Black Mamba. (s-consigli per gli acquisti) Masseto? Ecco le sorprese!

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Sarà scontato ma col nuovo anno anch’io faccio un bilancio, non della mia vita perché gli esiti disastrosi del mio operato brillano già di luce propria e non necessitano di ulteriori ribalte, ma lo faccio sul vino perché si inserisce facilmente in questa metafora. Voglio parlare del vino della sicurezza, della fine che è bilancio, resoconto e del vino della previsione, che è la mia scommessa per quest’anno che ci apprestiamo ad affrontare. Posso sbagliare ma se dovessi dire addio lo direi a Masseto e il mio brindisi al futuro lo condividerei con il Nebbiolo, senza distinzione di zona, non solo d’Alba e anche al di fuori delle due denominazioni più importanti.… Tenetevi forte, Black Mamba docet!

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Pensatela come volete ma io trovo che Masseto sia un vino decisamente in sovrapprezzo e sì che tengo a debita distanza la predica sul rapporto prezzo/qualità, non è nelle mie corde perché faccio una distinzione fra vino costoso e vino caro. Non sopporto mi si dica che Salon è uno champagne caro, non lo è, andate a leggere la storia di Salon e in quante bottiglie e annate è prodotto. Salon è costoso ma non è caro. Ecco, se la vediamo in quest’ ottica Masseto è un vino caro. Premetto che non amo il genere ma ho bevuto alcune annate di Masseto che mi hanno entusiasmata nella sua tipologia di Merlot le cui vigne sono situate in una delle zone più interessanti della Toscana, Bolgheri. Ricordo la ’97 e la ’98, intoccabili direi e la 2001, ineguagliabile. Ma dalla 2001 in poi cosa è successo? L’annata 2003 è un vino appesantito e la 2004 l’ho trovata decisamente deludente, sotto ogni mia aspettativa. Stessa cosa per la 2006, vino centratissimo, muscolare e alcolico, ovvero tutto quello che non chiedo a un grande vino e non mi basta si argomenti che è ancora giovane, perché il concetto spiega ma non giustifica. Peraltro sono una degustatrice ( bevitrice e conta, porco giuda se conta!) sufficientemente abile nella lettura di un vino e del suo percorso futuro, che non si ferma alla mera questione dell’annata recente.

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Masseto per me ha già detto tutto quello che voleva dire, sentiremo parlare di Masseto come bene di lusso, come investimento suggerito da esperti economici e io me ne frego (e me ne fregio!) perché non credo al vino come bene d’investimento, non lo trovo un concetto contemporaneo, io il vino lo compro perché lo voglio bere, a parte il fatto che sono sufficientemente sagace da non scomodare la finanza internazionale per capire che se voglio far quattrini non è il vino la pista calda. Sbaglio? Voi cosa ci fate col vino? Il corredo per il matrimonio di vostra figlia maggiore? Secondo me più che altro lo bevete e azzardo che avete anche smesso di collezionarlo, dopo gli ultimi datati singulti di entusiasmo irradiato dalle guide di settore. Ci raccontano la bella storia della gestione estera da parte di alcuni grandi Negotiantes de Bordeaux, che accresce il lustro di questo vino, ma in termini di valore commerciale, non di contenuto della bottiglia, perché questa brillante operazione è avvenuta sulla scia di un superpunteggio di Wine Spectator sull’annata 2001, che era veramente molto buona. Successivamente anche Solaia è entrato in quel circuito internazionale e prevedo che altre etichette blasonate cercheranno di muoversi nella medesima direzione. Ora però investite sulle annate seguenti di Masseto che a me non sembrano la stessa cosa. L’hanno giudicato il Petrus Italiano. Quindi? Che vuol dire? Sembra Petrus ma non lo è essendo più alcolico e pure italiano? Non capisco se sia una deminutio oppure no, qualcuno me lo spieghi perché io di vini costosi ne vedo sulle tavole e di Masseto se ne parla tanto ma forse più di quanto se ne beva. Vorrei chiarire, nel tentativo di bloccare sul nascere le polemiche sterili, che io mi inchino dinanzi ad argute operazioni di indubbio successo commerciale, ma qui sto parlando del contenuto di una bottiglia che a mio avviso è un vino che non guarda al futuro, perché non rispecchia l’attuale direzione del gusto che si rivolge, fuor di dubbio, a prodotti meno alcolici, meno strutturati, giocati più sull’eleganza, sull’acidità e sulla freschezza. Per me Masseto rappresenta l’epopea della fine.

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Non riesco a prefigurare un futuro per Masseto, come vino da bere, mentre scommetto sul Nebbiolo, su tutto il Nebbiolo va il mio plauso, non solo delle Langhe. Qui stilare l’elenco sarebbe arduo oltre che noioso, ma qualcuno citiamolo, con preghiera di clemenza per chi non sarà menzionato benché vivo nel mio cuore.

Il primo grande Nebbiolo d’Alba era un Roero ante litteram, Occhetti di Prunotto, lo faceva Beppe Colla prima della svolta antinoriana dell’azienda, ma il grande profeta del Nebbiolo fu l’indimenticato Matteo Correggia, un gigante che merita un minuto di silenzio

Fra i miei preferiti Flavio Roddolo di Serralunga, un po’ scorbutico ma ricco e intenso, Lessona Omaggio a Quintino Sella, per onorare a dovere l’alto Piemonte, Boca le Piane nel Novarese, il Langhe Nebbiolo di Elio Grasso, che costa anche poco e si distingue per arbiter elegantiae, Valmaggiore di Sandrone, ma anche quello di Marziano Abbona nella zona di Dogliani. Insomma, la scelta è ampia, in una gamma di vini che sono un piacere per il palato, eleganti e gaudenti al tempo stesso, vini epicurei, che non impongono ad ogni costo l’attimo di riflessione, una preparazione mentale per affrontarli, perché il vino, così come gli amici, deve contribuire ad alleviare la vita, non a gravarla. Amici, fidatevi di Black Mamba, il Nebbiolo ce la farà!

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Ma prima di congedarmi devo lanciare l’ennesima sfida, gettare il cuore al di là dell’ostacolo, perché Black Mamba ha fegato da vendere (in verità è solo grasso e nemmeno francese, non vale una cicca) Sapete qual è la mia seconda sfida per il 2011? L’altra scommessa di Black Mamba? Il Rossese di Dolceacqua, il vero Pinot Nero Mediterraneo, vino semplice e complesso al tempo stesso. Il Simposio di Platone! Ho assaggiato Bricco Arcagna, particolarissimo, unico, lunga macerazione sulle bucce, ne berrei una secchiata, Ka Mancinè, il mio preferito, sarà che ho un debole per quelli con una vena di follia, Maccario Dringenberg e altri…Ne riparleremo perché c’è ancora tanto da scoprire, ce n’è da bere amici…Io non vedo l’ora! Vi saluto e non vi abbraccio per evitare di mordervi, sono velenosa lo sapete, lo faccio per il vostro bene.

Foto: blog.dolceacqua.eu

96 Commenti

  1. Fantastica! il ’97 l’abbiamo bevuto anche a una degustazione insieme pochi anni fa, mi pare. Concordo Cri, non è più il Masseto di una volta. Rossese? Conosco poco ma mi fido e voglio provare a scommettere anch’io.

  2. Black Mamba, hai scoperto l’acqua calda! ;-))) Detesto i merlot italiani, con qualche rara eccezione per Apparita di Castello di Ama, decisamente più elegante di Masseto. Nebbiolo sì e anche Rossese, quella è la vera scommessa, non si beve mai fuori dalla Liguria ed è interessantissimo, piacevole, una bevuta poco impegnativa, lieve.

  3. ha risposto a Alessandro D.: Il Rossese a Roma è anche difficile da trovare. Ricordo qualche azienda ligure in carta alla taverna Giulia. Ora c’e’ un ristorante a San Paolo alla Regola che si chiama La Regola, appunto, la cui titolare, essendo ligure, lavora molti prodotti locali, fra cui ottimi vermentini e Rossese di Dolceacqua. Sul Nebbiolo non aggiungo nulla perchè a Roma è già ben distribuito ovunque e molto apprezzato.

  4. Ma te lo immagini un Masseto appeso al lobo destro. Molto meglio un brillante, almeno quello è per sempre. E in ogni caso tornando alla succitata tenuta l’unico vero grande vino che produce, siappure con alti e bassi e il Bolgheri Sup. Ornellaia. Tutto il resto lo cantava Califfano.

  5. La tua lettura del Masseto è molto centrata. E non c’entrano i Merlot italiani, c’entrano i vini pretenziosi o che vengono fatti per strizzare l’occhio allo stile californiano degli Schroeder, degli Screaming Eagle e degli Insignia di Phelps. Altro che Bordeaux e Pomerol, insomma. Bene anche il riferimento al Rossese di Dolceacqua, vino sconosciuto ai più, ma che in certi casi, e di sicuro in quelli che citi, può dare soddisfazioni e sorprese.

  6. ha risposto a danielecernilli: Grazie Direttore! I Californiani, altro che Bordeaux e Pomerol, concordo! Ti inviterò a una degustazione di Rossese. Davvero! anzi ti chiederò qualche suggerimento perchè è vero che a Roma non sono così facilmente reperibili.

  7. ha risposto a Paolo: Ti avvertirò con piacere, vorrei farla entro i primi di Marzo, magari ti consulto per qualche altro suggerimento. Visto Forum, grazie, interessante!

  8. Credo che siano parecchi i vitigni italiani misconosciuti che possano dare soddisfazione… Il rossese è sicuramente tra questi.
    Verissima la distinzione tra caro e costoso, riguarda il vino il cibo e tante altre cose…
    Ciao A

  9. ha risposto a enosnowb: Hai capito!!!!! E’ che alla Pergola non so com’è ma mi viene sempre voglia di bere francese…Comunque non mi meraviglia, Marco Reitano è sempre sul pezzo! Grazie!

  10. Dopo il 99 i supertuscan sono Finiti.Sono di Bologna,assaggia se puoi Il Negrettino di Giorgio Erioli,Colli Bolognesi: un piccolo produttore che fa questo vino rosso con questa uva autoctona dei colli.Il Rossese e’ comunque un vino strepitoso e bevibile

  11. ha risposto a Stefano Rossi: Ciao Stefano, inutile ti dica che che mi stai simpatico, sei di Bologna! Ti ringrazio per il suggerimento, peraltro sarò nella nostra città a fine mese e spero di trovare questo vino dei colli bolognesi che mi suggerisci. Secondo me lo trovo anche prima da qualche parte…ho la testa dura io! Grazie!

  12. ha risposto a Ugo: Caro Ugo, propongo una tregua. Troviamo un accordo, ti prego! Incontriamoci e appianiamo le nostre divergenze davanti a una gazzosa. Non è possibile che tu sia sempre dissonante, cacchio!!! L’unica volta in cui ho pensato ci potesse essere una convergenza fra noi, mi sono resa conto di lì a poco di essermi sbagliata, di aver letto male il testo. Ma fai sul serio o mi prendi in giro? Scusa se sono diretta ma mi par di capire sia il tuo genere e ti prego di non avertene a male se mi sbaglio. Quando hai bevuto Masseto? Non per sapere i cacchi tuoi, non mi interessano, giuro! Intendo dire: di quali annate parli? Prima che madame perda la sua proverbiale pazienza…Mi riferisco a madame Black Mamba, evidente!

  13. ha risposto a andrea petrini: Grazie! Mi interessa molto!…Io temo tu abbia un omonimo che si muove nel nostro stesso ambiente enogastronomico…chiariscimi il dubbio se puoi, prima che io incorra in una gaffe…

  14. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Non sono d’accordo. E’ stato un grande vino in alcune annate. Forse non ami il merlot, ma questa è un’altra storia. Secondo me a nessuno di noi piace il merlot a meno che non sia Petrus. Ma Petrus non è solo merlot, è Pomerol, è Bordeaux!!! Se lanciassi un sondaggio sul merlot in purezza sono certa che troverei pochi appassionati. Fra quelli che non lo amano però farei un ulteriore assaggio coperto,per capire se realmente sanno distinguere un merlot da un altro vitigno! Ti sembra banale? Non lo è! Non per me.

  15. ha risposto a Cristiana Lauro: Debbo dire la verità, non è che l’ho bevuto tante volte. 3 o 4 ma ne ho un grande ricordo un vino morbido, concentrato, vellutato in bocca. Insomma un gran vino! Comunque non è vero che siamo sempre in disaccordo, il dom piace anche a me, così i Bordeaux.

  16. Buongiorno a tutti! Mi permetto di dire che considero Masseto un vino sopravvalutato anche nelle vecchie annate o in quelle da lei citate nell’articolo. Ho partecipato ad una verticale interessante qualche tempo fa, ma non mi sono entusiasmato e con me tutta la sala concordava sul fatto che questo vino fosse soprastimato. Inoltre è decisamente un vino fuori dai tempi. Anche per me rappresenta l’epopea della fine. Sono invece d’accordo sul nebbiolo che è il mio vitigno di riferimento da sempre e se non voglio impegnarmi con una bottiglia costosa trovo tanti vini di grande bevibilità ed eleganza senza scomodare Gaja che considero un gigante ma per le grandi occasioni. Cordialmente. Giuseppe Corona

  17. ha risposto a Ugo:
    Sono all’ Hilton di Fiumicino e ho appena visto due russi con una bottiglia di Masseto in mano. Questo è il pubblico per certi vini, non siamo noi, è significativo questo incontro, non è un caso. Comunque sia mi pare di capire che abbiamo fatto pace e senza gazzosa… ;-))) Ciao Ugo!

  18. D’accordo su tutto, mi preme però una precisazione, vini come Montiano, Patrimo, Messorio e si potrebbe continuare a lungo, etc….comunque mi piacciono, sono stati sopravvalutai ma non vorrei commettere l’errore opposto di azzerarli.
    Comunque sono vini piacevoli.

  19. Ciao!
    Sul Masseto sono d’accordo…un vino sopravvalutato, anche se devo dire che è un po’ che non lo bevo…
    Sul Nebbiolo anche essendo romano…è il vino che amo di più al mondo!
    Ho avuto la fortuna negli ultimi anni di conoscere anche quella bella realtà purtroppo a molti ancora sconosciuta (anche se più antica delle Langhe), dell’Alto Piemonte…tanti bravi produttori, e il loro meraviglioso territorio (Gattinara, Ghemme, Boca, Lessona Bramaterra…).
    Venendo al Rossese già nei miei primi anni di “avvicinamento al vino” mi aveva colpito per i suoi profumi, la sua eleganza, ma come giustamente avete rilevato a Roma non è facile da trovare, quindi chiederei a Cristiana (con la quale ancora con non ci conosciamo) di informarmi sulla degustazione che organizzerà sia per conoscerci, sia per approfondire una tipologia che a mio giudizo merita di aessere annoverata tra i più interessanti vini italiani, grazie! Fabrizio

  20. Io dico solo che mi è venuta molta voglia di bere Nebiolo, che il Masseto per me è vino trono ma che sopratutto l’articolo è lucido e ha un tono autorevole.

  21. ha risposto a Paolo: Patrimo l’ho sempre trovato imbevibile, il vino antipodo, per dirla con Umberto. Montiano invece ultimamente l’ho riassaggiato e non mi è dispiaciuto per niente. att.ne però Paolo, Montiano non è sopravvalutato, costa molto meno e non è considerato un vino da investimento. Comunque sia mi fa piacere che il tuo intervento mi permetta di chiarire che non penso siano tutti sopravvalutati i merlot italiani, penso questo di Masseto, al di là del fatto che non amo il merlot. Grazie Paolo!

  22. ha risposto a Fabrizio Vicari: Caro Fabrizio, ti inviterò certamente e con l’occasione ci conosceremo, con piacere da parte mia. La degustazione la organizzeremo probabilmente da Trimani e sarà mia cura informarvi on line,. Mi spiace tu non abbia partecipato a una grande degustazione che abbiamo fatto lo scorso anno dal titolo “Tutti i Nebbiolo del mondo”. Un successo incredibile, abbiamo assaggiato i nebbioli di tutte le zone, anche quelle da te citate, il tutto guidato da Gianni Fabrizio che è il massimo esperto di Nebbiolo in Italia e considero veramente un grande. Peccato! a presto!

  23. Gattinara rimane un mito, purtroppo dimenticato. Ho assaggiato omaggio a Quintino Sella su tuo suggerimento e l’ho trovato fantastico. Ecco cosa mi va di bere in questo periodo. Ecco l’epopea dell’inizio!

  24. Dimenticavo una precisazione: c’è un nebbiolo che non sopporto per via del metodo di vinificazione: Lo Sfursat, mi pare si chiami così, quello di Negri.

  25. Io comunque bevo nebbiolo abitualmente e sono contento se trova una maggiore diffusione. sono finiti i tempi dei vini coi muscoli…purtroppo non dei maschi muscolosi e io quello sto aspettando, per andare di moda!

  26. Ho riassaggiato Masseto 2003 ieri sera e sono passata subito ad altro, a molto altro…Non ci siamo secondo me. Confermo che mi sembra un vino appesantito, anzi, pesante, per dirla a chiare lettere. Grazie a dio la serata aveva altri argomenti… grandi, grandi vini. Masseto non ce la può fare.

  27. Perche’ questa campagna contro il Masseto? Siete gelosi? bisogna bere ,degustare e finirla li con tante chiacchere da bar come se siete dei maestri del vino e volete giudicare a tutti i costi ,ma sapete bere ?
    Tutti i vini hanno la loro Storia e ogni annata ha la sua storia ,bisogna capirla ,terreno,esposizione e soprattutto il clima di quell’annata.Percio’ Amo tutti i vini che mi presentano e prima di emettere delle sentenze sto’ bene attento….Ciao….

  28. ha risposto a sergio: Buon per te! io invece non amo tutti i vini che mi presentano. Alcuni mi piacciono e altri no, proprio perchè so bere, visto che me lo chiedi. Circa la gelosia ti suggerisco, per farti un’idea dei miei standard, di dare un’occhiata agli articoli di Black Mamba su questo magazine, perchè spesso sono citate le mie bevute medie. Per carità, non tutte, non c’è spazio, ad esempio non ho ancora scritto nulla su oenothèque 1969 e 1971, o su Haut brion bianco che bevo regolarmente, nemmeno su Latour ’90 e su Domaine de Chevalier ’61 appena bevuto alla Pergola. Non ho ancora scritto di Montrachet Gagnard Delagrange 1992, nè di clos de la Roche 1990 di Louis Remy…Tutti bevuti negli ultimi 2 mesi ovviamente. Tu invece recentemente cosa hai bevuto di interessante? Mi piace scambiare informazioni con persone che hanno la mia stessa passione per il vino. Indipendentemente dal fatto che si abbiano opinioni diverse su Masseto, che a me, ribadisco, ha stancato.

  29. Da poco sono tornata da Roma, ho bevuto due bei Rossese dell’azienda Tenuta Anfosso, il Poggio Pini e il Luvaira 2007, entrambi perfetti e al di sopra di ogni aspettativa, acquistati entrambi all’enoteca Barrique. Io sono di Milano e sto cercando questi vini nella mia città ma non riesco a trovarli. Qualcuno può darmi indicazioni al riguardo o mi tocca ridiscendere a Roma?
    Sul Masseto non mi pronuncio ma sicuramente la carta Rossese Dolceacqua sarà vincente!

  30. ha risposto a Giovanna: Giovanna, grazie dei suggerimenti, la Barrique è un posto che amo ma vi manco da un po’, sarà un’ottima occasione per passarci in questi giorni. A Milano però non saprei dove suggerirti, a parte Peck che ha sempre di tutto. Vediamo se ti viene in aiuto qualcuno più informato di me. Grazie!

  31. ha risposto a Cristiana Lauro: Peck mi sa che ha cambiato bandiera… Per il resto van bene tutto io la cosa migliore degli ultimi tempi è monfortino 96 e romanee St vivand 2006…
    Ciao A

  32. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Mi sa che c’ero, ho solo scordato di citarli 😉 Diciamo che spesso certe bocce le beviamo insieme!…Ma aspettiamo che si rifaccia vivo Sergio che sicuramente non mancherà di aggiungere particolari interessanti sulle sue degustazioni recenti…;-)))

  33. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Alessandro, Peck ha cambiato bandiera, ma ce n’è di vino in cantina ancora, pure parecchio, almeno dall’ultima volta che sono stata l’altro giorno. Poi non credo che la nuova proprietà abbia alcun interesse a peggiorare la scelta della cantina.

  34. ha risposto a Antonio Gorelli: Gentile Antonio, grazie per il suo intervento. Se la mette su questo piano, in linea di massima sono d’accordo, sempre che si faccia eccezione per alcuni pezzi della nostra storia, che trovo ributtanti. Cosa c’entra Masseto con questo? A quale storia si riferisce? Del vino o del Marketing del vino? Sono piani differenti.

  35. ha risposto a Antonio Gorelli: Per me l’ha fatta più Tignanello la storia del vino italiano. E comunque non significa che io non riconosca ciò o manchi di rispetto a questo vino a causa di questo. Però per me Masseto è l’epopea della fine, intendo della fine di un periodo, come ho precisato nel mio articolo. In futuro potrebbe riconquistarmi, chi può dirlo!

  36. ha risposto a Cristiana Lauro: I Super Tuscan hanno avuto l’indubbio merito di sdoganare l’immagine della fiaschetta di chianti e del vino del contadino molto terroir ma anche abbastanza ignorante. Mentre i francesi potevano fare i raffinati con il vino e gli argenti noi al massimo potevamo mettere su la fotografia della tovaglia a quadri bianchi e rossa. Mi dispiace ma secondo me questa volta black mamba ha toppato di brutto soprattutto perchè non fornisce un reale concorrente. Elio Grasso e il suo nebbiolo al limite lo si può utilizzare per tirare il pollo alla marengo al posto del bianco, suvvia!
    Il rossese dovrà far passare fiumi sotto i ponti prima di avvicinarsi all’eleganza di un merlot come il masseto. Bricco arcagna ne devi bere a secchiate altrimenti non te lo ricordi. Meglio ka mancinè!

  37. ha risposto a Gennaro Maglione: Gentile Gennaro ,la invito a rileggere quanto scritto da Black Mamba, che sarei io. Forse non mi sono spiegata o forse lei andava di fretta, come spesso capita, nostro malgrado, quando si naviga in rete. Non ho mai detto che non mi piace più Masseto perché il Nebbiolo e il Rossese sono più buoni e non farei mai una considerazione così superficiale. La contrapposizione, come l’ha intesa lei, sarebbe una stupidaggine, che normalmente è diretta conseguenza della stupidità, quindi mi considero sufficientemente avveduta da negare di aver mai pensato a una dialettica di questo tipo. Io ho parlato di un vino che volentieri mi lascerei alle spalle, perché mi ha stancato, non l’ho trovato più così interessante come mi è parso negli anni antecedenti il 2001. Nell’articolo ho specificato il perché, la prego di rileggerlo. Non amo il merlot e trovo Masseto un vino muscolare e alcolico, che non rispecchia il gusto attuale, che guarda con favore vini più bevibili. Inoltre potrei mai paragonare un Nebbiolo da 14 euro in scaffale a Masseto? O affermare che un rossese bevuto a 16 euro seduta al ristorante sia accostabile a Masseto? Peraltro vitigni totalmente diversi, incomparabili?No e dunque non l’ho fatto. La prego, rilegga il testo, a me sembra chiaro, ma se non lo fosse, mi scuso con lei e con i lettori. Se poi lei pensa che io debba necessariamente fornire un concorrente, me lo dica, lo farò, ce l’ho sulla punta della lingua, ma ripeto, non era questo il senso del mio articolo, volevo scommettere sulla direzione attuale del gusto e credo che l’orizzonte non sia Masseto. Posso sbagliare, ma per me non lo è. Tutto qua!

  38. ha risposto a Gennaro Maglione: Non sono d’accordo. Il nebbiolo di Elio Grasso, senza scomodare il Runcot o il Vigna Chiniera, parlo proprio del Nebbiolo da 14 euro in enoteca, è un vino estremamente piacevole e ben fatto. Poi Cristiana non ha paragonato Masseto a Nebbiolo o Rossese. Ha una buona capacità critica, sarebbe una leggerezza e non è da lei, che ha un palato attento e colto. Rilegga con attenzione il pezzo. 🙂

  39. Non riesco a prefigurare un futuro per Masseto, come vino da bere, mentre scommetto sul Nebbiolo, su tutto il Nebbiolo va il mio plauso, non solo delle Langhe

    E’ quanto è scritto nel servizio qui accanto. Il nebbiolo è un vino da bere su cui scommettere mentre il masseto è arrivato al capolinea. Ho letto con attenzione. D’altronde Elio Grasso prende due scatti (secondo me stringato se ho capito il parterre di degustatori…) in un altro articolo che segue questo. 8 vini e elio grasso a giocare di rincalzo con un massimo di 3 scatti al nebbiolo? Il masseto che facciamo, lo consideriamo meno di tre scatti? Io non penso che non sia un vino da alta o medio alta classifica come giudicate nelle schede di confronto.

    Per me l’articolo poteva finire al capolinea parlando solo di masseto. Dire che c’è nebbiolo o rossese o costituisce un’alternativa o è una pezza a colori. Non penso ci sia alternativa!

  40. ha risposto a Gennaro Maglione: secondo me stiamo a fare confusione, Cristiana non ha mai detto che Masseto e nebbiolo siano vini equivalenti, non lo sono no, neanche nel prezzo! Come dico io afferiscono a campionati differenti… Quello che voleva dire Black Mamba (e con cui concordo) è che mentre il Masseto afferisce ad una categoria di vini (rotondi, alcoolici, densi e internazionali) che oramai hanno detto quello che dovevano dire, il nebbiolo invece no, vedi gennaro per un vino di quella taglia e di annata giovane arrivare di slancio ai tre scatti è già da ola 😉
    sul fatto che non ci sia un’alternativa, non sono d’accordo… l’alternativa c’è eccome un qualsiasi merlot di bordeuax di lignaggio, il dagherrotipo sul quale il masseto e altri supertuscans sono stati cesellati, relegando il vino italiano in un ruolo inevitabilmente subalterno rispetto i cugini gallici ;-). però se vuoi ti rilancio con un giochetto di quelli che mi piacciono, quali vini italiani sono sicuramente meglio del masseto?
    1) Monfortino
    2) Montepulciano d’Abruzzo Valentini
    3) brunello Biondi Santi
    4) riserva Quintino Sella
    i primi che mi saltano in mente, a te il boccino 😉

  41. ha risposto a Gennaro Maglione: Provo a spiegarmi meglio e in compendio, per sommi capi.. Una tipologia di vini mi ha stancata, sono quei vini concentrati e troppo alcolici che la critica e le commissioni di assaggio delle guide(compresa la sottoscritta) hanno premiato negli anni passati. Masseto è uno di questi, però posso aggiungerne altri, riesumati di recente dalla mia cantina, acquistati in pieno fulgore della tipologia e che mi hanno delusa. Ciò non toglie che io abbia il massimo rispetto per questi vini, per chi li produce e per chi li beve. Semplicemente il gusto è ondivago e fluttuante. Nel caso di Masseto aggiungo che sulle ultime annate da dopo il 2001 non ho più trovato lo stesso vino.
    – Siepi
    – Galatrona
    – Guado al Tasso
    – Petra
    – Barbera Gallina la Spinetta
    – Sagrantino di Caprai
    Sono solo alcuni nomi che mi ricordo perchè bevuti di recente, aperti tutti la stessa sera proprio mentre riflettevo su questo post che poi ho scritto. Volevo riprovarli per capire se il mio pensiero fosse fondato e dopo l’assaggio ho ritenuto che lo fosse…Il problema è che di alcuni ne ho ancora parecchie bottiglie…Ciao Gennaro e grazie per i tuoi interventi! :-)))

  42. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Intanto ti rispondo io con i primi che mi vengono in mente. Occhio perchè stavolta ci metto pure la Sicilia in mezzo:
    Faro Palari 2005
    Monfortino prima degli anni 90
    Cascina Francia
    Apparita 92-94
    San Leonardo (non se lo fila nessuno ed è un grande, assaggiate la 99!)
    Valentini Montepulciano vecchio, molto vecchio.
    Sono solo i primi, così, al volo!

  43. Poggio Pini 2007 è un vino che adesso sta finalmente uscendo a piena grandezza, con le prime piacevoli note di terziarizzazione che aggiungono tanto alla “solita” fruttina rossa e macchia mediterranea. Mi dicono che il Luvaira pari annata non è così grande., ma debbo ancora assaggiare Da recenti assaggi di botte mi sento di dire che promettono tantissimo quasi tutti i vini di Maccario Dringenberg, annata la 2010 davvero interessante per loro. Altra azienda di grande interesse, già citata. Kà Mancinè, di cui mi piace per il il Beragna la 2007 mentre per il Galeae mi piace, e di molto, la 2008. Da assaggi di botte mi sento di scomettere per per il Beragana, per quanto riguarda l’annata corrente, ma chissà. Poi consiglio di provare i vini di Terre Bianche e sopratutto il Testalonga di Antonio Perrino (2008, 2007, 2004), personaggio più unico che raro; visto che si è parlato di Altavia porto la mia esperienza. ho avuto un unico assaggio di Rossese 2007, il vino parte bene, fruttini, macchia, pino, corteccia, marino…passano 20 minuti e si ammutolisce totalmente, diventa oleoso , inespressivo. Non so, una cosa è certa l’azienda produce due vini: un Rossese e uno Shiraz in purezza. Sapete il nome dello Shiraz? “skip intro” (cioè, salta l’introduzione, salta il rossese…)

  44. ha risposto a Francesco Amodeo:
    Mi è capitato di leggere su FB questo 3D e visto che parla di vini che abbiamo appena degustato con amici, vorrei chiedere, visto che non sono io espertissima della denominazione, un vostro parere; sui vini degustati avevamo a disposizione 5 Rossese di Dolceacqua, acquistate in un’enoteca di Dolceacqua alcune e due, in un’enoteca di Varese, il primo era un Maccario dringenberg 2009, un Ka Mancine Galeae 2008, un Testalonga 2008 e i due Tenuta Anfosso Poggio Pini 2008 e Luvaira 2007 tutti diversi uno dall’altro, stessa base ma con profumi diversi dovuti al terroir e questo secondo il mio modesto parere va a vantaggio del Rossese, quelli che più son piaciuti sono il Tenuta Anfosso Poggio Pini e il Testalonga, il primo con qualche punto in più come freschezza, per il Luvaira 07 Anfosso, per rispondere al Sig. Amodeo, a mio parere e per chi ha degustato insieme a me si attesta a grande vino anch’esso, degli altri due il Maccario ne avevamo solo una bottiglia ed è stato trovato difettato al naso per una piccola riduzione, peccato non aver avuto la controprova, del Ka Mancine di due bottiglie devo dire che erano perfette ma con colorazione del vino completamente diverse una dall’altra, una scarichissima di colore l’altra più carica, sembravano due vini completamente diversi, la mia domanda è su quest’ultimo, il difetto se di difetto si può parlare sulla colorazione da cosa può essere dipeso essendo stessa annata? Secondo alcuni mi è stato detto che frutto di imbottigliamenti effettuati da due differenti vasche non assemblate in maniera giusta.

  45. ha risposto a Elisa: Ciao Elisa. Per quello che so, il Rossese è un vino sensibilissimo al territorio, capace di dare risultati completamente diversi da parcella a parcella. Non a caso la maggioranza dei produttori tiene i “cru” separati in fase di vinificazione. Prendi ad esempio Kà Mancinè, che vinifica dal Beragna e dal Galeae: sono due vigneti che hanno esposizioni opposte, il Galeae è più esposto a sud mentre il Beragnea è (indicativamente) più a nord, ma i vigneti sono vicinissimi, sopra la stessa collina (mi pare di ricordare). I vini difatti sono opposti, più muscoloso, potente, morbido il Galeae, più cattivo, fine, mediterraneo il Beragna. Grazie della segnalazione sul Luvaira 2007 di Anfosso, prima o poi lo proverò. Per quanto riguarda Maccario bisogna tenere a mente che l’annata 2009 è stata decisamente sottotono, indipendentemente dal fatto che la vostra bottiglia presentava riduzione.

    Considerazione personale finale sul vitigno. Il Rossese di Dolceacqua è, molto probabilmente, uno dei vini con maggiori potenzialità inespresse che esista oggi in Italia. Questo significa che il vino può raggiungere delle vette di complessità e qualità assolute, solo che bisogna lavorare ancora molto per far si che queste potenzialità si attualizzino. Credo fortemente che bisogna intraprendere la strada di una vinificazione in legno, come già fanno Terre Bianche e Testalonga, e puntare ad un vino che esce dopo alcuni anni dalla cantina. Questo perché lo spettro aromatico evolutivo del Rossese (dopo 6-7anni circa) diventa assolutamente straordinario (chiunque abbia assaggiato vecchie annate di Bricco Arcagna o Testalonga se ne può rendere conto), diventa pinotteggiante, vengono le spezie, le erbe amare, persino i datteri…il guaio di questo vitigno è che si presenta già buono da giovane e questo fa si che si tenda a produrre ottimi vini in acciaio da commercializzare dopo un anno; il che è un peccato perché le potenzialità qualitative ci sono tutte, e in questo modo non si possono esprimere.

  46. Direi che ci sono tutte le premesse per organizzare una grande degustazione a Roma sul Rossese…
    Spero naturalmente nella presenza di chi ne sta scrivendo, ed approfondendo, così dettagliatamente la tipologia…da farmi ancora di più avere voglia di scoprire questo vitigno così interessante!

  47. ha risposto a Elisa: Gentile Elisa, intanto grazie per la segnalazione, Luvaira 2007 l’ho assaggiato, mi è piaciuto molto e purtroppo ho scordato di citarlo nel mio post. Scusa se ti faccio una domanda apparentemente sciocca, ma sei sicura che di Kà Mancinè una delle due bottiglie non fosse riserva? Mi pare di ricordare etichette molto simili. Forse poi non è filtrato quindi la differenza di colore potrebbe dipendere da quello. Sui differenti imbottigliamenti sono più scettica ma semplicemente perchè è un piccolo produttore quindi forse fa un imbottigliamento solo. Rispondo così, ma in verità spero che qualcuno ci dica qualcosa di più preciso. Grazie Elisa!

  48. Entro il prossimo mese di Maggio organizzeremo una degustazione di Rossese. Ne avrete notizia tramite scatti di vino. Ovviamente vi aspettiamo!

  49. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Ciao non vorrei aver creato problemi, non scrivo mai e dico le cose come le vedo e sento, il vino era Galeae 2008 tutte e due le bottiglie, ora credo che il mio compagno le abbia buttate e non saprei dirti se erano dello stesso imbottigliamento o due diversi, stà di fatto che erano diversi di colorazione in maniera molto evidente, rubino scarico scarico il primo e un rubino molto più carico il secondo, come già detto buoni tutti e due ma messi alla ceca sarebbero risultati due vini diversi.

  50. ha risposto a Elisa: Strano, allora non so spiegarmi. Forse un errore di imbottigliamento. Una volta ho organizzato una degustazione di Gewurztraminer con parecchio pubblico e l’enologo dell’azienda altoatesina. Dentro a una bottiglia c’era finito per sbaglio il pinot grigio. Chissà, forse la macchina imbottigliatrice o chi l’ha predisposta. Buffo però! Ciao Elisa!

  51. Chiedo scusa….se mi intrometto in questa interessante e istruttiva discussione. Rispondo ad Elisa. Sono il produttore di Ka’ Mancinè. Devo dire che non mi è mai capitato di trovare due vini che provengono dallo stesso vigneto con due colorazioni nettamente diverse. Tengo a precisare che il ” Galeae ” viene imbottigliato in una sola giornata dalla stessa vasca. Quindi l’unica cosa che mi viene da pensare, che ci sia stato un errore nella fase di etichettatura, cioè che per sbaglio una bottiglia di ” Beragna ” di colore più scarico rispetto al ” Galeae ” sia andata a finire nel contenitore sbagliato. Se così è stato chiedo scusa da parte della nostra azienda.

  52. ha risposto a Maurizio: Grazie di cuore Maurizio per il suo intervento. Avevo pensato e scritto anch’io un’ipotesi del genere, dopo il racconto di Elisa, perchè era l’unica spiegazione plausibile e del resto non inedita per me. Come ho già spiegato mi è capitato di trovare per un errore di etichettatrice o imbottigliatrice, del pinot grigio in una bottiglia di Gewurztraminer. Nulla di grave, sono macchine e può capitare. E’ utile però che lei ci abbia chiarito, anche perchè come immaginavo fate solo un imbottigliamento e nella stessa giornata. Con l’occasione mi complimento per la qualità dei vini. Cordiali saluti Cristiana Lauro

  53. ha risposto a Elisa:
    Grazie Elisa per l’indirizzo, ho provveduto a contattare direttamente il produttore che mi ha già spedito tramite corriere.
    Ho avuto così modo di parlarci e chiedere due informazioni in merito ai suoi vini, i due CRU il Poggio Pini e Luvaira, sono prodotti solo con la vinificazione delle uve di vigneti vecchi, addirittura sul Poggio Pini ha piante del 1888 ed entrambi fanno di solito due anni di invecchiamento prima di essere messi in commercio. Il classico dai 9 ai 12 mesi, in acciaio entrambi e per agganciarmi al discorso di Francesco Amodeo, ho chiesto perché non legno, mi ha detto che secondo lui il legno che si potrebbe usare sono botti dai 500 litri in su, non barrique, spiegandomi che il Rossese Dolceacqua ha tannini levigati già da subito ed ha dei profumi che con l’uso della barrique sarebbero coperti, in poche parole non vuole che il suo vino assomigli ad altri, per il legno grosso non lo usa perché purtroppo ha problemi di spazio ma non accantona l’idea.

  54. Ho ragione o no a scommettere sul rossese? Non avevo mai avuto commenti così interessanti come questa volta. Degustazione a Roma subito!!!!!!!!

  55. ha risposto a Giovanna: Ciao Giovanna, quando parlo di legni invece io intendo tonneaux da 500 a al massimo barrique. Il legno grande non lo vedo bene dal momento che il Rossese è un vitigno che si presta facilmente alla riduzione, quindi una misura più piccola del legno può prevenire questo problema in maniera migliore, tutto qua. Sulla questione che la barrique renda “tutto uguale” non sono per niente d’accordo, d’altra parte basta andare ad assaggiare i vini di Terre Bianche per rendersene conto. Poi, l’uso del legno serve a rendere il vino adatto all’invecchiamento, e questo si riaggancia al discorso che facevo sulla bellezza del rossese invecchiato.
    Comunque a Terre Bianche usano barrique e Testalonga usa tonneaux: l’altro giorno ho assaggiato un Testalonga ’73, da cappottarsi…

  56. Parlando con un amico si diceva: prova a pensare cosa sarebbe oggi Barolo se tutti i produttori vinificassero in acciaio e uscissero dopo un anno: sarebbe un disastro, perché in quel caso si tratta di Nebbiolo, verrebbe fuori un vino praticamente imbevibile. Invece il Rossese ha una grande sfortuna: che è già buono da giovane e quindi non si è obbligati a fargli fare lunghe soste in cantina, lo si può vendere subito. Ma così facendo si perde molto di quello che potrebbe dare, a mio avviso. E ugualmente il fatto che il Nebbiolo sia imbevibile dopo un anno, è in realtà la sua fortuna, perché obbliga i produttori ad un certo modo di vinificare che ne esalta al 100% le caratteristiche.

  57. In realtà il problema è molto più grande che una semplice scelta di cantina. Da una parte c’è una certa stampa di settore che vuole far passare il Rossese di Dolceacqua come un semplice vinello da bere a pasto, giovane e fresco, magari con gli aperitivi oppure come alternativa ad un bianco sulle zuppe di pesce…dall’altra c’è il problema economico (tenere partite di vino in cantina anche solo per due anni in affinamento è un’operazione molto costosa, sopratutto per la zona che è povera se paragonata ad altri lidi ben più rinomati). Ci sarebbe bisogno di un aiuto da parte degli enti pubblici mirato a migliorare la qualità della denominazione, oppure di investimenti privati come è successo già di recente in altre zone (si veda Boca, ad esempio): la sempre maggiore popolarità del vitigno è un bene in questo senso, ma occorre anche avere la coscienza che si potrebbero fare ancora molti passi in avanti.

  58. ha risposto a Francesco Amodeo:
    Ho riportato in grandi linee quello che Anfosso mi ha detto ma mi pare sia abbastanza coerente con quello che dici per le tonneaux da 500, per il legno grande e i problemi di riduzione non sono d’accordo, se vengono vinificati bene in acciaio, non vedo difficoltà nel legno grande, la pulizia va fatta in entrambi, per la barrique anche se usata, dona delle speziature non proprie del vitigno, nascondendone altre, con questo non dico che se un vino passato in barrique in maniera perfetta sia un cattivo vino, dico che secondo il mio personalissimo parere il rossese non ha bisogno della suddetta.
    Per il restante sono d’accordo con te, se imparassero a non uscire con vini di pochi mesi, tutti, sicuramente renderebbe di più, alcuni ci sono riusciti, ti consiglio di contattare la Tenuta Anfosso, come ha spiegato a me penso non si tirerà indietro a parlarne e penso ti possa illuminare su alcuni aspetti di quella piccola realtà.

  59. ha risposto a Giovanna: Scusa, ti correggo solo una cosa: il potenziale di riduzione del vino non è correlato alla pulizia di cantina (come ad esempio accade per il brett) bensì è strettamente legato alla quantità di ossigeno a contatto con il vino. Nelle vasche di acciaio vi è assenza di ossigeno quasi totale e questo crea un ambiente fortemente riducente (difatti se assaggi un Rossese dalla vasca, nove volte su dieci sa di ridotto); mentre il legno ovvia questo problema permettendo uno scambio più o meno importante a seconda delle dimensioni e del materiale usato.

    In ogni caso, barrique o meno, l’importante è che si capisca il concetto per cui il Rossese può diventare un dei grandi vini d’Italia. Vedremo.

  60. ha risposto a Francesco Amodeo: Vinello il rossese? E’ il vero pinot nero italiano, mediterraneo, altro che vinello. Il pinot nero non è un vinello e non lo è il rossese! Spero di riuscire ad organizzare presto una degustazione a Roma,vorrei che se ne parlasse di più. Che si cominciasse a parlare, almeno questo! C’è da lavorare molto ma io ci credo, il rossese secondo me è contemporaneo. Altri vini non lo sono più.

  61. ha risposto a Giovanna: Contatterò anch’io la tenuta Anfosso, cara Giovanna. Grazie per i tuoi suggerimenti precisi e dettagliati. Leggo comunque che Francesco Amodeo ha risposto in maniera esauriente. Vorrei avervi a Roma per la mia degustazione di Rossese, se fosse possibile sarebbe un bel regalo. Proseguire questo interessante confronto di persona davanti ai vini in assaggio sarebbe la cosa migliore. Peraltro chiederei a qualcuno di voi che se la senta, di aiutarmi a guidare l’assaggio, io come degustatrice sono un po’ alle prime armi sul genere, è da poco che mi sono avvicinata al Rossese, visto che fuori dall’ambito locale si fatica a trovarne. Mi manca l’esperienza nel bicchiere. Come dico sempre i vini si conoscono bevendo, non solo raccontandoli ai corsi di sommelier. Seguirà comunque segnalazione per tempo su questo blog. Grazie!

  62. ha risposto a Alessandro D.: Cercato oggi da Roscioli, non ne hanno nemmeno uno. Zero aziende liguri, qualcuna presente solo coi bianchi. Tiratina d’orecchio per Rosciolino!!!!!!!!! Glielo dirò! Comunque lì ho bevuto Gaja Barbaresco 04 e mi piace da morire. L’eleganza, punto! Gaja è Gaja.

  63. ha risposto a Cristiana Lauro:
    ciao cristiana , rispecchiare la direzione del gusto del consumatore? è un capitolo di cui solamente chi imbottiglia il tavernello si deve occupare; prezzo? lo fissa la domanda , quindi se meno gente corresse dietro il prezzo sarebbe più basso; (idem bordeaux tanta roba dove il valore intrinseco non coincide con il prezzo) ……..o sbaglio ?? salut, ale

  64. Buongiorno, ho letto con molto interesse i post precedenti, sono un appassionato e un’annetto fa mi sono trovato in una bella degustazione alla ceca di svariati Rossese di Dolceacqua. Devo dire che non conoscevo a fondo la tipologia e nella full immersion di quel bellissimo giorno sono rimasto veramente colpito dall’alta qualità dei vini prodotti in questa piccola denominazione.
    Ho avuto la fortuna di conoscere i produttori e veramente ti vengono i capelli grigi a pensare come coltivano su quelle terrazze, camminare nei vigneti con pendenze esagerate e con piante centenarie che vengono curate come bimbi, alcune mi dicevano hanno anche nomi, dati dai vecchi contadini dal secolo scorso. Insomma se bere il vino è bello, conoscere dove questo nasce rende sicuramente un’idea ben più larga e consapevole di quello che hai nel bicchiere.
    Posto di seguito il link di un blog dove era stata postata quella degustazione e penso venga spiegato in maniera eloquente cosa ci si deve aspettare dal Rossese di Dolceacqua.
    http://www.thewineblog.it/2009-07-la-compagnia-del-rossese/

  65. ha risposto a alessandro dondi: Mi sembra un paradosso il tuo. Perchè mai la direzione del gusto dovrebbe riguardare solo il Tavernello che peraltro riposa in Tetrapack e non in bottiglia? E questo già differenzia il mercato cui si rivolge? Bada bene Alessandro che tutti i produttori di vino, nessuno escluso , si pongono il problema dell’orientamento del gusto, se non altro perchè devono fare marketing. Mi sembra già una buona ragione per non sottovalutare questo aspetto. Su Bordeaux sono in parte d’accordo, infatti ho parlato di Masseto ma potrei ( forse dovrei!) estendere il discorso a molti altri vini italiani e francesi. Non solo! Grazie Alessandro per il tuo intervento! 😉

  66. ha risposto a Mirko: Gentile Mirko, è un vero piacere leggere un intervento come il tuo. Dici bene, accidenti! Io ho visto i vigneti in Liguria, regione che amo davvero e con tutto il cuore. Ho visto le pendenze e queste meravigliose terrazze non sono per niente una passeggiata per lavorare in vigna. Belle sì, meravigliose, ma che fatica diamine! Questo è il lavoro che va rispettato, qui davvero mi inchino e proprio non capisco perchè non dare risalto, una nuova ribalta a una zona non solo sottovalutata, decisamente ignorata dai più. Che è molto peggio! Grazie Mirko!

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