti sono approssimativi nel mondo della birra, e generano confusione.

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