Georges Roumier Bonnes Mares grand cru 1988

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Dal cappello a cilindro esce una bottiglia come questa e il tempo si ferma. C’è poco da aggiungere: un Domaine leggendario, un grand cru famoso, un’annata matura e un amico speciale che lo stappa a sorpresa in una serata tranquilla, fino a quel momento normale che alternava dischi vini e chiacchiere: Aretha Franklin e Walter Massa, Otis Redding e Francesco Valentini.

L’esemplare non tradisce le attese: bottiglia aperta e immediatamente servita, a temperatura di cantina, affascina da subito ma dopo una mezz’oretta, appena prende qualche grado e inizia a scarseggiare, letteralmente esplode con una ricchezza di sensazioni che coinvolgono tutti i sensi (tranne forse l’udito) e scatenano la memoria alla ricerca di analogie (poche, è una bottiglia epica!) e differenze (tante, capita mica tutti i giorni).

Il colore di questo capolavoro è granato ma i vent’anni di bottiglia non hanno alterato la limpidezza e la vivacità del colore. Al naso la sensazione iniziale è di fragoline di bosco molto netto che via via lascia spazio a note umide di terriccio e intensamente minerali dovute, dice l’amico molto più esperto di me, alla tradizionale pratica del batonnage.

Il gusto di un vino del genere è difficile da descrivere, futile cercare i riconoscimenti del pinot e arduo – almeno per me – identificare l’origine di Chambolle anche perché la tradizionale eleganza della denominazione è interpretata a un livello di complessità e profondità che modifica i normali criteri di valutazione. La freschezza e l’intensità di questo Bonnes Mares sono meravigliose, superiori per qualità e finezza a quasi tutte le mie precedenti esperienze: perfetta e allo stesso tempo spontanea la definizione di ogni elemento, ogni particolare del vino è al posto giusto. La mano invisibile di un grande vigneron ha tradotto in vino l’essenza di un vigneto firmando l’opera col suo stile impeccabile e personalissimo.

Come ogni medaglia anche questo capolavoro ha il suo rovescio: le bottiglie sono praticamente introvabili e quando si incontrano hanno quotazioni sempre irragiungibili. Inoltre l’esemplare di cui parlo aveva anche l’etichetta rovinata quindi niente foto!

9 Commenti

  1. la Borgogna la vedo bene con Debussy o, meglio ancora, con Bach, più che con il rock
    al limite piano solo di Monk

    (de gustibus, eh)

  2. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: non sono d’accordo e spratutto non con Bach….troppe distanze matematiche…troppa quadratura troppi incisi ripetuti. Non sto discutendo il genio ma la regolatezza. Per questo secondo me il Borgogna vuol il rock ma anche il punk e pure lo ska.
    Debussy, non ostante la straordinaria bellezza è piùda latte….alle ginocchia.

  3. Amico speciale??? Mi sa che ho capito anch’io. Mi sa anche che presto parlerò di lui, se ho capito bene di chi si tratta. Al prossimo Black Mamba! Un amico speciale, un altro crotalo. Beato te Paolo, capperi che bottiglia!

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