Lorenzo Dabove nasce a Milano nel 1952, ma rivendica la sua origine ligure, infatti il suo papà aveva sulla carta d’identità scritto: emigrante! Il suo cognome Dabove, ligure, è tipico della Riviera di Ponente, e infatti se si esegue una ricerca in internet per capire i luoghi di diffusione dei cognomi, si riscontra una densità elevatissima ed esclusiva nella provincia di Savona, la zona del presidente Pertini, nativo di San Giovanni Stella. Lorenzo è legato a Milano, ma le origini hanno un fascino notevole e così anche nel tifo sceglie Genoa e non le blasonate e vicine Inter o Milan. Mi soffermo a parlare della famiglia perché questo è un aspetto di Lorenzo che mi colpisce, diverse volte assistendo ad una degustazione o parlando con lui ho ascoltato accenni alla cucina della mamma e preoccupazioni per le condizioni di salute del papà. uno zio “Barba Niculin”,(“zio” Nicolino) è stato fondatore del PCI a Savona ed è stato ginnasta nel circo di Buffalo Bill, e anche un altro suo parente Renzo Dabove guidò il motoscafo che permise a Pertini di fuggire in Corsica. Il nonno, genio della meccanica, a differenza sua e del papà, veri e propri disastri in quest’arte, lavorava con la Shell, ed era ricco, fino a che uno dei soci scappò in Sudamerica con i soldi e si ritrovò improvvisamente povero. Del papà scherzosamente ricorda che da ufficiale controllava le case chiuse di Genova, e della mamma l’indole, molto buona, e l’eccezionale talento in cucina, specializzata in pesto ligure per ospiti belgi, ed ovviamente anche in tanti altri piatti.

Lorenzo da un po’ ha abbandonato il suo lavoro e si è dedicato interamente alla cultura della birra artiginale. Dagli anni 80 frequenta l’Europa, inizialmente come appassionato, ed è un conoscitore profondo, in primis del Belgio, ma anche del mondo americano e del mondo anglosassone. In particolare la cultura del lambic occupa un posto d’onore nel suo cuore e i birrai produttori della tipologia fra i suoi rapporti.

Invitato a casa da Jean Pierre Van Roy, patron di Cantillon, aveva portato con sé il pesto della mamma e aveva cercato di acquistare della pasta che sebbene industriale fosse di ottima qualità tipo Voiello o De Cecco. Con sua grande sorpresa Jean Pierre lo portò nella sua cantina di casa, super organizzata, dove scelsero tra i tanti prodotti conservati, pasta di Gragnano trafilata a bronzo e olio ligure extravergine. Il suo rapporto con i birrai è carnale, basato sull’adrenalina, e grazie a ciò si va al di là di un rapporto professionale, si stabilisce un legame forte, loro capiscono che chi degusta è uno viscerale, e questo gli ha permesso di stabilire rapporti forti anche con i fiamminghi, la parte più dura e meno aperta del paese.

Ricorda, a proposito di socialità, e facilità di comunicare, che nel 2006 al WBC a Seattle con Michael Jackson, trovò una Flemish Red, fatta per il Monks Cafè di Filadelfia, ma nessuno sapeva chi era il produttore. Trovò Tom Peters , il padrone del Monks Cafè e gli chiese chi era il produttore: ne uscì fuori un suono gutturale che solo lui riuscì ad interpretare: Van Steenberge.

Grazie anche a questo tipo di rapporti profondi fa la guida per viaggi birrari soprattutto in Belgio ed USA , ogni anno il gruppo che va con lui è sempre contento per le esperienze particolari, infatti in tutti i birrifici Pizza Port e Carlsbad i più recenti, si aprono le porte, si vedono delle cose particolari, degli assaggi particolari, sempre a prezzi bassi e di favore.

Oggi, gestisce una novantina di eventi selezionati all’anno, non solo con birrai e pub, ma anche con Slow Food, scuole, istituzioni.

La qualità degli eventi che oggi in Italia è organizzata non vede eguali in Europa, ma anche negli USA, a partire dal Salone del Gusto di Torino dove ogni 2 anni organizza, con il coordinamento di Alberto Farinasso e la collaborazione di Luca Giaccone, numerosi laboratori sulle birre artigianali, ed anche qualcuno su temi generali, come quello sull’umami con Charles Papazian.

L’ultima parte di quest’intervista è dedicata allo sviluppo del mondo birraio artigiano italiano.
Il cuore della sua attività è rivolto agli appassionati, neofiti o esperti, purchè non siano quelli con zainetto “Invicta” dell’ultimo Zhytos beer festival, che spesso hanno dato giudizi professorali negativi sulle birre presenti.
Il cuore di ogni evento non è la tecnica che deve essere un sottofondo, ma la battuta, l’aneddoto, la capacità di entusiasmarsi ed entusiasmare.
A tal riguardo cita lo stand Interbrau a Rimini, dove ha assoluta carta bianca,sceglie fra le tante birre 2 o 3 che gli piacciono, riceve un angolo con 2 ragazze efficienti, e parte il laboratorio che si popola di appassionati e di ragazzi venuti lì per la lager che bevono ogni giorno e ben presto “convertiti” irreversibilmente a tripel, IPA, trappiste ecc. ecc. Sono proprio i neofiti i principali destinatari degli sforzi di Kuaska e non certo i presuntuosi “addetti ai lavori” che credono di sapere tutto .

Oggi Lorenzo collabora in primis con Mo.Bi., l’associazione dei consumatori, che organizza, tra le sue attività, corsi birrari, sia per homebrewer, sia per appassionati e promuove iniziative importanti finalizzate alla trasparenza e completezza delle etichette e l’organizzazione di un campionato per homebrewers con molte tappe e punteggi ispirati al metodo usato per la Formula Uno.

Numerose sono le associazioni birrarie oggi presenti in Italia, luoghi dove gli appassionati possono confrontarsi e crescere con il proprio hobby.

Ne abbiamo fatto una carrellata partendo dalla Sicilia, con l’attivissima Cerere, in Sardegna, dove c’è un movimento birrario ben sviluppato, con i nuovi Fermento Sardo al nord e gli storici HBS al sud e i custodi della birra , in Campania, con l’associazione Birrando si impara e Puglia con l’associazione Bibere, le regioni del sud più attive, dove c’è fervore organizzativo, recentissima la partecipazione a Sorrento a Birra Felix , e prossima una manifestazione in Salento, in Calabria con Beer Emotion, molto attiva. Risalendo la penisola ci siamo soffermati sulla Toscana, con La Pinta Medicea, I Birranti, Livingstone club e Ars Birraria, l’Emilia con Alta Fermentazione , Carboneria Reggiana e Birra Divin piacere, Il circolo del luppolo a Mantova, La compagnia della birra a Genova e La confraternita della grande schiuma, La compagnia del luppolo in provincia di Bergamo, le associazioni venete e ancora tanti altri.

La birra :

La Natale 2010 di Cesare Gualdoni dell’Orso Verde, scelta da Kuaska come la migliore nella serata di “Birre sotto l’albero” tenuta da bir&fud. Nella birra si sente la sua impronta e la sua personalità, ricetta che un po’ si modifica ogni anno, molto bevibile, abbastanza luppolata e ben equilibrata.

Foto: atuttabirra, agopress

5 Commenti

  1. Il numero 1, il maestro per tutti. Senza di lui forse gli italiani in terre di birre avrebbero fatto più difficoltà ad accedere a birre e luoghi. Un grande grazie mi pare doveroso, e quando potete andate dove c’è il Kuaska. Mi.

  2. concordo pienamente avendo avuto la fortuna di andare con lui in belgio e in california …abbiamo bevuto cose che voi umani…;) grazie kuaska!

  3. Mi fa piacere sapere che è molto legato alla famiglia.Conoscevo suo padre, ho lavorato con lui qualche anno, in via Grosotto, 7, alla cassa e qualche volta lo sostituivo. Lorenzo era un bambino

  4. […] Lorenzo Dabove (in arte Kuaska) sostiene a ragione che “Non esiste la birra, esistono LE birre!”. Pur considerando che chi fa birra tende a creare qualcosa di personale, come fare per sapere se la nostra birra fatta in casa rispetta le caratteristiche ed i parametri propri dello stile in cui rientra? Cosa dobbiamo aspettarci bevendo una ALTBIER o una DOPPELBOCK? Quando è legittimo percepire nella birra che beviamo l’aroma di miele o l’affumicato e quando questo è invece considerato un difetto? […]

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