Brunello di Montalcino. La carica dei migliori 35 secondo divinopaolini

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Ultimo giro e ultimo regalo dalle Anteprime toscane. Di scena, Benvenuto Brunello, con lo splash down dei 2006 e dei (rari) Riserva 2005. Come per gli altri due “carotoni”, quello chiantigiano e quello Nobile, in defilé propongo solo i vini che, nella grande massa proposta (143 aziende con 2/3 vini a cranio) mi hanno colpito da un certo punto in su. Numerosi i pari merito scartati per valutazioni evolutivo-gustative, e anche di tolleranza e resistenza di chi mi legge. Possibile prova d’appello dunque per parecchi esclusi. Infine, per dirla con Leporello: “Madamina, il catalogo è questo”… con un appunto a margine: i fuori salone sono stati degustati all’Osticcio, con l’eccezione del Cerbaiona, assaggiato in azienda.

BRUNELLO 2006

Salvioni: testimone credibile da sempre del colore del Sangiovese da Brunello, si conferma anche nell’anno in cui tutto (il Brunello, e non solo) o quasi è… più chiaro. Il naso è un po’ indietro, silente ma non sordo, ma la beva è già accattivante, come spesso è stile del nostro. Giudizio: molto buono, si beve quasi già, non sarà un ’99 o uno ‘01, ma ci sta davvero. 3½ scatti abbondanti e di finezza

San Filippo: sulla lunga onda del colore rinfrescato, naso un po’ rustico, non finissimo, all’approccio, ma in miglioramento nel calice, preludio a una bocca austera, ben fatta, che rimanda a prossimi evolutivi appuntamenti. 3+ scatti in prevedibile crescita

San Lorenzo: il naso acciughino si libera, se si adopera pazienza. In bocca eè asciutto, ha tannini tosti, persino un po’ troppo all’approccio, ma c’è roba insieme, e l’oso tannico poi di distenderà. Il vino è caldo, difetta (non sarà il solo) forse un pizzichino di spina acida. 3+ scatti di pienezza

San Polo: un vino austero in tutto (naso, palato) ma non del tutto ocmpleto. Mentre snasa di vaga violetta, e dà da masticare i suoi (buoni) tannini, non va però profondo come ci si attenderebbe. Da rivedere. 3 scatti evolutivi

Tassi: quasi crudo, tannico, serio, cuoioso quasi, sostanzialmente austero: uno dei Brunello giusti di questa tornata, appena su di alcol. Ma l’enotecario-viticoltore stavolta ha fatto centro. 3½ scatti moolto seri

Tenuta di Sesta: anche qui si parte con una lieve acciughina, che non dà noia granché e poi si stempera a dovere. Dentro il bicchiere c’è un vino grosso, importante, perfino un filo troppo espanso in larghezza. Ma è centrico, si arrotonda, ha un finale buono. 4- scatti di quasi sfericità

Uccelliera: lo stile è anche qui più largo che profondo, ma la nota di morbidezza è più accentuata. Un vino riuscito, forse di non lunghissima prospettiva. Però godibile per un bel pezzo. 3+ scatti di amichevolezza

Vasco Sassetti: snello, gustoso, appena dolcino, ma con misura. Il finale ha anche un a picocla nota sapida, che davvero non guasta. 3 scatti di grazia

Camigliano: bella sorpresa. Ottima riuscita. Pieno carattere del millesimo. Naso “freddo” ancora ma verace, tannini di annata, rigidi ancora ma… loro. Un vino con poche scorciatoie, ma tanta strada. 3½ scatti di progressività

Castello Romitorio: un vino certo abbastanza costruito, ma da una mano davvero competente. Il risultato è equilibrato con sapienza tra serietà e morbidezza, ha buona pasta, difficile parlarne male. 3½ scatti di ottima enologia

Collemattoni: la piacevolezza è un handicap? Ma neanche per sogno, se non è “piacioneria”, per dir così. E allora: buono, ricco senza essere stupidotto, mix di eleganza e sostanza, appena un po’ d’alcol a galleggiare, un filo di acidità in meno del desiderio. Ma bene. 3½ scatti di balance

Fattoi: il migliore di una piccola pattuglia di vini contrassegnati da sentori leggermente contraddittori, caffè e simili (con note evolutelle) e brusche, fredde virate di chiusura al naso. Alla beva prevale, com’è doveroso e logico, l’immaturità, o se preferite, la gioventù. Difficile capire, confessiamo, come sarà la maturità. 3 scatti rivedibili

Fuligni: mi piace. Sobrio. “ Freddo” e serio, materia tanta, un po’ dura (torna la stimmata tannica d’annata) ma articolata in bocca, con un bel finale di ciliegia grossa. 3½ scatti con frutto

Marroneto: uno dei vini migliori, per l’azienda che complessivamente è tra quelle che mi hanno più impressionato. Crudo ma serio, naso fermo, tannini tostissimi oggi, ma di qualità indiscutibile, è uno di quelli da mettere un attimo da parte, ma con enorme fiducia. 4- scatti di poderosa giovinezza

Pacenti Franco – Canalicchio: al di là del firmarsi con il cognome prima del nome, con un’aria un po’ da rapporto di questura, non ha quasi altri difetti. E’ caldo, ricco, abbondante, ma non sciocco. La sua densità è proporzionale alla complessità, già accennata, e in sicura crescita, di beva. 4 scatti, e basta là

Lisini: vino ralenti, nello stile della casa, che difficilmente fa Brunello “anticipato”. La bocca è intensa, ma quasi di frutti neri, more e ribes, più che ciliegione. Il finale è lungo, e piace. 3½ scatti retard

La Rasina: uno tra i colori più vivaci e intensi, poi il naso che t’aspetti, ampio dunque, con qualche nota di frutta disidratata. C’è anche un po’ di cioccolato al gusto, e i tannini rigidi che sono ormai un must di questi assaggi. Non troppa acidità percepita. 3 scatti al cacao

Lambardi: che tannino! Tra i più “erto colle” della collezione, ma forieri di una ventata fresca e fruttata in bocca che stride un po’ con il naso, che aveva (legni?) tutt’altri toni, un po’ scuri. Finale verde-rosso, da noccioli di ciliegia per il ratafià. 3+ scatti di gustosità

Fuori salone

Salicutti Il Piaggione 2006: un Brunello peso leggero, ma dalla silhouette piena di interesse. Souvenir di pelliccia e di comò, con note floreali. Il frutto c’è, e corre accanto a un tannino scabro ancora: ma la cremosità complessiva è promettente e gustosa. Un filo di alcol chiude le sensazioni. 3½ scatti di snellezza

Biondi Santi: cosa dire se non che, come tutti i grandi vini veri e poco “stuccati”, anche questo denuncia con evidenza i caratteri dell’annata? Esempio, un finale ancora rigido, e leggermente metallico. Ma il cuore del vino batte con sicurezza. 4- scatti (“meno” perché da BS ormai “pretendiamo”, consci o no, il massimo)

Stella di Campalto: la “scatola” il cui il vino è cresciuto occupa ancora spazio abbondante all’olfatto: ma in compenso questo è uno dei vini dove certo l’acidità (no dei piccoli, ma importanti, debiti pagati da altri campioni) non difetta: ciliegia in fondo, bocca ancora non integrata e centrica. 3 scatti rivebidili al rialzo

Valdicava: una leggera traccia di sovraestrazione (è un punto colore bello abbondante) marca il carattere di questo Brunello, tenuto però bene in iedi da tannini rigidi, ma di qualità. Picoclo tocco cioccolattoso. 3+ scatti fiduciosi

Cerbaiona: secondo Diego Molinari, l’autore, questo Brunello si beve già adesso alla grande. Certo, ad avercene magari qualche dozzina… Ma il consiglio è invece di comprare, e aspettare. Con un po’ di sforzo entrambe le cose, perché il Comandante difende ormai le sue poche bottiglie con prezzi non certo dolcissimi… e perché poi, una volta in casa, si sa come va… Ma sentite la tensione setosa di questo vino, e l’atterraggio (per ora ancora non permaflex) sui tannini, seri e palatabili insieme, e il suo frutto. 4 scatti e chapeau

Le Campane

Sesta di Sopra: al primo approccio la rigidezza d’annata mi aveva, in questo caso specifico, un po’ spaventato. Tosti e fermi i tannini, lieve sapidità finale, qualche refolo di viola… Ma non torvavo la pasta, il centro. Un bel gazie a Riccardo Viscardi, he mi ha indotto al riassaggio, a ora più avanzata e vino molto più aperto e un po’ più su di temperatura. E’ stato, si può dire, la mia Campana. Thanks.

Crocedimezzo: eccone un altro rognoso al primo impatto, quasi amaro tanto era poco concessivo, ma poi capace di crescere nel bicchiere, melange di ciliegie e prugna moto promettente, il solito filo d’alcol abbondante, ma… 1 campana per me, che quest’azienda di Sant’Antimo non avevo mai troppo considerato

Tiezzi: stavolta la mia campana è stata… Bocchetti. Non c’era, a Montalcino, ma questo vino mi ha fatto pensare ai suoi prediletti. Bocca snellissima, primo approccio un filo vetroso, ma il grip acido-tannico che il Tiezzi vanta lo allunga, lo rende interessante, mai stucchevole, infine piacevole.

Bartoli Giusti Tenuta Comunali: si può dire “vinoso” del naso di un Brunello 2006? Forse no, forse ti arrestano… Ma il fatto è che questo vino dà questa prima sensazione di ancora estrema immaturità, per poi lasciare spazio invece, al palato, a un fruttone grosso, scuro perfino, abbondante. Buoni tannini. E 1 campana di coerenza, perché non è il “mio” vino, ma questo, vivaddio, non deve poi condizionarmi troppo…

Citille di Sopra: 5,5 ettari a vino su 100 aziendali. Sarà lì il segreto per questo vino dalla materia dura, ma per niente male, rigido, della scuola che la precocità è un difetto, e appena “scaldato” da quel filo d’alcol in più comune a vari altri confratelli. 1 campana, a Torrenieri, ci sta tutta

Ferrero: la campana delle campane, perché iN realtà sarebbero due. Una a questo Brunello 06 liscio, tranquillo, un po’ di frutto e tanta grazia, ma davvero ben articolato in bocca, che avrà forse vita meno lunga di altri, ma tanto godibile, e dunque chisenefotte; e una per la Riserva 2005, tra le meglio del lotto, cioccolata, canditi e un tono minerale rinfrescante che la tiene bene su… Compliments.

Il Colle: insomma, alla fine stacca un ticket per i Brunello un po’ più Mulino Bianco, quelli che lala morbidezza non rinunciano mai. Ma la linea generale è snella, la bevibilità soddisfacente. E la campana suona…

Pinino: eccone un altro dalla campana bisvalida. Il mio secondo contatto con l’azienda mi induce di corsa a rivedere un giudizio verosimilmente affrettato. Se il Brunello 06 è linearmente buono, coerentemente espressivo, senza svenevolezze d’eccesso, il selezione Clandestino stessa annata fa davvero il suo con piglio autorevole. Bravi.

Poggio Rubino: altro outsider, nel mio evidentemente rivedibile ranking ilcinese, che è andato oltre le attese, e mi induce a rispettoso scampanìo. Un vino discreto e paicevole, dall’acidità buona e i tannini giusti, che non urla, ma si fa valere. Bella beva. 1 campana

SELEZIONE 2006

Tassi- Franci Franca: tremila bocce in tutto, per un selezione che conferma appieno l’aplomb del “fratello” d’annata. Ma stavolta con un naso dai toni più scuri, e poi scuri, tabacco, pelliccia, austerità. Tannini alti, ma non scomposti, un vino un po’ caldo, ma bello. 3½ scatti di ambizione

Nardi Manachiara: ho assaggiato il base di Nardi in tre diverse circostanze, durante, i giorni del Benvenuto. E con diversi esiti. Dessi retta all’ultimo test, fatto in circostanze però assolutamente non neutrali, dovrei recuperarlo certo ai piani alti della classifica. Dunque, rinvio il giudizio. Che do invece, serenamente positivo, al Manachiara, ciliegia dolce, quasi confettata, e minima nuance lattosa al naso, che però in bocca lascia spazio a sensazioni ampie, ma fresche e fini, nella (buona) sostanza. 3½ scatti in fiduciosa attesa

Caparzo: gran differenza tra questo La Casa e il fratello d’annata (14 mila bocce contro centomila). Naso piacevole, bocca non immensa, ma gustosa (si può dire: divertente, di un Brunello di rango senza offendere?), con larghezza e freschezza ben dosate, e piacevoli toni di frutta. 3½ scatti di elegante delicatezza

Ciacci Piccolomini Pianrosso: uno spirito lievemente “sudista” abita questa selezione di griffe ben nota. Sensazioni evidenti di ciliegia, ma anche di calore alcolico, e con una densità di beva avvertibile e un po’ sopra la media. Non profondissimo, ma appagante alla beva. 3+ scatti di corposità

Marroneto Madonna delle Grazie: naso importante, bocca più tonda del fratello d’annata, ma tesa da una sapidità che allarga i parametri fino a renderli quasi sferici. I tannini, buoni, fanno la loro parte, propria di questa fase della vita del vino. 4- scatti (con un “meno” decisamente provvisorio)

La Lecciaia Vigna Manapetra: una nota leggermente animale è il preludio al naso, ma oltre il primo sbaffo di profumi c’è un giocattolino davvero gustoso e sfizioso. Ricorda, per alcuni toni, e soprattutto dimensioni, di beva il già elogiato La Casa. Finale appena dolce. 3+ scatti di confidenza

Mastroianni Schiena d’Asino: tanta roba, e tanto bella. E potrei anche smettere di scrivere, se non fosse ce questo è un vino retard, che troverà presto i filo di profondità che si indovina, ma ancora non si esprime tutta. Anyway, un signor vino, e un grande ritorno per uno dei vini simbolo di una certa Montalcino. 4 scatti

Mocali Vigna delle Raunate: un naso antico, con dentro anche le note “gialle” di frutta che erano tipicità di certi Sangiovese. Poi, però, il vino sembrerebbe più avanti di quanto ci si attenda, dati millesimo e caratteristiche. Da risentire. 3 scatti incrementabili

Le Campane

La Mannella I Poggiarelli: un vino pronto, quasi, un vino da bere, un vino che non se la tira tantisismo, ma piace, senza essere piacione. Una sorpresa per me, con logica campana

RISERVA 2005

Camigliano Gualto: più colore di quanto non ci si attenderebbe, datta annata e relative difficoltà. Ma tant’è. E anche in degustazione il vino va oltre i limiti previsti. 3+ scatti di sostanza

Il Poggione Vigna Paganelli: interessante, sentori articolati, non pesante me nemmeno magro o verde, si beve subito. E va bene così. 3+ scatti di disponibilità

Lisini Ugolaia: ben più avanti nell’evoluzione rispetto alla media dei suoi predecessori, ma denso e serio, dalle belle note di ciliegia e viola; in sintesi, non certo l’Ugolaia più grande, ma ben fatto, e rispettabile. 3+ scatti di stima

Fuori salone

Valdicava Madonna del Piano: eccone un altro per il quale non c’è da aspettare ma da bere. Sensazioni cioccolatose già evidenti, piacevole impasto. 3 scatti da bere

E per concludere, tre rosso

Pinino Rosso di Montalcino 2009: naso vinoso, buon equilibrio, legno presente ma che non sovrasta, sotto c’è la grazia del frutto. Ulteriore conferma aziendale. 3 scatti

Salvioni Rosso di Montalcino 2009: la grazia leggera della ciliegia, la mano felice di chi lo fa. Facile da bere, amichevole, un bellissimo rosso. 3½ scatti di amabilità e di stile

… di cui 1 Campana

Podere Brizio Rosso di Montalcino 2008: del carattere del Bellini (ex Chiesa Santa Restituta, ricordate?) si dica quel che si vuole, tanto non tocca mica invitarlo a casa, se si compra il vino. Ma questo è per me il miglior Rosso assaggiato quest’anno. Uscita retard, vino di tipicità e gusto vicini ai vertici di categoria. Assaggiate, e sappiatemi dire…

5 Commenti

  1. Paolini, mi piacciono le sue degustazioni perchè anche nel descrivere un bicchiere ci mette passione e divertimento. Ed è contagioso.Messo in cantina qualche Cerbonaia. Non è che mi dice le annate che reputa migliori? Grazie e complimenti (ma divinopaolini non esce il lunedì?)

  2. Cerbonaia? Vorrà dire Cerbaiona forse. Oltre al 2006 che qui è messo da Antonio Paolini, il 2007 è ottima annata. Se dovesse avere una delle pochissime bottiglie dell’avvio di produzione, non il primo anno vado a tentoni direi l’85 ha un piccolo tesoro. Di recente ho bevuto un 2004, medio secondo me.
    Se invece intendeva La Cerbaiola direi che il 2004 è invece più aggressivo del quasi omonimo. Vediamo cosa ci dicono!

  3. chiaro che era Cerbaiona, il nome di Diego Molinari correggeva da sé il terribile refuso, e nella terza riga del pezzo per fortuna la grafia era corretta. Mi scuso! Il 07 sarà tondo e più easy del 06. Il ’99 e il 2001 sono grandi annate. L’ultimo 85 ha preso la via del bicchiere non molto tempo fa. Sic transit….. etc. Ho alcuni random (non una verticale organizzata) che via via verranno “raccontati” su Scatti. Grazie per l’attenzione (e le parole cortesi)….

  4. al vinytaly lo schiena d asino 2006 di mastrojanni me parso un grandioso vino e ancora qualche anno di bottiglia lo rendera un vero capolavoro
    complimenti al dott. andrea machetti all enologo
    dott. castelli e a tutto lo staff.

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