Ho visitato il nuovo stabilimento della società Birradamare, fra Ostia e Fiumicino, e sono rimasto colpito dagli impianti, dagli spazi e dalle tante idee in cantiere. Una di queste è allargare l’attività, oggi solo produttiva, con uno spazio aziendale ed uno di degustazione. Tre i soci: Massimo Salvatori, Elio Miceli e Ioan Bratuleanu cui si aggiunge una collaboratrice, Corinna Massimi.

Massimo, 42 anni, romano con origini umbre, dopo la scuola alberghiera inizia a lavorare nella pasticceria di famiglia e nel 2002 apre, insieme alla sorella, il ristorante Il Tino, a Ostia. Un locale di qualità, oggi presente nelle guide nazionali. Ricordo un piatto, le ‘farfalle crema di cipolle e petto d’oca affumicato’ la cui ricetta è stata immortalata sulla confezione di pasta Barilla. Ad Ostia Massimo conosce quello che sarebbe diventato il suo socio, Elio Miceli, 40 anni, romano, di origini marchigiane. Costruisce barche in vetroresina con il cugino Matteo Miceli, recordman mondiale su catamarano di 6 mt. per la traversata Tenerife-Guadalupa.

L’idea di aprire insieme un birrificio artigiano nasce all’inizio del 2004 davanti a 7 assaggi di birre allo Starbess di Roma. Sul pontile di Ostia è in vendita un locale, l’Old Fashion Cafè, ex ristorante di un albergo, poi trasformato in pub. Una felice posizione fronte-mare su una strada molto frequentata. Affare fatto! Lo acquistano ad agosto del 2004. Il pub viene riaperto dopo solo un mese, a settembre del 2004, e inizialmente propone birre non di produzione propria che però viene avviata subito, nello stesso sito. I soci acquistano da Velo un impianto da 5 hl di capacità in cottura. Pochi mesi dopo, il 4 maggio del 2005, nasce il BOA, Birrificio Ostiense Artigianale.

Il locale attira subito il pubblico giovane. Serve birre esclusivamente prodotte nel birrificio, una Pils e una Bock, offre una cucina con un buon rapporto qualità-prezzo, offre spettacoli di musica dal vivo e serve noccioline a fiumi, con i gusci gettati goliardicamente in terra. La sua birra è pulita, di bassa fermentazione, ben fatta e molto bevibile, venduta a prezzi abbastanza contenuti.

Dopo il primo anno di attività si affaccia sulla scena il terzo socio di Birradamare, Ioan Bratuleanu, romeno di Iasi, 49 anni. Ioan ha al suo attivo l’esperienza, fatta nel 1993, presso un consorzio agrario che affianca un mastrobirraio tedesco nell’avviamento della sua attività. Un’occasione preziosa per imparare tanti segreti del mestiere. Purtroppo l’esperienza si interrompe nel 1998 quando la fabbrica chiude. Ioan espatria in Germania inseguendo un sogno: lavorare ancora nel settore birraio. Ma un lavoro non lo trova e così rientra in Italia, prima a Torino poi a Roma, dove si guadagna da vivere con mille mestieri.

Nel 2006 Ioan conosce il BOA e la speranza si riaccende. Max ed Elio sono positivamente colpiti dalla professionalità di Ioan che alla fine del 2006 comincia a lavorare come birraio per il pub. Con il suo ingresso si amplia l’offerta birraria, inizia la produzione di una Weisse, di una Hell Bock, la Onda Bionda, di una Rauch, la Raaf, di una Dubbel Bock, la Shock e di una Pale Ale speziata, l’Irreale, così chiamata perché leggermente ambrata, luppolata e speziata con cardamomo, coriandolo e buccia d’arancia e non ha uno stile definito. Le birre più vendute nel pub sono la Pils e la Bock ambrata. Fra le stagionali molto richieste sono la Birra di Natale, una Dubbel Bock ad 8°alc., addizionata di miele, e la Weisse, prodotta solo nel periodo maggio-settembre.

La produzione è incentrata sulle basse fermentazioni, territorio nel quale Ioan è esperto, tutte molto nitide e pulite, secondo la filosofia che la birra debba essere un prodotto bevibile, abbastanza semplice e che deve stimolare la convivialità, senza caratterizzazioni estreme. Tutte le iniziative commerciali conseguenti, vero punto di forza dell’azienda, interpretano con originalità e fedeltà quest’idea di prodotto.

Forti del successo del BOA, Massimo, Elio, insieme a Ioan, diventato socio, investono nello stabilimento Birradamare, situato ad Isola Sacra, luogo dove il Tevere si biforca, prima di finire nel mare. Lo stabilimento entra in funzione all’inizio di marzo del 2010, e nel primo anno di attività produce ben 1600 hl. La parte impiantistica è molto curata, la capacità in sala cottura è di 15 ht., con numerosi fermentatori da 40 hl., di Velo, e una centrifuga. La distribuzione è curata da Turatello, oggi Interbrau, che permette al birrificio una copertura quasi nazionale.

Con il progetto nasce anche una linea commerciale con un marchio caratteristico che racchiude in maniera sintetica la filosofia aziendale: ‘Na biretta’. Un nome di territorio, tipicamente romano, che denota un approccio semplice e conviviale con la birra. La bottiglia da 33 cl. è ovale, su modello di St. Peter’s, e nasce da un prototipo in spugna creato da Elio e gelosamente custodito. Il birrificio ha come logo un cuore raffigurato nel tappo: Birradamare quindi perché nasce vicino al mare e… perché è da amare.

Birre prodotte :

‘Na biretta chiara, una pils da ben 40 IBU, abbastanza corposa, con 4 luppoli diversi Saaz, Hallertau Perle e Hersbrucker e Cascade, ‘Na biretta rossa, una bock da 6,3°alc., rotonda, morbida e dominata dai sentori del malto, ‘Na biretta scura, una Schwarz da 5,5°alc, premiata con un secondo posto all’IBF, abbastanza equilibrata come amaro, 28 IBU, e con una morbidezza non trascurabile, Kuasapa, una American pale Ale e una Marzen, Birra Roma.

Molti sono gli esperimenti che Ioan sta conducendo, nel nuovo stabilimento, come affinamenti in legno della Schwarz, delle Bock e dell’APA, e nuove ricette stavolta ad alta fermentazione. Completa l’offerta di Birradamare un prodotto singolare: ‘Na biretta distillata, a 40 °alc., molto originale e piacevole per le sensazioni olfattive e gustative che riconducono a malti tostati ed affumicati, prodotta da un distillatore romano, Di Mauro, che partendo da 100 lt. di bock base ottiene 5 lt. di distillato.

Birre degustate:

Birra Roma, una marzen da 5,5° alcolici, con un olfatto elegante e ricco di note maltate, di miele e di vaniglia, leggere sensazioni di affumicato e di erba appena tagliata. La birra ha una luppolatura generosa 35 IBU, e quest’equilibrio si riflette in una notevole bevibilità ed una discreta complessità donata anche dai diversi malti adoperati.

Kuasapa, una APA, una delle poche birre prodotte da Ioan ad alta fermentazione, olfatto caratterizzato dalle sensazioni dei luppoli aromatici adoperati, uva spina, resina di pino e pompelmo. 7 i luppoli usati, anche in dry hopping, fra cui Nelson Sauvin e Amarillo. Il corpo non è trascurabile e ciò dona ottimo equilibrio e notevole bevibilità.

‘Na biretta scura, Schwarz bier a 5,5°alc., olfatto caratterizzato dalle sensazioni di torrefazione, caffè tostato e cioccolato. Al gusto si percepisce un impatto dolce iniziale, seguito dalle note forti del malto e da una leggera sensazione di affumicato. Molto bevibile, nitida e pulita negli aromi e nei sapori.

Birradamare. 8, Via Falzarego – 00054 Fiumicino (Roma). Tel. +39 06.6582021

4 Commenti

  1. Penso che Elio e soci con le loro birre stiano cercando di accalappiarsi una fetta di pubblico diversa dal classico target a cui è rivolta la birra artigianale. Pubblico più giovane e meno talebano.

  2. Le basse fermentazioni che fanno sono comunque pulite nitide e ben fatte. Poi nella loro strategia commerciale c’è la birra legata ad un consumo abbastanza popolare, ed anche qualche sperimentazione come la Kuasapa

  3. Il problema secondo me è il prezzo a cui vengono proposte le birre nel locale.

    Ora è un po’ che non vado ma l’ultima volta eravamo a 7,5 € per una media.
    Per un ex brewpub mi pare un po’ troppo alto.

  4. Abito a Ostia, Cosa potrei dire sulla birra del BOA? Quando non si ha nulla di positivo è meglio evitare.
    Per Emanu, sì, una media sta a € 7.5, per un brewpub è un furto con destrezza, io 7 e mezzo li spendo volentieri per un’ Heather Ale come la Fraoch.
    Il BOA tra l’ altro non è conosciuto come pub dove la birra se la fanno loro, ma come “er pub delle noccioline”, perchè vi sono 2 otri da cui attingere agratise (per modo di dire, 7 e 1/2 ‘na media…) manciate e manciate di arachidi da sgusciare e buttarne le coccie per terra.
    Posso dire quello che mi disse una persona saggia, “il BOA se è sempre pieno ha ragione lui”.
    Vorrà dire che il BOA ha la clientela che si merita e la clientela del BOA ha la birra che si merita.

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