Guide dei vini, radical chic o nazionalpopolari. E tu di quale club sei?

Tempo di lettura: 3 minuti

Corrono in questi giorni le anticipazioni sulle guide 2012 di bocca in bocca. Chi saranno i trebicchierati? E le chiocciole di Slow? Le eccellenze dell’Espresso? e così via in un valzer di nomi e etichette, a chi la spara più grossa. I nomi si sanno già. In buona parte, sono già stati comunicati ai produttori e la macchina commerciale è già in movimento. Ancora pochi giorni, forse ore e gli enotecari, ristoratori e poi via via tutti sapranno tutto.

Più che le previsioni ci divertono le manie e i piccoli vezzi del mondo enologico italiano. Sempre più il mondo degli enoappassionati si divide in club, in stili che assecondano questa o quella pubblicazione.

Parliamoci chiaro: il resto del mondo, la maggioranza delle persone se ne infischia! Approccia il vino seguendo come sola bussola un nome divertente o un prezzo giusto, la confezione invitante o lo status. Insomma tutto tranne i criteri con cui ci muoviamo noi fissati della bottiglia, che continuiamo allegramente a danzare sul Titanic incuranti che l’iceberg si avvicina.

Siamo sempre più presi dalle nostre manie, dai nostri riti, senza accorgerci che sono importanti solo per un piccolissimo gruppo. Intanto il mondo beve meno, peggio e vi sfido a trovare un ventenne che consideri il vino una cosa giusta e non una mania per matusa. Ma a noi cosa importa, ci interroghiamo su lieviti, portainnesti, terreni calcarei, mineralità e autoctoni, seguendo l’ultimo vezzo e l’ultimo strillo.

Non conosco un’altra nazione dove gli appassionati siano così divisi in riti e manie. In tribù con le proprie regole e fisime, assolute e irrinunciabili e con i propri testi di riferimento. Quali sono:

  • Tendenza Slowine. Siamo nazionalpopolari e insieme seminali, insomma una specie di Baricco in letteratura. Non ci accorgiamo in realtà di essere terribilmente mainstream, indecisi tra la chiocciola ai soliti nomi e i vini di nicchia. L’icona del territorio sopra tutto e tutti, in una idea di naturalità molto convenzionale e generalista, un poco dopolavoro ferrovieri.
  • Tendenza Espresso. Siamo i veri radical chic del vino. Il culto della nicchia e del produttore nascosto, ma questo soprattutto nelle zone importanti, nelle altre zone una tendenza pericolosa a privilegiare vini dalle maturazione spericolate che flirtano con la surmaturazione e rossi potenti e concentratissimi. In realtà molto più anni ’90 di quanto non crediamo. Insomma tra Carlotto e Cappelli.
  • Tendenza vini buoni. Lo famo diverso. Praticamente ci piace quello che non piace agli altri. I nomi sono gli stessi, ma magari i vini scelti diversi. Dietro l’adesione assoluta agli autoctoni si nasconde un desiderio di diversità ad ogni costo e anche di riconoscibilità. Tra Fabio Volo e Aldo Busi.
  • Tendenza Gambero Rosso. Cerchiamo una difficile alchimia tra mercato e qualità e coltiviamo l’ambizione di essere generalisti, ma il rischio è di essere solo commerciali. Come è e non è (lo so sono di parte) la sola tribù fatta per il consumo. Tra Ammanniti e Faletti.
  • Tendenza Duemilavini. La guida dei sommelier, un target preciso e netto. In giacca nera e taste de vin d’ordinanza. Le scelte sono solide, mai troppo ardite, ma istituzionali e classiche. Non cerchiamo sorprese e avanguardismi, ma la sicurezza di stappare la bottiglia giusta al momento giusto. Insomma tra Bevilacqua e Tamaro.
  • Tendenza anarchica. Quelli che le guide so tutte un magna magna, che tanto lo sappiamo che i premi si comprano. È chiarissimo quello che non sopportiamo (tutto) meno quello che propongono (poco). Di solito piccoli produttori sconosciuti che non appena vengono individuati da più di dieci persone, passano di moda. Tra Corona e De Luca.

Un giochino che ci ha assai divertito, tra gioco e realtà, da non prendere troppo sul serio, ma neanche sottovalutare. E voi di che partito siete? Qual è la tendenza SdG?

35 Commenti

  1. E io che le compro tutte (tranne i vini buoni) che tendenza sono? Divertente affresco semiserio, se la cosa non fosse drammatica sarebbe divertente

  2. Dici bene, i ventenni considerano il vino una roba da matusa e questo sul mercato ha un peso in aumento. Purtroppo! Bel pezzo Ale, complimenti. Mi ha detto BM che è d’accordo anche lei…l’abbiamo sfangata, dai! ;-)))

  3. …le Guide? Lwe leggo come leggo diversi quotidiani : la pluralità d’informazione è enodemocrazia . Mediamente appaiono all’occhio vigile ed enoevoluto così strutturate :
    – 66% Frutto del giudizio delle commissioni
    – 14% di marchette da parte dei recensori che , comunque , da bravi morti di fame qualche soldo a casa (o qualche boccia) se la devono portare
    – 10% di vini che non possono mancare a prescindere perchè altrimenti la Guida non è legittimata (Monfortino e Valentini e alcuni altri ci saranno sempre anche se nel frattempo hanno cambiato realtà merceologica infilando nelle bottiglie con etichetta immutata prodotti dietetici o integratori sportivi)
    – 5% di produttori “politically Correct” a seconda dell’orientamento della Guida
    – 3 % di inserzionisti in qualsiasi pubblicazione della casa editrice della Guida
    – 1,5% di vere novità scovate da qualche visionario membro di commissione e incautamente messe alla cieca alla commissione giudicante ignara fino alla destagnolatura delle bocce con conseguente infinita discussione sull’opportunità di premiare vini di nessun interesse commerciale
    – 0,5% di amici personali dei curatori : non importa se nel frattempo quel vino lo producono , presto o tardi non c’è imprenditore che non faccia un tentativo comprando e ristrutturando una cascina in Toscana e , pur non capendo un cazzo di vino , ha già belle che pronto nel cassetto e depositato nome del vino rigorosamente in “aia” , precontratto con wine maker di grido , foto e veste grafica dei folder del vino che verrà …

  4. …chiaramente scherzo : sono la mia bibbia di riferimento e senza la loro consultazione continua non saprei come districarmi nell’acquisto …

  5. ha risposto a vinogodi: divertente… anche se francamente non mi definirei “un morto di fame”, ti assicuro 😉
    Cmq noto con piacere che anche tu, come Carlo, fai parte della tendenza SdV

  6. L’ultima guida acquistata fu Duemilavini, nel 2006. Fino ad oggi più nulla. Se dovessi fare acquisti direi un mix tra Slowine e l’Espresso.

    A parte questo mi hanno colpito molto le tue riflessioni inziali sulla nicchia di enostrippati che – forse – un po’ come i politici, s’allontana sempre più dalla realtà del cittadino medio non enostrippato e con metri di valutazione ben lontani da quelli della nicchia.

  7. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    Colpito bene perchè sono della stessa idea e quindi conforta che anche tra gli “addetti ai lavori” (e specie quelli attivi sul web) ci siano visioni più vicine alla realtà dei normali consumatori.
    Ovviamente ciò che dici è vero, sia sull’infischiarsene delle guide che sul pensare al vino dei giovani come roba da matusa o comunque come prodotto da tracannare semplicemente perchè è il miglior alcolico da accompagnare ad una cena. Per il dopo cena infatti il vino tra i giovani non esiste o quasi.

  8. …su , su : lasciamo perdere la sociologia spicciola . Più semplicemente , ci sono bevande più mediaticamente sostenute rispetto al vino che oggi ha maggiore concorrenza . Stop . Non è una questione di essere da matusa oppure no . Anche le girrettiere e le guepieres sono in disuso fra le giovani d’oggi perchè l’intimo ha assunto un immaginario erotico diverso rispetto al passato . Trent’anni fa non esistevano le birre artigianali , la Red Bull e nemmeno i Gatorade . ASe i giovani d’oggi devono ritenere il vino uno strumento di sballo alla stregua della merda che si ingurgitano il fine settimana notte , meglio che le cose rimangano come stanno . Se si vuole cambiare mentalità , si deve perseverare sulla linea che vuole il vino un fenomeno ludico-culturale , financo modaiolo , come sta succedendo in una certa fascia sociale . Bisogna spingerlo con una comunicazione mirata , sobria e accattivante . Nonchè con una sana cultura famigliare , della qualità contro l’abuso . Mio nonno mi crebbe a vecchi Bordeaux , i miei figli a Vosne Romanée , Barolo e Brunello . Il mondo vinicolo mi erigerà adeguato monumento…

  9. ha risposto a vinogodi:

    bhè, sarà di certo un po’ spicciola – del resto non sono un sociologo nè un analizzatore di mercati.
    Però la mia età mi piazza 100% tra i ggiovani e frequentandone a frotte direi di avere un quadro decentemente chiaro della situazione.
    @Vinogodi: verissimo quello che scrivi sulle bevande mediaticamente sostenute. Il vino non lo è e paga anche – in genere – un fascia di prezzo superiore rispetto agli altri alcolici da post-cena, cosa da non sottovalutare.
    Più che da matusa è una questione di difficoltà ovvero. Un banalissimo drink da dopo cena o da aperitivo, penso ad un “Americano” piuttosto che ad uno “Spritz”, è percepito come un qualcosa di non impegnativo perchè è sempre quello, nel colore, nel profumo e nel gusto. Se ti piace ti piace. Zero variabili. Il vino invece è diversità allo stato puro, ha caratteristiche che i ggiovani non conoscono e ai quali non importa di sapere. E’ molto più un’incognita ed è per questo percepito come una bevuta complicata. Ecco perchè in genere spopola il “prosecchino”. Perchè i ggiovani sanno un cappero cosa sia. Va giù bene, è fresco e frizzante, leggero, semplice e di gusto pressochè standard. Si avvicina molto agli altri drinks.
    @Bocchetti: Per la cena vino e birra sono in competizione. Per lo più è un po’ avvantaggiata la birra per questioni di prezzo. Poi molto dipende anche dal cibo.
    Comunque vino e birra hanno problematiche comuni perchè sono bevande con enorme variabilità tra un etichetta e l’altra.

  10. ha risposto a Riccardo Francalancia V. S.: ha risposto a vinogodi: Mica lo so se sono d’accordo… non credo che sia tanto questione di essere sostenuti o meno… secondo me si è fatto proprio un errore di comunicazione grave nel passato, il vino si è voluto ritagliare uno spazio di eccezionalità che giustificasse la corsa verso il rialzo dei prezzi e gli anni felici… per fare questo si è iniziata la retorica del “bere meno ma meglio”, si è costruito un linguaggio e ritualità “alti”, ma alti in un senso piccolo borghese e non in un senso reale, la continua e incessante litania dei ritrovamenti e del parlar forbito (ma stile Bonolis). Potrei andare avanti a fare esempi di strumenti utilizzati per aumentare l’importanza del vino, ma hanno avuto come solo risultato renderlo difficile e respingente, un qualcosa da adepti con strani rituali e linguaggi, la gente normale si è allontanata, gli appassionati e i maniaci chiusi a tartaruga come legioni romane… Il risultato è quello che sta accadendo oggi, una grande crisi del settore 😉
    Ps non so se è sociologia spicciola, ma le dico da tantissimo queste cose e il futuro sarà ricollocare il consumo del vino nella tradizione quotidiana italiana

  11. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    bhè, è un po’ quello che ho tentato di esprimere anche io quando dicevo che gli altri drinks vengono percepiti dai giovani come semplici, mentre il vino (ed anche, in parte, la birra) no. Il vino è stato reso difficile, come dici bene, a causa di una serie di motivi e quindi esiste una casta/nicchia di appassionati e/o addetti al settore piuttosto lontana dalla maggioranza dei consumatori che di tante finezze, terminologie ecc. non si cura, ma bada più al sodo. Senza contare poi i danni fatti dal sistema delle denominazioni. E’ un ginepraio che s’infittisce sempre più. Io stesso mi ci perdo puntualmente…pensa te come possa districarcisi un non appassionato!

  12. … ma siamo così sicuri che il vino abbia bisogno di questa aura Nazional Popolare della bevanda-cibo oppure della bevanda-banalità? Ma pensate davvero di rivolgendovi sempre ald un pubblico enobeota si possa creare una controtendenza favorevole all’economia della prosduzione del vino? Il vino si porta dietro aspetti culturali di poesia , di fatica contadina , di scienza , di territorio . Banalizzarlo alla stregua di una semplice bevanda dissetante senza valenza alcuna qualitativa non penso faccia bene al mondo del vino di qualità , perchè la lotta , allora , sarà sul prezzo e sulla diffusione di massa populista , non popolare .Guerra persa in partenza . Il Prosecco è l’alternativa allo spritz e al cocktail ? Non certo perchè è “banale ” o vendibile , è solo un vino con caratteristiche “complessissime di semplicità” , non è un ossimoro , e questo viene percepito da chi beve , compresa la piacevolezza . Come lo è la coppa di Champagne o lo spumante beneaugurante o come premio di fine giornata . No , il nazional populista non fa per me …

  13. ha risposto a vinogodi: scusa debbo essermi spiegato male 😉 ma chi ha mai detto che bisogna banalizzare il vino. Anzi pensare che riportare il vino alla sua dimensione di cultura materiale, artigiana e contadina sia “banalizzarlo” è parte del problema. A mio modesto avviso, trattarlo come uno status simbol, come qualcosa di cui chiacchierare per dar sfoggio di cultura da poco, con un linguaggio fintamente aulico e tecnico, relegarlo a compito per geni (ma poco intelligenti)… beh quello si che è “banalizzarlo”.
    In due parole restituiamo al vino Dioniso e spogliamolo di Apollo.

  14. ha risposto a vinogodi: Ps altro che enobeoti, conosco bevitori che bevono benissimo, senza giocolerie, gargarismi, eliocrisi e feticismi vari e che magari sanno passare da una selection de grands nobles ad un santa maddalena quando serve… Credimi sono molto più contagiosi di rituali stanchi da vecchi notai di provincia (con tutto il rispetto per notai e provincia ;-))

  15. ha risposto a Alessandro Bocchetti: …per enobeoti intendo il popolo bue , quello che ritiene ancora il vino merce premium price da scaffale rasoterra degli ipermercati , magari in brik e bottiglione , da accompagnare ,ghiacciato, il desinare quotidiano e per ottenere un pò di euforia a buon mercato . Preferisco allora il “work in progress” del neofita appassionato un pò per moda un pò perchè se no sarebbe out con la ragazzina non necessariamente tamarra , che gira con la guida di turno sotto il braccio perchè comunque l’enografia rimane materia ostica , fin quando la “luce” della conoscenza ( o , meglio , della sana enocuriosità) non ti ha illuminato …

  16. ha risposto a vinogodi: Beh vedi il problema è che la ragazzina mediamente quello lo vede come uno sfigato… Altro che! 😀
    Cmq credo che del vino in brik o da discount nessuno ne parlava qui sopra… Non è che il mondo sia o bianco o nero 😉

  17. direi che il messaggio n.21 lo sottoscrivo tutto!
    Anche io non voglio certo dire che bisogna rendere il vino semplice, standardizzato e banale come un cocktail (guai se avvenisse!), ma nemmeno comunicarlo come materia da illuminati o da pseudo-intellettualoidi perchè così facendo poi è normale che la ragazzina – tamarra o meno – come dice bene Bocchetti l’enofilo alle prime armi con la guida sotto braccio lo scacia come la peste nera e si appiattola di conseguenza al para-bulletto col drink alcolico da discoteca. Ovviamente, parrebbe una banalità che il nazional populismo al confronto rabbrividirebbe, però il detto “in medio stat virtus” non è poi così campato per aria.

  18. ha risposto a vinogodi: Mah io spessissimo sono compagno di bevute di BM ed appunto la vedo passare con disinvoltura da vini inarrivabili a vini semplici… Basta siano bboni! Soprattutto ti assicuro che non l’ho mai (e dico mai) sentita gargarismare, giocolierare, eliocrisiare ecc
    Lo sai che fine farebbe fare allo sbarbato con il libro sotto il braccio e i sentori di tamarindo? 😀

  19. ha risposto a Alessandro Bocchetti: …ho paura che si stia andando un pò fuori dal seminato della discussione . Da un lato chi la qualità del vino la vede in senso totale , con il requisito minimo della qualità percepita associata al piacere culturale ed edonistico . Dall’altra chi ne è lungi dal comprenderne la valenza non solo sensoriale ( che però è autoportante) ma , anzi , la stravolge nei significati più feticistici o autocelebrativi , situazione che li accomuna agli strippati di altri campi : mai sentito disquisire fra loro due appassionati informatici , o tifosi di calcio o appassionati di orologi? Non per questo si vendono meno PC o cellulari , ci si abbona meno a Sky o non si annovera almeno un Rolex fra i desiderata da portare al polso (anche se , personalmente , sono ben altri gioielli meccanici che agogno) .Mi sembra semplicistico guardare il dito che indica la luna del povero coglione autoreferenziale e non guardare oltre , dove il mondo del vino soffre una grande crisi di comunicazione innanzitutto . Chi governa il vapore è un incapace , come chi promuove i beni culturali ed il turismo . La crisi del vino non è una crisi di “vocazioni” , quanto una crisi d’immagine “cantata” : di Veronelli e Cernilli in giro ne vedo troppo pochi …

  20. ha risposto a Alessandro Bocchetti: …PS: la Cristina , secondo me , pur conoscendola pochino (anzi niente , ahimé) non penso giudichi i suoi interlocutori dalla capacità di apprezzare La Romanée di Ligier Belair rispetto ad un Chianti dei Colli Senesi generico…

  21. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Parlate di me? mi sono persa un pezzo! Comunque vedo che mi conosci abbastanza bene da sostituire perfettamente i miei interventi in mia assenza. Mi rileggo un po’ il botta e risposta tuo con Vinogodi…

  22. ha risposto a vinogodi: Ciao Vinogodi! Ha ragione Bocs, io non gargarismo e non amo il tamarindo, ancor meno il cardamomo che se non ho capito male esiste in natura solo con finalità di parametro per definire il profilo olfattivo di un vino. Altro utilizzo non mi è chiaro. I vini mi interessano quando sono bboni e basta. Certo, fatico a trovare vini semplici e a prezzo ragionevole che mi piacciano, però ho bevuto fiumi di schiave nella mia vita e continuo a farlo. Anche qualche Lambrusco, và! Ciao!!!!!

  23. Io sarei per i vi(TIG)ni rari. Meglio un Pignoletto che un Prosecco (pour moi)! Per il resto Lm07 (anche se pessima per i rossi impegnativi,,tipo il Carema).
    Categoria: anarchico?

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