Gli ultimi (vini) saranno i primi! La rivincita delle piccole annate

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Non vedevo Giuseppe Mazzocolin, patron di Felsina, da parecchio tempo e per caso ci siamo incontrati a Roma in uno dei miei luoghi di elezione, in compagnia di un caro amico comune, Daniele Cernilli. La chiacchierata è stata piacevole, l’argomento ruotava intorno alla qualità delle annate dei vini. Annate buone o meno buone, vendemmie del secolo o da dimenticare; quante se ne sono dette e quante volte ci siamo imbattuti in bottiglie dalle prospettive grandiose, bottiglie mirabili, almeno nelle aspettative a giudicare da quanto letto su intere pagine nelle riviste di settore. Delusioni, sorprese, vini acquistati all’asta e buoni per pulire i pavimenti oppure cadaveri mummificati dalle nostre cantine, stappati e sorprendentemente vivi e virtuosi.

E’ tempo di dare la rivincita alle piccole annate, di sostenere le annate minori per i loro guizzi qualitativi. Ne vale la pena, se lo meritano a maggior ragione per essere state screditate fin dalla prima uscita sul mercato e per aver atteso pazienti di mostrare la loro virtù, la loro delicata, talvolta gracile, capacità di seduzione, contro chi le dava per spacciate.

Analizziamo brevemente i processi climatici, forse è il caso di rivedere le nostre prospettive, sugli andamenti vendemmiali, ad esempio, che determinano in buona parte le aspettative e il conseguente giudizio della stampa di settore. Sarà il caso di correggere l’assioma caldo e sole = concentrazione = grande annata, perché in poco tempo tutto è cambiato. Le curve di maturazione sono evidentemente mutate e pare che la temperatura della terra dalla metà degli anni ’80 sia aumentata di 0.8 gradi. Infatti il periodo vendemmiale è anticipato mediamente di due settimane rispetto a vent’anni fa. Mazzocolin mi ha detto che in quegli anni a Felsina si cominciava la raccolta dei grappoli intorno al 5 di Ottobre, ora a metà Settembre. Avrà un significato, no? Ma la natura è solenne e non risparmia qualcosa di extra, di insolito e straordinario in condizioni difficili, è innegabile, è meravigliosamente così! Vi esorto a provare il ’93 o il ’94 di Rancia, fidatevi di Black Mamba, ne vale la pena, sto parlando di grandi vini!

In compagnia del mio maestro Daniele Cernilli e Marco Pallanti, enologo di Castello di Ama, qualche anno fa proprio a Gaiole, abbiamo tratto dalla cantina un Chianti Classico 1984: sembrava di bere un Borgogna, incredibile e purtroppo non ce n’è più. Avete provato recentemente, sempre per restare in Italia, Sassicaia ’96? E il 2002? Sul 2002 potrei stupirvi anche con Grattamacco, l’eleganza e la grazia declinati a Bolgheri. Parliamo di Piemonte: dopo alcuni dubbi su Monfortino 2001, che ho già definito un vino borderline, ho provato il 2002, non senza resistenze perché i più coraggiosi e non solo langaroli, non hanno vinificato i prodotti di punta in quell’annata. Ebbene, Monfortino 2002 è un vino eccellente che probabilmente avrà una grande tenuta nel tempo. L’annata 2009 in Langa non sembra essere un capolavoro indimenticabile, eppure dico che sarà il caso di aspettare prima di parlarne, io ho assaggiato qualcosa e suggerisco di avere fede.

In Borgogna non si può certo dire che l’annata ’91 sia considerata fra le grandi ma provate ad assaggiare qualcosa adesso, è sempre in piedi e in equilibrio, mentre di recente ho trovato qualche ’90 da terapia intensiva di cui un paio in coma irreversibile. I vini equilibrati inizialmente non sono così evidenti ma poi tengono nel tempo.

Pochi mesi fa, per il mio compleanno, abbiamo stappato Petrus 1979: ecco l’esempio più eclatante, clamoroso, la rivincita per antonomasia. Ecco un vino che insieme a Margaux ’91, (altra annata minore) può guardare al futuro con agilità e disinvoltura prima di affondare un piede nella fossa. Armonia, eufonia, eleganza e gradevolezza, sintesi perfetta di bevute sulla quali nessuno avrebbe scommesso, ma che dopo aver colpito e affondato un ego maledettamente scettico, hanno appagato il mio desiderio di bere qualcosa di importante, sorprendente e molto buono. Io scommetto sulle vendemmie minori, perché sull’annata piccola misuro il produttore grande.

Duemila anni fa un signore biondo,di cui ora mi sfugge il nome, molto simpatico, che spesso ci prendeva con le sue rivelazioni (e con un metodo tutto suo produceva anche vino) ammoniva: gli ultimi saranno i primi! Se sono tanti anni che se ne parla ci sarà un perché! Provate a credere nelle piccole annate. Spogliatevi del vostro agnosticismo e cercate la fede!

Parola di Black Mamba!

Foto: acquabuona.it

90 Commenti

  1. Verissimo! Non di rado apro bottiglie di piccole annate sorprendenti. Ad esempio molti vecchi Chianti, perfettamente in piedi. Ciao!!!

  2. Io ho fede, mi sono convertito stanotte grazie a Black Mamba. 🙂 79 di Petrus dev’essere stata una bella esperienza. In generale sono d’accordo sulle piccole annate da rivalutare e soprattutto su alcune annate reputate grandi e decisamente sopravvalutate.

  3. vero, un pezzo che denuncia quello che in molti pensiamo…
    Le piccole annate sono sempre più spesso piacevoli e interessantissime.
    A questo aggiungerei una riflessione, mi chiedo sempre più spesso se non sia la maniera di catalogare le annate oramai sorpassata dal clima.? mi spiego, l’idea della grande annata è molto legata storicamente al sole e al caldo, secondo un canone dello scorso millennio… Oggi è tutto cambiato e il caldo tropicale e il sole eccessivo possono diventare anche problemi e squilibrare l’uva… Così annate più piovose e velate rischiano di dare uve più fragranti se gestite con la perizia oggi abituale

  4. io sono un grande bevitore di piccole annate, ma debbo confessare che lo faccio per il prezzo ! Cmq ho spesso avuto delle piacevoli sorprese…

  5. Vorrei spezzare una lancia in favore del Chianti 1996 che penso sia considerata un’annata di mezzo. Fa la sua grande figura e quando la porti in tavola fa la sua figura con la data del novecento. provare per credere!

  6. ha risposto a Alessandro Bocchetti: A proposito di annate piovose mi sovviene la 2002 che in alcune zone ha prodotto vini di altissima qualita’. Ad esempio in Alto Adige, dove i bianchi aromatici erano fantastici.

  7. ha risposto a luca panunzio: Finalmente uno che prende una posizione chiara e coraggiosa!!! Caro Luca, non sono ovviamente d’accordo ma mi piace molto il tuo intervento. Domanda: in base a quali criteri stabilisci se l’annata è grande? La ’97 e la 2000 ti piacciono? Erano grandi annate, secondo la stampa di settore. Io me le ricordo calde e infatti i vini che ho riassaggiato da poco riflettono questo andamento climatico ( quei pochi che non sono partiti, perchè sui ’97 toscani ho trovato poche bottiglie in forma, soprattutto a Montalcino). Il nostro gusto è cambiato rispetto agli anni passati, quando si privilegiavano vini concentrati, muscolosi, tutt’altro che aggraziati. L’annata ’91 in Borgogna fu accompagnata alla porta dalla critica perchè ritenuta piccola. Io non faccio che trovare bottiglie meravigliose di quell’annata, sarò fortunata, non lo so! Insomma, io volevo dire, ho cercato di dire, che bisognerebbe rivedere i criteri, i canoni che ci fanno stabilire se una vendemmia è bella oppure no. Scusa se scrivo di corsa e un po’ disordinata ma la 2002 che ha fatto schifo non era fantastica per i vini aromatici altoatesini? Non amo il Gewurztraminer ma un Nussbaumer di Tramin cosi’ buono non lo ricordo in altre annate. Anche i Sauvignon quando l’andamento stagionale è di questo tipo preservano profumi più eleganti, come tutti i vini aromatici in genere. Non sei d’accordo? Oppure, spiegami meglio in base a cosa si stabilisce che un’annata è piccola e un’altra meravigliosa. Grazie, Luca!

  8. ha risposto a Cristiana Lauro: Comunque l’annata 2002 per i bianchi Altoatesini ha fatto eccezione ma a distanza di tempo lo ha riconosciuto anche la stampa specializzata. In Borgogna è stata un’annata gigante e anche in Champagne.

  9. ha risposto a Giuseppe Corona: Appunto, la stampa specializzata lo riconosce ora il pregio della 2002 sui bianchi altoatesini. A suo tempo, l’annata fu bollata come scadente. Basti vedere i vini premiati dalle guide di settore.

  10. ha risposto a luca panunzio: ciao Luca, posizione netta e chiara la tua ma se vino piccolo può essere bello!
    gli esempi della memoria sono Montevertine 1989 bevuto 4 anni fa, bottiglia dimenticata e aperta per scommessa: sorpresa! averne…
    oppure Geantet-Pansiot Gevrey Chambertin 2004, vino delizioso e perfettamente definito
    anche Sassicaia 1992 e 2002, e ti ricordi il Guado al Tasso 1992 “piccola annata”?

    affidarsi a un concetto così esteso come quello di “annata” per definire se un vino è grande o piccolo mi pare troppo generico
    ciao pt

  11. ha risposto a Giuseppe Corona:
    La 2002 è stata bellissima anche sull’Etna, per quanto riguarda l’Italia. Mentre è stata grandissima per tutta l’europa continentale oltre alle già citate Champagne e Borgogna anche in Alsazia e Mosella.

    Io starie in generale attento nella definizione delle grandi annate perchè i criteri utilizzati per poterle determinare sono rimasti invariati, mentre sono cambiate tante altre cose che, a mio avviso, incidono moltissimo.

    Le annate solari potrebbero non meritare tutte le 5 stelle. Al di la dei caldi torridi. Il grosso problema è l’equilibrio e credo che, tutto sommato, tra i caldi torridi e qualche precipitazione in più, in assenza di eventi atmosferici estremi, possa essere preferibile la seconda.

  12. ma se proprio qui avete scritto che la grande annata è sempre la prossima!
    si tratta di un concetto chiaramente determinato nelle sue specificità da moventi facilmente identificabili (tant’è che ve ne siete accorti)

    scegliere un vino in base al valore dichiarato di un’annata è come scegliere un’auto per la forma delle maniglie delle portiere!

  13. ha risposto a luca panunzio: il problema è appunto l’individuazione e la definizione di grandi e piccole annate… Credo che tutto stia cambiando, con i cambiamenti del clima che sono oramai una verità come dice il nostro amico Francesco 😀

  14. ha risposto a jovica todorovic (teo): Sono d’accordo Teo, anche sull’Etna, che avevo dimenticato di citare. Peraltro aggiungo alcuni rossi siciliani della stessa annata. Perchè altrimenti ci fissiamo con questa storia dell’Etna e dimentichiamo che la Sicilia ha un territorio vasto con vigne meravigliose a 7/800 metri di alt. slm, dove a fine Maggio io ho chiesto un cappotto la sera e dove ad agosto l’escursione termica notturna è tosta. Tra il nero d’avola di Pachino e il nerello sull’Etna c’è una gamma di roba molto buona che ultimamente non si fila nessuno perchè pare che l’unica montagna in Sicilia sia l’Etna. Con tutto il rispetto per i vulcani…

  15. ha risposto a umberto geco: Diciamo che è come scegliere un’auto in base al colore. Una mia amica ha ordinato una X3 BMW perchè secondo lei era bella di colore bianco…a me ovviamente faceva schifo. Salve Geco, come andiamo? A casa tutto bene? Scherzo, mi fa piacere la sua comparsa, talvolta mi preoccupo per la sua assenza, comincio ad affezionarmi ai suoi interventi.

  16. ha risposto a Cristiana Lauro: Io ho avuto una macchina bianca e non faccio il tassinaro…però sulle piccole annate da rivalutare a distanza di tempo, sono d’accordo, va bene lo stesso? La ’92 ad esempio, in toscana.

  17. ha risposto a Alessandro D.: la 1992 in Toscana ha avuto qualche felice eccezione ma poco altro, piogge torrenziali da metà settembre hanno compromesso il raccolto del sangiovese quasi ovunque
    un caso disperato insomma! come la 1972 o la 1956 ma non parlerei di piccole annate, piuttosto di non-annate

  18. ha risposto a Cristiana Lauro: la ringrazio per l’accoglienza e approfitto della sua attenzione per chiederle se non trova superfluo dover definire ANCHE il valore dell’annata per giudicare un vino

    intendo il concetto generale di annata non la valutazione specidica dell’andamento climatico di una zona o addirittura di un’azienda o di un singolo vigneto
    avete davvero bisogno della categoria “annata”?

  19. ha risposto a umberto geco: Si!
    Il millesimo è tradizionalmente un indicatore importante di un vino, mi azzarderei a ritenerlo importante e definitorio quanto terroir e vitigno… Insomma potrei dire che un vino è lo specchio di vari accadimenti: le caratteristiche del territorio in cui nasce, il vitigno che lo caratterizza, la sapienza umana che lo forgia e le caratteristiche pedoclimatiche dell’annata che lo determina…

  20. L’annata e’ un indicatore fondamentale, suvvia, Geco, non raccontiamo sciocchezze! Io scelgo i vini anche in base all’annata che leggo in carta. Pero’ mi fido molto piu’ della mia personale esperienza ( da quella grande bevitrice che sono, nel senso che bevo molto) che dei suggerimenti della stampa di settore. Per questo ho scritto questo post.

  21. ha risposto a Alessandro Bocchetti: ho letto l’intervento di geco come interessante provocazione
    d’altronde bere un vino troppo vecchio (o troppo giovane) di una grande annata è meno piacevole che bere un buon vino di una piccola annata, proprio come dice Black Mamba
    e capita che la qualifica di “grande” sia data anche a annate che non la meritano

  22. ha risposto a paolo trimani:
    Certo non vale in assoluto, ma se prendi un vino di un annata minore risulterà neno complesso, meno estratto e comunque meno armonico dello stesso ma di una grande annata.
    Il piccolo sarà pronto prima ma non avrà l’appeal del grande. Prendi Trebbiano Valentini che differenza c’è tra il 2003 e il 2005?
    Abissale!
    saluti e la prima volta che torno a Roma ti vengo a trovare

  23. Ma a quando una seria e complessa discussione sul vero tema che sottende questo interessante intervento?
    Quale è il tempo del vino?
    Non esiste alcuna esperienza umana che non sappia definire il perimetro del suo tempo.
    Nel vino, alcuni dico per sua natura, io dico per convenzione, il tempo, anzi per essere precisi, la durata, è sempre indefinita.
    “Fra un anno sarà perfetto”
    “Sei mesi fa era perfetto”
    “Peccato, è ancora giovane, peccato, è invecchiato la settimana scorsa”

  24. ho bevuto Valentini 2005 pochi giorni fa e si tratta di un vino strepitoso! e l’ho trovato giovane ma disponibile, la cifra della vera grandezza
    in un’annata minore i risultati sarebbero diversi ma proprio Francesco ha recentemente proposto il suo Trebbiano 1981, figlio di una stagione terribile, e il vino era commovente!
    come risolverla?
    segue dibattito…

    Luca, ti aspetto a bottiglie aperte!

  25. ha risposto a paolo trimani:

    Che voglia di assaggiarlo… mi spieghi Paolo così imparo una cosa nuova l’avversativo tra giovane e disponibile? Il vino giovane, di per sè, non è disponibile? Mi spieghi per favore?

  26. ha risposto a paolo trimani: L’altra sera abbiamo provato Pergole Torte ’90 e Fontalloro ’90 entrambi magnum. Fontalloro aveva un problema di tappo, non proprio muffa, ma dietro a questo si intuiva che c’era un vino giovane, vino. Purtroppo non posso dire lo stesso di Pergole Torte, che aveva preso quel sapore di glutammato, di dadi da brodo e marmellata di cipolla, tipico dell’ossidazione del Sangiovese. L’annata ’90 in Toscana è in caduta libera, oggi.

  27. ha risposto a umberto: Te lo spiego io l’avversativo: hai presente una ragazza di 16 anni bella come il sole e civettuola? Ecco, tu pensi che va bene, ma è troppo giovane. Però già disponibile, quindi in verità va bene.

  28. ha risposto a umberto: Caro Umberto, definire il tempo del vino non è cosa semplice, nè precisa, si va per approssimazione perchè dipende da molte variabili. L’annata calda in genere rende maturo anzi tempo, mentre annate più fresche, che danno acidità maggiori, sono più longeve. Poi bisogna tener conto della conservazione delle bottiglie. Nell’estate del 2003, che ricorderai caldissima, a casa mia partirono quasi tutte le bottiglie di vini toscani e anche qualcosa di piemontese. Soprattutto quelli di vendemmie calde come la ’97. Altra variabile è il vitigno. Escludo che un sangiovese regga più di 20/25 anni, però talvolta mi sono piacevolmente imbattuta in gradevoli eccezioni. I vini di Bordeaux tendenzialmente reggono molto più di quelli di Borgogna. Il discorso però che fai tu include anche un aspetto differente. Provo a spiegarmi! Spesso insieme a noi hai assaggiato vini non pronti, troppo giovani, ma questo accade perchè noi per mestiere assaggiamo in continuazione, quindi proviamo un po’ di tutto. Quando ordiniamo al ristorante invece cerchiamo l’annata pronta. Il problema è che molte carte, la maggior parte, non hanno profondità e poi l’invecchiamento rende i vini molto più costosi. Insomma, la soluzione si chiama Pergola dell’Hilton, dove trovi ciò che vuoi bere nell’annata che preferisci…Ha un costo, ovviamente.

  29. A me, ragazzi, non dispiace bere vini troppo giovani. Sto abbandonando l’idea dell’invecchiamento a tutti i costi, mi ha stancato. Ed è sempre più difficile trovare vini vecchi a prezzi abbordabili, qui torniamo al pezzo che ho letto la settimana scorsa, il vino buono è da ricchi, Sacrosanta verità!

  30. ha risposto a Marco M.: ecco questo è un argomento interessante… anche a me mi succede sempre più spesso di concludere una sera di bisboccia e constatare che il vino più piacevole e interessante è quello giovane e talvolta meno blasonato… Sarà la vecchiaia? Boh 😀

  31. ha risposto a Giacomo: Interessante…incontriamoci! Io son avviata verso una stagionatura perfetta! Ah!Ah!…Secondo me dipende. A me piace bere vini vecchi, li trovo più completi quando sono grandi. Sinceramente un Bordeaux appena uscito in commercio non si esprime in tutto il suo potenziale, stessa cosa vale per Borgogna. Però, accidenti, in giro non si trova più un tubo qui a Roma, a parte alla Pergola, al Convivio, da Achilli e da Roscioli. Ci siamo bevuti tutto!!!!!!!

  32. @ Umberto: giovane e disponibile è una cosa che ai vini importanti capita di rado, solo con la maturità arrivano a essere piacevoli mentre in giovemntù si presentano ruvidi e scontrosi (questp il motivo per cui i disciplinari di Barolo e Brunello prevedono affinamenti tanto lunghi)

    @ Marco M. l’invecchiamento non è un pregio in se’ ma solo in funzione della migliore godibilità di un vino; il prezzo ahimé sale…

    @ ¢ristiana: a me il Pegole Torte 90 è piaciuto pià che a te, aveva iniziato la discesa ma si è lasciato bere con dignità

    @ Jovia: premier si scrive con la minuscola

  33. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Bocs, ma a noi chi ce lo fa fare? Andiamo a berci la mia magnum e molliamo la combriccola di scrocconi ad appianare le divergenze davanti a due gazzose! Dom…rosè…annata buona…sorprendentemente buona…ah!ah!

  34. ha risposto a paolo trimani: Senti un po’, scroccone, siamo a un mese dalla Santa Pasqua, perchè non cacci dalla tua cantina qualche cadavere in resurrezione? (speriamo…) Qualche magnum…che sò…

  35. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Io dico solo che quando un vino è in commercio, qualcuno, il produttore, il distirbutore e il commerciante, per me, profano, hanno deciso che quel vino è al suo massimo.
    Nel senso che si prendono la responsabilità, in quel momento, condivisa, di decidere che quello è il suo punto di equilibrio più probabile alla possibile eccellenza.
    Azzardo che, un vino reputato probabilmente “scavallato” dal quel punto di equilibrio, andrebbe ridotto di prezzo. Sembra una follia, ma non è affatto. La determinazione del prezzo è una responsabilità e qualcuno la deve prendere. Se il vino è mobile, vivo, come una persona, bene, qualcuno, visto che ha un prezzo, deve stabilire una relazione probabilistica tra maturità, intesa come armonia e approssimazione alla perfezione possibile e prezzo. Prima, e dopo quel punto, si vale meno.

    Ma la “reputazione” di maturità e quindi di preziosità, deve dipendere e ricadere solamente, nella sua fallacia, sulle spalle della filiera commerciale e non sul cliente.

    In cosa, esattamente, questo ragionamento, è sbagliato?

  36. ha risposto a Cristiana Lauro: oggi non è proprio giornata ne’ di magnum ne’ di annate mature ne’ di grandi vini, cambiamo discorso!
    però conosco un’ottima marca di sodati trés chic, interessa?

  37. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Perdonatemi, Cristiana, Paolo, insomma chi ne sa, perdete due minuti per spiegarmi questa cosa.

    Perdonatemi se faccio una simulazione rozza.

    Un tipo fa un vino. Conosce bene il vino che fa. Ha esperienza e ottimi collaboratori. Sa, in base alla stagione, e a tante altre cose tecniche, quando dovrà essere bevuto, per essere maggiormente apprezzato. Quindi, fino a quel omomento non lo mette in vendita.
    Un giorno chiama chi si occupa di distribuirlo e gli dice che adesso il vino è quello che voleva fare e quindi quel vino arriva sullo scaffale quando “lui” ha deciso che deve essere bevuto. E viene deciso un prezzo, che corrisponde a tutto quello detto prima.
    Io arrivo in enoteca e lo compro. Lo bevo e mi piace.

    Poi torno dopo due anni. E trovo quella bottiglia. Che, ovviamente, a questo punto, non è più il vino che il produttoreha deciso essere al suo massimo, perchè altrimenti aveva mentito prima.

    Lo bevo. .Dico che era meglio quello che ho bevuto due anni fa e mi si risponde che il vino continua a vivere e a mutare.

    Vino mutevole, prezzi mutevoli.

  38. ha risposto a umberto: C’è un problema del tuo ragionamento… Il vino non esce in commercio quando è al suo meglio, ma nella migliore delle ipotesi quando inizia a essere potabile… Nessun vino esce quando è pronto e per fortuna, perderemmo le mille sfaccettature…

  39. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    Ecco, infatti questo non lo capisco.
    Allora dovrebbe uscire in commercio prima, con un prezzo, e quando lo compri nel tempo perfetto, dovresti acquistarlo ad un altro prezzo.
    Se acquisto un prodotto non finito, come se lo acquisto vecchio, i prezzi variano.

  40. ha risposto a umberto: Infatti in genere quando si compra un vino di annata vecchia si paga di più e quando si consuma un vino difettato non si paga.

  41. ha risposto a umberto: Vedi Umberto, il vino va in commercio quando comincia ad essere bevibile, poi migliora col tempo e questo tempo è assai variabile. Un bianco semplice della vendemmia 2010 uscito in commercio a Gennaio 2011 è bevibile ma migliora se attendi qualche mese. Vini più strutturati ed importanti necessitano di qualche tempo in più. Però spesso dipende dai vitigni. Ad esempio, il disciplinare del Barolo impone l’uscita dopo 4 anni dalla vendemmia, quindi trascorso questo tempo il vino è buono, cioè comincia ad essere buono. Il produttore (che se l’è già tenuto in cantina a sue spese, cosa che si evince dal prezzo mediamente alto dei Baroli) lo vende perchè il disciplinare glielo consente. Il ristoratore o enotecario, decide se metterlo a disposizione dei clienti o se invecchiarlo un altro po’, perchè ritiene possa migliorare. In quel caso il vino aumenterà di prezzo poichè la giacenza in cantina o magazzino qualcuno deve pagarla. Questo signor qualcuno è il cliente finale. Cioè tu. Quindi la bottiglia invecchiata costa di più ma quella difettata non la paghi. Almeno nei ristoranti seri.

  42. Scusate, sarò di parte perchè amo la Toscana ma Pergole Torte ’90 per me è ancora buono. Non sarà perfetto ma qualche segno del tempo talvolta rende affascinanti i vini quanto il volto di uomini maturi.

  43. Grazie tanto anche ad Ale per la spiegazione, e vi perdono se quello che vi dirò vi annoierà così tanto da non risdpiondermi, ma, da novizio, ci trovo una cosa assai curiosa.

    Dice Cristiana: ” il vino va in commercio quando comincia ad essere bevibile”
    Non è curioso? Qualsiasi opera umana viene posta in vendita quando chi la produce la ritiene “perfetta per il suo tempo”. Dunque il produttore non mette in vendita il risultato migliore, ma “la soglia minima”
    Dunque si assume la responsabilità, non dell’eccellenza, ma della decenza del prodotto. Del minimo risultato che lo possa identificare come tale.
    Funziona così questa prima parte. Se si, è contradditoria e molto.
    In un vino che va bevuto giovane, per bere il vino al suo massimo, io non docrei berlo, non lo dovrei trovare, dopo la soglia della sua eccellenza. Non perchè sia “andato”)ovvio il caso limite) ma perchè non bevo il vino “ottimale” cioè acquisto un prodotto che è già scaduto di qualità.

    A proposito dei vini che invecchiano, dici”
    “Ad esempio, il disciplinare del Barolo impone l’uscita dopo 4 anni dalla vendemmia, quindi trascorso questo tempo il vino è buono, cioè comincia ad essere buono.”
    Anche qui, lo stesso punto scivoloso: il produttore si assume la responsabiltà della soglia minima, non dell’eccellenza.
    Voi ci sarete abituati, ma a me sembra un gesto assai discutibile e comunque difficilmente difendibile in via di principio.

    Poi la storia continua:
    “Il ristoratore o enotecario, decide se metterlo a disposizione dei clienti o se invecchiarlo un altro po’, perchè ritiene possa migliorare. ”

    E’ curiosa e assai scivolosa anche questa condivisione di responsabilità. Ed è paradossale, perchè, se funziona in questo modo curioso, io non giudico, da bevitore ignorante, l’opera del signor Valentini, ma anche l’opera del sig Trimani o del sig, Sergino.
    E’ evidente che cìè qualcosa che, sempre in via di principio, non brilla.

    Ma veniamo, dato questo modo assodato di funzionare alla faccenda del prezzo e del rapporto con la qualità.

    Non essendoci nessun punto, nessun luogo, nessun decisore, del risultato ottimale del vino che bevo, ma essendoci una filiera di di corresponsabilità, anche il prezzo diventa sul piano formale assai, troppo scivoloso. Perchè il prezzo di un’opera, qualsiasi, ha una sua razionalità morale nel momento in cui qualcuno si assume la responsabilità di dire “questo vale questo” cosa che appare invece molto fumosa in questo passaggio di testimone.

    Infatti tu dici…
    “In quel caso il vino aumenterà di prezzo poichè la giacenza in cantina o magazzino qualcuno deve pagarla. Questo signor qualcuno è il cliente finale.”

    Ora chiedo: avendo capito esattamente come funziona, non vi sembra che la questione delle annate, dei prezzi, vada affrontata anche da questa evidente, per me incontrovertibile anche per tua ammissione, disfunzione?

  44. ha risposto a umberto: Non capisco perchè chiamarla disfunzione. Ancor meno intendo questa smania di definire il vino per il suo rapporto col tempo con l’invecchiamento. Noi esseri umani invecchiamo tutti alla stessa maniera? No! Non siamo prevedibili nel nostro processo degenerativo. Quante volte persone coetanee ci appaiono distanti di età? Uno vecchio e l’altro sorprendentemente giovane? Lo stesso accade per i vini. Non avere fretta di chiudere il cerchio nel vino, altrimenti ti dico che non sei neofita, ma solo disinteressato. Ti ho già spiegato che le variabili sono tante e non così facilmente circoscrivibili. La tua definizione di eccellente e decente non regge. il produttore propone il suo vino sul mercato quando è pronto, quindi buono, a suo giudizio, non decente. Questo non significa che quel prodotto non possa o non debba migliorare con l’invecchiamento. E’ il bello del vino, porco Giuda! Abbi pazienza e aspetta, se la bottiglia ti interessa. Immagino tu non abbia il pollice verde, come me del resto, e la botanica per te starà su Marte, ma se compri un mazzo di rose per tua moglie, non scegli boccioli? O preferisci quelle aperte, già espresse? Se acquisti una piantina per il tuo terrazzo, non hai soddisfazione nel vederla crescere per apprezzarla quando sarà bella folta e rigogliosa? Vado sul cafone: quando fai la pasta e fagioli e ti viene bene, non aspetti che si freddi perchè è più buona? E allora mi spieghi per quale cacchio di ragione hai tutta ‘sta fretta di definire la qualità di un vino??? Il vino esce sul mercato quando è pronto. Il suo fascino però risiede spesso nel vederlo mutare, crescere, come una pianta, come tuo figlio…come un piatto di pasta e fagioli che freddo è più buono. Basta solo aspettare. Però è bello, che soddisfazione! Se non capisci e non apprezzi questo, significa che non ami il vino, non ti appassiona. Non c’è niente di male, è un punto di vista rispettabile ma diverso dal mio. Tu ed io beviamo vino. Io lo bevo e lo amo. Tu lo bevi e basta. Credo!

  45. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Senza alcuna polemica, ma non ho mai pensato e detto che non amo il fatto che il vino che muta.
    Detto questo, chi produce un vino che muta dovrebbe far uscire dalla sua cantina il suo vino quando ritiene che il suo vino sia all’apice della qualità possibile e non come dici tu”comincia ad essere bevibile”. Tutto qui.

  46. ha risposto a umberto: nel vino come nella vita non è che tutto sia nero o bianco… Se uno aspettasse per far uscire il proprio vino che sia al culmine… a parte che sarebbe rischioso e misterioso decidere il quando, ma soprattutto ti perderesti le mille sfaccettature di un vino durante il suo percorso verso la maturità…
    Insomma una signora con i capelli azzurri in chanel e filo di perle è commovente, ma è interessante anche la bimba con le ginocchia sbucciate, la ragazzina con i calzoncini a quadri vichy, la donna con il talleur in carriera, la sposa felice, la mamma e la nonna che è stata fino a quel punto… La vita, dunque! O no? 😉

  47. ha risposto a umberto: Non è aritmetica. Quindi 2+2 non è detto faccia 4. Il problema è che quando io scrivo “bevibile” tu traduci con “decente”. Invece non è così. Intendo invece dire pronto (non necessariamente buono). Da lì in poi si può cominciare a bere un vino che è mutevole, cambia nel tempo, si esprime, talvolta meglio talaltra peggio. Ma non puoi continuare a chiedere precisione nel delimitare un tempo che non può essere definito. E non trascuro la componente soggettiva, perchè più volte in degustazione ci siamo trovati discordi nel giudicare la maturazione di un vino. L’altro giorno io ho trovato un Pergole Torte ’90 sul viale del tramonto. A qualcuno è piaciuto molto mentre riconosceva una piacevolezza a mio giudizio perduta. Nessuno aveva torto o ragione, solo non è aritmetica.

  48. ha risposto a umberto: Aggiungo una cosa importante. Se un produttore facesse uscire sul mercato un vino all’apice della sua maturazione, come dici tu, ci priverebbe di tutti i piaceri che risiedono proprio nel suo essere mutevole. Godrebbe solo lui nell’assaggio e apprezzerebbe in solitario i cambiamenti di quel vino. Ecco, in un caso del genere forse io smetterei di bere. Perchè devo essere privata dell’aspetto più affascinante del vino? Stai facendo un ragionamento allucinante Umberto. Io assaggio vini della stessa annata in epoche diverse, perchè voglio gioire, e godermi i cambiamenti di quel vino. Mi auguro tu abbia capito stavolta altrimenti devo spiegarti quello che penso e cioè che il tuo problema non risiede nell’essere neofita ma nella fierezza della tua ignoranza. Non è bello imporrre il non sapere. Probabilmente succede perchè non sai di non sapere. Be’, te lo dico io. Non sai. Nulla di male, ma smetti di gridarlo per cortesia. Mi meraviglio di essere l’unica a scrivertelo… Anzi, no!

  49. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Non mi sembra di urlare nè di di essere fiero di nulla.
    Nè di non capire quanto bello sia godere delle sfaccettature e dei cambiamenti di una creatura viva.

    Sono argomenti che capisco, altra cosa è, opporre, sommessammente, senza urlare, un argomento molto semplice e sicuramente colpevolmente ignavo.

    Dico e mi sembra sia ragionevole, che commercializzare, dare un prezzo a qualcosa, è un gesto che dovrebbe avere una responsabilità ben definita e una altrettanto definita razionalità. Che non vuol dire essere matematici, come giustamente mi avete fatto notare.

    Dico che, a parte gli intenditori che giustamente pagano il piacere dell’icerto e del mutevole, una persona normale, nel momento in cui compra una buona bottiglia, pensa che il prezzo equivalga alla sua massima qualità “decisa” da chi ha prodotto quel vino.

    Voi dite che questo pensiero elemtare contrasta “ontologicamente” con l’essenza del vino, il cui tempo si dilata.

    Io dico che tra l’opinione ignorante dell’aquirente e “la vita dilatata” ci dovrebbe essere una via di mezzo.

    E cosa c’è di così terrificante in questo pensierino?

  50. ha risposto a umberto: Infatti una persona “normale”, come dici tu, quando compra una bottiglia di vino non si pone il problema della sua evoluzione nel tempo. Si limita ad apprezzarne o meno le qualità al momento in cui la stappa. Ma non si pone nemmeno il problema. Non avrebbe gli strumenti per darsi una spiegazione. Io me lo pongo questo problema, perchè sono un’assaggiatrice, una persona molto appassionata e con una discreta competenza. Poi ci sei tu, che ti poni lo stesso problema ma non sei un assaggiatore (perchè fai altro nella vita), sei per niente appassionato e di oggettiva scarsa competenza…Però rompi i coglioni! ;-)))

  51. ha risposto a Cristiana Lauro: Black Mamba, non ti arrabbiare, Umberto chiede solo spiegazioni, proprio perchè, come ha ammesso, non è un esperto. Vabbè ma sei black Mamba…scherzo, comunque ma mi avete fatto ridere.

  52. ha risposto a Giacomo: Mi perdoni Giacomo, Umberto chiede spiegazioni? Chiede 81 spiegazioni. E’ molto chiaro il concetto. Le risposte di Lauro, Bocchetti e Todorovic sono esaustive, non è che ci sia molto da aggiungere, con rispetto parlando, se non per tenere il punto ad ogni costo. Poi Black Mamba si è lanciata in un morso velenoso, ma credo sia la sua specialità, forse è più uno sfottò che altro. Io comunque sono sempre più convinto che le piccole annate riservino sorprese straordinarie e stupefacenti e, non di rado, le cosiddette grandi annate, maturano con troppa rapidità. Quindi è vero che andrebbe rivisto un po’ tutto il discorso delle piccole o grandi annate. Prima piaceva la marmellata, ora non più. Si predilige l’acidità, la freschezza. Anche troppo certe volte.

  53. Mah, avevo premesso che avrei capito e rispettato che non mi si volesse rispondere.
    Non è assolutamente un obbligo.
    Ma va bene rispondere anche così.
    Va bene tutto, stiamo solo parlando di vino, con un certo rigore, come gli adulti fanno quando giocano.

  54. ha risposto a umberto: Dai non ti arrabbiare, facciamo la pace… Stavo giocando, black mamba ha preso il sopravvento… Quando mi incontri ricordati di darmi un bacino 😉

  55. ha risposto a Cristiana Lauro: Secondo me tu e Umberto siete d’accordo…sembrate Casa Vianello! Fate pace, orsù! Il mio apporto odierno è il seguente: Barolo Cascina Francia (l’amante della Lauro) però 2005! Bevuto Domenica e niente male, anzi buono e l’annata non era un granchè, considerata piccola e schiacciata fra la 2004 e la 06.

  56. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Scusate il colpevole ritardo con cui mex ma ero impegnato con l’organizzazione di una cena “tosta” fatta al Ristorante Elodia di L’Aquila. da parte dell’Associazione Qualità Abruzzo della quale faccio parte.
    Anzi perchè in questo blog non ho mai trovato tracce di noi? (tirata d’orecchio a Box).
    E poi: Box otre che pagare il conto può anche bere, Cristiana che ha la bott magica può bere anche un pò della mia di una strepitosa annata 🙂 e a Paolo che può scegliersi la zona senza problemi.
    L’importante è vedersi perchè su scatti stò parlando molto di vino ma bevo niente!!!!1

  57. ha risposto a luca panunzio: Luca se sei a corto di bevute dobbiamo rimediare subito!!! Lavorare meno e bere di più…e sempre meglio! P.S ho avuto notizie della vostra cena all’ Aquila, mi è dispiaciuto non partecipare. Alla prossima e mi raccomando: non dimenticarti di Black Mamba! Che mo’ va al Vinitaly…Sigh!

  58. ciao a tutti devo dire che ho avuto una piacevolissima sorpresa dal grattamacco 2002 penso che nonostante sia definita un annata nella media ho appurato con grande stupore un ottima bottiglia.

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