In questo scorcio di primavera annunciata, Roma ha offerto a produttori, addetti e appassionati l’ennesima iniziativa degli eclettici e infaticabili Ian D’Agata e Massimo C. Comparini: la prima degustazione Winter Rome Wine 2012, paradossalmente e ironicamente dedicata all’inverno mentre il sole finalmente ritorna in una città completamente imbiancata dalla neve fino a tre settimane fa.

Bene, esaurito il bollettino meteorologico, passiamo a quello enologico. L’occasione di incontro è offerta dall’adesione a questo evento-degustazione di circa trenta aziende di quelle selezionate e premiate nella settima edizione della guida ai Migliori Vini D’Italia di D’Agata e Comparini.

E bisogna riconoscere che, tra gli oltre cento vini offerti e degustati, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare diverse conferme e sorprese, a testimonianza che il mondo del vino italiano negli ultimi anni è piuttosto dinamico, nonostante le ormai ripetute crisi economiche: segno di una passione difficilmente cancellabile.

Dal Friuli alla Puglia, dalla Sicilia all’Alto Adige, dalla Toscana alla Basilicata, la manifestazione ha offerto e disegnato percorsi gustativi spesso insoliti, come si vedrà dalle descrizioni/valutazioni che seguono.

Infatti, il tratto che accomuna i produttori, oltre all’indiscutibile passione, è proprio la determinazione a ottenere risultati non scontati né banali nelle loro proposte a prescindere dagli esiti che, a volte, possono non corrispondere alle attese, soprattutto quando si rincorrono mode mai sopite o traguardi commerciali d’ingresso o di arrivo: ancora tanti, troppi, vitigni internazionali in luoghi insospettabili e strizzatine d’occhio per il prezzo e la facile beva a un pubblico che non va tanto per il sottile e magari si accontenta del vestito della bottiglia a discapito del suo contenuto.

Ma occupiamoci delle conferme/sorprese di cui si diceva e rallegriamoci insieme ai curatori della guida e ai produttori per i brillanti risultati ottenuti.

Ora infatti tocca ai vini e ai loro più o meno evidenti segreti gustolfattivi.

Questi i nostri 15 migliori assaggi:

Marisa Cuomo (Campania) – Furore Bianco DOC Fiorduva 2010. Frutti della passione ed ananas in primo piano in questo prodotto che è sempre una sicurezza. Mineralità e frutta secca, fiori bianchi e erbe aromatiche rendono l’olfatto indimenticabile. Strutturato ma di grande finezza , darà il meglio di sè tra qualche tempo.

½

Nals Margreid (Alto Adige) – Alto Adige DOC Pinot Bianco Sirmian 2011. Campione di botte, ma anche campione di eleganza. Sentori di agrumi, pesca sciroppata, fiori gialli e pietra focaia. Complesso e persistente con lunghissimo e piacevolissimo finale floreale.

Nals Margreid (Alto Adige) – Alto Adige DOC Sauvignon Mantele 2011 (Campione di botte). Frutta secca e piante officinali, portano in secondo piano una nota vegetale appena presente. Polposo e avvolgente, ma di grande freschezza, conquista il palato con un finale tutto minerale.

½  e secchio

Donnafugata (Sicilia) – Sicilia IGT Zibibbo Lighea 2011. Mineralità, sentori agrumati, note floreali, insieme a tanta freschezza e bevibilità, rendono questo Moscato secco un prodotto affatto banale.

e secchio

Donnafugata (Sicilia) – Passito di Pantelleria DOC Ben Ryé 2009. Tutta l’isola in un sorso, verrebbe da dire. Origano, rosmarino, pesca sciroppata, macchia mediterranea ed erbe aromatiche raccontano un naso che sa di Pantelleria. Al gusto la freschezza accompagna una grande struttura, con piacevole finale balsamico e speziato.

 e ½

Marco Carpineti (Lazio) – Lazio IGT Bianco Moro 2011. Due varietà di greco (Moro e Giallo), un attento produttore bio e terreni vocati ed il gioco è fatto. Camino spento, frutta secca fiori bianchi descrivono un’olfattiva di grande suadenza. Al gusto strutturato ed elegante con finale di susina.

e ½

Scubla (Friuli Venezia Giulia) – Colli Orientali del Friuli DOC Pomédes Bianco 2009. Da uve Pinot Bianco 65%, Friulano 25%, Riesling Renano 10%. Nonostante la fermentazione in barrique non si avverte una presenza invasiva del legno, ma freschezza e mineralità, con note di agrumi e nespola, fiori e frutta secca anche sul lunghissimo finale.

Scubla (Friuli Venezia Giulia) – Colli Orientali del Friuli DOC Sauvignon 2010.  Salvia, agrumi e biancospino, ma anche note minerali e di nocciola, si aprono al naso in un quadro olfattivo piuttosto complesso. Vino di grande finezza, freschezza e bevibilità.

 ½ e secchio

Poggio di Sotto (Toscana) – Rosso di Montalcino DOC 2007. Ci sembra di assistere alla esibizione di un bravissimo danzatore. E’ così che i sentori ematici e minerali, si combinano con quelli speziati e fruttati in un valzer di emozioni. In bocca entra in punta di piedi e conquista subito dopo tutto il palato, restituendo freschezza e facilità di beva, a dispetto della persistenza e complessità.

e secchio

Castello di Monsanto (Toscana) – Chianti Classico DOC Riserva Il Poggio 2007. Frutti di bosco, buccia di pesca, nocciola e grafite ci raccontano il naso di questo “classico” in tutti i sensi. Fresco e dal tannino levigato ma ancora presente, il vino chiude con un lunghissimo finale speziato.

e ½

Isole e Olena (Toscana) – Toscana IGT Cepparello 2008. Un tannino levigatissimo è la cifra di questo sangiovese, che anche in annata non facile riesce ad esprimersi ad un grande livello. Il finale lunghissimo ci riporta a ricordi di mora e spezia. Elegante e di grande complessità.

Boscarelli (Toscana) – Vino Nobile di Montepulciano DOCG Nocio dei Boscarelli 2007. Note di tabacco, liquirizia e cuoio si intrecciano a sentori ematici e di arancia sanguinella. Al gusto ancora un tannino in grande rilievo, ma anche di grande qualità. Lungo il finale speziato e grande acidità tipica di un sangiovese in purezza.

e ½

Gianfranco Fino (Puglia) – Primitivo di Manduria DOC ES 2010. Una frase potrebbe sintetizzare la degustazione: “16 Gradi e mezzo e non sentirli”. Un’altra potrebbe essere “Vigna vecchia fa buon vino”, dato che le uve provengono da 12 vigne diverse di età compresa tra i 55 ed i 90 anni. Prugna, ciliegia, mela cotta con ricordi quasi di sidro e calvados, fiori secchi, cannella e pepe descrivono un quadro di sensazioni molto articolato. Freschezza e pienezza fanno tutto il resto. Risultato fuochi d’artificio per un prodotto unico nel suo genere.

Agricole Vallone (Puglia) – Salento IGT Graticciaia 2008. Questo Negroamaro in purezza, da uve appassite, ci regala sempre tante emozioni. Mirtillo, prugna , cacao, muschio e macchia mediterranea ci descrivono uno spettro olfattivo decisamente interessante. La complessità e la struttura non tolgono spazio ad acidità e personalità con un finale balsamico e di spezie orientali.

Torre dei Beati (Abruzzo) – Montepulciano d’Abruzzo DOC Mazzamurello 2009. Al naso si avvertono ricordi di prugna, visciola e lampone. Tannino di grande finezza, freschezza e chiusura di pepe ed incenso, ci parlano di tipicità e suadenza.

 e ½

(Carlo Bertilaccio e Maurizio Valeriani)

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