Non dimentichiamoci di Bordeaux!

Vino

Quando la giornata si mette storta, non c’è niente da fare, meglio chiuderla in fretta, ritirarsi a casa: domani è un altro giorno e si vedrà. Amici di Black Mamba, ieri non me n’è andata dritta una. Non vorrei sfogare l’iracondia per il motorino scassone su cui deambulo che mi ha piantata in asso a Largo Argentina, ma è bene che sappiate che chi mi ha incontrata non ha assistito ad uno spettacolo piacevole, mordevo! Ma siccome sono sempre fortunata nella sfiga, dove mi capitava, guarda il caso, tutto ciò? Vicino a Roscioli! Ovviamente non ci ho pensato due volte, mi sono fiondata con il chiaro intento, mai deluso, di affogare nel vino l’ira per le mie sventure.

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Insieme ad un amico di passaggio abbiamo aperto le danze con una bottiglia eccellente di Winston Churchill ’99 di Pol Roger. Finito questo giro di valzer, in compagnia dei miei adorati compagni di bevute, Maurizio e Gaetano, ci siamo chiesti come proseguire la serata e, carta alla mano, abbiamo girato e rigirato tutta la Borgogna, prima di concordare all’unisono con la seguente affermazione: non dimentichiamoci di Bordeaux!

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E Bordeaux fu, fino alle due di notte. Abbiamo aperto e bevuto Haut Brion 1986 e Leoville Las Cases 1996. Che dire, semplicemente grandiosi. Ricorderete che l’86 fu un’annata eccellente a Puillac, buona anche a Margaux, un po’ meno a Graves, (decisamente pessima in Borgogna!) eppure ci siamo imbattuti in un gigante. Un vino potente, fumè come sempre è Haut Brion ed erbaceo, con un equilibrio perfetto fra tannino e acidità. Nel 1986 Haut Brion è stato prodotto con una percentuale maggiore di Cabernet Sauvignon che in questa annata aveva evidentemente una maturazione migliore e il risultato nel bicchiere è un piccolo capolavoro, perché i grandi produttori, non vi insegno nulla, si vedono nella gestione delle annate minori. Tuttavia, ho rifatto pace col mondo quando ho avvicinato il mio pregiato naso (pregiato sì, con quello che mi è costato!) al bicchiere di Leoville Las Cases. Non ho parole per raccontarvi le nostre facce, e sì che Maurizio è sempre piuttosto contenuto nelle espressioni, è la sua virtù che più amo, giacchè fa di lui una persona adorabilmente aggraziata. La cura con cui è stata gestita un’annata come la ’96, che a Saint Julien è stata di surmaturazione, è la caratteristica principale di questa bottiglia.

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Sarà che ho sempre avuto un debole per chi non si concede, una vera passione per la tipologia, ma questa apertura così austera mi ha letteralmente conquistata. Non avevo mai bevuto l’annata ’96 di Leoville Las Cases, che considero uno fra i più grandi vini del mondo, essendo peraltro vicino di casa di Latour, ma sono certa che ne comprerò qualche bottiglia per la mia cantina. Non resisterò alla tentazione di riprovare fra qualche anno questo frutto così pieno ed elegante al tempo stesso, accarezzato da un legno nuovo che pochi saprebbero impiegare con tale perizia. Mi appresto a chiudere, amici, con una piccola considerazione. Tutti noi appassionati bevitori amiamo i vini di Borgogna, ne parliamo, li beviamo e li difenderemmo di fronte a chiunque osasse sminuirne il pregio. Però sarà bene non dimenticarsi di Bordeaux. Io ho rinnovato la memoria ieri sera, fatelo anche voi!

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Foto: Francesco Arena, Pol Roger, Haut Brion