Wittgenstein e Black Mamba. Vino rodeo, vino staccionata

Tempo di lettura: 6 minuti

Un pomeriggio di Gennaio di un paio d’anni fa all’enoteca Trimani a Roma, abbiamo assaggiato con Alessandro, Paolo, Francesco, Teo e Umberto Contarello, una bottiglia di Chambertin Grand Cru di Armand Rousseau 1970. Non serve che descriva le caratteristiche organolettiche di un vino di questa levatura, infatti racconto l’episodio per un’altra ragione. L’amico Contarello, la cui passione per il vino lo fa manifesto di quella nobil patria esser natio, il Veneto, non aveva mai assaggiato un Borgogna ma dopo quella volta si convertì alla dottrina senza tentato proselitismo da parte nostra e in via definitiva. I commenti sulla bottiglia furono diversi e anche un po’ scontati, per noi che conosciamo bene la materia e il suo linguaggio tecnico, ma quel che ci vinse fu l’affermazione del nostro compagno neofita: “ Questo è un vino rodeo, è un vino staccionata!”

rodeo-news.boisestate

Sono trascorsi due anni dalla dichiarazione di Contarello e tutt’ora ridiamo a crepapelle ricordando l’episodio, ma a parte l’aspetto dilettevole, c’è altro su cui invece si può riflettere. Il linguaggio del vino ci ha stancati. Paolo Trimani, Alessandro Bocchetti ed io in questi anni abbiamo cercato di alleggerire i toni e i termini utilizzati nelle nostre degustazioni al Trimani Wine Bar, avvicinando, nelle serate “Aquattromani”, che riproporremo da Gennaio in poi, al nostro gergo spesso incomprensibile, un pubblico che vuole parlare di vino ma che non conosce i termini tecnici per farlo. Si è privilegiato l’aspetto edonistico, perché in fondo, parliamoci chiaro, ma che c’è di male nel domandarsi semplicemente se questo vino ci piace non ci piace? Forse è il momento di creare definizioni nuove, partendo proprio dal nostro gruppo, perché una comunità si forma su una lingua e partendo da alcuni termini nuovi ma comprensibili. Un nucleo semplice che poi col tempo si può arricchire.

Non serve studiare per parlare questa lingua, è necessario solo condividerne le definizioni, per parlare una lingua uguale ma con applicazioni diverse in quanto personali. Nessuno da piccoli ci ha insegnato le regole del “nascondino”, le abbiamo imparate giocando. Ecco, facciamo finta che sia un gioco, stiliamo un elenco di termini comprensibili, evocativi più del cardamomo, del minerale, della volatile. Inventiamo antinomìe libere ma precise, per passare dall’idea di vino al concetto di bere. Penso a una lingua che non mi spieghi che cos’è il vino ma che stabilisca qual è l’effetto di bere quel vino, l’effetto può anche essere il risultato emotivo.

oche-in-volo

Giorni fa, scambiando due chiacchiere con un tizio in un wine bar, ho scoperto che il termine volatile che con disinvoltura utilizzavo per descrivere l’aspetto olfattivo di un vino, per lui non era comprensibile e non lo interpretava come un sentore di aceto, ma come qualcosa che avesse a che fare col volo di un uccello, che se ne va, quindi con l’evanescenza di quel vino, un vino corto, poco persistente. Il termine volatile presuppone una conoscenza chimica, non metaforica e questo è un limite, un ostacolo per molti che vorrebbero parlare di vino. Il rischio che corriamo è quello di cantarcela e suonarcela da soli, beati della nostra autoreferenzialità, che chiude inevitabilmente i confini al mondo esterno e non ci permette di ampliare la nostra comunità di appassionati e bevitori. Wittgenstein scriveva che la sostanza della parola è il suo uso nel linguaggio, da lì dobbiamo partire, dall’idea che il significato della parola è il suo uso.

montreal

La lingua del vino che parliamo noi è la lingua del collaudatore di auto. Chi cacchio la capisce? Non potete comprare Quattroruote per capire se quella macchina sarà adatta ai viaggi in montagna, se ha sedute comode ed è sicura per i vostri bambini, perché dalla descrizione delle prestazioni, della cilindrata, della coppia, dai giri del motore e del coefficiente di penetrazione o dall’iniezione elettronica, non avrete un aiuto, una risposta alle vostre domande. Il collaudatore non fa gare e non costruisce auto, però le guida. Noi il vino lo beviamo, allora perché non abbandoniamo la lingua del collaudatore? Anzi, se avete un amico o un parente collaudatore, suggeritegli di porsi lo stesso problema e partendo da Wittgenstein, ovviamente…A questo punto però, che il gioco abbia inizio, apriamo le danze, comincio io con i primi termini del glossario che mi aiuterete a compilare e lo faccio ispirandomi alle tante, divertenti ed efficaci definizioni che ho udito e condiviso durante le mie lunghe sedute ai banconi delle osterie, talvolta in vostra compagnia, talvolta sola col mio bicchiere di vino, l’amico del cuore.

salto-equitando.com

Vino rodeo, vino staccionata: trattasi di vino di Borgogna con evidente sentore animale e di sterco di cavallo. La staccionata non lascia spazio a dubbi metaforici, si sente il legno ed è anche un po’ fracico.

Vino da orsi: Vino rosso molto ricco, trama fitta, denso, morbido e molto alcolico. Spesso ricorda un Amarone. Si abbina facilmente con lo stinco di Orso al forno.

Vino zanzara: Il “Prosecchino” per antonomasia, ma non solo, qualsiasi vino associato all’idea del fastidio. Att,ne, il vino zanzara può diventare Vino Rogna quando passa dal fastidio alla vera e propria seccatura. A questo punto non solo non lo beviamo, ma vuotiamo il bicchiere a terra con spregio. Ho visto coi miei occhi Bocchetti buttare via anche il bicchiere di cristallo in seguito ad un incontro con un Vino Rogna. Da notare che il vino Rogna quasi mai fa rima con Borgogna (chissà com’è? Boohhh!)

bolla-grigia

Bolla Morta: indica uno spumante o uno champagne il cui perlage ha un piede nella fossa.

Vino con le stampelle: Ok il vino in fondo è ancora bevibile, ma si regge in piedi per miracolo.

Vino scombiccherato: termine preferito da Bocchetti, da ultimo usato da tutti noi per definire un vino incasinato, con l’acidità da una parte, il frutto dall’altra, privo di armonia. Immaginate un accordo Do-Mi-Sol fatto col Fa diesis al posto del Mi. (capite da soli che i termini possono poi diventare intercambiabili, ad esempio un vino scombiccherato non è detto che non si trasformi in un vino Rogna…raramente però si tramuta in vino Rodeo)

pesoVino Tamugno: etimo incerto, ma l’origine è certamente bolognese, l’ho importato io dalla mia città d’origine. Tamugno esprime genericamente il concetto di pesantezza, qualcosa che quasi si ferma in gola, non scende, che ha a che fare più con il concetto di solido che di liquido. Avete presente Chateau Rayas 2005 VS Chateau Rayas 2006? Due capolavori, però il primo è tamugno mentre il secondo aereo. Non mi pare sia il caso di fare paragoni con bianchi italiani…

E Poi? Amici di Black Mamba, aiutatemi a completare il mio nuovo glossario del vino e non ingozzatevi di panettone, come vostro solito…A giovedì prossimo!

Foto: Francesco Venier, boisestate, southernliving, toneoperi

117 Commenti

  1. Ah, volevo ben dire che non avevate consentito i commenti!

    Mica black mamba ha scritto che so quale sarebbe un vino zanzara. O una bolla morta!

    Paura?

    ahahhahahahahha

  2. Oibò ci ero quasi cascato!!! ihihihi però l’ immagine del Bocchetti che fa volare il cristallo indegnamente riempito con quella espressione che poco tradisce il dusgusto è qualcosa che rimarrà nel mio animo!!!!

  3. Mi piace molto sdrucciolo per indicare un vino che scende facilmente e rischiosamente, trovo che questa parola renda l’idea e abbia un suono giocoso che ben si attaglia alla questione. Black Mamba con la legerezza e affilatezza che gli compete ha centrato una questione che mi sta particolarmente a cuore… Ho già raccontato di “contenitore vitreo”, quando sento “sentori di carrube” mi viene l’orticaria… Che poi se non sei un somaro che ne sai della carrube 😉 sono convinto che parole come queste facciano allontanare almeno altrettante persone dal vino, che una comparsa di Mussi in tv ai tempi dell’Ulivo;-)
    Le parole sono importanti!
    Ciao A

  4. Una definizione imprescindibile è a mio avviso.
    Vino scollinato.

    A proposito di quella volta del Chambertin ricordo che Umberto riusci con il solito garbo a fare una summa del sacro e del profano Definendo il Vinaino Trimani come una Cattedrale condendola con un paio di simpatici saluti allo zio come sol lui sa fare dopo un paio di Ombre si però di un tardo pomeriggio di GIUGNO.

  5. Bevuto ieri una bolla morta….di Champagne…può capitare…Ed è successo a Salon 1997. Certo, al ’96 non sarebbe mai capitato un simile inconveniente.

  6. é fantastico questo glossario! Diciamo che in genere i buoni vini di Borgogna sono un po’ tutti Rodeo o Staccionata. E gli amaroni sono spesso da orsi, ma anche certi sagrantini sono da orsi.

  7. Propongo “Vino Chewing gum”. avete presente quel sapore orrendo e omologato di alcuni bianchi con lieviti aggiunti terribili? Sanno di gomma da masticare!

  8. Vino Peluche: vino così morbido da fare quasi tenerezza. Ovviamente così tenero che non lo bevi, lo eviti come la peste!

  9. Vino da Circo: Fa solo un gran casino, anche un po’ volgare, non diverte e non divertirà mai. In pratica simile al vino scombiccherato, di bocchettiana memoria, ma in questo caso, non ci sono speranze.

  10. Vino Black Mamba: qualsiasi vino sopra gli 800 euro…Vino Tommaso: qualsiasi vino sotto gli 8 euro…Scherzo dai! ;-)….Questa è molto autoreferenziale, la capiamo solo in due!

  11. Black Mamba, ma a scrivere una cosa seria non ce la fai? Solo minchiate? :-))) Vabbè, aggiungo Vino Fetecchia…non necessita spiegazione. Etimo certo.

  12. ha risposto a Cristiana Lauro: chissà cosa ne penseranno “di là” di un post come questo, Black Mamba spiazza…
    ci sono anche i vini palestrrati e i vini anoressici (ti ricordi quel Barolo?), i vini divertenti e quelli noiosi
    @ Ale Bocchetti; grande la citazione di Nanni Moretti, aggiungerei il suo finale “chi parla male pensa male”!
    ciao pt

  13. Che bello questo post Cri, sei la numero uno!
    Provo a dare il mio apporto con il vino gozzo: esclusivamente bianco, esile, asprignolo, bevibile solo a temperature polari (quelle del vino si intende), di vita brevissima, comprato distrattamente in un qualsiasi alimentari o bar di una qualsiasi località di mare. in genere si tratta di un vino prodotto da un’azienda della medesima regione nella quale ci si trova, sia essa vocata o meno alla produzione enologica.
    se non bevuto in loco pero’ puo’ generare ira, sconforto, gastrite, salivazione anomala…
    ciao
    nic

  14. ha risposto a paolo trimani: “pensare” e “di là” sono due condizioni antitetiche. Funzionerebbe solo se “di là” ti chiedessi cosa “pensano” “di là”. Ma a quel punto è “di qua”. Quindi perché chiederselo? (Teorie quantistiche cit. in ordine sparso)

  15. Adesso che vivo in sudamerica mi capita spesso di assaggiare dei vini asfalto.
    Sono quei rossi cileni o argentini, in genere cabernet sauvignon, di colore impenetrabile, tannino dominante e una nota vegetale smaccata…ti impastano e bloccano la parte posteriore della lingua tanto quanto le colate d’asfalto d’estate in città con quaranta gradi!

  16. ha risposto a Vincenzo Pagano: allora anche parlare di quanti è fuori misura! 🙂
    messaggio ricevuto: noi siamo oltre!
    @ Nicola: vino asfalto è perfetto per indicare i tipi del nuovo mondo, anche l’Australia (e qualcosina d’italiano non manca di sicuro)
    @ ¢ristiana: niente nomi stavolta
    ciao pt

  17. ha risposto a Vincenzo Pagano: Ma perchè devo fare il nome??? E se mi legge Tomacelli, quello sta più qui che di là da lui…Proprio ora che le acque sembrano essersi calmate…Lasciami trascorrere serenamente il Santo Natale, che diamine!

  18. ha risposto a Cristiana Lauro: Nemmeno sotto tortura dirò di chi è la definizione che ho ascoltato : Lampante e andava di pari passo ad un altro prodotto topico. Incendiario in bocca, ma non era usato in termini positivi…

    Io, ignorante, avevo pensato ad un altro Volatile. lampante che non si debba bere, ma questa ne era conseguenza!

  19. Vino Pamela Anderson: Cioè costruito. Vino Ave Ninchi: tutto naturale. In genere fra i due si preferisce il secondo, quindi da qualche parte questa metafora fa acqua.

  20. Vino Nandrolone che è un vino anabolizzato. Qualsiasi vino dichiari un vitigno e ne contenga anche un altro forestiero. Brunello di Montalcino con Nero d’Avola, Barolo con Primitivo di Manduria. Insomma, quella pompatina che colora e fa sembrare i muscoli belli grossi

  21. Ma che bene, che bello il gioco delle parole belle. Per ora, aggiungo solo una chiosa, forse ovvia. Condividere una definizione, non comporta una applicazione comune della definizione. Questo è il bello del linguaggio.
    Per esempio tutti possiamo condividere la definizione di vino orso, ma ciascuno di noi la puà applicare a vini diversi. Questo è il gioco del bere e del parlare.
    Vi invito a proporre immagini molto personali, perchè, a differenza di quello che si pensa, è pià facile condividere qualcosa di personale e per questo ben detto, che dire solo acido.
    Appena mi si chiarisce l’idea, cari amici, vi proporrò la battaglia campale. Vi sfiderò in campo aperto sulla parola che appare più consolidata.
    Vi aspetterò sul territorio.

  22. Vino Gregoriano: monocorde. Come il canto Gregoriano che era monodico e non sovrapponeva la vox organalis alla vox principalis. La polifonia genera il concetto di armonico e in musica dà movimento, in un certo senso non annoia, un vino gregoriano annoia a morte.

  23. ha risposto a Sara: ciao Sara e grazie, parole perfette, da farci una maglietta per diffonderle
    se le avessero immaginate i polemisti di professione che abbiamo ospitato qualche giorno fa… di sicuro BM avrebbe avuto meno commenti! 🙂
    ciao!

  24. ha risposto a ilcobranonèunserpente: facile… come chiamare fichissimo un sapone aromatizzato al fico!
    @ Vincenzo: vino lampante mi fa venire in mente un vino anarchico, imprevedibile
    @ Cristiana: hai trovato il limite del paragone enologico e la battuta è geniale!

  25. Sul commento numero 23 di Vincenzo Pagano potrei perdere il sonno…Ma che vuol dire? Rileggetelo!!! Pagano spiegamelo e ti giuro che non sono sbronza, anche se ti sembrerà strano!

  26. wow allora facevate sul serio…… mmm allora

    VINO TRANVATA : dicasi tranvata vino (nel mio caso proveniente dalla spagna) da 1 euro a bottiglia in offerta al supermercato ,probabilmente fatto con più solfiti che uva che ha il meraviglioso effetto di farti sentire come se ti avessero preso a bastonate in testa dopo il primo bicchiere……

    VINO SCROCCO : dicasi vino scrocco , un ottimo vino bianco (nel mio caso abbruzzese) servito fresco, dal sapore deciso ma affabile al palato , che ha come prerogativa quello di non essere mai pagato ma prelevato in assenza del proprietario !!!

    VINO MISTICO: dicasi vino mistico tutti i vini che bevuti in buona compagnia ti fanno amare il tuo prossimo, e la vita in generale!!!!!!

  27. ha risposto a Cristiana Lauro: Pensiero Filosofico molto filosofico
    Traduco visto che siamo per la semplificazione del linguaggio. Perchè chiedersi cosa pensa qualcosa che non esiste di qualcosa che esiste? O meglio considerare qualcosa di inconsiderabile è da sconsiderati…. Auguri a tutti. E comunque a Natale siamo tutti più buoni.. 🙂

  28. Cmq diavolo di una donna… Che sia “di qua” o che sia “di la”… Black Mamba con i suoi pezzi fendenti macina commetti come un diavolo.
    Sono invidioso… Si può a Natale?
    Auguri a tutti vicini e lontani 😉
    Ciao A

  29. ha risposto a giovanni ceccaroni: Grande Giovanni! Io sul VINO SCROCCO avrei molto da raccontare…ma se mi sputtano da sola non vale! Sul VINO MISTICO mi trovi più che d’accordo, ma aggiungo una postilla. Il VINO MISTICO, quello che ti fa amare la vita e voler bene al tuo prossimo, talvolta degenera e si tramuta in VINO MARIA PIA FANFANI, quel vino che dal voler bene al prossimo ti porta a fare volontariato, croce rossa…insomma, quello che il giorno dopo a parte le meditazioni iniziali ti fa pentire di non essere rientrato casa da solo…Non vi scandalizzate! a chi non è capitato???

  30. per Teo e Vincenzo: siete fuori di testa! Noi oggi alle 13 andiamo al Goccetto a salutare alcune grandi bottiglie di Champagne…è una tradizione che coltiviamo con cura, ogni anno ci si sbronza alle 13 della vigilia da Sergio Ceccarelli. Auguri a tutti!!!!!

  31. hihihi chissà quanta gente deve la sua venuta al mondo al vino Mistico !! eheheheh

    auguroni a tutti cmq anche se non ci conosciamo 🙂

  32. ha risposto a Cristiana Lauro: Sul vino mistico e la sua degenerazione devo fare outing. Aggiungo però il valore salvifico del Vino Oblio: quello che dopo il mistico e dopo l’effetto altruista Maria Pia Fanfani ti fa dimenticare tutto…Vivaddio!

  33. Non so Perché, ma ad il vino scrocco der Ceccaroni nun me piace pe gnente… 😉
    ACC mi perdo il brunch di natale al goccio! Vabbeh mi tiro su con un altra pista…
    Ciao A

  34. il vino lumaca è il vino che ti porti dietro dall’infanzia, il vino, o, meglio, i vini, che sono incistati tra palato e anima, i vini dell’origine, i vini, per essere yeah, “ontologici”. Esempio. Come facciamo a dire che questo è un tavolo? Perchè quando eravamo piccoli guardando un oggetto con quattro zampe e un piano, ci hanno detto che si chiama tavolo e da allora ogni volta che vediamo quattro zampe e un piano diciamo tavolo.
    Ecco, il vino lumaca, o i vini lumaca, sono quelli che ci hanno fatto dire questo liquido si chiama vino.
    Il mio vino lumaca è il Tocai.

    Cosa interessante: sono in Abruzzo, in pace con dio e gli uomini e bevo solo Pecorino, che non mi aveva fatto impazzire.
    Qui, in questo paesaggio vuoto e sospeso, “dove mi sento a casa” perchè gli esseri umani che mi circondano mi fanno sentire a casa, ora, qui e ora, il Pecorino “risuona” il Tocai, che è il vino lumaca.

    Quindi, c’è un vino lumaca, e molti vini che fanno risuonare i vini lumaca.

    Vino lumaca.
    Vini che risuonano.

  35. all’incrocio tra Linguistica & Enologia, là dove ci aspetta il coltissimo serpente, l’enopata soprapensiero in cerca di semplicità propone il Vino da Carrello, tipo lambruscazzo da poco, vino della casa in brocca, evocatore di indimenticabili puzze di letame e zozzi nidi di memorie… altro che madelaine inzuppate nel tè mio caro Marcel…

  36. ha risposto a mdc: Allora mi piace di più il vino-patria… Se fossimo tedeschi il vino-heimat! Quel vino che ci accoglie e ha la capacità di farci sentire (o riportarci) al sicuro… Per me è il trebbiano di Valentini… Ca va sans dire 😀
    Ciao A

  37. a leggere certi commenti viene da pensare più all’etologia che all’enologia!
    ma cazzeggiando cazzeggiando qualcosa resterà…
    tremate enoseriosi, teorici del lievito e studiosi dell’olfazione (parola ORRENDA) qui si beve non si parla di politica! 🙂

  38. ha risposto a mdc: Sono utili i vini da carrello e l’immagine è sufficientemente evocativa. Lambruscazzo ma anche Albana o Sangiovese di Romagna, ovviamente di infima qualità.

  39. ha risposto a umberto: Caro Umberto, sul vino mamma, che mi piace molto come concetto, serve una spiegazione, che non si limiti al senso di protezione, che vada oltre. 🙂

  40. ha risposto a lapiccolafiammiferaia: Cara piccola fiammiferaia, che già dal nome mi fai venire da piangere, se la serata si preannuncia terribile non hai alternative, il tuo vino mongolfiera deve essere euforizzante, quindi Champagne! Poi a seguire un rosso buono e avvolgente. Andrei su un vino toscano stavolta, tipo Asinone di Poliziano, oppure Apparita di Castello di Ama. Potrebbe aiutarti anche un San Leonardo, cambiando regione, ma resterei in Italia.

  41. Aggiungo, a margine dell’editoriale, Rodeo perchè sterco esotico e non di pioppo, staccionata perchè sterco mitologico e gli uomini a cavallo delle staccionate sono sempre mitologici. Per questo, in Wyoming, io bevo solo Borgogna.

  42. A questo punto dopo il cinepanettone al Goccetto di Cristiana, mi sembra d’obbligo aggiungere al glossario il Vino Zabov. Qualsivoglia Selosse in circolazione.

  43. …E anche il Vino Bronchenolo: me lo avete insegnato voi, qualsiasi spumante di Franciacorta troppo dosato. e’ vero, quel dosaggio lo fa sapere di sciroppo per la tosse e lo riconoscerei fra mille.

  44. ha risposto a Vincenzo Pagano: Caro Vincenzo Pagano, nel giorno di Santo Stefano ti faccio un regalo e accontento la tua richiesta: il vino da me definito anoressico e che piace tanto a Bocchetti e abbastanza a Trimani è il Barolo Monprivato e l’ho bevuto da Roscioli un paio di volte, quindi anche a loro credo piaccia. Va bene così? O devo sguinzagliare Black Mamba che nel frattempo è a pranzo e sta mangiando un coniglio…vivo ovviamente.

  45. ha risposto a Cristiana Lauro: di seguaci e ammiratori ne hai legioni me compreso ma non in questo caso, il 2004 di Monprivato è un vino molto interessante da studiare, più di testa che di panza (come direbbero tra Asolo e Valdobbiadene)
    tra l’altro proprio in linea con le prossime dichiarazioni di Black Mamba, ma vi parlate ogni tanto? :-)))
    per saperne di più: stay tuned…
    ciao pt

  46. ha risposto a paolo trimani: No io e Black Mamba non ci parliamo da un pezzo, dopo le sue uscite sul Prosecco…Ah!Ah! Comunque al Monprivato preferisco una vecchia schiava di Girlan, fantastica e il colore è identico!

  47. Ieri a Bologna ho bevuto un Vino Camino. Nel senso che sapeva di camino, quindi va bene per il glossario purchè ci si chiarisca sul codice. Quel vino non evocava il calore del camino ma sapeva di fuliggine.

  48. Ieri sera, il mio caro amico Luigi, finalmente mi ha fatto bere un vino che “dovevo” prima o poi assaggiare in quanto, mi sembre di aver capito, un vino importante e così vi propongo una nuova parola.Il vino si chiama, e voi lo conoscerete a memoria, Cervaro della Sala, e la definizione è vino antipodo. Ognuno di noi, a meno che non sia completamente porst moderno, o eclettico fino all’ecumenismo, beve da una postazione inconscia. Che è, secondo me, il vino mamma, anzi, il vino madre. Ecco il vino antipodo è il vino opposto, il vino contrario al vino mamma.
    Perchè?
    Perchè il vino mamma bianco, nella mia bocca e nella mia anima, è un vino silenzioso e per questo appartentemente semplice perchè i pensieri, se li tiene per sè, E’ un vino bello che non fa parlare della sua bellezza, è un vino che disseta e non sfama, è un vino trasparente, dentro e fuori e non è un vino da biscottini. E’ un vino bianco che, quando è bellissimo, ha la grazia veloce e irreversibile di una pennellata di acquerello, e non è mai fatto della materia faticosa che nutre l’architettura.
    E’ fiero di quello che è, il vino mamma, accetta di il luogo dove è nato e cresciuto, ha incontrato amici, ma non è poliglotta.
    Ecco, il Cervaro è antipodo, geografico, e nemico, etico, del mio vino mamma.
    Che se ne stia là, lontano da me, a far fare il bagnetto ai biscottini, quando il giorno scende e sale la sera, e nelle case delle zie cattive rimane solo polvere e caramello.

  49. ha risposto a umberto: Giusto! Anche per me Cervaro è vino antipodo. E di vini antipodo ne conosco altri. Guado al Tasso, Masseto, Chardonnay di Planeta…C’è troppo vino antipodo nella nostra vita!

  50. ha risposto a Cristiana Lauro: Il concetto di vino antipodi, presuppone ancone che per qualcuno sia vino madre 😉
    Per me il cervato è solo un vino antico, ma quando si bevono le annate vecchie anche molto buono indubbiamente, lontano dal mio gusto ma un signor vino…
    Ciao A

  51. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    il tuo vino madre è il Trebbiano, come per me il Tocai, emmettilo.
    Facciamo outing: quale è il nostro vino madre?
    In attesa della prossima grande questione.
    Il vino che siamo, il vino che vorremmo essere.

  52. ha risposto a umberto: L’avevo già scritto il mio vino-heimat (madre) è il trebbiano d’Abruzzo, ma non un qualsiasi trebbiano, un trebbiano da fermentazione spontanea e non filtrato, che sa di alba sul’adriatico, pattini e sciabicate all’ imbrunire… Sottile e elegante come la sabbia dorata di Francavilla 😉
    Ciao A

  53. ha risposto a umberto: Il mio invece è il trebbiano d’Abruzzo chefaceva mio nonno a miglianico… Il nome era poi fantastico, Maestrale!
    Ciao A

  54. Certo che se tutti faccesso un bell’outing, e associassero al loro nome, il loro vino madre, invece che sapere i cognomi anagrafici che poco ci importa avremo meravigliosi cognomi nobili
    Alessandro Trebbiano Maestrale
    Umberto Tocai Livon
    e così via…

  55. ha risposto a Cristiana Lauro:
    E non trovi che sia meraviglioso, il tuo nome Cristiana Sangiovese(+ se te lo ricordi il nome dell’azienda?) Stiamo parlando del vino che ci ha generato, non quello che abbiamo scoperto e che ci ha promosso

  56. Cervaro della Sala è un vino imbevibile, almeno per me. Non si salva nemmeno con la favola delle vecchie annate che hanno assorbito il legno. Non hanno assorbito un bel niente, io in compenso l’ho assimilato bevendolo e l’idea di avere a che fare fisicamente e morfologicamente con una quercia è poetica ma mi dà inquietudine. Io dico no al vino quercia!

  57. ha risposto a Giacomo:
    Io ho fatto questo incubo, quando l’ho bevuto (vedi post sotto)
    Che mi nascesse un albero dentro. Una immagine spaventrosa. E’ il mio vino antipodo

  58. Un’altra parola che mi viene in mente per il nostro glossario, è “abbandono”. Sono quei vini che inducono questo rarissimo stato temporaneo dell’esistenza. Qualcosa che ha a che fare con la sospensione, con il silenzio, con la debolezza il dormiveglia dell’analisi.
    Mi vengono in mente certi film o certi libri, dopo i quali fuggi via dal cinema per non doverne parlare, o arrivi a mentire di averlo letto per non dover essere costretto a sezionare, come se la parola critica fosse lama che uccide, o proiettile che sanguina.
    Sono fatti privati, meglio, fatti intimi nel senso letterale che appartengono a te, sebbene appartengano a milioni di altre intimità. Non sono infatti, di solito, film o libri o vini, “curiosi”, perchè di una cosa curiosa, eccentrica, si è portati a parlarne, come se in fondo ci appartenesse, come se l’avessimo scritta noi, vinificata con le nostre mani.
    No, i vini dell’abbandono sono intimi a molte persone ma non ne vorresti parlare perchè temi che l’intimità, cibo degli dei, diventi promiscuità, diventando cosa di ogni giorno. Temi che i motivi per i quali quel vino ti provoca abbandono, siano simili, non uguali, ad altri, e in quello scadimento da uguale a simile, temi che ci sia una sorta di catastrofe del gusto.
    Per me il vino dell’abbandono è lo Chateau Rayas e non ne parlerò con nessuno, perchè ne ho già parlato troppo.

  59. ha risposto a umberto: Chiaro, tutto chiaro e mi piace il concetto del vino dell’abbandono. Il mio potrebbe essere o stesso tuo, Rayas bianco. Ma devo rifletterci ancora un po’. Lo scriverò, quando ne avrò certezza poi non ne parliamo più però.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui