L’abbinamento vino-cibo non esiste. Scruton, ora mi devi un crodino!

Tempo di lettura: 4 minuti

Stavo riflettendo su un libro che suggerisco a coloro che non hanno avuto ancora il piacere di leggerlo: Bevo dunque sono, dello scrittore- filosofo britannico Roger Scruton, una delle teste più influenti sulle quali poter contare, fra i contemporanei. Dello stesso autore consiglio anche “Guida filosofica per tipi intelligenti”, testo altrettanto avvincente, di argomento evidentemente diverso e dal titolo assolutamente indicativo, Scruton non l’ha scelto per caso, quindi se non avete certezza di essere dei tipi veramente intelligenti, lasciate perdere perché non fa per voi (prevedo che questa mia provocazione, farà vendere all’autore svariate copie del suo testo. Scruton, mi devi un Crodino!) Bevo dunque sono, fra le infinite quanto dilettevoli perle di saggezza, esclude la possibilità di un abbinamento attendibile cibo-vino. Il vino trova il suo miglior abbinamento col pensiero. Che meraviglia! Infatti, in appendice, il nostro abbina bottiglie a sua scelta, ai filosofi più importanti del suo percorso culturale, secondo un criterio divertente e ineccepibile.

In una vecchia edizione Gambero Rosso de “Il Vino, gli abbinamenti”, Daniele Cernilli ricordava che “…nessuno è riuscito a formulare la regola generale more geometrico demonstrata…qualunque tentativo di dare aura scientifica a questo argomento è destinato a cogliere solo una parte del problema…” Egli arriva al punto tale di sostenere, con sincera convinzione, che una regola generale affidabile, benché apparentemente superficiale, sia quella dell’abbinamento per colore: cibo bianco – vino bianco, cibo rosso – vino rosso. Ammesso che riusciate a trovare questa piccola pubblicazione, ve la consiglio poiché semplice ed esplicativa, secondo il consueto stile fluido e scorrevole dell’ex direttore del Gambero Rosso (Cernilli, anche tu mi devi un Crodino!).

Il grande Luigi Veronelli, sosteneva, beffardamente, che la miglior regola sia quella di andar contro la regola, (contro il potere costituito! Aggiunge Black Mamba non senza ironia) una versione anarchica quanto autorevole della faccenda che, a dire il vero, in parte non capisco e per questo mi fa venire un po’ di nostalgia di quell’ affascinante personaggio che tutti noi abbiamo nel cuore e che adesso vorrei fosse qui, a spiegarmi e a chiarirmi. A parte il fatto che a questo punto anche lui mi dovrebbe un Crodino…

Mi interessa, ovviamente, conoscere la vostra veduta perché io non ho mai capito l’incognita degli abbinamenti, malgrado mi senta sollevata dalla questione in quanto bevo ciò che voglio sopra a quello che mi va di mangiare. Faccio eccezione solo per alcuni alimenti, tipo i carciofi o i finocchi sui quali mi astengo dal bere poiché riescono a peggiorare il sapore di qualsiasi sostanza liquida, compresa l’acqua. Io abbino il vino in maniera un po’ superficiale, in verità. Concordo col Cernilli sulla scelta cromatica, cerco di bere rosso sulla carne rossa e bianco sul pesce o sulla carne bianca, però se apro una bottiglia di La Tache me ne frego baldanzosa di quello che ci mangio sopra (anzi sotto!) e faccio come i francesi che se ne infischiano degli abbinamenti. Infatti tutta questa storia è un problema circoscritto alla sommellerie italiana, tutto il resto parla d’altro!

Come fate ad abbinare un piatto cucinato con i funghi? E i tartufi? Andiamo, i tartufi sono difficili da abbinare. Uova e tartufo? Alcune preparazioni molto elaborate, talvolta un po’ barocche, di chef molto, ma molto creativi? Come le abbinate? Ditemi la verità, il matrimonio ostriche e champagne s’ha da fare? Con quel sapore metallico che ne deriva?
Mi sovviene un paragone con la musica, forse il termine giusto è risonanza, che non è armonia, non c’entra con gli accordi musicali, con gli armonici. La risonanza in musica è il principio di funzionamento di quasi tutti gli strumenti musicali ed è quindi una forma di relazione ma non è un legame. Il vino fa risuonare il cibo. In questo senso forse possiamo parlare di abbinamento, inteso come connessione, come collegamento, non come legame. Un vino spumante sarà in grado di far risuonare un cibo grasso, poiché le bollicine in un certo senso sgrassano. Un po’ come l’idea di eco. Più lontani giungeranno gli echi, più corretti e opportuni risulteranno gli abbinamenti.

In fin dei conti, forse, l’unica regola saggia è quella di rispettare alcune tradizioni e l’uso locale che si tramanda e al quale in genere mi conformo volentieri per una questione di buon senso. Per il resto penso che ognuno possa fare come gli pare, perché l’abbinamento vino-cibo non esiste e se esistesse sarebbe talmente acrobatico e macchinoso da far passare lestamente sia la fame che la sete. Anzi, da ora in poi bevo a stomaco vuoto, così raggiungo più rapidamente quella meravigliosa ebbrezza che mi soddisfa perché è il miglior stato di coscienza possibile. Maledico invece l’ubriacatura, poiché attiene, o tende, all’incoscienza, per dirla sempre con Scruton e, sebbene con il tempo l’una porti all’altra, la connessione fra le due non è più trasparente di quella fra il primo bacio e il divorzio finale. Anche questa in fondo è una risonanza. Collega Scruton, a questo punto mi devi 2 Crodini!

E voi, amici, come la pensate?
Ditelo a Black Mamba!

84 Commenti

  1. L’abbinamento è sempre il meglio con il meglio.

    In subordine:
    champagne con bella donna ( o bell’uomo)
    Pedro Ximenez con i c… propri e camino

  2. notevole il libro di Scruton
    (che è un vecchio conservatore britannico che ha scritto anche “Il manifesto dei conservatori”)
    nel mio piccolo lo consiglio anch’io
    (è pubblicato in italiano da Raffaello Cortina)

  3. siccome sono in pausa post-prandiale, mi rilasso ricopiando uno dei brani che mi hanno più colpito:

    “Io arrischio l’ipotesi che a un certo livello l’esperienza del vino sia un recupero di quel culto originario che accompagnò la colonizzazione della terra e la costruzione delle città; e quello che gustiamo nel vino non è solo il frutto e il suo fermento, ma anche il particolare profumo di un paesaggio nel quale sono stati invitati e hanno trovato casa gli dei. Nessun’altra delle cose che mangiamo o beviamo ha un alone di significato paragonabile; e chi si rifiuta di bere il vino manda un messaggio importante: non appartiene a questa terra.”

  4. Diamine! B.M. Ancora una volta ha ragione e senza peli sulla lingua centra una questione che tante volte ho pensato e mai osato esternare… La folle rincorsa dell’abbinamento è una “cagata pazzesca” per dirla come fantozzi!

  5. Cara Cristiana sono abbastanza d’accordo con te, insomma abbinare è un gioco. In alcuni momenti mangi , in altri bevi….mica sempre la birra e il cibo si devono equilibrare…ahhhhhhhhh dimenticavo la birra si abbina più facilmente del vino……possiamo provarlo andando da Mastro Titta…mia mail pybima@tin.it

  6. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Grande! Ti suggerisco “il suicidio dell’occidente” intervista curata da Luigi Iannone, me l’ha regalato un mio amico crotalo di cui mi fido molto ed è veramente interessante. Leggilo! Tu puoi apprezzare.

  7. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Ha colpito anche me, sono entusiasta perchè qualcuno me lo ha bocciato discutendone recentemente. Il messsaggio è importante e vero! Chi si rifiuta di bere vino non è di questa terra…Niko, non ti conosco ma mi piaci…quindi ti devo un crodino!

  8. bell’argomento Cri, noi da sempre scegliamo una via tranchant ma efficace… il buono con il buono! Credetemi è semplice ma funziona alla grande 😉
    Cmq mi ha sempre inquietato questa mania tutta italiana degli abinamenti. La ricerca spasmodica di ritrovamenti e allitterazioni tra cibi e vino. Tra l’altro non ho mai ben compreso per quale motivo su un cinghiale in salmì, dovrei bere un rosso corposo e strutturato? Povero mio palato, tra le grassezze del piatto e la pomposità del vino non avrebbe mai un attimo di tregua 😉
    Ultima cosa: ma sono il solo a cui sembra che la cucina contemporanea d’autore prescinda quasi totalmente dai vini rossi?
    @Paolo, sarà ma la birra me gonfia 😉

  9. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Hai ragione da vendere! la cucina contemporanea è quasi esclusivamente da vino bianco. Di varie tipologie e strutture, ma molto più da bianco che da rosso. Bocchetti, anche a te devo un crodino!

  10. Blackie mi inviti a nozze! Mai abbinato il vino a un piatto, non ha senso, a meno di parlare di cose molto semplici. Più è articolato il piatto e meno è abbinabile….Se devo un crodino a qualcuno avvertitemi!!!

  11. Scruton ha scritto un libro eccellente, mi è piaciuto molto e mi ha anche divertito. Secondo me il crodino te lo offre davvero! Abbinamenti? No grazie!

  12. Però su una bistecca Fiorentina non berrei mai un bianco. Non è proprio così, in fondo l’abbinamento su piatti semplici esiste.

  13. Secondo me la fiorentina che è un piatto succulento e dotato di una notevole tendenza dolce, caratterizzato da lunga masticazione vuole un vino secco di ottima struttura e bell’equilibrio, buona sapidità e piacevole freschezza. Io ci metterei il Primitivo Es oppure un Bel Amarone Dal Forno. Nel primo caso si tratta di un abbinamento regionale. Nel senso che è risaputo che buona parte dei vini toscani siano fatti a Manduria e l’altro è un abbinamento per contrasto un secondo al coltello e un dolce al chucchiaio.

  14. ciao cristina,
    vorrei dissentire sull’abbinamento cibo-vino fatto in base al colore. Potrei citare decine di esempi di piatti tipici che vengono abbinati, didatticamente, a vini di colore opposto. Qualche esempio: gamberi di fiume con lacrima di morro d’alba; lardo di colonnata con chianti; bresaola e caprino con muller thurgau; pizza margherita di bufala con asprinio d’aversa; maccheroncini allo scorfano (rossi) con puilly fumè; coniglio ripieno all’ascolana con lacrima ecc ecc.
    l’abbinamento basato sul colore è un trucchetto per non sbagliare mai…
    invece il vero abbinamento è quello basato SUL TERRITORIO. i piatti di un territorio con i vini autoctoni della stessa zona. C’è tradizione, cultura, memoria storica e, sopratutto, c’è sulla tavola l’espressione culinaria di secoli e secoli di pietanze cucinate e vini prodotti e bevuti assieme a quei piatti.
    I prodotti del nostro territorio, la biodiversità che c’è in italia è il nostro patrimonio più grande: i nostri piatti, i nostri chef sapranno esaltarli al meglio con un vino autoctono
    provare per credere!!!!!

  15. ha risposto a luca panunzio: Ti do due consigli:
    1) non chiamare cristiana cristina perche la signora potrebbe avere una crisi di nervi
    2) non mi sembra che ci siano grandi abbinamenti di territorio tra quelli che citi. Ti sei dimenticato la porchetta con la ciriola e la romanella

  16. ha risposto a luca panunzio: Gentilissimo Luca, grazie per il tuo intervento. Sull’abbinamento per territorio sono d’accordo, ho scritto infatti nel mio post che in fondo, pur essendo scettica sugli abbinamenti, mi conformo volentieri al vino locale che in genere (si spera!) è un prodotto del territorio che riflette tradizione e memoria storica. Però il matrimonio fra bresaola con caprino e Muller Thurgau francamente non vedo l’ora di perdermelo e sulla cerimonia fra lardo di colonnata e chianti ti dico che non voglio proprio ricevere la partecipazione. A meno che non si tratti di un Chianti vecchio stile, allora può interessarmi. Io sul lardo ti farò inorridire ma metterei uno champagne o un franciacorta pas dosè. Ma è un gusto personale il mio. Grazie!!! A presto!

  17. ha risposto a Jovica Todorovic: Grazie per aver preso le mie difese, però non sono così forastica, diamine! Ma davvero sembro così cattiva? …Però Cristina non si può proprio sentire! ;-))) Meglio Black Mamba, dai. Veleno!!!!!!! Ciao Teo!!!!!!!

  18. Non ho letto Scruton, però credo che sia una provocazione la sua e vada letta solo in questo senso. Mai mi sognerei di abbinare un Amarone a una spigola al sale o di accompagnare una guancia brasata con un vino aromatico bianco. Non saranno mica tutte scemenze quelle ci hanno insegnato ai corsi A.I.S! Va bene provocare ma questa tesi non sta nè in cielo nè in terra. Scusate se mi permetto ma dire che l’abbinamento non esiste mi sembra una posizione eccessiva, estrema, o come dite voi, da curva sud del vino.

  19. ha risposto a Antonio Gorelli: L’Ais non insegna scemenze, tutt’altro, gli insegnamenti sono i fondamentali delle tecniche atte a comprendere le regole dell’abbinamento. Io e vorrei ribadire che non vuol essere una provocazione bensi una convinzione legata a qualche bottiglia bevuta e, purtroppo per me, più di qualche piatto mangiato che il matrimonio d’amore e di elezione a tavolino può essere mendace. Credo negli abbinamenti e nei consigli dei sommelier nei ristoranti, se bravi, perchè conoscono i piatti che propongono e i vini che selezionano e quindi possono sbizzarirsi negli abbinamenti. Siccome tutto è relativo le potrei dire che la guancia brasata, se di vitella e brasata che so in una ribolla vinificata in rosso potrebbe anche star bene con un bel bianco importante. La cosa non la troverei ne scandalosa ne provocatoria anzi sarebbe azzardato e stizzicante. Lei che dice

  20. ha risposto a jovica todorovic (teo): Bianco importante sì ma non aromatico, al di là della struttura. Comunque in linea di massima sono d’accordo. La posizione del post di Black Mamba è un po’ estrema ma forse è la sua linea. Poi la Lauro mi sembra una tipa un po’ dispettosella se ho capito bene. ;-)))

  21. A proposito di abbinamenti, il mio idolo, Il Crotalo, si spinge ben oltre, sostenendo addirittura che bevendo vino sarebbe bene tenersi alla larga dal cibo. Egli mette in pratica la sua teoria, con rigore e disciplina ineccepibili e non mangia mai…I crotali non mangiano, bevono solo grandi bocce…Un po’ come i Black Mamba…

  22. Cri, io mi trovo benissimo con la teoria cernilliana dell’abbinamento cromatico, in linea di massima funziona, non è impegnativa e non impone ogni volta di riunire un’assemblea per mettere d’accordo un tavolo di 4 persone che ordinano piatti diversi. No? Bacio

  23. E sui dolci? Ne vogliamo parlare? secondo me l’abbinamento sui dolci è disastroso. Dolci con la crema, la cioccolata, le uova. Un incubo!

  24. Questa sera abbiamo una cena a base di pesce. A a parte il sottoscritto bevono tutti vino rosso? Quindi? Che fare? E’ davvero complicato, non se ne esce, a meno che ognuno non decida di bere un vino diverso dagli altri. Io non abbino mai se non per struttura.

  25. Beh sul pesce la birra non teme paragoni..oggi le ho provate con pesci affumicati e non c’è storia……la birra si accosta…si avvicina..accompagna

  26. ha risposto a Paolo: Caro Paolo, il tuo proselitismo mi incuriosisce moltissimo. La birra sul pesce mi lascia a bocca aperta. Non mi perplime, bada bene! E’ proprio un mondo in evoluzione, ancora da scoprire sotto certi aspetti e io sono curiosa da morire, non sopporto non sapere. Pensa come vivo male con tutto quello che ignoro! Mi dovrai raccontare un po’ di cose. Grazie Paolo!

  27. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Abbiamo bevuto bianco, Voerberg di Terlano. Alla fine però prima di salutarci si è brindato con Barolo di Voerzio 2004. Forse c’entrava poco, ma avevamo voglia di Barolo e in fondo è vero, l’abbinamento non esiste. Deludente Voerzio, anche se c’entra poco con questo contesto.

  28. Da Iolanda al suo vecchio indirizzo 6 piatti di pesce e un dolce e 7 birre diverse. L’abbinamento migliore ? la Wayan , una saison di Baladin con risotto agli scampi, per me da 10/10.

    Tanti gli abbinamenti interessanti : Tipopils di Birrificio italiano con pesce fritto ( dovrei cercare per dirti quale pesce..ora non ricordo) La IPA di Scarampola al pompelmo era un’altra birra di quella serata, non eccessivamente amara, dipende solo dalla tipologia, se la scegli non invasiva il risultato è spettacolare!

  29. ha risposto a Paolo: Sembra interessante, ha ragione Cristiana, c’è tanto da scoprire, da imparare. Io sono molto indietro lo confesso ma abbastanza curioso da non avere pregiudizi su nulla.

  30. Come al solito si passa dal tutto o nulla. Abbinamenti impossibili vs abbinamenti necessari. Di certo una parte della sommelièrie internazionale ha esagerato, dando regole ferree e persino pseudoscientifiche, come il famoso metodo Mercadini. Però anche dire “buono con buono” è una stupidaggine. Chateau d’Yquem è buono. Non per questo è il migliore abbinamento per una guancia di manzo brasata di Beck, che è buona anch’essa. Perciò quello che vince è il buon senso coniugato con il buon gusto e con una buona conoscenza della materia. Solo così si può andare contro alle regole senza correre il rischio di fare delle pessime esperienze.

  31. ha risposto a fat cat: infatti credo sia più una questione di buon senso. Chi abbinerebbe mai una guancia brasata con chateau d’ Yquem? Nessuno, è paradossale. a parte questo trovo che in fondo sia un vino difficilmente abbinabile, salvo su qualche formaggio e non tutti. Quindi comunque l’abbinamento è difficile.

  32. Non viviamo il tempo dell’unità, ma delle separazioni. Anche la cucina lavora sulle separazioni.
    Bere e mangiare ormai hanno la stessa relazione che bere e scalare, bere e riordinare.
    E’ un tempo dissociato. Questo tempo qui.

  33. ha risposto a Cristiana Lauro:

    Chateau d’Yquem “vuole” Stilton, Roquefort, Gorgonzola due paste o Blu del Moncenisio, qualche Taleggio, poi Foie gras d’oie ou de canard, anche ravioli di zucca alla mantovana, se dovessi fare un abbinamento contro le regole penserei a qualcosa di molto piccante ed aromatico, da andare a trovare nelle cucine indiane o thai, e forse in quella messicana. Ma il vino ci perderebbe un po’. Fuori dagli schemi ci potrebbe stare un cheese cake, forse, od un pasticcio di tortellini in crosta di sfoglia dolce, un’antica ricetta emiliana.

  34. ha risposto a umberto:

    Bere e mangiare hanno ambedue a che fare con il gusto e non con due distinti aspetti della vita, pratica o intellettuale che sia. Il suo è un paragone improprio e forzato Se lei mangia e scrive in due momenti diversi, o nello stesso momento, le due cose non entrano in competizione fra loro, tranne per il fatto che potrebbe sbrodolarsi macchiando un foglio o scottarsi per non avere prestato attenzione e ciò che mangia. Se abbina male avrà una sensazione sgradevole, perché le due cose entrano in rapporto fra loro attraverso la sua lingua, che è la stessa per entrambe le cose. Provi a leggere senza luce e vedrà cosa intendo.

  35. ha risposto a fat cat: Però Umberto non è l’unico a pensarla così, in fondo anche Scruton dice qualcosa di assimilabile al concetto che Umberto ha espresso. Ripeto, il tutto solo se governato dal buon senso, ma questo è un concetto universale. Io non trovo una riflessione così peregrina quella di Umberto, tenendo conto che è il punto di vista di uno scrittore, in fondo come Scruton benchè filosofo quest’ultimo.P.S Scrittore ma che beve come un fijo de ‘na m……a. ,-)))

  36. Black Mamba, senza offesa, sei certamente una brava assaggiatrice, si capisce da quello che scrivi e bevi anche meglio di me che mi considero un bevitore di tutto rispetto, però i tuoi post cominciano ad annoiarmi. O fai Black Mamba o fai la mammoletta, ma prendi una posizione come facevi all’inizio. I tuoi commenti sono sempre democristiani, anche un po’ stucchevoli. Prima bastoni poi vuoi fare pace, mi sembri schizofrenica sinceramente. Hanno tutti ragione all’improvviso? Possibile che per te nessuno abbia torto? Oppure cambia rubrica. O smetti di scrivere direttamente, non sentiremo la tua mancanza…Ah! ah! 😀

  37. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Scruton è un filosofo “eclettico”, come Vattimo.Spstenitori del “pensiero debole”. Non è mica detto che solo perché uno è famoso debba avere ragione per forza. Invece di rispondere citando nomi e medaglie, perché non mi contesta nel merito, se non è d’accordo con quanto sostengo. Le potrei opporre l’empirismo drastico e inattaccabile di David Hume, se proprio dobbiamo parlare di filosofia, e con quello anche Scruton e i suoi ragionamenti sarebbero in difficoltà, le assicuro.

  38. ha risposto a fat cat:
    Io ho detto solo che si è rotto un legame, perchè questo è un tempo che per natura, tende a rompere tutte le armonie. E vino e cibo, meglio, beremangiare, che nasceva come qualcosa di unito, si è nel corso del tempo separato, perchè li saperi specialistici producono ineluttabilmente questo.
    Sebbene si usi la bocca per mangiare e bere, questo non è più sufficente per deteminare una esperienza unita.

    La tragedia del moderno è il suo svolupparsi per separazioni progressive. Che poi tutti nutriamo nostalgie per le esperienze unite, questo è del tutto legittimo.

    Perchè avviene questo?

    Perchè questo tempo ha assunto il connotato di tempo puntiforme. E quindi tra boccone e sorso, non c’è una esperienza evolutiva, ma una esperienza discontinua. Una “catastrofe.” (nel senso di Renè Thom

  39. ha risposto a fat cat: Ti dico subito che la tua aggressività associata all’esibizione oltre a non interessarmi, mi ricordano una persona con la quale ho deciso da alcuni mesi di interrompere qualunque tipo di scambio intellettuale e non. Vedi caro come ti chiami, io non ho scritto il mio post per dare sfoggio di cultura filosofica, non essendo peraltro la mia formazione, a differenza tua, onanista mentale, che intervieni con questo unico obiettivo. Io ho scritto di Scruton che stimo, di abbinamenti che secondo me non esistono, se non come già specificato e di altro ancora. Se non ti interessa puoi anche non leggere, ma evita di tirare fuori i muscoli con me perchè caschi male. Io parlo di vino se vuoi parliamo di vino.
    Occhio però perchè con me rischi di farti male e sai perchè? Perchè io bevo abitualmente i più grandi vini del mondo. Ho detto abitualmente, bada bene. Io bevo, tu parli e scrivi, con poca grazia, poco garbo, tanta spocchia.

  40. ha risposto a fat cat: Uno famoso in effetti non è detto debba avere ragione per forza, figuriamoci fat cat che non ce l’ha fatta e vive questa orribile frustrazione. Dai fastidio, ecco!

  41. qualche abbinamento ai personaggi intervenuti
    @ fat cat 54: acqua calda
    @ umberto 56: un bel succo mangiaebevi 🙂 commento geniale
    @ ilcobra… 60: una estintore, aizzala pure a Black Mamba!
    @ fat cat 61: aceto, ilosofico tradizionale sia chiaro
    @ cristiana lauro 63: acqua fredda, molto fredda!

  42. Cosa vuol dire accompagnare? Io accompagno mio figlio a scuola, accompagno mia madre a ritirare la pensione, accompagno un amico a casa, le note marziali accompagnano il cambio della guardia.

    Come vedete, e potete giocare anche voi, il verbo accompagnare non contempla affatto l’uso improprio che se ne fa usualmente qui.
    Perchè?
    Perchè accompagnare non prevede il miscelarsi, ma indica sempre una forte distinzione tra i soggetti.

    Cosa voglio dire?

    Che non c’è un verbo esatto a definire la relazione che si vuole promiscua tra cibo e vino, e che quindi, già nell’approssimazione del verbo utilizzato, c’è, a saperla guardare bene, la separatezza.

    Questa separatezza ha una storia, ben precisa. Da quando per ridare dignità al nostro mangiare al nostro bere, il pensiero critico ha dovuto separare ciò che era indistinto e diciamo pure, vilipeso.

    Quindi il paradosso è che siamo noi, cioè voi operatori della critica enogastronomica che in virtù del sapere specialistico, avate aperta la forbice fino a farle saltare la vite che teneva insieme le due lame. Ora guardatele, sul tavolo, le due lame. Giacciono separate, sbilenche, e non ricordano più la loro origine.

  43. ha risposto a fat cat: Avevo quasi voglia di firmarmi fat duck 😉 ma poi ho optato per il mio più banale e solido nome e cognome…
    Certo che cercare di vincere partendo con uno dei vini più difficili da abbinare è mossa convenzionale e pavida… Penso che la “morte” dello chateau d’yquem sia da solo, a secco, come per tanti vini… È una convinzione assolutamente personale (come al solito) ma alla quale mi attengo scrupolosamente. Soggettivamente penso che l’uso principale del vino sul cibo non sia accompagnare, ma semmai supportare… Credo che il ruolo del vino sul cibo sia ancillare per definizione e corroborante. Quando si vuole valutare un vino e goderne appieno l’ho sempre fatto a secco, al massimo con un poco di formaggio duro come mi ha insegnato un mio maestro…
    Del resto non so, mi sembra che la querelle sia fin troppo muscolare e degna delle gare nei canneti a chi la fa più lunga… Suvvia, Black Mamba è pur sempre una signora, un po’ di maniera… 😉

  44. l’abbinamento è uno di quegli argomenti sempre ottimi per scatenare la maestrina dalla penna rossa che è in noi…
    mi sono sempre trovato d’accordo con Daniele Cernilli e il suo approccio cromatico: bianco su bianco e rosso su rosso. Ulteriori discussioni erano bandite come irrilevanti
    è vero che qui da queste parti è complicato trovare occasioni in cui bere Sauternes (e figuriamoci Yquem!) ma non mi strappo le vesti per questo e quando mi viene voglia di berne uno mi procuro bottiglia cavatappi bicchiere e acconcia compagnia senza pensarci troppo! pt

  45. ha risposto a fat cat: Scusate ma devo assolutamente ricordare Karl Popper e ribadire che le teorie possono essere dimostrate solo indirettamente per cui occorre provare e riprovare i vini senza alcun totalitarismo! E’ la condizione naturale caro il mio gatto!

  46. Sono sinceramente rapita dall’interesse per la lettura dei vostri commenti. In fondo, a parte l’incursione di un misterioso gatto che ci tiene molto ad esibire la sua formazione filosofica che altrimenti nessuno gli riconoscerebbe, siamo tutti in linea, con qualche sfumatura che rende più flessibile l’argomento, quindi lo arricchisce. Ho scritto questo post perchè volevo conoscere il parere di coloro che come me bevono essendo insofferenti all’ ingessamento della sommellierie italiana. Sia ben chiaro, mi guardo bene dal formulare l’elogio dell’autodidatta, sostengo l’importanza della formazione e dell’informazione. Però il principio su cui in genere si fondano le teorie sull’ abbinamento dei vini al cibo per me fa acqua da tutte le parti. E a quanto leggo, non solo dai personaggi autorevoli citati nel mio post, ma anche dai vostri interventi, non sono l’unica scettica in circolazione. Oppure Scruton, Cernilli e Veronelli sono tre mona?…Dotta citazione del Contarello. Ah! Ah!!!!

  47. ha risposto a Cristiana Lauro: Io ho apprezzato la tua competenza (e avvenenza) però, però…. non si potrebbe fare una bottiglia diversa? Un Capestrano Valle Reale così restiamo sul tuo tema? O anche un Giulia Cataldi Madonna che mi ha stupito prima per il prezzo e poi per il fruttato intenso (forse non è nelle tue corde, ma meglio molto meglio di un crodino)

    PS io sono del partito sanbitter bianco!

  48. Ma poi Yquem non lo beve nessuno. Sta a vedere che il problema dell’abbinamento ora è Chateau d’Yquem, che fesseria! Resto basito, amminchiuluto.

  49. Non vi si può lasciare soli un attimo e guarda che succede…Ora è morto lo Chateau d’Yquem, David Hume, che era quasi astemio e beveva un bicchiere di clairet la sera per motivi di “melanconia” (così cita il Lecaldano). è preso ad esempio per dimostrare non si sa che. Forse che il sole non è detto che sorga domani, questo era il paradossale, incontestabile, ma anche poco utile empirismo radicale che professava. Detto questo, credo che gli abbinamenti possano essere forieri di piacere, ed in questo apprezzabili, ma anche poco prevedibili. Mi sono sempre divertito di più “beccando” un abbinamento improbabile piuttosto che teorizzandolo prima. Non so se siamo in un mondo della separazione, spero di no, ed il volontariato come le cantine sociali mi sembrano ottime cose. Però diamo il primato al piacere gustativo in questi casi, e lasciamo perdere il povero, pallido e grassoccio David Hume.

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