Black Mamba. Elogio dell’imperfezione. Le donne e la Barbera

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Ieri pomeriggio a casa mia, passando davanti a uno specchio, osservavo il mio corpo drammaticamente imperfetto. Del resto non pratico alcuno sport, se si fa eccezione per un po’ di addominali a tavola e di bicipiti al bancone (a coloro che praticano invece il “sollevamento calici”, come suggerisce il mio amico Piero, raccomando il massimo rigore sull’esercizio alternato, onde evitare lo sviluppo asimmetrico dei muscoli dei due arti superiori). Sia ben chiaro, non si tratta di capriccio o lagnanza, ci mancherebbe, in fondo anch’io ho un mio pubblico di buongustai. Se siete appassionati di budini e di scorza d’arancia (buccia d’arancia!) con me andate forte! Posso fare al caso vostro se vi piace il genere…

Su questi essenziali spunti di riflessione e sul tema dell’elogio dell’imperfezione, nel frattempo si era fatta l’ora dell’aperitivo. Così ho deciso di aprire una Barbera di Conterno 2006 che, per non sentirmi sola, ho bevuto lì davanti allo specchio. Confesso di avere un debole per il Barolo Cascina Francia di Conterno, che preferisco a Monfortino, ma questa Barbera, nella sua semplicità, mi ha dato una gioia. E’ un vino decisamente sottovalutato dalla critica di settore, mai premiato dalle guide, il grande escluso. Ma perché? Questo vino sembra una tagliatella al ragù, è secco, essenziale, buono! E’ l’orgoglio della Barbera che spesso non piace ai neofiti che la giudicano squilibrata per via della sua acidità. Ha personalità, è vera, sanguigna, è artigianato. E’ come una bella donna, brillante, intelligente e popolana. La Barbera è femmina e questa Barbera per me è Silvana Mangano di Riso Amaro. Se volessi aggiungere un termine nuovo al mio folle glossario del vino, direi che la Barbera è un vino Fustagno. Ve lo ricordate il fustagno? Tessuto ruvido, robusto, grezzo, ma col tempo nobilitato. I grandi Pinot Nero di Borgogna sono baby cachemire, la grande Barbera è fustagno e quella di Conterno è una grande Barbera.

Avete invece mai assaggiato Pozzo Dell’Annunziata di Roberto Voerzio, tanto per restare in zona? Prodotto solo in magnum questo vino è esattamente il contrario di ciò che mi aspetto da una Barbera. Un vino anni ’90 nel suo stile, frutto ricco e molto concentrato che raramente riesce ad esprimersi in più di una dimensione. Forte marcatura che tende a saturare, ad occupare tutto lo spazio che c’è, invadente e privo di qualsivoglia forma di spontaneità. Un vino stentatamente impegnato ad essere sé stesso, a portare cotanto nome con serietà e decoro. Un vino faticoso, costoso,(anzi caro!) e a mio modesto avviso decisamente sopravvalutato. Se nel mio immaginario Conterno è una tagliatella al ragù, Voerzio è Vincisgrassi. Se il primo è un vino fustagno, il secondo è un vino Tweed. Conterno è la Mangano, Voerzio è Moira Orfei.

La Barbera, ne converrete amici, è un vino agevole, semplice e tale deve rimanere. E’ questa la sua bellezza è qui che risiede il suo fascino, la sua unicità, non trucchiamolo da gran dama, non è una regina, non lo è per sua natura, non potrà che risultare goffo se trasfigurato. La perfezione esiste solo nella realtà virtuale, non cercatela nella Barbera e nemmeno nello specchio. L’imperfezione, il difetto, ci rendono unici, io ho rinunciato da tempo alla ricerca della quintessenza e quando bevo davanti allo specchio per non sentirmi sola, non lo faccio soltanto per evitare l’ordinaria loquela di inutili avventori al banco di un Wine bar, quanto per non essere contraddetta. Guai a confutare la parola di Black Mamba, guai!

49 Commenti

  1. Adoro la barbera di Conterno cascina francia, massima espressione del vitigno…..e d’accordo sulla poca valutazione, immeritata.

  2. d’accordissimo con il sommo rettile 😉
    però permettetemi una chiosa: se è vero che una barbera debba essere semplice e piacevole, cosa di cui sono assolutamente d’accordo, lo deve essere anche sul prezzo… ecco 25 € circa non mi sembrano un prezzo piacevole per una barbera 😉

  3. Secondo me andrebbe chiamata Barberina. Sentite come suona bene, “facciamoci una barberina” perchè con i temi muscolari che corrono, ci appare più lieve e sbarazzina, più giovane.
    Forse a pensarci bene, proporrei un’altra definzione. E’ un vino bicicletta.

  4. ha risposto a Cristiana Lauro: per me il problema del prezzo è una questione importante… e lo sarà sempre di più, la barbera era, come tu dici, un vino per il consumo quotidiano, a 30 € diventa difficile… però l’è bun!!

  5. Che dire, i vini più antichi e dimenticati… Spesso sono i più buoni, lo sapete perché? Perché una volta i vini erano fatti per bere…

  6. Poi vorrei dire anche che non ho mai provato la Barbera di Conterno, mentre conosco bene il BaroloCascina Francia che amo, in compenso di Voerzio detesto sia Pozzo dell’Annunziata che è decisamente caro oltre che “tamugno” (questo viene dal glossario se non ricordo male…) che i Baroli. Per me questo è un esempio di produttore sopravvalutato qualitativamente. a me Voerzio non piace mai.

  7. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Appunto! E io di questa Barbera ne berrei una secchiata. Vino secchio, sempre per ricondurre il discorso al glossario di Black Mamba che piano piano si arricchisce di termini nuovi da voi indicati. Vino Bicicletta suggerito da Umberto va benissimo, lo inseriamo!

  8. ha risposto a umberto: L’unica cosa che posso dirti sul termine Barberina è che potrebbe essere percepito come riduttivo…Un po’ come prosecchino…Spero non riparta la Cambogia…Anzi Umberto, se riparte il casino, ora che ho nominato il Prosecco, propongo di aggiungere al mio Glossario il Vino Cambogia, cioè il Prosecco. Intendo quel vino che se provi a dire non mi piace, ti rivolta contro tutto il nord est!

  9. ha risposto a umberto: Però il Prosecco nel glossario era vino Zanzara, quindi sarebbe un caso di allotropo etimologico. Non male, non male, mi piace da pazzi ‘sta storia del glossario.

  10. D’accordo! Sottovalutata Barbera Conterno e molto sopravvalutato Voerzio. Guai a Confutare Black Mamba! E delle Barbere La Spinetta cosa ne pensi? Qui ti voglio! Baci

  11. ha risposto a Alessandro D.: Onestamente non assaggio vini di Rivetti, cioè La Spinetta, da un po’. E se non li assaggio un motivo c’è: me li ricordo piuttosto carichi, concentrati. Roba di muscoli. Vedi, Alessandro, io penso che i muscoli, tutti i muscoli, in generale, siano decisamente sopravvalutati. Fanne l’uso che vuoi ovviamente.
    ;-)))

  12. Dico Barberina, perchè se lo può permettere. Dico bicicletta, nel senso di vini bicletta, nel senso di vini argine a Primavera, vini viali, vini lucchetti, vini nebbia. La bicicletta contiene tutto questo. Questo andar.

  13. ha risposto a umberto: Tutto sommato evoca qualcosa di leggero, spensierato. Mi piace! Io non ho mai capito il concetto di vino da meditazione. Su che? Devo meditare sul vino (e in genere non ne ho voglia, me lo bevo e basta!) oppure su altri argomenti sui quali mediterei peggio o di meno se non avessi il supporto di quella bevuta? Non l’ho mai capito il senso. Che roba è?

  14. ha risposto a Arcangelo Dandini: Cacchio! Un vino sincero, artigianato puro e nessuno gli riconosce uno straccio di premio…Detto questo chissenefrega! E’ una grande Barbera e va bene così. Arcà, sei un genio!

  15. ha risposto a Antonio Gorelli: E’ pur sempre Voerzio cosa significa? Qualcuno ha osato mancare di rispetto a un produttore di vino? La sottoscritta forse? Non mi pare. Direi proprio di no. Anzi, dico di no! Circa l’accostamento a Moira Orfei era una battuta, tuttavia bisognerebbe chiedere anche a Moira, perchè dal suo punto di vista non è detto che non mi dia ragione o che non abbia addirittura qualcosa da ridire. Punti di vista, mio caro, punti di vista!

  16. Oh, la Barberina buona, che quando il freddo sta tra rusco e il brusco e l’ultimo Tocai della stagione ti saluta e te la indica con gesto amico, come ti presentasse una cugina con cui andartene in giro a portare il cappotto nuovo. Barberina che arrivi ancora tinta dell’ultimo bianco querciarolo che ti hanno iniettato a forza di curiosità, per dirmi che non c’è strappo, non c’è terremoto, tra il bianco e rosso, perchè stai e scendi fresca, che quasi sei ponte tra il lino e il velluto. Barberina che sei come le onde di Nervi alla stazione, che mi dici parti sereno e torna sereno, tvai leggero verso il mare e torna lieve verso il banco, Barberina che sai aspettare da una parte, senza sgomitare e tirare il collo per rubare un desiderio, Barberina che sei Piemonte senza Torino la seria e sei Langa senza fango, ti prego, rimani lì, non farti troppo degustare e troppo menzionare come i cavalcavia di pianura che nessuno loda, ma che quando ci sei sopra non vedi nuvole ma alberi strade e portasci.

  17. ha risposto a umberto: Grazie! Mai avrei creduto che il mio amico Umberto arrivasse a dedicare uno scritto alla Barbera. Langa senza fango è particolarmente felice. Sei un genio, grazie di cuore!

  18. ha risposto a umberto: Ah!Ah! Piemonte senza Torino la seria, è una metafora formidabile per definire la Barbera. E’ bellissimo questo pezzo. Ma sei uno scrittore? Sei del mestiere, ti seguo su questo sito, hai la penna facile, scrive da sola.

  19. ha risposto a umberto: Cristiana ti segnalo la 2008 bevuta Venerdì sera è una cosa clamorosa. Dimostra la versatilità della Barbera di Conterno che sfoggia con grazia la giovanile bellezza e con composta eleganza la splendida maturità, ancora, in divenire.

    Umberto così non si può fare a meno di volerti bene.

  20. Conterno è il numero uno e in effetti della sua barbera non se ne sente parlare granchè. Non quanto meriterebbe. Le guide non la premiano? Meglio!

  21. ha risposto a Paolo: Appunto! Andrebbe abolita la definizione, non significa nulla e se prova a significare lo fa nella maniera sbagliata. Ciao Paolo!!!…Che poi non so nemmeno chi sei.

  22. Sempre di Barbera parliamo comunque, nel senso che va bene tutto e Conterno è un buon vino, ma rimane una semplice Barbera. Voerzio non mi ha convinto mai. per me anche sul barolo è deludente.

  23. Dici bene, Cristiana; è un inutile sfoggio di abilità tecnica, oltreché dannoso ai fini del vino, quello di voler tirare fuori dalla Barbera ciò che essa di sua natura non può dare. Credo che la sfortuna del vitigno sia stata proprio, paradossalmente, l’opera del grande Giacomo Bologna: da un lato è emerso il potenziale “multiuso” del vino, rivoluzionando l’immagine contadina del vino fino allora relegato a semplice bevanda da osteria; dall’altra però ha contribuito a creare un enorme fraintendimento su quali potessero essere i reali punti di forza del vitigno, e la prova di ciò sono proprio quei famigerati vinoni iperconcentrati, legnosi, dotati di tannicità ruvidissime con aromaticità scurissime, che andavano tanto di moda negli anni ’90. La Barbera di Voerzio che citi è ancora un perfetto esempio di ciò, uno strascico di questa tempesta. Vini che si faticano a bere, vini che non hanno nulla da dire se non dello stile di chi li ha prodotti, vini che non raccontano del varietale del vitigno, vini da design. Quello che ancora non si riesce a capire è che la Barbera non ha le caratteristiche da “vino internazionale”, non ha una complessità aromatica tale da poter supportare l’impatto con il legno piccolo, e non è un vino gentile, anzi! oggi per fortuna stiamo assistendo ad una “rinascita” con vini che puntano a favorire le specificità proprie, grazie ad una vinificazione “leggera” che favorisce l’emergere dei tratti aromatici tipici, come la viola, la ciliegia, il rossetto, non il caffè e la cenere; una bocca piena, sostenuta da un’acidità viva, non amara e pastosa. La Barbera di Conterno è un vino bellissimo, stupendo: anche se io non la considero proprio il miglior esempio di espressione varietale del vitigno; sì, insomma, sa più di Conterno che di Barbera, nebbioleggia all’inverosimile, anzi: cascinafrancheggia per essere più precisi. Ma che buona…:-)
    Ciao.

  24. ha risposto a Francesco Amodeo: Gentile Francesco, ho riletto più volte il tuo intervento, quanto mi piace quello che scrivi! Dici bene su Giacomo Bologna, anche se fa male al cuore. E la parola chiave è fraintendimento, perchè è l’esito di questa rivoluzione, hai centrato il punto. Il fatto che in un vino riconosca solo lo stile di chi l’ha prodotto, ma non il vitigno è inaccettabile per me. Ed è un’idea anni ’90, come giustamente sottolinei che ha portato addirittura al paradosso della riconoscibilità della mano dell’enologo, del metodo. Una follia! Qualcosa sta cambiando e la direzione è quella che tu indichi. La parola “leggero” è bella perchè mi piace la levità. Vorrei che il vino che berremo avesse a che fare con questo.

  25. ha risposto a umberto: Non avevo dubbi che non ti sarebbe sfuggito questo intervento. Non conosco Francesco ma ho letto altri suoi commenti interessanti e saggi oltre che ben scritti. Vai a dare un’occhiata al pezzo su Masseto, Nebbiolo e Rossese, quando hai un attimo. Fa piacere leggere interventi di questo genere. Soprattutto quando non urlati.

  26. ha risposto a Willy: Non sei l’unico a pensarla così. Io l’ho pagata al Goccetto di Roma 29 euro e non mi sembra cara. In fondo ha anche un nome importante, in qualche modo ha un suo costo. Voerzio sì che è caro!

  27. Ho bevuto ieri Voerzio e non l’avevo ordinato io. E’ proprio quello che ho smesso di cercare da tempo in un vino

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