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Rosso rubino, dai riflessi viola, elegante all’olfatto, morbido al palato e dal gusto molto persistente. Ma lo assaggerete solo tra 5 anni. E’ il Brunello di Montalcino 2016, le cui uve 100% sangiovese sono maturate in un clima quasi ideale e vendemmiate tra la fine di settembre e i primissimi di ottobre. Adesso il Brunello che sarà è pronto per la “svinatura”, ovvero l’operazione di svuotamento delle vasche di raccolta, dove il mosto ha già prodotto una prima fermentazione, e il trasferimento in botte di rovere, dove passerà almeno un paio d’anni.

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Se capitate a Montalcino in questo periodo, approfittatene per infilarvi in una delle cantine che danno l’opportunità di assistere all’operazione, come ad esempio la Fattoria dei Barbi, una delle più antiche nella produzione di Brunello, oggi guidata da Stefano Cinelli Colombini. Potreste essere testimoni di uno di quei momenti cruciali in cui si decide il destino di un vino.

La svinatura, infatti, è un passaggio fondamentale, durante il quale il responsabile delle cantine – Maurizio Cecchini, nel caso dei Barbi – rivoluziona a cadenza costante il liquido nelle vasche, assaggiandolo di volta in volta per valutarne fermentazione e zuccheri e capire così se sia pronto a continuare il viaggio.

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In un’annata come questa, a metà ottobre le vasche sono già quasi del tutto vuote. Ma se siete fortunati potrebbe capitarvi ancora di assaggiare qualche campione di Brunello di Montalcino “all’anno zero”: non limpido e trasparente come quello che siete abituati a bere, non ancora così raffinato nel gusto e nel profumo, ma ricco di sentori derivanti dal vitigno e dai lieviti, ancora lievemente acidulo.

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Il Brunello 2016 si preannuncia ricco e di corpo, come i fratelli che lo hanno preceduto negli ultimi 10 anni. Annate piuttosto simili, climaticamente parlando, e tutte contrassegnate da un fattore molto importante: l’età dei vitigni di sangiovese, che proprio in questi anni nel territorio di Montalcino sta raggiungendo la maturità giusta per dare la migliore uva.

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Nel mentre che aspettate il Brunello di Montalcino 2016, potrete quindi consolarvi con qualche calice delle annate precedenti, come un Brunello dei Barbi del 2010 o una Riserva del 2005. O ancora: una bottiglia di Brunello Vigna del Fiore, prodotto con le uve di un unico vitigno che cresce nei sei ettari più esposti al sole e più bassi sul livello del mare (350 metri) tra i terreni della Fattoria dei Barbi.

Magari accompagnata da una degustazione di pecorini stagionati o un piatto di pappardelle fatte a mano da Lucia, la cordialissima chef della Taverna dei Barbi, che si trova proprio accanto alla cantina.

Qui si gustano ricette della tradizione, ingentilite da un gusto moderno e raffinato: formaggi e salumi accompagnati da gelatina al mosto d’uva e mostarde di frutta e ortaggi, calde zuppe di legumi, capriolo in umido con mele, crostata con marmellata d’uva e castagnaccio.

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E può anche capitare di incrociare la madre del patron Stefano Cinelli Colombini, quella che qui tutti chiamano la Signora Francesca, con un misto di affetto e riverenza. Fare una chiacchierata con lei vi ripagherà di tutti i chilometri percorsi per arrivare fin qui. Credetemi, a 80 anni suonati l’ho vista tener testa a una tavolata di giornalisti avvinazzati, raccontando la ricostruzione post bellica della vigna e dell’Italia, con la giusta dose di aneddoti e pause teatrali. Neanche fosse una consumata attrice, piuttosto che una delle prime donne manager del nostro Paese. E ancora oggi fucina di consigli su come ottenere un ottimo Brunello di Montalcino.

Fattoria dei Barbi. Loc. Podernovi, 170. Montalcino (Siena). Tel. +39 0577 841111