Vinitaly 2012. La giornata perfetta di un assaggiatore seriale

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Bighellonare tra gli stand, apparentemente senza meta, del Vinitaly seguendo le curiosità e le voglie del momento. Tra vecchie passioni, piacevoli conferme e nuove scoperte. Ecco il resoconto di un assaggiatore seriale di vino.

Iniziamo alle dieci, la colazione dei campioni. Da Chiarli tigelline calde con il lardo e lambrusco Premium, niente di nuovo sotto il sole, ma un sorso di Sorbara fresco e corroborante, sempre piacevolissimo perfetto per iniziare ad affilare le armi (2 scatti + secchio)

Un salto in toscana, dove assaggiamo una vecchia conoscenza, i vini di Mastrojanni, una storica azienda ilcinese rilevata recentemente dalla famiglia Illy che ha saggiamente deciso di cambiare poco e niente. La linea è tutta convincente, anche il nuovo nato Vigna Loreto 2007, un cru di un ettaro e mezzo su un terreno di tufo e ciottoli. Interessante, ma in questa fase ancora un poco contratto e scontroso. Mentre è pienamente convincente lo Schiena d’asino 2007, colore rosso granato scarico e tipico da sangiovese. Il naso è complesso e sfaccettato, il frutto vira rapidamente su note minerali ancora abbozzate che si scolpiranno con il tempo, poi la liquirizia e la macchia mediterranea. All’assaggio il frutto è pieno, nitido e compulsivo, poi il goudron, ancora un bimbo ma già disponibile. (3 scatti)

Sempre restando in Toscana e in terra di brunello un mito. Poggio di Sotto, chi non conosce questa cantina. La recente acquisizione non ha cambiato nulla e la batteria che ci mettono davanti è da urlo: cominciamo dal rosso di Montalcino 2008, è buonissimo, fine ed elegante al naso, su una polpa importante. Profumi di timo e rosmarino, su un frutto scabro e austero disegnato perfettamente. La beva è fresca e piena, senza cedimenti, finisce prima di porci trope domende (4 scatti). Poi I brunello, il classico 2007, dal colore limpido e tipico. Il naso è compulsivo su frutta croccante, poi la pesca e le erbe. La bocca è ricca ma fine. Tannini vivi e composti su una bella acidità. La bocca resta paga, ma bramosa (4 scatti). Chiudiamo con la suntuosa riserva 2006 dal colore tipico e limpido, il naso è fresco, complesso ancora chiuso su note minerali che si scolpiranno bene nel tempo, erbe e note di piccoli fiori, poi il frutto, la pesca su tutto. All’assaggio è fitto, pieno, senza cedimenti o incertezze, chiude sapido quasi salmastro e poi una rosa suadente e fresca (4 scatti)

Un salto in abruzzo, per assaggiare la nuova creatura di Emidio Pepe, saranno cinquant’anni che Pepe non esce con un nuovo vino. Tocca al Pecorino 2010, solo 3.000 bottiglie, per una lettura particolare e molto in linea con lo stile di casa di questo autoctono. Il cemento lo doma, senza rinunciare alla fresca acidità tipica del vitigno. (2 scatti)

Passiamo in piemonte con una scoperta sulle colline novaresi, segnatevi questo nome: il Chiosso, e soprattutto il suo Ghemme 2007, sin dal colore colore nebbioleggia: piacevolmente scarico e limpido. Il frutto è scabro e dinamico, note minerali ancora accennate. La beva è fresca e dinamica, su tannini vivi ncisivi e composti, ancora un bimbo ma già molto promettente, peccato che chiuda leggermente alcolico (3 scatti). Poi un classico il Barolo Chinera 2008, di Elio Grasso, il colore è scarico e tipico. Il naso è ancora scorbutico, ma molto varietale e intrigante nelle sue note balsamiche. La bocca gira sui tipici toni fioriti barolisti, netta la rosa che si staglia sul frutto (3 scatti).

Chiudiamo in Campania con uno dei nostri fiano prediletti: Villa Diamante Vigna della Congregazione 2010, il colore è limpido con bei riflessi verdolini. Il naso è compatto, già su toni minerali ed agrume, il limone su tutto. La bocca è ricchissima anche se ancora contratta su un corpo importante e alcolico. Note sulfuree affumicate e quasi tannico, molto promettente, ma necessita ancora di bottiglia (3 scatti).

Per oggi è finita, ma non si uccidevano così i cavalli da corsa?

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