2 | Verona Vinitaly 2011. Live blogging in cerca di novità [aggiornamenti]

Tempo di lettura: 6 minuti

Nuovo giro, nuova corsa. Ieri ho finito alle due di notte una cena che vi ho raccontato, oggi si ricomincia. Ho deciso di prendermi una mattina per me. Si inizia dalla Campania, oggi solo amici o vini per cui struggo.

Villa Diamante, per me è un mito e farci colazione un sogno. In pochi minuti con cortesia scontrosa e contadina mi allestiscono una mini verticale del fiano che prediligo. Ve la racconterò con calma, ma a oggi vi voglio parlare solo di novità: il Fiano Vigna della Congregazione 2009 ancora in vasca, ci stupisce con un naso elegante e fiorito, molto delicato, profumi fermentini e vivi. In bocca succoso e importante, molto elegante e composto, si intuiscono le note minerali che svilupperà nel tempo, bellissima chiusura amarognola, che poi vira sul salmastro e affumicato. ancora un bimbo ma di grande avvenire 3 scatti abbondanti

Poi è la volta di un vino di cui si parla tanto, anzi tantissimo, nuovo mito della curva sud. A me piace da qualche anno. Un Fiano convincente quello di Ciro Picariello, ma di cui tutti si accorgono solo ora. Anche qui il patron mi fa assaggiare vari millesimi, in una girandola veramente felice e interessante.

La novità è però il millesimo 2009, anche cambio di etichette in una nuova grafica minimalista e alla moda, il vino è interessante ma ancora imperfetto, come è giusto che sia. Al naso fresco e esuberante, ancora fermentino. In bocca struttura e alcool importante che scalda. Il vino è succoso e fresco, l’acidità è viva e lo regge malgrado L’alcool, un bel vino semplice e nervoso, un poco monocorde ma è ancora presto per definirlo 2 scatti in rapida progressione

Chiudo questa rapida carrellata campana da un vero amico Sabino Loffredo di Pietracupa, come mi vede ci salutiamo e mi dice: “sto ancora imparando a fare vino, sono autodidatta”. Non posso fare a meno di pensare che impara alla svelta e chissà dove arriverà. I Greco e Fiano 2010 sono una bomba di cui sentiremo parlare, entrano delicati in bocca per poi restarci per un tempo indefinito… Una bomba. Il Cupo 2008 è strepitoso naso complesso e affumicato, complesso e intenso. Sa di solfatare e terreni vulcanici, in bocca entra composto, quasi in sordina, molto succoso e ordinato, poi tra lingua e palato deflagra: una festa di frutto inizialmente, poi note eleganti di fiori e sambuco, alla fine abbozza il minerale che svilupperà. Un grande vino di corpo e sostanza. In bocca lunghissimo 4 scatti

Finisco di corsa in Campania, vorrei più tempo… Ma non ce la faccio, il telefono frigge. Ma debbo andare a trovare un amico che non vedo da tanto. Dai tempi dell’università: Giancarlo Ceci, che in quel della mugia barese ê diventato un pionie del biologico e recentemente sta convertendo l’azienda agricola al biodinamico, ma senza fretta e fanatismi, con la tranquillità del tecnico che vuole il prodotto migliore.
Da dieci anni si è messo a produrre anche vino, con piglio e passione. Mi fa assaggiare due vini un Piombino in purezza 2010, che è un bianco lineare e molto ben fatto. Con una piacevole nota vinosa nel bicchiere e una acidità piacevole che ne spinge la beva. La parola che mi viene in mente è, efficace! 1 scatto abbondante.
Ma quello che mi stupisce piacevolmente è il Nero di Troia 2007, Felice Ceci, al naso molto pulito e integro il frutto è nitido e preciso, anche una bella nota vinosa e fresca. In bocca potente ma composto, molto fresco e agile, la trama tannica è morbida e intensa, L’alcool ben integrato nel corpo un bel vino immediato e insieme complesso, non quello che ti aspetti dallo stereotipo del vino pugliese. Ma si sa, gli stereotipi sono sbagliati. 3 scatti

Una giornata di Vinitaly non è perfetta se non faccio almeno un giro in Abruzzo. Oggi tocca a Castorani, l’azienda di Jarno Trulli che tengo sottocchio da un poco. Un territorio vocato e un team giovane e appassionato che crede molto nel vino. Oggi assaggiamo il Cerasuolo, per noi abruzzesi è il vino da tutti i giorni, quello che si beveva in tavola quando ancora si beveva a pranzo. Il costa delle plaje 2010 è perfetto per questo uso, al naso tipico nella sua nota di mandorla tostata e piacevolmente feccino, in bocca un’esplosione di piccoli frutti e una fresca acidità che lo rende perfetto sul pane e salame che conquistiamo per pranzo. 2 scatti (A.Bocch.)

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A Villa Medoro per assaggiare la cucina di Niko Romito in trasferta qui al Vinitaly. Ci accoglie con una sublime zuppa di ricotta di pecora con pomodoro confit che ti regala una boccata di fresco pascolo, un pungente e fresco gelato di piselli emulsionati con olio e un crudo di manzo con maionese di senape. L’occasione è ghiotta per sapere a che punto è la vigna sperimentale di 1 ettaro alle spalle di Casa Donna che verrà impiantata la settimana prossima. Un esperimento firmato da Attilio Scienza e nato con la collaborazione di Tullum Feudo Antico. Pecorino 100% ad alta quota a 850 metri. Prima vendemmia fra 3 anni. Oggi, invece, a Castel di Sangro stanno piantando gli alberi da frutto della tradizione abruzzese. (V.Pag.)

Sassicaia 2008: emersione del Nautilus dalle profondità dei banchi del Vinitaly. L’epifania del Sassicaia nuova annata funziona un po’ così. Solo che data l’inusitata clemenza del clima veronese in occasione della Fiera 2011, la primavera generosa surriscalda un po’ ambiente e bottiglie tenute via. “San” Sassicaia nouveau tiene bravamente botta, però. E’ chiuso, quanto deve e basta in questa fase della vita. Ma soprattutto, ha la marca “asciutta” del 2008. Un’annata particolare, che semina le sue stimmate attraverso i territori dell’Italia centrale, e della Toscana alta e bassa, firmando i tannini. In ogni caso, un Sassicaia nobile, ma in strada. Diverso da annate altrettanto solide, ma forse più articolate. 3 ½ scatti
Ps in zona intanto si parla molto di un Paleo 2008 (tutto Franc, come è noto) che ha stupito chi lo assaggiato, ma non è qui a Verona. Chi scrive lo ha fatto mesi fa, in azienda, ed è stato davvero colpito: ma prima di azzardare verdetti attende, sereno ma fermo, la controprova. (A.Paol.)

Il pomeriggio è dedicato a Balan, un importatore e distributore che ci piace assai, da tenere assolutamente sott’occhio. Una galoppata tra Champagne e Borgogna da perdere la testa. Dagli Champagne esoterici di Doquet ai bianco di Pacalet, fino ai grandi classici di J.J. Confuron.

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Tenere il conto è cosa difficile, ma su tutti ci stupiscono particolarmente Millesimato 1999 di Pascal Doquet, undici anni sui lieviti, naso elegante e tostato, frutto intenso e vivo. In bocca cremoso e interessante ma ve ne parlerà meglio il complice Paolini. Poi il Pouligny Montrachet villages 2008, di Marc Moray il naso è elegante e calibrato di legno, note minerali intense, in bocca affilato e intenso, il frutto è fresco e irruente 3 scatti

Ecco il Nuits Saint George di Michel Gros, Les Chaliots, un Pinot nero succoso e vivo, al naso profumi tipici e integri il frutto è preciso e intenso, in bocca ricchissimo e già disteso, di buon corpo ma gestito in freschezza, il solo rischio è berne un secchio. 3 scatti più secchio

Si chiude al fulmicotone, Vosne Romanee Vielle Vigne del “perfezionista” di Borgogna Pierrot-Minot, 2008, al naso impressionante, potente, elegante e ricchissimo, è difficile decidere di smettere di sniffarlo per saggiarlo in bocca, ma poi quando ci si decide, è festa. Una ricchezza impressionante, legata a pulizia e eleganza, un vino perfetto che non smette di viaggiare e di donarci emozioni. Il frutto poi è impressionante, millimetrico e nervoso, muta in bocca continuamente conservando freschezza e non rinunciando ad una potenza impressionante che dura indefinitamente. 4 scatti più svariati secchi, ma forse sono anche pochi… (A.Bocch. e P. Trim.)

(Le altre dirette dal Vinitaly sono disponibili a questo indirizzo)

10 Commenti

  1. Bocchetts!!!!
    ti posso citare sui fiano font per font!
    Nulla di diverso di quello che amo e che hai detto tu hai beccato i miei preferiti cioe’
    Quelli che….. Montefredane, ti manca Vadiaperti,
    e poi forse Marsella e Clelia Romano Lapi’o.
    comunque vi invidio io qui inchiodato a “riparare paccheri” e a bucare i bucatini, quando non intreccio fusilli!

  2. Ma scusatemi, mi sfugge qualcosa… La vigna di casadonna non doveva essere di riesling? E non era stata impiantata qualche giorno fa? Così era stato scritto anche pochi giorni fa su Feisbuk!

  3. Ale, complimenti!
    Faccio ‘refresh’ sulla pagina piu’ volte al giorno, prossimo anno ritorno…chissà con chi ti stai accompagnando…
    ciao
    nic

  4. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Confermo quanto mi ha detto Niko direttamente: le barbatelle saranno messe a dimora la settimana prossima e sono di pecorino. Non so se abbia scritto su FB ma mi haassicurato che il carattere sperimentale è riferito all’altitudine e non a vitigni non autoctoni. Insomma le preoccupazioni di chi voleva un Niko Romito slegato dal territorio o supinamente internazionalizzato dovrebbero essere fugati. 🙂

  5. Complimenti a Niko!! Purtroppo non ho potuto assaggiare nulla di queste prelibatezze, troppa affluenza che mi ha impedito di entrare…….giustamente tanti non vedevano l’ora di provare i piatti di Niko!!! Andrò presto al Reale……;)))))

  6. ha risposto a Vincenzo Pagano: Anche io ero rimasto al Riesling e Niko lo disse dopo un pranzo a Rivisondoli in compagnia di amici “stellati”. Proprio per i paletti legati all’altitudine e alla maturazione , s’era pensato al vitigno renano. Se invece la scelta è ricaduta sul Pecorino, evidentemente hanno valutato che potrebbe ben adattarsi alle caratteristiche della vigna … oltretutto l’utilizzo dell’autoctono renderebbe ancora più affascinante il progetto a mio modo di vedere.

  7. ha risposto a Alexer3b: Alexander, sono molto contento che sia pecorino… Credo che la scelta dell’autoctono abruzzese sia la sola valida e conciliabile con lo stile fortemente glocale della cucina di Niko.
    Per quanto riguarda l’altitudine non me ne preoccuperei, al pecorino farà solo bene 😉

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