L’altro pomeriggio rientrando a casa dopo un nubifragio di proporzioni bibliche, pensavo fra me e me che non ci fosse altro di meglio da fare che una doccia calda, bere un bicchiere di vino semplice a casa, cani, divano, poesie di Salinas e via, serata tranquilla, lavoro molto e mi capita di rado. Pensiero interrotto (ma tu guarda che sfiga!) da un messaggio sul telefono col quale un amico mi chiedeva di dividere con lui una gran buona bottiglia di vino bianco francese, in un noto locale del centro…Secondo voi come finisce questa simpatica storiella? Volete un aiutino? Eccolo: doccia, trucco, parrucco, taxi e in 20 minuti ero seduta al banco col mio simpaticissimo e generoso ospite a degustare un vino bianco veramente buono. Finita la bottiglia, fatte quattro sane risate, congedandomi dal mio compagno di merende, non avevo più alcuna voglia di rientrare a casa, anche perché il restyling benché veloce era riuscito meglio del solito e da quella femmina vanitosa che sono non volevo perdere l’occasione di sentirmi in ordine per il mio pubblico…Dai scherzo, non prendetemi sul serio, lo sapete che Black Mamba non si sottrae alle stupidaggini per più di cinque minuti, basta leggere quello che scrivo su questo Mag!

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Sta di fatto che mi sono diretta al Goccetto, la mia enoteca di riferimento a Roma, da Sergio Ceccarelli, uno che di vino ci capisce sul serio. Pensavo a quel vino bianco appena bevuto, a quanto io consideri i bianchi francesi nettamente superiori ai nostri, a come tante volte ci si accapigli per difendere vini inconsistenti e di scarso pregio, solo perché prodotti nel nostro territorio, cedendo con eccesso di disinvoltura alla retorica dell’autoctono, del terroir e del vitigno in purezza. Giunta a destinazione, in compagnia dei miei cari amici, ovviamente dal palato raffinato e colto, Karin, Marco, Luigi, Luca,Paolo e Roberto ho improvvisato una degustazione di un bianco italiano che in questi ultimi tempi fa inorridire la curva sud dell’enologia, gli estremisti, quelli che se non puzza non ci piace, gli allibiti dell’uvaggio: Vintage Tunina 2005 e 2006. Cosciente di suscitare il dissenso di molti di voi, dico che per me rimane il più grande vino bianco italiano. Sono consapevole di sovvertire il luogo comune dell’autoctono, del vitigno in purezza e del terroir, non così riconoscibile in questo vino. Nel contempo immagino ne abbiate bevuto a fiumi negli anni passati, quando ha goduto di una fama conclamata, e poiché le mode, come diceva Coco Chanel, sono fatte per passare di moda, a un certo punto vi ha stancati. Io stessa non lo assaggiavo da un po’, privilegiando di gran lunga i vini bianchi francesi. Eppure Vintage Tunina è un vino di rara eleganza e finezza, eufonico direi, se parlassi di musica, carattere che non riscontro in altre bottiglie note. Fresco, con una spina acida e un frutto perfettamente armonizzati, una sensazione di agrume piacevolissima e giovane. Un vino dal passo deciso e di charme, che procede con l’incedere di una dea.

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Con l’affiatato gruppo si è discusso sulle annate. Il consesso non era concorde sulla 2005, che solo Luigi ed io abbiamo preferito alla 2006, per via di una persistenza gustativa che ci ha letteralmente conquistati. Inoltre, a nostro avviso, l’annata 2006 rispetto alla 2005, mostrava una morbidezza con un finale dolce un po’ troppo cedevole. Ma poco importa perché sto parlando di due splendide bottiglie. La sera successiva, con Sergio e Luigi (perchè è Luigi il più grande fanatico di questo vino!) abbiamo provato l’annata 1999. Il vino al naso ricordava un Riesling, in bocca con grande corpo e struttura aveva un vago ma piacevole sentore di Gewurztraminer. Non potrei definirlo un vino giovane, ma accidenti che vino! Non so come la pensiate amici ma per me Vintage Tunina in Italia è il numero uno!

Jermann. Via Monte Fortino, 21 – 34070 Villanova di Farra (Gorizia). Tel. +39 0481.888080

Foto: puzzodivino.blogspot.com, scattidigusto

38 Commenti

  1. Cri, concordo a metà…
    Le mie ultime esperienze son state a dir poco contrastanti.
    Un ’91 memorabile, uno ’01 dimentabilissimo sopraffatto dal dolce del picolit.
    Sarà il caso mica di fare una verticale ampia con piu’ annate per ben valutare questa famosissima bottiglia?
    ciao
    nic

  2. ha risposto a Lorenzo: Beh, a me piace molto di più il Tunina del capomartino… Trovo che l’assenza totale di legno renda questo vino assolutamente moderno e fresco malgrado le mode…
    Ricordo ancora una vena di 1991 che scovai all’angolo d’Abruzzo un paio di anni fa… Me lo sono scolato tutto con estrema voluttà 😉
    Ciao A

  3. condivido in pieno il Vintage regna il Capo Martino è troppo mansueto. Bel pezzo Cristiana. Non sapevo facessi la maga… qual’è il trucco che ti è riuscito bene.. A parte il cazzeggio sarà anche che le mode sono fatte per passare di modo ma ancora oggi a distanza di anni sentendo uno Chanel 5 oppure un Oppium, oltre che ricordarmi quanto io stia iniziando ad essee vecchi e decadente, dico anche saranno anche un poco stucchevoli e dolci ma caspita che fragranze…

  4. quest’estate un assaggio a Muggia della Vitovska di Zidarich (per restare nella stessa regione, almeno dal punto di vista amministrativo, ma non culturale) mi ha dato emozioni 10 volte superiori a qualsiasi annata di Tunina che abbia mai bevuto
    magari ho dei gusti strani …
    VT secondo me ha anche un Q/P inadeguato
    meglio il Q/P della Manna di Franz Haas

  5. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Allora se la vogliamo fa strana… La malvasia di Skerk mi ha emozionato parecchio quest’anno! Ma i tunica vecchi… Magici. So solo che in “qualsiasi” degustazione di bianchi vecchi i tunica d’annata hanno sempre sbaragliato, a prescindere dai degustatori… È un fatto mica di poco conto…
    Ps mica è ‘na gara 😉
    Ciao A

  6. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Devo ancora assaggiare un vino di Hass che mi convinca, compreso il pinot nero a mio avviso sopravvalutato. Però riassaggerò qualcosa. Sono curiosa e sempre pronta a ricredermi. Sul rapporto qualità prezzo non entro quasi mai nel merito. Non penso al prezzo di quello che mi piace, semplicemente se non me lo posso permettere, rinuncio. Comunque Vintage Tunina potrà essere costoso, ma non è caro.

  7. Vintage Tunina è grandissimo e mi fa piacere l’abbiate citato perchè è stato messo in disparte, come dice Cristiana, poichè passato di moda. Il 2006 è fantastico.

  8. Cri, una volta ci siamo mezzi sbronzati con Vintage Tunina e ti ricordo molto critica, parlo di pochi anni fa, hai cambiato idea?

  9. ha risposto a Marchino: Intanto parla per te, se ti sei sbronzato evidentemente ora ricordi male la serata quindi non vedo perchè essere così indiscreti con la citazione. Detto questo ricordo perfettamente l’evento giacchè non eravamo soli e io rientrai a casa per conto mio, con le mie gambe, chiaro segno che tanto sbronza non ero. Ma veniamo al dunque, rispondo subito alla domanda: sì ho cambiato idea, cosa che a me capita spesso e con altrettanta disinvoltura lo ammetto, anche solo per distinguermi dalla massa, o per evitare di essere volgare, ordinaria.. La bevuta di cui parli, guardacaso, includeva alcune annate quali 2000 e 2001 che a me non hanno fatto impazzire e non le amo tutt’ora, con tutto il rispetto e l’apprezzamento che ho per questo vino. Cosa che dovresti evincere dal pezzo che ho scritto per mia scelta e senza una pistola puntata alla tempia. In seguito a questa serata che hai citato, non ho bevuto più Vintage Tunina e adesso mi viene il dubbio che la colpa sia tua e non del vino. Confermo che Vintage Tunina per me in Italia è il numero uno. :)))

  10. Resta sempre un grande vino, forse non il numero uno in tutte le annate però è grande. a me continua a piacere Terre Alte di Felluga.

  11. Questa storia del vitigno in purezza è veramente solo italiana, ma che cosa ci interessa se è in purezza oppure no? Se l’assemblaggio migliora il risultato finale, qual è il problema?

  12. Ieri sera a una degustazione al grand Hotel St. Regis, di Athenaeum, Fabrizio Russo per intenderci, che è molto bravo, un signore ha chiesto a Marco Pallanti di Castello di Ama perchè mai non ha fatto un Sangiovese in purezza. Pallanti ha risposto: ma a voi che cosa interessa se un vino è in purezza oppure no? Se ad Ama a 500 metri di altitudine slm il sangiovese fatica a maturare, qual è il problema di mettere dentro altre uve come merlot coltivato ad Ama? Peraltro, aggiungo io, un merlot di primo livello visto che ne deriva Apparita, un vino spaziale! I Bordeaux rossi sono in purezza? No! Questa storia dell’autoctono la posso pure tollerare, ma la battaglia contro l’uvaggio è un’ inutile scemenza, a mio avviso.

  13. ha risposto a Cristiana Lauro: Boh, la questione è sempre la stessa: non è che servisse l’11 settembre per capire che gli integralismi fossero una baggianata…
    Il problema è che non impariamo mai niente dal passato… Stiamo a fare esattamente il medesimo errore della internalizzazione degli scorsi anni. La vecchia storia tesi e antitesi… Quando arriveremo finalmente alla sintesi?
    Ciao A

  14. ha risposto a Marchino: Ti sei spiegato a sufficienza coi gli strumenti in tuo possesso, intendo dire compatibilmente con un blog che limita l’espressione in quanto veloce e scritto. Mi fa piacere tu sia d’accordo sulla qualità di questo vino. Grazie!

  15. mmm…dunque visto l’articolo, sono sceso in cantina ed ho ispezionato (sulla base di una nonostante tutto affidabile memoria)! Ho “ripescato” due bottiglie di Vintage Tunina del 1990! Come saranno? Qualcuno sa dirmi qualcosa sull’annata o su come possa aver tenuto? In giro leggo “Per le altre annate, ci sono state delle punte di diamante: la 90′, di grande complessità e fascino”…ma son passati pure 20 anni…

  16. Da bevitore rozzo, cje ha bevuto il vino in questione un paio di volte, senza sapere la data di nascita di ciò che bevevo, sommessamente penso cheper me ci sono vini “fondi”, ( categoria del tutto psichica e non organolettica). Fondi non nel senso delle strutture e di quelle cose che conoscono gli intenditori. Fondi nel senso che si depositano.
    A me, Tunina, non si è depositato.

  17. ATTENZIONE, PLEASE! Ieri abbiamo assaggiato con Marco e Luigi Vintage Tunina 2003. Fantastico!!!!!! Non me l’aspettavo, sapeva di ginestra, di frutto della passione, ma non era surmaturo come l’annata calda potrebbe suggerire…Adesso però basta con Vintage Tunina, torno a bere qualcosa di Coche Dury 😉

  18. ha risposto a Cristiana Lauro: Il 2003 è molto meglio del 2000, sopravvalutato, se non sbaglio il 2000 uscì con una bottiglia speciale con etichetta in serie limitata. Comunque non era fra le annate più felici.

  19. In seguito ai vostri commenti ieri sera prima di un Amarone che non mi è piaciuto per niente ho aperto con alcuni amici scettici Vintage Tunina 2005 ed era fantastico. all’unanimità.

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