I buoni propositi del vino per il 2011

Tempo di lettura: 3 min

Paolo-Trimani-q

Tra le cose che vorrei veder sparire insieme ai calendari 2010 c’è un certo modo di intendere la comunicazione del vino che, nell’Italia di questo tempo poco brillante, non stupisce ma resta insopportabile.

Qualche esempio? Generalizzando: produttori di vino che reagiscono in maniera stizzita (eufemismo) quando non vengono celebrati come discendenti in linea diretta da Bacco; giornalisti (ma di quale ordine?) presuntuosi e permalosi, insofferenti a loro volta di ogni critica; operatori (io per primo) poco aggiornati e preparati. Continuo o sono riuscito a rendere l’idea?

Il panorama che ci si presenta davanti è, francamente, desolante. La tribù è l’unica entità associativa che guidi parole (tante) idee (pochine) comportamenti di troppe persone che fanno riferimento al vino nei modi più diversi. L’italico familismo amorale si declina in “todos caballeros” per gli amici, in critiche ossessive per gli estranei e in condanne inappellabili (e ingiustificate) per i “nemici”.

L’ho premesso, sto generalizzando perché solo guardando la scenario nel suo complesso, rinunciando ai particolari, si riesce a inquadrare i fenomeni più vistosi, quelli da modificare per primi!

Secondo me nessuno è infallibile, quando si parla di vino poi… Partendo da questo assunto è possibile concordare un metodo per innovare abbandonando comportamenti tanto diffusi quanto deleteri. Ognuno avrà le sue priorità e ci vorranno molto impegno e tanto tempo per cambiare veramente certe abitudini, ma occorre iniziare al più presto anche perché il mondo non aspetta e continua a girare sempre più veloce.

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L’esplosione delle economie emergenti ci apre orizzonti sterminati per conquistare nuovi consumatori ma, e mi limito al vino, continuiamo a perderci in discorsi del grappino (o peggio, da convegno cioè anche senza grappino) invece di mettere a fuoco alcuni elementi cruciali per il nostro successo. Il campanile non può essere più importante del sistema-paese, la concorrenza tra aziende deve risultare nell’accresciuta capacità di tutti a competere, il valore immateriale dell’Italia deve diventare bene comune di tutti. Proprio quest’ultimo aspetto riassume il disastroso spreco di occasioni che, soprattutto all’estero, contraddistingue le nostre “missioni commerciali” (sic). Abbiamo la possibilità di costruire legami autentici tra il più grande patrimonio artistico del mondo e la storia più minuta che si articola tra vigne, persone e vini. Ma i pochi esempi virtuosi sono spesso casuali e sempre scoordinati.

Se non convinceremo presto consumatori brasiliani, indiani, cinesi a venirci a trovare e a consumare i nostri prodotti a casa loro imboccheremo una china pericolosa. Il vantaggio del primo entrante è enorme, il caso dei Rothschild di Lafite è emblematico: primi a investire in Cina e premiati con quotazioni stellari per tutti i loro – ottimi – vini. Chiaramente i prezzi a 4 cifre sono riservati a pochissimi vini leggendari, ma il loro effetto traino è impressionante duraturo e imprescindibile per i comuni mortali.

A leggere quello che si scrive in italiano sul vino si potrebbe pensare che queste cose siano molto meno importanti dell’egolatria di primedonne isteriche o delle invenzioni della ruota propinate da opachi sedicenti esperti. E sono solo un paio di esempi generici. La situazione è grave ma non è seria. Flaiano ai suoi tempi parlava della politica italiana, ma il suo aforisma si applica perfettamente al mondo del vino contemporaneo.

19 Commenti

  1. Basta leggere la polemica sul De Prosecchibus di Black Mamba per capire quanto tu abbia ragione su produttori e giornalisti. Da vomito!

  2. ha risposto a Giacomo: Magari! Io chiederei subito di entrare a far parte del governo, voglio il ministero delle enoteche e dei ristoranti di lusso dai 500 euro in su. Non esiste? Lo facciamo, qual è il problema? A Pagano il ministero delle trattorie…ministro senza portafoglio… 😀

  3. ha risposto a jovica todorovic (teo): giovane Todorovic, prima di iniziare a bersela se la sono spolpata fino all’osso!
    comunque speriamo che Napolitano non si offenda per essere stato anticipato! in ogni caso un augurio speciale al Presidente

  4. analisi lucida e condivisibile quella di Paolo… Tra l’altro riguarda non solo il vino ma tutto il comparto dell’enogastronomico. Ripeto spesso che al momento è il solo del famigerato Made in Italy che ancora tira, con un effetto volano non di poco conto al turismo italiano. Ma le nubi all’orizzonte sono minacciose: pochissima attenzione da parte delle istituzioni, che ancora si muovono nel settore come un numero della cucina italiana anni 80. Pochissimo sistema complessivo, ma molte invidie e piccoli orticelli da coltivare per pochi spiccioli. Comunicatori di settore che invece che cogliere le possibilità dei nuovi mezzi e media (ipad, tablet, rete, gps ecc.) passano il tempo nel cortile a tirarsi reciprocamente le miccette. Dovremmo fare come la nuova cucina italiana, che ha saputo fare gruppo (al di là delle antipatie e simpatie personali) e porsi come una temperie eccezionale capace di rinnovare non dimenticando la memoria… noi invece stiamo ancora nella via Pal, con cerbottane e fionde…. certo che l’immagine di alcuni (tra cui anche io) con i pantaloni corti è agghiacciante… 😀
    ciao A

  5. Molto d’accordo sull’analisi esportabile al mondo della birra artigianale senza nemmeno cambiare le virgole che anche a me non piacciono molto

  6. La solita tiritera che sentiamo da anni, io faccio l’operatore, ma solo il sentire dire giornalisti (di quale ordine) mi fa cadere le braccia e non solo quelle. Siamo l’unico paese ad avere un’ordine dei giornalisti che ha stabilito Mussolini, capisco le vostre prererenze e capisco che ci siano tanti millantatori, ma appellarsi all’ordine. Ma per favore!

  7. Paolo sei un grande ,nel mondo del vino è da tempo che provo l ‘insofferenza .il fastidio di quel morboso modo di prasentarsi di certi produttori che si sentono depositari di una tradizione che non gli appartiene.Ostentazione della cantina hig tech magari progettata da un archistar.Conosco colleghi che non sanno quanto pesa un grappolo di chardonnay a giusto punto di maturazione. La mania delle bottiglie speciali (succede in franciacorta bottiglie non di forma standard) Non ultima l’enologo francese. W i contadini e i vigneron . Ciao Lorenzo

  8. ha risposto a lorenzo gatti: grazie Lorenzo, averne di contadini come te!
    @ ezio: ho nominato l’ordine solo perché in 4 parole mi ha permesso di riendere l’idea, non amo arti ordibi albi ma esistono e tant’è
    ciao pt

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