Black Mamba e i vitivinicoli. Ricchi, così appare

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Bella domanda: il settore vitivinicolo è ricco?

Il Ministro dell’Agricoltura Mario Catania è intervenuto alla riunione dell’Unione Italiana Vini nella sua sede romana ai Parioli,  per fare il punto della situazione del settore agricolo, con particolare riferimento al comparto vitivinicolo nel contesto attuale italiano ed europeo.

Principali temi trattati:

  • Politica Agricola Comunitaria (PAC)
  • Fiscalità del settore agricolo
  • Consumo di bevande alcoliche (l’Ordine del Giorno qui prevedeva un intervento di Black Mamba in qualità di specialista, che purtroppo è zompato per cause tecniche: grosso guaio con la colla delle ciglia finte, non reggevano! Sarà per la prossima volta…)

PAC: Il negoziato sulla nuova PAC è in fase di stallo poiché l’attenzione a livello comunitario è fortemente concentrata sulla crisi finanziaria e l’euro. I temi centrali da affrontare nell’immediato futuro, tuttavia, saranno:

  1. Liberalizzazione dei diritti  di reimpianto. Una forte maggioranza di paesi europei vuole arrivare alla liberalizzazione totale dei diritti, ovvero, alla loro eliminazione. Si pone quindi il problema della gestione degli albi delle denominazioni, per il futuro. E’ evidente che i paesi produttori siano contrari alla liberalizzazione, per evitare forti squilibri produttivi e grossi rischi di speculazioni sui territori più significativi della produzione vitivinicola.
  2. Eliminazione degli aiuti alla distillazione e ai mosti concentrati. Le distillazioni sono importanti per eliminare dal mercato sottoprodotti e vini di qualità non idonea. Svolgono una funzione calmierante e occorre, pertanto, stabilire, nel caso, misure alternative che portino gli stessi risultati. Circa i mosti, in Francia e non solo, come sapete, si pratica lo zuccheraggio. Pertanto sarebbe auspicabile che un coordinamento a livello europeo evitasse misure contro il principio della leale e corretta concorrenza fra i paesi.
  3. Fiscalità. E qui arriviamo al sodo! La percezione collettiva è di un settore eccessivamente assistito e si corre il rischio che alcune misure che dovrebbero facilitare, vengano ridimensionate. Il settore vitivinicolo, per essere chiari, è percepito come estremamente ricco. Si tende a sovrastimarne la ricchezza economica e a sottovalutare il ruolo fondamentale che le aziende vitivinicole hanno nel mantenimento dei territori. Le aziende agricole in generale, sono anche le più esposte al rischio climatico e alle conseguenti oscillazioni di redditività, è ovvio! Qui per maggiori chiarimenti vi invito a dare un’occhiata alla classifica dei bilanci che Anna di Martino pubblica ogni anno sul Mondo. Se li mettete in fila e fate una fotografia del settore vi rendete conto che non si sta parlando del più ricco del pianeta!
  4. Vino e Alcol. Vino è cultura, non stragi notturne dopo la discoteca! Purtroppo l’argomento è di attualità e sensibilizza l’opinione pubblica. Sarà forse il caso di chiarire la differenza fra cultura e sbronza, benchè rappresenti sicuramente un problema di ordine pubblico? Attenzione perché si rischia che il comparto paghi per le responsabilità di altri settori!

Forse è giunto il momento di  occuparsi di una comunicazione reale, dei problemi veri del settore e non solo di poesia. Il problema non è all’orizzonte, ma già qui e tangibile e forse sta per diventare un guaio.

In questo contesto assai complesso, abbiamo un Ministro competente e serio che conosce fino in fondo l’argomento ma anche la politica europea. Spiacente, ma questa è l’unica buona notizia per oggi!

Parola di Black Mamba

35 Commenti

  1. Che dire, il quadro non è bello, cara Cristiana, però concordo con te che il Ministro Catania sia persona di estrema competenza. Il problema è che in caso di emergenza ( la situazione attuale purtroppo lo è) qualche taglio va fatto. Il settore vinicolo non è ricco ma è percepito ricco e per chiarirci, credo che sarà castigato. Non mi sono alzato ottimista oggi. Si vede?

  2. Tutto vero ma le aziende agricole però hanno effettivamente agevolazioni fiscali che forse andrebbero riviste. E’ altrettando vero che l’industria ad esempio ha la cassa integrazione. E’ complessa la situazione ma questi punti salienti che hai evidenziato mi sembrano efficaci. Sulla comunicazione mi trovi in pieno accordo, basta poesia. Se non sbaglio ne avevi già parlato del fatto che si tende a dare una veste filosofica all’argomento a scapito della concretezza e ora è il momento di essere concreti. Credo che l’unica cosa concreta all’orizzonte siano dei tagli però. Penso ci sia il castigo in vista. Speriamo di no! Ciao Cri, bel post

    • ha risposto a Simone Coletti: Sì ne avevo accennato mi pare. Temo anch’io il castigo in vista. Il discorso che introduci sulla cassa integrazione non è da sottovalutare. Vediamo se qualche produttore di vino ha da dire la sua.

  3. Interessante, sugli albi delle denominazioni sarà complicata la gestione. Il primo punto di cui ci riferisce mi sembra il più complesso.

    • ha risposto a Davide: Sì credo anch’io ma a occhi secondo me non sarà questo il primo problema da trattare. Credo sia aria di dare la precedenza alla parte riguardante le agevolazioni fiscali. Così mi pare!

  4. Black Mamba, sta diventando seria… Brava!
    Sarebbe anch ora liberalizzare i diritti di impianto, sono una vergogna come le licenze!

    • ha risposto a Carlo Giovagnoli: Seria no, figurati, sto andando ai matti fra l’altro perchè ‘sta storia delle ciglia finte non si risolve, non ne vengo a capo, non s’attaccano più. Non fanno più le colle di una volta!
      Sulla liberalizzazione dei diritti di reimpianto la vedo dura. Dubito che i produttori italiani siano d’accordo. Nel caso poi ognuno farebbe come vuole, ti è chiaro questo? Hai idea di quale rischio di speculazione correrebbero i territori più importanti per la produzione?

      • ha risposto a Cristiana Lauro: mah, speculazione dici!? Più di quella che già fanno??? A me povero dipendente sembra che diritti di impianto, come licenze e altre guarantigie siano semplici benedir mascherati da altro… Mi sai spiegare perché se io ho un terreno e voglia di lavorarlo, non possa impiantro prima di aver pagato un balzello a chi non ne è stato capace? Mistero…

  5. la questione dei diritti è cruciale per il futuro del vino di qualità, una liberalizzazione pura e semplice farebbe saltare tutto
    mi pare che la nuova OCM la preveda dal 2015 quindi c’è poco tempo per gestire i cambiamenti
    mio caro Giovagnoli va bene eliminare le barriere all’entrata ma non possiamo smontare un sistema che sull’unicità e specialità e scarsità dei luoghi di origine fonda le sue specifiche di qualità
    per quanto riguarda la comunicazione è importante ricordare sempre che il vino contiene alcol e che l’alcol non è salubre
    sulla fiscalità ci sarà poco da salvare, la crisi porta tagli e dove le forbici trovano…
    brava Cristiana, sempre aggiornatissima!

      • ha risposto a Carlo Giovagnoli: Carlo quanto dici è vero ma rappresenta solo un pezzo della questione che si potrebbe risolvere per esempio vietando il trasferimento dei diritti delle aziende che chiudono
        immagina però cosa succederebbe nelle pianure polacche o sulle colline slovacche (per non parlare di Romagna, Puglia e Languedoc) se si liberalizzasse senza alcun controllo, ricorda che il settore produce ogni anno eccedenze!
        Non balzello a carico dei nuovi entranti ma barriera fisica per evitare guai peggiori

        • ha risposto a paolo trimani: Beh sulle eccedenze la soluzione è semplice… Basta non dare come sembrano intenzionati, la distillazione o altre diavolerie… Vuoi produrre ettolitri e non venderle… Basta che tu sia disposto a berteli 😀 giochi a parte basterebbe vigilare su zone e sottozone, su DOC e Docg, poi se vuoi fare vino da tavola accomodati basta che riesci a venderlo, se no libero di far bidet 😀

        • ha risposto a paolo trimani: Trimani direi barriera fisica necessaria, inevitabile, sarebbe il caos. Davvero qui pensiamo di fare regole togliendo le regole? Non mollate perchè questo è un problema serissimo. Bene che Lauro ne parli e benissimo che si apra la discussione ma stiamo attenti perchè per il settore la liberalizzazione sarebbe una catastrofe e le eccedenze sono un aspetto non secondario.

  6. Cara Cristiana,
    l’argomento interessa eccome…

    La pressione si sente e la famosa bastonata arriverà prima o dopo.
    Mi auguro che la liberalizzazione degli impianti non arrivi ne ora ne mai e credo che chi la paragona alla vergogna delle licenze manca forse di un punto di vista sufficientemente a fuoco sulla questione.

    Ma questo è solo il magro parere di una ragazzotta di campagna che non imparerà mai ad usare le ciglia finte… accidenti!!

    • ha risposto a Chiara: Cara Chiara, sono d’accordo con te e sarebbe il caso che qualcuno se ne occupasse ora, prima che sia troppo tardi. Dopo tanti anni di belle storielle sull’unicità, le microzone di produzione come sinonimo di qualità cosa raccontiamo ora? Erano tutte sciocchezze? Difficile, molto difficile…Ciao Chiara e benvenuta su Scatti! P.S poi ti insegno a usare le ciglia finte…Scherzo non le so usare nemmeno io!!!!!!

  7. Mi sembra mera conservazione… La qualità non si tutela individuando e conservando diritti feudali, ma vigilando sulla qualità di zone e sottozone… Non c’entra niente con il pagare diritti di impianto a chi ha espiantato perché nun è capace (se di e a Roma)

    • ha risposto a Carlo Giovagnoli: cito “vigilando sulla qualità di zone e sottozone” e questo, a mio parere, si riesce a farlo controllando/limitando dove e quanto piantare
      quando parli di conservazione centri un altro bersaglio, il vino diventa grande solo col tempo, dopo molto tempo: ti vengono in mente grandi terroirs emersi dopo dieci anni dalla prima vinificazione??? Anche Sassicaia che è stato un successo fulminante ci ha messo comunque una ventina d’anni… e tanto marketing! 😉

      • ha risposto a paolo trimani: e no, caro sor Trimani… Si fa facendo come in Francia… Una classificazione credibile dei territori e non dando a tutti i medesimo diritti… Solo dieci anni fa quanti era o gli ettari vitati a sangiovese grosso a montalcino?

        • ha risposto a Carlo Giovagnoli: unifico il 3d per semplificare
          – la distillazione è uno dei tanti balzelli a carico della collettività che premia aziende non meritevoli e spero, da sempre, che sparisca dalla circolazione
          non credo però che i produttori siano d’accordo o contenti ma sono affari loro
          – classificare zone e sottozone attribuendo valore in base alla qualità è necessario, Montalcino come al solito è stato un laboratorio delle peggiori pratiche colturali e culturali. Basta fare il contrario di quel che è successo lì ;-D

  8. Io non so se sono ricchi i produttori di vino, so solo che si comportano come se lo fossero. Hanno belle macchine, sono molto ben vestiti, girano il mondo in alberghi 5 stelle, viaggiano in prima classe, spendono molti soldi al ristorante (sì ma devo vendergli il vino!) e le loro mogli hanno borse firmate. Spesso hanno dodici cognomi e titoli nobiliari, soprattutto in alcune zone. Non sono i più ricchi? Probabile ma c’è chi se la passa peggio in questo periodo.

    • ha risposto a Raimondo: Be’ se parti da questo punto di vista però l’analisi diventa piuttosto dispersiva nei vari settori. E poi c’è sempre chi se la passa peggio, come dici tu. Dai un’occhiata all’analisi di Anna di Martini, è interessante!

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