10 buoni propositi per il 2015, ma a suon di birra artigianale

Quando tutto intorno a te non vedi altro che luci, alberi di natale e doni impacchettati con colori iridescenti, forse è il caso di arrendersi e lasciare che le feste spazzino via il cinismo e il disagio. Almeno fino a Capodanno.

Così mi sono ritrovata a pensare che il 2015 possa essere un anno migliore di quello appena trascorso. Con una mano sul cuore, gli occhi da Candy-Candy e lo sguardo che volge all’orizzonte, ho fatto una classifica di ciò che il 2015 potrebbe risparmiarsi e, con una manciata di ottimismo, di ciò che mi auguro accada oppure non accada.

No, speriamo che:

farmer

1. Le aziende agricole, produttrici di frutta e verdura, non siano travolte dalle mode e inizino a fare birra. Produrre birra non è una missione per pochi eletti, è vero, ma richiede una preparazione che non è scontata.

associazioni

2. Le associazioni di produttori e i consorzi non siano così distanti dalla realtà dei microbirrifici italiani.

birra mikkeller 1000

3. I luppoli non siano usati come arma di stordimento per le papille gustative, ma per bilanciare o caratterizzare aromaticamente una birra.

birra strana

4. Non ci sia la corsa di molti birrifici italiani al famolo strano. La semplicità di una birra è la vera arte ed è una sfida a cui vorrei assistere nel 2015. È difficile eppure è giusto insistere sul concetto di creatività come ars combinatoria, non come libero sfogo all’estrosità.

birra vs vino

5. Non continui l’insensata contrapposizione vino vs birra, come se fossero due cose facilmente paragonabili e sostituibili.

Sì, speriamo che:

luppolo

1. Siano messe a dimora piantagioni di luppoli italiani, magari curati dalle aziende agricole di cui sopra. Possono essere una valida alternativa (non coercitiva!) ai luppoli esteri.

birre uguali

2. Da parte dei birrifici ci sia più fiducia nella propria creatività, più ricerca e quindi, meno birre cloni. E qui cit.: il creativo non è colui che ha tratto qualcosa di nuovo ex nihilo ma colui che lo ha individuato, per intuizione, per trial and error, per caso […] dalla ganga che lo racchiudeva e lo nascondeva ai nostri occhi.

quote rosa

3. Arrivino più donne nel mondo della birra, e unite in una associazione. Non per garantire una quota rosa, che è un concetto illogico, ma per condividere e far crescere delle competenze.

comunicazione

4. Ci sia più attenzione da parte dei birrifici alla comunicazione. Non sempre postare su Facebook la foto scattata dal cugino è una buona idea, come può non esserlo fare quel commento a caldo, urlato a squarciagola (o meglio, scritto in maiuscolo), verso l’ennesima notizia-fake di Lercio.

Etichetta birra

5. La data di imbottigliamento della birra sia stampata in modo chiaro sull’etichetta. Qualche birrificio sul suolo italiano applica già questa politica di trasparenza ai propri prodotti, aggiungendo a volte un’indicazione sulla shelf life della bottiglia: tra questi, Menaresta (ma anche Stavio, Vento Forte, Foglie d’Erba e Panil e se ne dimentico qualcuno aggiungetelo nei commenti sotto) che oltre alla data di imbottigliamento indica in modo chiaro sempre in etichetta che la birra che avete in mano ha 6 mesi di vita a partire da quella data (o di un anno, a seconda). In questo modo, siamo in grado di fare una scelta da consumatore responsabile, utile soprattutto quando si parla di stili birrari che non amano l’invecchiamento, come le India Pale Ale o le Weisse per dirne un paio.

Ho tanti desideri per il 2015 e sicuramente proverò a realizzarne almeno 2 di questa lista. Voi cosa proverete a concretizzare nel 2015?

[Photographer: LuckyStarr * Location: Hallertau, pourthought.wordpress.com, focusonthebeer.com, www.kegworks.com, nypost.com, blog.valetinteractive.com, www.phillymag.com, willimanticbrewingcompany.com]

7 Commenti

  1. Speriamo che i prezzi non aumentino ancora, perché io vorrei tanto bere italiano ma ultimamente mi rivolgo sempre più al mercato straniero per non spendere per una discreta birra ben più di quanto spendo per un discreto vino (ma comunque a capodanno ho brindato con una birra italiana di qualità, anche se mi è costata come un dignitoso champagne)

  2. …che venga ridotto il “tasso alcoolico”, alleggerendo
    le birre italiane (accostiamolo pure al punto 3) del no,speriamo che). Impegno preso da molti dei più accorti e lungimiranti birrai italiani, che speriamo venga mantenuto.
    E poi, si: la questione prezzi, “quoto” il commento qui sopra.

  3. Io personalmente da Mikkeller mi lascio stordire volentieri 😉
    E in generale sottoscrivo quello che dice Nino qui sopra: la birra ci piace anche per una sua maggior accessibilità, vorremmo che rimanesse tale.
    Aggiungerei un buon proposito, esplorare almeno uno scena della birra artigianale estera, io ho già la mia meta, ma per esperienza diretta e approfondita vi consiglio questa: http://goo.gl/0Ka6z0.
    Buon anno a tutti!

  4. Come buoni propositi, oltre ad una maggiore accessibilita’ delle birre artigianali italiane come prezzi e come distribuzione, mi piacerebbe la riscoperta del formato bottiglia da 0,5 lt (quantita’ per me perfetta) e della lattina anche nelle birre non industrali.

  5. concordo su tutta la linea con il post, sottolineando sulla speranza di non vedere più birre cloni (mikkekker/mukkeller o brewdog/brewfist gridano vendetta) e di vedere una migliore comunicazione, sia in etichette sia in siti web decenti magari con una vendita diretta online. Buon anno e in bocca al luppolo a tutti!

    • Magari clonassero solo i nomi… io mi riferivo ad alcune birre, e mica poche, che si somigliano parecchio e non sono nemmeno buone, per conto mio.

  6. Sul primo punto, non punterei il dito solo verso le aziende agricole, ma anche su tante delle cosiddette “beer firm”, perchè il giusto discorso del “richiede una preparazione che non è scontata” vale pure per loro (e per tutti)…e talvolta fanno prodotti di pessimo livello, oltre che inutili.

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