Blind Pig ha festeggiato il 20 novembre il suo primo compleanno ed ha regalato ai clienti più fedeli una maglietta con su scritto (insieme all’immancabile logo del maiale cieco): “I’m a good fella”, io sono un buon amico. Luigi Serpe, che qualche giorno fa ha passato una serata al pub, mi ha detto che si è trovato molto bene , in un ambiente tranquillo, con tanta gente desiderosa di ascoltare, bere e capire. Blind Pig è un simpatico pub situato vicino a piazza dell’Alberone, a Roma. Ma partiamo dalla sua storia.

Riccardo Vargetto e il cugino Andrea Silvestri sono i due proprietari del pub. Riccardo è laureato in Scienze Politiche ed ha lavorato molto nella formazione, in particolare per i master post laurea della Luiss Management (la business school della Luiss) e successivamente con Ateneo Impresa.

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Ha iniziato ad occuparsi di birra come appassionato, nel 2007, frequentando i locali della capitale ma già qualche anno prima aveva lavorato in un pub-birreria ai Castelli Romani dove aveva avuto modo di conoscere soprattutto i prodotti belgi d’abbazia ed alcune birre trappiste, la Chimay in primis. Colpito dalla qualità dell’offerta romana, ha pensato di aprire un’attività in questo settore in rapido sviluppo, e con quest’idea a maggio del 2009 ha seguito all’Università di Udine un corso di tecnologia birraria di Unionbirrai. A ottobre dello stesso anno, un mese prima dell’apertura del locale, è stato in Lombardia per seguire il corso base di gestione del pub, curato da Franco Re.

Ha aperto il 20 novembre, ed ha avuto per l’inaugurazione ospiti d’eccezione: i birrai di Port Brewing. Ma questo è un aneddoto che merita di essere raccontato. Alcune settimane prima dell’apertura Alex Liberati del 4:20 chiama Riccardo e gli chiede se vuole ospitare, per una serata a tema, venerdì 20 novembre, i birrai del birrificio americano Port Brewing, impegnati il 19 al 4:20 e il 21 al Ma che siete venuti a fa. L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire e Riccardo, anche se aveva previsto di aprire a dicembre, acconsente e inizia a lavorare duro per essere pronto all’apertura anticipata. L’occasione sembra sfumare perché Alex ha qualche dubbio circa la possibilità che i tempi siano rispettati e tutto sia pronto per il 20 novembre.

Alcuni giorno dopo, guardando su Internet, Riccardo vede il suo pub, il Blind Pig, citato da Alex per un evento con Port Brewing il 20 novembre e da allora le nottate di lavoro non si contano …. Alla fine il pub è riuscito a rispettare gli impegni e ad avere un’inaugurazione di alto livello, decisamente inusuale.

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Ma perché Blind Pig? Il nome viene dallo slang. Indicava i locali americani della fine dell’800, nati per aggirare il proibizionismo. La trovata consisteva nell’organizzare esibizioni di animali strani, perché in questo caso era lecito bere qualcosa durante lo spettacolo. Blind stava per finestre tappate (dato il carattere equivoco del posto) o forse per ubriaco fradicio (quindi cieco). Negli anni Venti, in pieno proibizionismo, questo termine e questo tipo di locali, dove consumare gli alcolici (stavolta illegalmente), divennero nuovamente popolari, a New York come a Chicago come in tante altre città degli Stati Uniti. Speak Easy era il nome dei locali eleganti e Blind Pig quello dei locali popolari, senza spettacolo, dove si andava solo per bere. L’arredamento del locale, minimalista, è in perfetta sintonia con il nome. Fa pensare ad un garage. Alle pareti molti poster dell’America anni Venti, alcuni dei quali raffiguranti il gangster Al Capone, lampade retrò, sedie antiche, un divano Chesterfield, tavoli e bancone fatti con assi di legno e una cassa che mima gli antichi cassoni dei contrabbandieri.

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Il pub ha 9 spine, 1 a pompa e 8 a CO2 e un centinaio di possibili scelte fra diverse etichette di birra in bottiglia. I fusti sono in cella frigo, con doppia possibilità di regolazione della temperatura, in funzione dello stile. In genere 4 spine sono destinate ai prodotti italiani, a rotazione (in questo periodo Acelum, Toccalmatto e Malto Vivo), un paio ai prodotti belgi, due o tre prodotti tedeschi, (spesso la Schwanenbrau) e l’ultima ospita birre di Mikkeler, Revelation Cat o prodotti britannici.

La rotazione è ovviamente gestita anche in funzione della stagionalità: birre alle castagne, imperial stout, barley wine, natalizie in questo periodo, weizen, saison e blanche soprattutto d’estate, con una o due IPA comunque sempre presenti.

Riccardo col passar del tempo ha incrementato il numero di spine destinate ai prodotti italiani che trova, soprattutto negli stili più luppolati, sempre più freschi e di qualità stabile, rispetto magari a prodotti d’Oltreoceano che possono arrivare con diversi mesi, se non un anno, sulle spalle. Lamenta però la scarsa attenzione commerciale dei birrai nostrani per il prodotto in fusto, figlia di una caratterizzazione del prodotto artigiano per enoteche e ristoranti, più che per i pub, considerati luogo troppo popolare per il consumo di birra artigianale.

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La cucina del Blind Pig è particolarmente curata, soprattutto in occasione degli eventi, numerosissimi (anche due a settimana). Si utilizzano perlopiù prodotti D.O.L., possibilmente a Km zero, acquistati a Centocelle. Fra i tanti, i formaggi a latte crudo, la Marzolina o la capra nobile. Fra i salumi, particolarmente buono è quello con salsiccia di pecora Zakel e con maiale ungherese Mangalitsa.

Numerosi gli eventi sin qui organizzati, in questo breve anno di vita. Con Moreno Ercolani di Olmaia, Emanuele Aimi del Ducato, Acelum, Scwhanenbrau, Luigi Serpe di Malto Vivo, Luigi Recchiuti di Opperbacco oltre a quello già citato con Port Brewing. In periodo natalizio, dal 17 al19 dicembre, da segnalare Birre sotto l’Alberone, gemellato con Birre sotto l’Albero.

Provate con loro:

Schwanenbrau Rauch: una birra chiara di 5,2 gradi alcolici. A differenza di molte altre birre della Franconia l’affumicatura è leggera e le note di roasted malto non sono predominanti ma accompagnano le sensazioni maltate che si percepiscono all’olfatto. Anche al gusto la sensazione di affumicato chiude prima delle note di luppolo, ben persistenti.

blind-pig-acelum-duseSchwanenbrau Pils: una birra pulita, fresca, nitida, con belle sensazioni floreali ed erbacee che spiccano in una birra così leggera.

Schwanenbrau Bock: una birra “natalizia”, leggermente ambrata, di buona struttura, anch’essa particolare. Al gusto si percepisce una bella maltosità iniziale ma si chiude con note luppolate importanti ed eleganti. Una birra equilibrata, quindi, senza predominanza delle sensazioni maltose.

Tutte e tre queste birre presentano un’ottima bevibilità, caratteristica dominante delle birre tedesche nelle loro migliori espressioni.

Duse: IPA del giovane birrificio veneto Acelum, nome latino di Asolo. 6,2°alc. Sensazioni olfattive di arancia, pompelmo e fragola, dai luppoli americani adoperati, buona corposità in bocca ad equilibrare una generosa luppolatura che persiste a lungo.

Blind Pig. via Gino Capponi, 45. Roma. Tel. +39 06.78345642

6 Commenti

  1. Ma qual è la classifica dei pub più forniti di birre artigianali a Roma? Come si chiama quello che aprirà all’Eur? Lo conoscete?

  2. Oreste non pretendo di fare classifiche , non siamo su ratebeer. Blind Pig è un bel pub con molta sostanza. Il fatto che non solo in centro ci sia spazio per locali del genere a Roma significa che si sta allargando la cultura della birra artigianale e stiamo vivendo un bel momento

  3. Ottimo il lavoro di fantasia sull’organizzazione serata Port Brewing. Qualche licenza poetica per “arricchire” l’articolo si puo anche tollerare.

    “Riccardo col passar del tempo ha incrementato il numero di spine destinate ai prodotti italiani che trova, soprattutto negli stili più luppolati, sempre più freschi e di qualità stabile, rispetto magari a prodotti d’Oltreoceano che possono arrivare con diversi mesi, se non un anno, sulle spalle.”
    Se ti bevi Flying Dog, Brooklin o Sierra è assicurato. Ma io non sparerei a zero sulle birre oltreoceano. Mi sembra un’affermazione scorretta e disinformata.

  4. Sulle birre luppolate possono esistere diverse sfaccetatture e bisogna tenerne conto. Riccardo ha sottolineato l’importanza ed il continuo miglioramento del prodotto italiano e io sono d’accordo con lui, completamente.
    Sulla fantasia, Riccardo è una persona di grande affidabilità e matura, quindi dubito fortemente che ci siano licenze poetiche. Ma non è questo l’obiettivo dell’articolo piuttosto è quello di evidenziare un aneddoto curioso, quale l’opportunità per una persona fuori dal giro di inaugurare con Port Brewing.

  5. infatti Alex, io non sparo a zero. Ho avuto la fortuna di aprire con Port Brewing in ASSOLUTA FORMA, birre incredibili. Ma poi quelle cose non le ho più trovate (e te le ho chieste, oh se te le ho chieste) e tu sai bene cosa offrono gli importatori di americano, roba assurda che arriva col dolcione di fondo ed il luppolo ormai datato. A questo punto cento volte meglio le luppolate italiane che nel frattempo sono cresciute.

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