Conosco questo giovane birrificio di Castel S.Giorgio (SA) sin dagli esordi, per l’amicizia che mi lega a Luigi Serpe, il birraio, e penso che abbia raccolto, in termini di notorietà, meno di quanto meriti, forse soprattutto perché i proprietari, impegnati in altre attività professionali, non partecipano abitualmente ad eventi birrari. Eppure le birre e la strategia commerciale sono chiare, così come incoraggianti sono le vendite che realizzano.

A.F. sta per Arturo e Ferdinando, i proprietari, Arturo Spinelli e Ferdinando Di Landro, ambedue cinquantenni, di Nocera Inferiore, soci anche nell’altra attività di produzione e montaggio tende da sole, coperture e tendaggi per uso civile.

Nel 2006 un loro amico che commercializza olio li spinge a Pianeta Birra. E’ subito amore, anzi colpo di fulmine. Anche se non esperti del settore intuiscono che l’idea della produzione di birra artigianale è molto innovativa e con notevoli possibilità di sviluppo e da subito iniziano a chiedere preventivi di impianti.

Alla fine scelgono un impianto da 10 hl/cotta di Ecobrew tech, soprattutto perché l’azienda garantisce loro un’assistenza non banale per l’avvio. Si inizia ad installare l’impianto a gennaio del 2007 e a giugno c’è la prima cotta, una lager da 13 Plato.

Quasi contemporaneamente Ferdinando, appassionato di vini, inizia a cercare un birraio e così arriva a Luigi Serpe, in quel periodo alle prese con qualche problema nella sua azienda Malto Vivo, da una anno e più finalmente risolto. La filosofia commerciale che sta alla base di Aeffe è produrre birre eleganti e non banali, per un pubblico ampio, per la gente comune e anche questa è la ragione per cui Arturo e Ferdinando hanno privilegiato i rapporti commerciali più che le manifestazioni di settore, che a volte trovano troppo tecniche e un po’ chiuse, lontano quindi dalla loro fiolosofia di commercializzazione.

I prodotti rispecchiano questa filosofia: ‘La Prima’ è una lager, a 13-13,5 gradi plato, e proviene dalla ricetta iniziale di Eco Brew Tech che Luigi ha rivisitato, dando un po’ di corpo in più ed una luppolatura equilibrata.

Le birre prendono il nome dai numeri della tombola, legati quindi alla cabala, per la tradizione campana dei proprietari e per fornire un approccio semplice ed originale alla distribuzione.

La birra base è una Alt, la 19, la risata, come si vede anche dalla parte tonda del 9 dell’elegante etichetta serigrafata, e quindi deve contribuire all’allegria, allo stare insieme; deve essere di facile bevibilità, ma non banale e per questa ragione è stata scelta una Alt tedesca, in stile con i malti, e con la gradazione un po’ più il basso 4,7°alc., e un po’ meno luppolata di quanto previsto dallo stile, per incrementare la facilità di beva.

La 50: una weizen di 5,2°alc., la più venduta in questo periodo e in estate. 50 sta per marinaio e si vede in etichetta la corda e il cappello del marinaio a richiamare l’abbinamento con i piatti di pesce. Molta è la cura profusa da Luigi nel cercare di limitare la sensazione di chiodo di garofano, fenoliche che sono frequenti in queste birre, specie con l’invecchiamento.

La 77, i diavoli, a ricordare l’antico legame fra l’alcol e il diavolo, una dubbel, a 7°alc., di buon corpo, profilo aromatico interessante e maltosità importante. E’ l’ammiraglia dell’azienda e la mia preferita.

Ci sono poi alcuni prodotti particolari, come una Porter, fatta inizialmente per l’Off License, e che si commercializzerà tra breve ed alcuni nuovi prodotti in bottiglia piccola.

Nell’ultimo anno infatti Aeffe ha iniziato a produrre 2 bottiglie da 37,5 cl., destinate principalmente a pub e bar, mentre la 19, la 50, la 77 e La Prima sono prodotte in bottiglie da 75 cl.e vendute principalmente a pizzerie ristoranti. Il loro mercato è campano al 50% e nazionale per l’altro 50%. Nel 2010 la produzione è stata di circa 250 hl, cresciuta costantemente dai 150 hl del 2008, con una rete commerciale abbastanza curata. Poche le vendite in fusto, riservate a produzioni particolari. L’85% sono bottiglie da 75 cl e il 15% da 37,5 cl.

Numerose sono le telefonate ricevute da nomi importanti della grande distribuzione, che testimoniano l’interesse per questo prodotto in un momento particolarmente felice della birra artigianale. Non si cercano produzioni dedicate, ma produzioni correnti di un certo numero di birrifici. Secondo Arturo, è importante in questa chiave riuscire a presentarsi non come soggetti separati, ma come insieme di birrifici, così da avere un piccolo potere contrattuale in più.

Ho provato con Luigi e Arturo:

33, la ricchezza, una scotch ale di 6°alc. da 37,5 cl, l’ultima nata. Schiuma cremosa, compatta e persistente, leggere sensazioni fruttate di frutta scura, confettura di mirtilli neri e prugna, caramello, liquirizia e maltosità importante, al gusto impatto iniziale dolce e luppolatura corretta, da East Kent Golding, ad equilibrare, con prevalenza delle sensazioni maltate.

Foto: mondobirra.org

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