Birra. Con la Tournay de Noël è sempre festa al MaccheTempo di lettura: 3 min

Succede che in queste feste dopo esserti fatto come antipasto un fegatello e un arrosticino, poi una fiorentina da 1 Kg al Fire and Grill al Torrino (quartiere Roma sud, subito dopo l’ EUR), ti dici “ma una birretta no?”.

Una birretta sì, e alle 4 del pomeriggio chi è aperto che può offrirti una buona birra?
Scelta quasi obbligatoria , il “Macche”, e allora via per quel di Trastevere.

Arrivi sano e salvo in loco e il tuo occhio va sulla Caterpillar, ma avevi promesso di scolartela da un’altra parte, e allora ti incuriosisce un etichetta nera e verde pino con tanta neve, domandi che birra sia, ti dicono una natalizia (dall’etichetta non è che mi aspettavo una Blanche…) cioccolatosa, te la fanno financo assaggiare. Prendi la coppa con quei (forse) 5 cl e come la annusi non hai dubbi, ti bagni le labbra per confermare i sentori al naso e reagisci deciso, gli ridai la coppa.
“Riempila!”
Parliamo della Tournay de Noël della Brasserie de Cazeau.

La storia della Brasserie de Cazeau è antica, parte dal 1753, o almeno a quell’anno risalgono i documenti storici riguardanti la produzione birraia, per fermarsi al 1969.
Nel 2004, a 35 anni di distanza dall’ ultima brassata, gli eredi dell’ ultima gestione dell’azienda decidono di riavviare la produzione birraia sotto l’occhio scettico del papà ormai pensionato, che poi si ricrederà.

Da allora, la produzione è aumentata e si è affinata (7 lustri di inattività si facevano sentire…) ed è attualmente a poco più di 450 HL un anno. Lo scopo della Brasserie de Cazeau, come recita sul loro sito,  è quello di produrre birre tradizionali di alta qualità, pur mantenendo alto lo stile di artigianato legati alla tradizione di famiglia.

Torniamo a questa Tournay de Noël, che si accumuna alle altre Tournay per l’uso delle sole materie principali senza l’ aggiunta si spezie, e al contempo si differenzia dalle altre birre natalizie di stampo belga proprio per l’ assenza di queste. Acqua, 5 malti, 3 luppoli, zucchero e lievito nella fattispecie per questa.

Nel bicchiere si presenta scura impenetrabile con riflessi rubino, ampia schiuma beige, cremosa, ma non persistente.
Al naso non è subito pronunciata, riposando un po’ esce meglio, assieme ai malti tostati e al cioccolato amaro, troviamo qualche sentore floreali di luppolo e di frutta, prugne e susine decisamente,
Al palato è strutturata: in bocca risaltano i malti tostati, note di caffè e cacao su di una base dolce, quasi di caramello, a seguire sentori più amarognoli, il tutto accompagnato da punte dolci/asprigne riconducibili ancora alle prugne. Finale secco con un retrogusto dolce amaro abbastanza persistente.
Ha un corpo medio che nasconde molto bene la sua gradazione alcolica di 8.2°, in piena linea con le birre delle festività, e la rende molto beverina.
Di sicuro ben si accompagna ai dolci, ma anche come birra da meditazione dopo 1 Kg di fiorentina (più fegatelli e arrosticini, ndr) è perfetta…
Birra buona, ben fatta e, citando Manuele Colonna proprio su questa Brasserie, “si spera che un giorno finalmente entrino nell’Olimpo delle birre belghe.”

Adriano Desideri

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui