Schede del vino. Monprivato di Giuseppe Mascarello 2004

Tempo di lettura: 1 minuto

Ci sono dei vini che dividono. Che sembrano fatti per far discutere e litigare: non basta un mi piace, o un non mi piace. Ma pongono questioni e problemi ulteriori. E’ il caso di questo Monprivato di Giuseppe Mascarello. Il millesimo 2004 è stato bevuto più volte dalla redazione di scattidivino al gran completo. Il giudizio si è nettamente diviso. C’è chi lo ama follemente per la sua grinta e bevibilità, chi lo considera troppo magro e esile e chi ancora cerca una mediazione tra i due mondi apparentemente inconciliabili.

In verità siamo davanti ad un gran Barolo, dai sentori tipici e eleganti. Stupisce la nota ematica irruente e la conclusione fiorita e sottile. L’acidità è viva e schietta, lascia presagire un futuro lungo e dinamico. All’assaggio è magro (chi dice anoressico), tutto giocato in finezza ed esilità. Ha il passo sicuro e slanciato di alcuni maratoneti, un vino personale e riconoscibile. La sola cosa che spiazza (e non è detto sia un difetto) è un corpo estremamente sottile che cozza con una certa idea di Barolo e di vino importante, ma tutto sta cambiando…

3-bicchieri-scattiPrezzo: 70 euro

Foto: riservagrande.com

36 Commenti

  1. Mi dispiace ma non vi seguo. Il profilo olfattivo non è ineccepibile ed il vino è davvero troppo magro. Credo che la mediazione fra gusti diversi dovrebbe essere cercato altrove. Barolo 1998 e 2006 di Bartolo Mascarello, ad esempio, se vogliamo restare in famiglia.

  2. ha risposto a cernilli: Sono d’accordo. direi che si tratta di uno di quei vini sopravvalutati. Il 2006 è un po’ più su, ma forse sarebbe da rivolgersi altrove? qualcuno conviene? Lauro, se ci sei batti un colpo sul tavolino del crodino!

  3. ha risposto a Gennaro Maglione: Mah non so se sia sopravvalutato, del resto non è così straordinariamente valutato, ma secondo me ha una piacevolezza di beva spiazzante… Ma sono di parte, quel vino mi piace! Sarà che ho sempre invidiato una ossuta eleganza che non ho mai avuto.
    Non svegliate la Lauro, per carità 😛

  4. ha risposto a cernilli: A me non è piaciuto per niente. L’ho apostrofato come Schiava piemontese, solo che io preferisco quella altoatesina. Al naso era sgarbato e con qualche disturbo, inteso come casino, insomma, disarmonico. In bocca anoressico. Ecco , Monprivato per me è un vino anoressico.

  5. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Troppo tardi, avevo già le antenne in preallarme! Ah! Ah! Non mi piace per niente questo vino è decisamente sopravvalutato. Acidità viva??? Ho ingerito 4 buste di Riopan dopo quell’assaggio! Per me i grandi Baroli sono un’altra storia. Riopan! Per dirla in rima con Contarello.

  6. La vera “Schiava piemontese” è il Pelaverga di Verduno. Io non vorrei che alcuni si facciano un po’ ipnotizzare dagli squilibri acidi. E’ una posizione minoritaria più che minimalista, attenzione.

  7. ha risposto a umberto: Se ti piacerebbe? La risposta è Riopan! Che fa rima con tuo tipico intercalare veneto che non posso qui riportare per non imbattermi nel furore dell’ Osservatore Romano.

  8. io sono quello che mediava, il vino mi è piaciuto ma non ne vorrei 6 bottiglie in cantina, una volta ogni tanto lo bevo con piacere
    oenso che il 2006 di Bartolo Mascarello sia un capolavoro e che la 2006 sia un’annata che in Langa riesce a unire piacevolezza e complessità

    @ Umberto, non sono sicuro ti piacerebbe, potresti trovarlo un po’ ghiaioso
    ciao pt

  9. ha risposto a cernilli: Ustia! Il Pelaverga mi manca…Il nome è inquietante nel suo essere evocatico…Lo proverò. Forse, perchè in fondo una schiava altoatesina va benissimo lo stesso.

  10. ha risposto a cernilli: “farsi ipnotizzare dagli squilibri acidi” una bella prospettiva! west coast anni 60, summer of love e via dicendo
    a me questo Monprivato è piaciuto (coi limiti che ho detto) perché irregolare rispetto a forme più classiche di Barolo

  11. ha risposto a paolo trimani: Piglia una posizione una volta nella vita, cacchio!!!!! Democristiano!!!!!!! :-))) Abbi pazienza, oggi sono un Black Mamba morso da una vedova nera che non aveva digerito bene un paio di bicchieri di acido muriatico della sera prima.

  12. ha risposto a cernilli: Ecco questo vino secondo me ha proprio uno squilibrio nell’acidità. Mi pare che molti subiscano il fascino dell’acidità che invece dovrebbe essere in equilibrio, non dovrebbe dominare, sovrastare, coprire. Pena la piacevolezza, l’accordo, che risulta dissonante. Monprivato per me è un vino anoressico e dissonante.

  13. ha risposto a Cristiana Lauro: pensavo di aver detto quello che penso, non ho comunque una posizione definitiva su questo vino come te
    pensa che io ieri sera ho bevuto una simatica IPA norvegese che si sposava benissimo con carciofi fritti infarinati

  14. Temo che l’azienda stia attraversando un momento di smanicamento. Ricordo un Monprivato 2001 e un Ca d’Morissio 2001 da brividi. Gli ultimi assaggi, mi hanno lasciato, perplesso e indifferente. Sarei felice se la mi sensazione fosse sbagliata, temo tuttavia che certe rimandi e alcuni scombicchieramenti, non siano mai un buon segno. Non credo che il mio intervento sarà condiviso da tutti ma almeno Black Mamba non potrà rinfacciarmi di non aver preso posizione.

  15. Per pietà, con le lacrime agli occhi, in ginocchio, prono ai vostri piedi, il cuoreumile e provato, ripeto, per pietà, prima che senta il cervello aprirsi come una granata, prima che il novecento tutto,rotoli davanti ai miei piedi nella fusione delle barre di senso, vi scongiuro, ditemi cosa cazzo vuol dire “Stupisce la nota ematica irruente e la conclusione fiorita e sottile.”

  16. ha risposto a umberto: Hai presente quando da bambino ti tagliavi e ti metterci il dito in bocca per succhiare il sangue… Ecco quel Sapore di ferro e di acidità… Quella è la nota ematica. La conclusione fiorita è sottile è quel che è scritto, il vino che chiude su note di rosa e fiori e con un corpo stretto… C’est plus facile? 😀

  17. ha risposto a umberto: il dito che ti porti in bocca non sa solo di sangue… Cmq è un poco come il tuo chiedere prono, in ginocchio con le lacrime agli occhi 😉 per il resto sono sicurissimo!

  18. ha risposto a paolo trimani: Ma allora sei proprio birichino??? Non eri per caso con una vedova nera che beveva acido muriatico? :-D…Caro Paolo, i nostri carciofi di ieri erano pazzeschi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    P.S Democristiano!

  19. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    E allora cosa vi costa sciogliere lòe metafore nascoste nelle parole gergali?
    Perchè uno come me, e spero che qui ce ne siano molti altri, è costretto a leggere ei giudizi su un vino senza che mi venga comunicato alcun elemento utile a farmi incuriosire o allontanare dal vino?
    Se uno mi dice: il Mascarello quando lo bevi a me(sottolineo a me) mi ha dato la sensazione di quando ti mettevi un dito in bocca leggermente ferito…” io, ricordando quel sapore, posso dire:” mi piaceva quel sapore, come quello della trielina della mia fantesca mentre smacchiava i panni alle tre del pomeriggio”

    E poi la rosa. Ma davvero, dicendo cossì assertivamente che chiude nella rosa, mi state dicendo, (uso il plurale perchè riguarda tutte le schede) che è “statiscamente” provato che senti la rosa e che devi solo stabilire se ti piace avere la rosa in bocca o no? Ovvero, esiste nel glossario da voi usato per le degustazioni ” il sapore di rosa?”
    E’ curioso, perchè se io facessi qui, e una volta lo posso anche fare per esercizio, una scheda molto tecnica su un film, non avrei a disposizione un glossario metaforico consolidato come sembra voi possediate.
    A me dispiace, questa cosa, diciamo che il vostro linguaggio letteralmente mi di\spiace, non mi dà piacere.
    E che lingua è, quella che non dà piacere?
    E perchè quando parlate liberamente di un vino è un incanto leggervi?
    E dunque perchè associare ad un vino una sspecie di fioglietto delle indizazioni e controindicazioni e componenti, utilizzando un linguaggio del tutto convenzionale come un linguaggio assodato empiricamente e quindi dotato di uno statuto di scientificità?
    Si sa che il primo requisito del metodo scientifico è la reiterabilità.
    Mi dite che tutte le volte che un bevitore assaggia questo vino dice che sa di sangue acido e subito dopo di rosa?

    Ma non è arrivato il momento, dopo le ricoluzioni in corso nell’area mediterranea, di rivlozunare completamente questa lingua morta?

    E se si concorda, come qui spesso tutti concordate, perchè semplicemente non cominciate a parlare come bevete?

  20. ha risposto a umberto: umberto, discorso interessante… ma secondo me corretto sino ad un certo punto. credo che difficilmente troverai qualcuno che scriva in maniera gergale e tecnica meno di noi, ma questo non significa una messa al bando di un linguaggio sempre e comunque. vedi il marcatore della rosa sui baroli è un marcatore classico. E la nota ematica, una volta individuata è chiara e riconoscibile sempre… pensa che noia se io ogni volta dovessi scrivere “quel sapore di quando dopo esserti tagliato, portavi il dito alla bocca per succhiare il sangue”. Ogni linguaggio ha una parte gergale e consuetudinaria della quale impossessarsi. Potrei dire tira quella corda di nylon bianca con le estremità bruciate e poi fermala intorno a quel fermaglio sotto il palo che tiene il panno di cotone bianco in maniera che non scappi, invece posso dire “strozza la scotta” 😀
    non è un caso se su diciotto righe di testo parliamo di una e mezzo…

  21. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    Bene. Allora vi faccio una richiesta seria. Pubblicate a margine, da qualche parte, il vocabolario che usate. Esattamente come un glossario marinaresco. Ma attenzione, un glossario che voi usate e sul quale concordate, in modo tale che almeno, quando parlate di un vino, io possa capire lontamanemte di cosa parlate.

    Chiedo: e se io non sentissi la rosa, sarei io a non cogliere un dato oggettivamente costitututivo del vino, come non cogliessi se un film che so, è un giallo o una commedia, oppure, allo stesso quello stesso aroma (sorry per i termine) assocerei legittimamente un’altra fonte?

    Vedi, Ale, ” strozza la scotta,” è usato da tutti i marinai senza alcuna incertezza. Se, bada bene, vado in barca ma non intendo renedermi utile alla manovra, se sono passeggero e mi godo solo mare e sole, “strozza la scotta” non mi cambia la qualità della giornata.

    Quello che mi cambia è se ho scelto barca e luogo di vacanza in base a un linguaggio che mi hanno permesso una scelta giusta.

    Ecco, il punto. Io non ho bisogno, nello scegliere un vino dello “strozza la scotta” ma vi chiedo di comunicarmi a fatica, ogni lingua ricca e complessa costa fatica, quello che può essermi utile per immaginare se mi può piacere o no il vino che bevi.

    Rimanedo in metafora, se io per scegliere di andare in barca so che la barca ha la chiglia mobile, dico sti cazzi.
    Ma se mi si dice, avendo la chiglia mobile, la barca può ormeggiare con pochissimo fondale e quindi posso scendere a terra in una baia incontaminata senza rompermi i coglioni con il gommone, allora posso scegliere la barca con la chiglia mobile.

    E’ così difficile, nelle schede, sciogliere “la chiglia mobile” in puoi fare il bagno direttamente sulla spiaggetta?

  22. ha risposto a umberto: boh, cercheremo di farlo ancora di più… ma questa scheda, come tutte el nostre, mi sembra perfettamente comprensibile. Piena di suggestioni immediate e descrittive. La rosa e la nota ematica sono i soli tecnicismi, ma tipici e blandi… secondo me!

  23. ha risposto a umberto: vero! Qualcuno dice anoressico, a me mi fa pensare di più a qui maratoneti kenioti, che sono abituati a cacciare a piedi nella savana e arrivano alle competizioni con la loro ossuta magrezza e sfiancano tutti 😉

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