Groga, la Helles di Sardegna del birrificio Dan mi convince

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Oggi parliamo di Sardegna, la regione con la percentuale più alta di bevitori di birra, poi che sia l’Ichnusa quindi Heineken è un altro paio di maniche. Fatto sta che loro da soli fanno  i numeri per tutta l’Italia, forse solo Roma gli tiene testa…
Ma bando alle ciance, birra artigianale sarda.
Un amico trapiantato in continente dalla ridente città di Carbonia, quella della fantomatica miniera di Sassu Scriptu di Fantozzi, mi ha fatto assaggiare delle birre prodotte dal microbirrificio DAN, un laboratorio per la produzione di birra cruda, come recita il loro sito web prodotta in modo artigianale, utilizzando le migliori e più pregiate materie prime. Non filtrate e non pastorizzate, mantengono intatti aromi e sapori che con il tempo migliorano, rendendolo un prodotto vivo.

La produzione si ispira a stili di birre prevalentemente tedeschi, con ricondizionamento in bottiglia.

Mo’ a dilla tutta, gli feci notare che dalle parti sue c’era un birrificio, e quando dico parti sue intendevo a 500 metri da casa… Già avevo avuto occasione sempre grazie a questo amico di assaggiare l’anno scorso 3 produzioni su 4 del birrificio DAN, ma devo ammettere che non mi avevano impressionato più di tanto.

  1. Argyrò (Argento in greco), ispirata allo stile pilsner ceco
  2. Korra (nome antico sardo del mollusco con cui si ricavava la porpora), ispirata allo stile bock
  3. Trigurìa (gioco di parole sardo campidanese tra grano -trigu- e ritardataria –trigraria- prodotta per ultima ma pensata molto prima), ispirata allo stile weizen bavarese
  4. Sàdeunu (altro gioco di parole sardo, contrazione della forma idiomatica“la prima” -sa cussa de unnu-) ispirata allo stile doppelbock (questa mi manca all’appello)

La  Korra l’ ho trovata di non facilissima bevibilità ma particolare nel gusto, la Argyro è una Pils che si lascia bere ma siamo lontani dalle Pils artigianali come la Tipopils del Birrificio Italiano o la Grigna di Lariano o la Magut di Lambrate, mentre la Trigurìa è una Weiss poco bananosa, diciamo che non è proprio una Weiss in stile perfetto. Non cattiva, se la trovo a tavola la bevo volentieri, quello sì.
Adesso direte, vabbè ma sto microbirrificio allora non fa birra buona!
Non è vero, perché comunque rimangono prodotti che mantengono la prima caratteristica che deve avere la birra, la convivialità. Non disturbano, sono bevibili anche a oltranza, poi i gusti sono personali.
Ma arriviamo alla nuova nata in casa DAN, la Groga (giallo in sardo), da quanto descritto sulla pagina Facebook del birrificio, una Helles in pieno stile.
Un bel giallo dorato sovrastato da un cappello di schiuma a bolle medie e mediamente persistente; al naso il maltato la fa da padrone,  accompagnato al miele ma con un qualcosa che pizzica al naso, un agrumato sempre tendente al dolce, mandarino o clementina, assieme a una nota di amaro non eccessiva.
In bocca vengono confermati tutti i sentori del naso, frollino al miele con questa nota agrumata e friccicosa sulla lingua, ben bilanciato da un amaricante non aggressivo ma presente quanto basta a compensare il tutto. Corpo medio ,carbonatazione moderata e 4.5° la rendono una birra magari non da session, ma indicata come apertura e prima parte di serata per poi spostarsi su sapori un po’ più decisi o strutturati.
Un birrificio che ha passione in quello che fa e dai grandi margini di miglioramento, o meglio, di affinamento.
Se siete in terra sarda potete recarvi in uno dei locali indicati nel sito per assaggiare le loro birre, altrimenti ve le potete far spedire ordinandole direttamente a loro: io sto organizzando una cordata per la Groga…
Ah sì una cosa, l’etichetta della Groga è leggermente triste, se la facevano in sequenza con le altre 4 manteneva uno stile semplice pulito chiaro e con il logo in grande a caratterizzare.

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