Mi è capitato spesso di passare per quel tratto d’autostrada che collega l’Autostrada del Sole con la Bologna-Bari, e in particolare pregusto, all’uscita poco dopo Caserta, il momento in cui attraverserò l’Appennino campano. Quelle montagne così appartate, boscose e intense hanno un fascino particolare e anche un microclima tale da garantire temperature fresche e piacevoli laddove fino a pochi chilometri prima l’aria condizionata andava a pieno regime.

E’ zona di Aglianico, meno nota rispetto al Vulture e a Taurasi, ma altrettanto interessante.

L’Aglianico è l’uva a bacca rossa che regna nel sud peninsulare, in grado di dare vini potenti e strutturati, tali da venire a torto o ragione paragonati al Barolo per qualità e longevità. Come il suo più blasonato rivale piemontese, anche l’Aglianico si presenta con fisionomie abbastanza diverse a seconda della zona d’origine. Il terreno che ama è decisamente di origine vulcanica, ma rispetto al Vulture e al Taurasi, l’area della provincia di Caserta e Benevento offrono una conformazione diversa del sottosuolo che si riflette sulle caratteristiche finali: un vino comunque tannico e ricco di acidità, ma più rotondo nel complesso, più gentile e dalle asperità smussate. L’evento Aglianico a Roma, organizzato da Riserva Grande, oltre le referenze del Vulture e Taurasi, è stata l’occasione per conoscere più da vicino la produzione del Sannio e del Taburno, con qualche puntatina anche più a sud, nel Cilento, dove l’Aglianico assume caratteristiche ancora diverse. Tra le tante in degustazione ho scelto cinque bottiglie, che oltre a soddisfare il palato non scontentano nemmeno il portafoglio.

1. San Salvatore 1988. Vetere. Igp Paestum rosato 2018

Lo ammetto, mi ha attirato l’effetto matrioska dello stand, con quelle bottiglie pazzescamente rosa che dalla consueta 0.75 cl. arrivavano fino alla monumentale Mathusalem. Si tratta di un rosato 100% di Aglianico prodotto e vinificato a Giungano, nel parco nazionale del Cilento. L’azienda nasce negli anni Quaranta, e oggi ha appezzamenti vitati per 21,5 ettari (il restante diviso tra uliveti e pascoli per le bufale). Questo rosato così accattivante nasce dalla pressatura ultrasoffice delle uve, vendemmiate a mano, e coltivate in regime biologico. Resta in acciaio circa 6 mesi e poi va in bottiglia. Se dovessi immaginare un pomeriggio di primavera inoltrata su una terrazza ad ammirare il golfo di Salerno vorrei avere questo nel calice: fragolina di bosco netta, lievi sentori mentolati, la freschezza che ci si aspetta (in fondo è un Aglianico) e un bel finale sapido, che chiama il sorso successivo. Si trova in commercio direttamente sul sito del produttore e costa 12 € (la bottiglia da 7,50 cl).

Azienda agricola San Salvatore 1988. Via Dioniso snc. Giungano (Salerno). Tel. +39 0828 1990900

2. Castelle. Propileo. Aglianico Sannio Dop Riserva 2012

Presente nel territorio del Sannio dagli inizi del Novecento, la famiglia Assini coltiva uve praticamente da sempre. I due eredi, e titolari dell’attuale azienda agricola, dal 1992 si sono adoperati per arrivare alla coltivazione biologica, con interventi di rame e zolfo ai minimi consentiti, e la sostenibilità energetica grazie ai pannelli fotovoltaici e illuminazione a Led. I vigneti (Falanghina, Barbera, Greco e Fiano) sono dislocati nell’area di Castelvetere, mentre l’Aglianico leggermente piu a sud, verso Benevento. Il Propileo è il cavallo di battaglia di Castelle, una riserva potente che fermenta in acciaio per poi riposare in barrique nuove per 14 mesi. L’impatto è intenso e corposo, con note di frutta scura, di prugna e amarena, e tabacco dolce con una punta di pepe. Caldo al palato, ma ancora vibrante, conferma le promesse olfattive e lascia un piacevole retrogusto di cacao amaro. Per The Wine Hunter ha meritato la Gold Medal al Merano Wine Award 2018. Costa intorno ai 18/19 €.

Azienda Agricola Castelle. Via Nazionale Sannitica 48. Castelvenere (Benevento). Tel.+39 0824 940232

3. Terre Stregate. Manent. Aglianico Sannio Dop 2016

Le streghe cui fa riferimento il nome dell’azienda sono quelle di Benevento, che secondo la leggenda svolgevano i loro riti blasfemi attorno a un albero di noce sulle rive del fiume Calore. Su quei terreni, non molto profondi ma ricchi di scheletro, cresce l’uva che diventa Manent: aglianico 100% da vigneti collinari a media resa (dai 60 q/ha circa), vinificati in acciaio e poi messi ad affinare in barrique nuove per 6-8 mesi. L’incantesimo si compie e il mosto si trasforma in un vino intrigante, che inganna con la piacevolezza della frutta rossa matura, e quando la guardia ormai è abbassata, colpisce con una bella potenza. Tannini importanti ma non indomiti, che sfidano una piacevole rotondità. In enoteca costa intorno ai 9 € .

Azienda Olivinicola Terre Stregate. C.da Santa Lucia SS87. Guardia Sanframondi (Benevento). Tel. 0824 817857

4. Mustilli. Sannio Aglianico Doc 2015

Con Mustilli, a Sant’Agata dei Goti, si vince facile, essendo questa una delle aziende vinicole più antiche del territorio. La sua Falanghina è tra le piu premiate in assoluto, ma in questa occasione è l’Aglianico della linea I Classici il protagonista, che non sfigura affatto. Le uve vengono da vigneti a 250 metri slm, vendemmiate a mano e messe a fermentare in silos di acciaio, dove svolgono anche la malolattica. La maggior parte del vino rimane in acciaio, mentre il restante va ad affinare in tonneau di rovere francese per circa 6 mesi. Poi, una volta assemblato, in bottiglia per qualche altro mese. Si presenta con aromi molto fruttati, di amarena, mora, note tostate e speziate, sentori lievi di resina ma quello che resta all’assaggio è un vino molto fresco, di giusto corpo con tannini non invadenti che si bilanciano bene con una gradazione alcolica media. Si trova in commercio intorno ai 13 €.

Mustilli. Via Caudina, 10. Sant’Agata De’ Goti (Benevento). Tel +39 0823 718142

5. La Fortezza. Aglianico del Taburno Docg 2015

Siamo a Torrecuso, nel beneventano, ed è qui che Enzo Rillo, imprenditore nel settore dell’edilizia, ha deciso poco più di 10 anni fa di investire nel settore vinicolo. Oggi La Fortezza ha diverse referenze, non tutte da uve coltivate in proprio, ma non nel caso dell’Aglianico, che viene prodotto in versione base, che è quella che ho assaggiato, e in versione Riserva da vigne di oltre 70 anni. L’assenza del produttore mi lascia con qualche lacuna e altrettante domande, perché questa cantina si è già distinta in diverse manifestazioni nazionali ed estere riportando interessanti riconoscimenti, soprattutto con l’Aglianico. Luca Maroni, alla versione Riserva quest’anno ha assegnato ben 98 punti su 100. La versione base mi ha sorpreso. Per intensità olfattiva, con le note fruttate classiche dell’Aglianico, e sfumature di tabacco e cioccolato di pari vigore, ingentilite da qualcosa di buccia d’arancia candita. All’assaggio è molto equilibrato, con un bel corpo rotondo, tannino setosissimo e una beva pericolosa, perché è velluto e non stanca. Perfetto in abbinamento con piatti di media struttura, o zuppe, per quanto mi riguarda da solo si difende benissimo lo stesso. Anche sul fronte prezzi, è una bella scoperta perché la bottiglia da 0,75 si porta a casa con 10 € circa.

La Fortezza Soc. Agricola. Località Tora II, 20. Torrecuso (Benevento). Tel: +39 0824 886155

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