Gli ultimi (vini) saranno i primi! La rivincita delle piccole annate

Vino

Non vedevo Giuseppe Mazzocolin, patron di Felsina, da parecchio tempo e per caso ci siamo incontrati a Roma in uno dei miei luoghi di elezione, in compagnia di un caro amico comune, Daniele Cernilli. La chiacchierata è stata piacevole, l’argomento ruotava intorno alla qualità delle annate dei vini. Annate buone o meno buone, vendemmie del secolo o da dimenticare; quante se ne sono dette e quante volte ci siamo imbattuti in bottiglie dalle prospettive grandiose, bottiglie mirabili, almeno nelle aspettative a giudicare da quanto letto su intere pagine nelle riviste di settore. Delusioni, sorprese, vini acquistati all’asta e buoni per pulire i pavimenti oppure cadaveri mummificati dalle nostre cantine, stappati e sorprendentemente vivi e virtuosi.

E’ tempo di dare la rivincita alle piccole annate, di sostenere le annate minori per i loro guizzi qualitativi. Ne vale la pena, se lo meritano a maggior ragione per essere state screditate fin dalla prima uscita sul mercato e per aver atteso pazienti di mostrare la loro virtù, la loro delicata, talvolta gracile, capacità di seduzione, contro chi le dava per spacciate.

Analizziamo brevemente i processi climatici, forse è il caso di rivedere le nostre prospettive, sugli andamenti vendemmiali, ad esempio, che determinano in buona parte le aspettative e il conseguente giudizio della stampa di settore. Sarà il caso di correggere l’assioma caldo e sole = concentrazione = grande annata, perché in poco tempo tutto è cambiato. Le curve di maturazione sono evidentemente mutate e pare che la temperatura della terra dalla metà degli anni ’80 sia aumentata di 0.8 gradi. Infatti il periodo vendemmiale è anticipato mediamente di due settimane rispetto a vent’anni fa. Mazzocolin mi ha detto che in quegli anni a Felsina si cominciava la raccolta dei grappoli intorno al 5 di Ottobre, ora a metà Settembre. Avrà un significato, no? Ma la natura è solenne e non risparmia qualcosa di extra, di insolito e straordinario in condizioni difficili, è innegabile, è meravigliosamente così! Vi esorto a provare il ’93 o il ’94 di Rancia, fidatevi di Black Mamba, ne vale la pena, sto parlando di grandi vini!

In compagnia del mio maestro Daniele Cernilli e Marco Pallanti, enologo di Castello di Ama, qualche anno fa proprio a Gaiole, abbiamo tratto dalla cantina un Chianti Classico 1984: sembrava di bere un Borgogna, incredibile e purtroppo non ce n’è più. Avete provato recentemente, sempre per restare in Italia, Sassicaia ’96? E il 2002? Sul 2002 potrei stupirvi anche con Grattamacco, l’eleganza e la grazia declinati a Bolgheri. Parliamo di Piemonte: dopo alcuni dubbi su Monfortino 2001, che ho già definito un vino borderline, ho provato il 2002, non senza resistenze perché i più coraggiosi e non solo langaroli, non hanno vinificato i prodotti di punta in quell’annata. Ebbene, Monfortino 2002 è un vino eccellente che probabilmente avrà una grande tenuta nel tempo. L’annata 2009 in Langa non sembra essere un capolavoro indimenticabile, eppure dico che sarà il caso di aspettare prima di parlarne, io ho assaggiato qualcosa e suggerisco di avere fede.

In Borgogna non si può certo dire che l’annata ’91 sia considerata fra le grandi ma provate ad assaggiare qualcosa adesso, è sempre in piedi e in equilibrio, mentre di recente ho trovato qualche ’90 da terapia intensiva di cui un paio in coma irreversibile. I vini equilibrati inizialmente non sono così evidenti ma poi tengono nel tempo.

Pochi mesi fa, per il mio compleanno, abbiamo stappato Petrus 1979: ecco l’esempio più eclatante, clamoroso, la rivincita per antonomasia. Ecco un vino che insieme a Margaux ’91, (altra annata minore) può guardare al futuro con agilità e disinvoltura prima di affondare un piede nella fossa. Armonia, eufonia, eleganza e gradevolezza, sintesi perfetta di bevute sulla quali nessuno avrebbe scommesso, ma che dopo aver colpito e affondato un ego maledettamente scettico, hanno appagato il mio desiderio di bere qualcosa di importante, sorprendente e molto buono. Io scommetto sulle vendemmie minori, perché sull’annata piccola misuro il produttore grande.

Duemila anni fa un signore biondo,di cui ora mi sfugge il nome, molto simpatico, che spesso ci prendeva con le sue rivelazioni (e con un metodo tutto suo produceva anche vino) ammoniva: gli ultimi saranno i primi! Se sono tanti anni che se ne parla ci sarà un perché! Provate a credere nelle piccole annate. Spogliatevi del vostro agnosticismo e cercate la fede!

Parola di Black Mamba!

Foto: acquabuona.it