Anteprime Toscane 2011. Nobile di Montepulciano in fortezza (alla cieca)

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Seconda, preannunciata tornata degli assaggi toscani dalle Anteprime: il giro punta stavolta su Montepulciano. Oltre alle indicazioni sulle annate, già fornite nel post sul Chianti (vedi, e vedi anche quel che scrive a proposito Marco Pallanti, molto istruttivo…), due specifiche:

1) per la degustazione del Nobile ho scelto in Fortezza (riaperta e parzialmente restaurata, evviva, con piani di cablaggio, apertura totale, piena rivivificazione, rievviva!) la formula alla cieca, lì agilmente praticabile, e i nomi dei vini sono quindi entrati in scheda solo dopo l’assaggio e la relativa valutazione. Non avviene così invece per Chianti e Brunello, dove sai cosa stai degustando;

2) il “fuori salone” del Nobile (ce ne sarà uno anche per il Brunello) è una interessantissima verticale di Boscarelli, che racconta bene le “ere” di questo vino attraverso l’evoluzione di una della sue etichette di punta. Da notare che Boscarelli ha scelto stavolta a parametro il suo Nobile, diciamo così, base, rendendo il viaggio nel tempo, se possibile, ancora più variegato ed eloquente. Si parla (lo ricordiamo) di un’azienda che muove le prime pedine nel 1962, e parte da 2.000 bocce prodotte (oggi 80.000 circa) e la vigna d’antan, quella con tutte le uve mixate inside, per guadare ogni fiume e ogni rivo del lungo viaggio della nostra enologia. Insomma, il Nobile racconta…

NOBILE 08

Godiolo: un campione dalla vinosità evidente, anche all’occhio, che è carico ma non stracarico; la sensazione di “di molto indietro” si conferma anche in bocca. Non ‘massive’, ma di promettente piacevolezza. 3 scatti di intuibile futura bevibilità.

Boscarelli: il naso tipico e “chinoso” introduce a una sensazione di vino masticabile, dai buoni tannini, certo non scarsi. A oggi un po’ fermo e tosto, ma la materia gira in bocca, e non la lascia delusa né deserta. 3½ scatti di sostanza.

Fassati Pasiteo: prima (mezza) sorpresa in positivo una volta aperte… le buste. Colore profondo, e in profondo ritardo il primo tocco al naso, che però ha davvero note… Nobili. Al palato il Pasiteo è mosso, con acidità e dolce ben contrastati. Il mix di legni funge. 3½ scatti di balance.

Avignonesi: tanta roba, leggermente più evoluta della media dei campioni. Anche il naso è più accogliente, e così l’attacco della beva, liscio, smooth, con il tannino (buono) che ti attende proprio in fondo. 3 scatti di scorrevolezza.

Il Faggeto Pietra del Diavolo: frutta più nera che rossa, nota scura, quasi un succone di rovo, e profumo accogliente, anche se tipico. In bocca si mastica, c’è roba e un po’ di alcol che la scalda: ma il gusto è davvero intenso. Uno zic acido in più gli avrebbe dato la spina del big. Ma anche così è una bella trovata. 3½ scatti di succosità.

Bindella. Lucido, brillante nel bicchiere, specchia la faccina del degustatore, che intanto coglie note di caffè e toffee tra le altre, dunque un filo avanti. In bocca cioccolato al latte, frutta e anche rabarbaro, con tannini molto evidenti e rigidi all’inizio, ma poi ben redimibili dopo breve attesa dalla beva. Il futuro? Un po’ arduo da preconizzare, ma ora piace… 3+ scatti al cappuccino.

Croce di Febo: la caratteristica che colpisce è l’eleganza olfattiva, un naso non grosso, ma convincente, preludio a un’asciuttezza basata su buon equilibrio, cui manca forse solo un pizzico di salinità, di minerale, per fare strike. Tant’è che il risultato finale, senza peraltro debordare, tende morbidamente all’amichevole. 3 scatti di accoglienza.

Valdipiatta: il secondo caffè della mattinata… al naso (si scherza, ma poi non tanto), caffè crudo e verde, non arreso però affatto, certo evolutivo. Il colore è medio e coerente, la beva ampia. Un vino davvero educato, e di bella pasta. 3 scatti di ‘politesse’.

Le Berne. Il naso è complesso, il colore tanto, la bocca ricca, ma la dolcezza non è lesinata, e se i tannini fanno (benone) la loro parte, la sensazione finale è di una certa nostalgia di unghiette… 3- scatti, morbidamente vostri

Contucci: grosso, ricco, tanto: medio-grande anche il pool di botti, e grande il naso, non smartissimo & trendissimo, ma interessante, tra i più campagnard del lotto. Uno di quei vini in cui alla fine mi ritrovo, prendendomi tutto, inclsi alcuni minimi, umanissimi, intriganti nei. 3½ scatti di sincerità.

Angelini: altro stile, alro colore, alttro naso, altro regalo… Equilibrio ricercato tra acidità e dolcezza, finale leggermente scoperto e amaro. Il ritratto è quello di un vino rigidino ancora, dai tannini seri ma giusti, e in fase altamente trasformista. 3 scatti di mutevolezza.

LE CAMPANE

La Ciarliana: un campione di botte che spiazza un po’. Perché ti par di sentire barrique ben data, ma poi punti sul legno (un po’ più) grande, per scoprire a cose fatte che ovviamente c’è un mix. Tannini evidenti, acidità qb e promettente, gusto ok. 5% di Mammolo. Scopri e… 1 bella campana (ma non potevate dirmelo prima che era roba di Vagaggini? Mi risparmiavo la figura da ‘gnaro…)

Gattavecchi Poggio alla Sala: una volta, anni fa, scoppiò un casino perché magister Veronelli dette del “ricordo spermatico” a uno spumante illustre. Mi chiedevo: se e quanto s’incazzeranno i papà & mamme di questo buon vino, dall’approccio appena “tinto” di legni e dalla densità ben centrata, non eccessiva, ma seria, se dirò che al naso mi ridà, tra gli altri, sentori evocativi di austera birra nera? 1 campana stout (ps prendetevela con me, non fate del male alla mia famiglia…).

NOBILE SELEZIONE 2008

Valdipiatta Vigna Alfiero. Quand’è che una selezione ce sta? Quando dà di più della generica categoria che ne sottende dal piano inferiore la esclusività Qui, dà.

Incluso un piccolo approccio ‘animal’ al naso, che sincero e disponibile, regressa man mano che si ondula il tulipano all’aria. C’è buon estratto, ma non mai stucchevole. 3½ scatti ben fatti.

Gattavecchi Parceto: qui, è pareggio, con preferenza (come nella boxe di un tempo) per questo vino è parecchio, e la rigidità odierna di questi tannini tostarelli ma spalmabili, che sanno vagamente di peanut butter. Bella materia. Ci vediamo tra qualche annetto. 3½ scatti da masticare.

Fassati Gersemi: la prova del nove sulla bella figura del fratello Pasiteo. Qui c’è grafite, e non è avvero male per lo stadio in cui sta il vino. Ci risentiamo, anche qui, tra un paio di giri. 3½ scatti sottolineati a matita.

NOBILE 07

Casale Daviddi: un approccio intenso (una volta si sarebbe detto virile), con toni scuri e chinosi fanno da antipasto a un frutto, invece, vestito di dolcezza, smaltato leggermente, con un finale da ciliegione per la torta. Perfetto a modo suo, un po’ retro come modello gustativo. Però la roba c’è, e l’annata è così. 3 scatti abbondanti.

Triacca Poderuccio: quelli che hanno venduto l’anima all’esercito della slavezza del bosco, e il legno non lo usano più nemmeno per fare la croce ai vampiri, forse storceranno un po’ il naso. Ma sotto l’abito qui c’è un corpo, elegante, nervoso, che dà bocca scabra ma efficace, e lunghezza ai sensi. Uno dei migliori. 4 scatti di intelligenza.

07 Riserva

Dei Bossona: a modo suo un altro campione, nella sua cateogira di peso però, che implica buon colore, pienezza, vapori d’alcol leggermente aggressivi, tannini pieni e intensi. Qualità del frutto, ma taaanto “condito”. 3½ scatti un po’ accaldati.

Le Berne: c’è ancora una cipria di legno che infarina il naso, e una certa rigidezza. Ci sono note di frutta gialla, oltre che rossa, e questo per il vitigno “core” qualcosa significa. Buono, non sostanziale. 3 scatti in barile.

Avignonesi Riserva Grandi Annate: in questo caso più grosse che grandi, in verità. Buono il vino, per carità, ed evoluto il giusto, senza infingimenti, già al tono colore. Frutta secca, fili di legnosità residua, bocca prensile, densa, ma infine distesa, dal lieve accento piccante. La carne è abbondante, ma… dolciotta, in fondo. Concessiva. L’austerità resta di… Riserva per un altro millesimo. 3 ½ scatti comunque rispettosi.

Fattoria del Cerro: il naso, d’approccio, non incanta, ma la bocca è bella compatta, e sciorina arguta il primo pizzico di sale della serie su un fondo cioccolatoso, con effetto vagamente alla Hermé. Il finale, però, non può esimersi dai toni canditi d’annata. Si beve, e bene, anyway. 3 scatti, e ½ secchio di amabile trincabilità.

LE CAMPANE

Nottola Riserva Il Fattore: non era di Potenza, il Fattore. Questo vino non ha nulla di “southern”, malgrado l’annata. Anzi, curioso, spiazza, partendo da un naso lineare, per approdare a una beva che si apre, non si dà tutta, si lascia dietro una scia di acidità interessante e un piccolo tocco fine di radici amare. Il Cotarella che non t’aspetti (non chiedete adunque, per chi suoni la Campana…).

FUORISALONE La verticale Boscarelli

1979 Riserva: come annuncia l’etichetta, il vino è “in” riserva quando lo assaggiamo, tenuto in vita solo da una ostinata spina acida, come certe vecchierelle spigolose di certi vecchi film-commedia inglesi. Nessun problema. Mali di età. Ci sta… n.g.

1983 Nobile: e qui, signore e signori, cominciano le sorpresine… Vigna d’antan, si diceva più su, con Colorino, ma anche le uve bianche che a lungo battezzarono pure i Chianti. Un po’ di Trebbiano, un po’ di Malvasia… Ma chissenefrega. Questo vino fermentato in cemento ha, appunto, salute di pari tostezza. Sanguigno, o come qualche raffinato dice, emoglobinico appena, si allunga e allarga in toni di amabile liquerizia, poi si distende nei souvenir del frutto maturo, sfodera tannini di rango e vivacità acida ancora presentissima. 3½ scatti da… pignolo, 4 abbondanti meritati nel tempo e sul campo.

1988 Nobile: madài… ma davvero buono così? Ma chi ce l’avesse detto prima… Cemento bis, uve bianche pas plus, eliminated, Colorino yes… ma che figata di vino.. un filo appena del calore conservato dai toni d’annata, ma poi frutti, terra, humus, quasi truffe noire (un po’ gas, un po’ iodio, un po’ china). Buonissimo! 4 scatti (e non secchio solo causa scarsezza congenita del numero di bocce superstiti).

1991 Nobile: la bellezza della leggerezza, con classe. Tilda Swinton tradotta in vino toscano di una certa età. Rosa e ciliegia piccolina, romantici sentori di vecchi comò, compreso il filo di signorina Felicita, di rughe agli angoli degli occhi e di sottile stanchezza che questa condizione sottende. 3 scatti sfiziosi (but now!! just now!!!)

1995 Nobile: siamo ancora in cemento, ma entra in scena monsieur Merlot. 5/8% così a memoria, che bastano a dare al tutto una lama di coltello intrisa di Nobile confettura, spalmata su tannini ancora ben masticabili. Ne esce un vino da breakfast completo, appagante, nutriente, ovviamente un filo zuccheroso, ma senza poi troppi eccessi: 3½ scatti, colazione da Tiffany

1997 Nobile: come nella canzone di De Gregori su Bufalo Bill, diminuzione dei cavalli, aumento dell’ottimismo. Questa era l’annata dell’ottimismo appunto, la super annata incensata di qua e di là. Non che il vino sia male, attenzione. Ma l’acuto interesse guadagnato da alcuni dei precedenti, lo spalancamento mentale nell’ooohh, che è la lode più bella, qui latita. Morbidamente ben vestito, rotondo ma non profondo, il ’97, come la gallina leopardiana, ripete educatamente il suo verso. 3= scatti da ridimensionamento delle ambizioni.

1999 Nobile: aoh, quando uno dice: au contraire. Altro giro altra epoca, acciaio e legno in fermentazione, Merlottino a cantare (5/6%) pure qui, il ’99 però dopo la ciniglia e i falpalà del 1997 è quasi austero. Il naso è bilanciato, c’è tannino (ma non mai irredimibile), tutto fila… Epperò, quando sei in finale, la ciliegiotta si confettura un po’ anche qui. E copre la complessità, risolvendola in buonismo. 3+ scatti di fibra resistente.

2001 Nobile: e qui ci risiamo, e sì che ci siamo. Ritorno del Colorino, abduzione del Merlot, scelta nazional-montepulciana, evoluzione (affinamento) ulteriore nella opzione di mezzi di fermentazione ed elevazione… E siamo al modello contemporaneo da (per ora) indicare come prototipo. Un vino ricco ed espressivo, ma tutt’altro che espresso. Non domo. Evolutivo. Complesso. Bel parametro davvero. 4 scatti, con fiducia.

Foto: lacanovadelvino.com, it.allbazaar.com, parlapa.com, simonepesaresi.it

1 commento

  1. Letto e riletto. Bello. Il 95 di Boscarelli ha una struttura poderosa e un atteggiamento raffinato anche per le signore che preferiscono “umettare” le labbra nel vino (ma poi se lo bevono altrochè). Mi permetto di dire che quel filo di ciliegia dolce forse è un po’ d’antan rispetto ai gusti di oggi ma resta sempre un bel bere.
    Dovrò rimediare alla “birra scura”, proprio non so di cosa parliamo!

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