Domus Birrae è la casa della birra artigianale italiana. Anche il cliente che non è superinformato la sceglie e la preferisce e spesso la trova di tendenza. Il locale ha un business articolato e si occupa di vendita al dettaglio di birra italiana, di distribuzione e di articoli per homebrewing. In uno spazio dedicato vengono venduti gli articoli homebrewing di Mister Malto, così i tanti appassionati anziché acquistare direttamente dal web possono scambiare opinioni e confrontarsi. Le persone che si dedicano all’homebrewing e che acquistano al Domus sono numerose, giovani e molto informate sul web, prediligono le IPA e fra i luppoli acquistano in maggioranza varietà americane, Amarillo, Cascade, Chinook e neozelandesi, Pacific Gem e soprattutto Nelson Sauvin. Spesso portano le loro sperimentazioni in negozio per farle assaggiare. Avere l’homebrewing nello stesso spazio del beeershop è una scelta vincente. Permette di far avvicinare i giovani, spesso colpiti da birre e birrifici americani o nordeuropei che fanno della sperimentazione continua la loro ragion d’essere come De Molen, Mikkeller, Narke, Brewdog, Port Brewing, alla birra artigianale italiana, che invece è apprezzata da una clientela mediamente di una fascia d’età superiore. Prescindendo dagli esperti, il cliente che sceglie birra italiana ha un’età fra i 35 e i 50 anni, l’ha provata al ristorante e vuole allargare la sua conoscenza. Mentre i giovani homebrewer provano di tutto e sono disponibili a mettere in discussione le proprie opinioni, i 40enni sono abbastanza radicati nelle loro scelte, meno informati via internet, e più attenti a birre equilibrate e meno estreme con una preferenza per le birre di tipologia belga e abbastanza morbide. La strategia dei 5 soci del Domus è di proporre un’alternativa alla birra scelta del cliente, contribuendo così ad un allargamento delle conoscenze e del mercato che in questo modo non si basa sui soliti nomi.

Anche le donne acquistano birra italiana, forse perché attratte dalla maggior cura dei dettagli e dall’eleganza del prodotto, anche formale quale quella del packaging.

D’altro canto gli italiani hanno un approccio più fine ed equilibrato alle sperimentazioni, usano in maniera intelligente il legno, si cimentano con numerosi stili, alcuni molto originali e tipici come  le birre con mosto d’uva, le sour ale e le fruit beer. E 10 -15 birrifici hanno raggiunto un livello tale da non temere  concorrenza sulla qualità e originalità. Manuele Colonna cita ad esempio il festival di Stoccolma, che può addirittura risultare noioso per la prevalenza netta di stili  come Imperial Stout, Porter, e IPA o Double IPA, sebbene la Svezia sia la nazione di un grande birrificio come Narke. Opinione simile riguardo alla Danimarca, del famosissimo e seguitissimo sito di rating birrario Ratebeer, la ha Mike Murphy, con le dovute eccezioni di Mikkeller, Grassroots e qualche altro.

Ma chi sono i 5 soci?

Luca Turchetta, detto “Il Cammello”, e se lo osservate in volto, soprattutto quando cammina con la sua caratteristica postura, vi renderete conto che mai soprannome fu più azzeccato. Ha un palato fine ed emozionale e assaggia le birre da proporre in listino.

Luca Chen, di origine cinese da parte di padre che ha lavorato in numerosi ristoranti cinesi a Roma, è un fedelissimo di Manuele Colonna, lavora infatti al “Ma che..” da 9 anni ed è l’uomo d’ordine e di contatto insieme al “Cammello” con i birrifici italiani.

Fabio Zaniol, socio del “Ma che…”, segue la clientela della distribuzione e collabora con gli altri nella gestione.

Aleandro Scarpetti, responsabile del Bir&Fud, con esperienza di gestione locali in Nord America, è il manager del gruppo e deve far quadrare i conti.

Manuele Colonna è il coordinatore della squadra, detto da alcuni il Pippo Baudo della birra artigianale, per il fisico e la sua capacità di gestione.

Il beershop ha un listino di poco più di 200 etichette di circa 40 birrifici italiani. La distribuzione  ha a listino birre di USA, Danimarca, Belgio, Germania, Gb e una ventina di birrifici italiani. La clientela è suddivisa in ristoranti, enoteche e beershop e pub, che sono in numero inferiore, perché anche nel settore artigianale la pratica degli impianti in comodato d’uso è molto diffusa ed Interbrau in questo campo la fa da padrona.

I ristoranti acquistano sempre di più birra artigianale, spesso italiana, ma con scarsa conoscenza del prodotto. Mentre è diffusa la conoscenza del vino e l’impiego dei sommelier, per la birra siamo al palo e l’acquisto avviene per sentito dire, salvo poche eccezioni.

Fra i pub è possibile osservare una tendenza bipolare, alcuni locali come Le Bon Bock, il Birrifugio, Mastro Titta ed altri, puntano su scelte abbastanza classiche di birre, su una spillatura perfetta, sul servizio e sull’anima del pub. Accanto a questi nascono altri con scelte di birre molto particolari ed estreme, attenti alle ultime tendenze suggerite su Internet, tipiche di un mondo giovanile che per usare una metafora è attento al Death Metal nell’ambito del Rock. Blind Pig è un esempio di ciò, anche se poi ha un po’ mediato le scelte inserendo Schwanenbrau, birrificio artigiano tedesco.

Provate al Domus Birrae:

Fleurs Noires di Grassroots. Collaborazione fra Stillwater di Brian Strumke e Shaun Hill e Ryan Witter-Merithew di Grassroots. Black IPA addizionata di petali di rosa e di ibisco 6°,olfatto ricco di sensazioni resinose  e agrumate di cedro e di pompelmo, conferite dai luppoli aromatici adoperati, Centennial, Chinook e Pacific Gem, neozelandese. Di corpo esile, conferma la prevalenza delle sensazioni amare al gusto, con un gradevole finale nel quale emergono note tostate da malti torrefatti.

Viola Sofia, un Imperial Stout di 10,2° dedicata alla figlia di Manuele Colonna. Da Grassroots birrificio danese di Fanø Brighus. Olfatto con importanti e predominanti note maltate di caffè tostato e cioccolato fondente, seguite da sensazioni di fieno e di erba dei luppoli. In bocca si confermano le note maltate ben equilibrate da una luppolatura corretta.

Domus Birrae. Via Cavour, 88. Roma

Foto: Emanuela Marottoli

5 Commenti

  1. Confermo, ottimo, interessante, completo e con suggerimenti sul da farsi delle bevute.
    L’abbinamento birre in vendita e homebrewer è vincente perchè incuriosisce. Mi è capitato anche di ricevere i consigli personalizzati di Leonardo Di Vincenzo.

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