Qualche volta ritornano. Da Balan, importatore e distributore di non convenzionali passioni vinicole, dove si è tuffato anche il duo Boc-Trimani, e dove la sosta regala sempre di più del previsto. Per forza, visto che si assaggiano cose come:

Michel Arnould Grand Cru di Verzenay (il Pinot Nero 70% della ricotta) e di Cramant il restante Chardonnay, Champagne fine e solido insieme, dal finale di grande grazia, ma anche serietà e sapore. Assaggiato da magnum, chiude con note di fiori freschi e delicati nel finale, persino dopo il match intenso e corposo con un grande salmone. 3 ½ scatti, e prezzo centrato: 25,50 ai professional.

Restando in tema, ecco Thienot Cuvée Garance 2002: 100 % Pinot Nero, tutta vigna proprietà 70% Grand Cru, il resto Premier. Materia e vinosità, frutto largo ampio e solido. Ci piace, ma paradossalmente (saputo il prezzo…) la florealità dell’altro ci gustava forse un filo di più. 3 ½ scatti a 82,50 euro.

Ansiosi di assaggiarlo, amici romani? Lo troverete alla Pergola (insieme alla cliente abituale Black Mamba) per il quale Marco Reitano lo ha appena selezionato.

E per chiudere la ‘dose’ di bolle chez Balan, ecco la super sorpresa: dopo uno stra-defilé di Champagne che includeva anche il Doquet recensito dal Boc, ecco un Franciacorta che spiazza: dovrebbe ammainare bandiera, secondo logiche scontate, e invece…

Le Quattro Terre 2007, figlio di Curtefranca, vigna e casolare del Settecento, pas dosé rifinito dallo stesso tecnico che cura uno dei Franciacorta più cari alla banda Scatti (indovinate quale, se ce la fate vincete un calice…) sciorina subito bella beva piena, stile deciso, minerale, lievitoso, contrastato, arrampicandosi a un filo dai 3 scatti. Costa franco cantina 16 euro. Il base (100% Chardonnay) si articola meno, carezza, non morde, ma c’è, e viaggia a 11,30.

More later per Hermitage e Borgogna varia… (A. Paol.)

Era ora… Anzi, come mai non era ancora successo? Finalmente, anche il celeberrimo (e al contempo così poco ‘conosciuto’…) ‘punto G’ finisce in bottiglia. A mettere sotto vetro il ricercatissimo ‘G spot’ è stata la super arguta, vulcanica, e solo all’apparenza ‘cherubina’ Cinzia Canzian, produttrice di specchiate bollicine in quel di Carpesica (Treviso) e già autrice di un’eloquente sentenza come ‘life is a bubble’. Cinzia, che è anche lady Bellenda (moglie di Umberto Cosmo, uno dei titolari), produce da alcuni anni in proprio sotto il marchio ‘Le Vigne di Alice’, gestendo anche un annesso, delizioso wine relais, tra i più curati in Italia. Il ‘G‘ lanciato al Vinitaly è l’ultima creatura, un metodo classico da uve Glera 2009, parzialmente vinificate in legno, un bel pezzetto sui lieviti (destinato probabilmente ad allungarsi ancora in nuove versioni di pluriennale maturità) e dall’approccio al tempo stesso sexy e appagante, ma senza inutili sdolcinatezze e/o residui zuccherosi. Il ‘G’ è stato inaugurato con la tromba di Roy Paci a farsene interprete, e Gianluca ‘Golem’ Nicoletti subito conquistato (e te credo…) e cantore di sterminate lodi via etere su Radio 24. (A. Paol.)

Sale, sempre più incazzato, dalla curva Sud del vino italiano, il tono del dibattito sulle imitazioni. Di etichette, di vini, di stili… E nel calderone ribollente del Vinitaly affiora in superficie la storia che il più saccheggiato del momento (forse per via del successo congiunto Russia-Cina) è l’Amarone. Lo ha scoperto, non a caso giocando in casa, un attento cronista veronese, che ha inanellato nel rosario dei fasulli oltre a un Gran Marone venduto in Danimarca (ahi, non saper le lingue…), che si presenta a dar retta all’etichetta un bel po’ peso, anche dei meno prevedibili Avarone (Siena), Primarone (Puglia), Amarona (Vicenza), e persino la furbetteria casereccia di un Merone, un Amar.uno e un Numerone fatti sul territorio stesso della provincia che produce quello vero. Commento finale? Scontato. ‘Sti falsari strarompono i (a)maroni… (A. Paol.)

Soave, operazione New York. Visto che gli Americani consumano 9 litri di vino contro i 40 italici, ma loro salgono e noi caliamo a vista d’occhio, meglio andare a prenotare altro mercato là. Questa l’idea del Consorzio. Concretizzata prima sfilando per un po’ in televisione dentro le trasmissioni di cucina di Lidia Bastianich (un plotone di ristoranti di famiglia o partecipati in giro per NY, a cominciare dallo storico Felidia, e definita ‘one of the most-loved chefs on television’, oltre cha autrice di bei librotti ben venduti di ricette). Ora con un maggio intero in defilé a Eataly, da Oscar Farinetti, a Manhattan, che lo stesso Farinetti ha ricordato essere “grande come Verona, la metà di Torino, 1,7 milioni di residenti, ma 47 milioni di turisti all’anno, contro 33 di Londra, 16 di Parigi e 10,5 di Roma, malgrado Colosseo, Sistina e tutto il resto, lì vengono tutti perché non ci si perde, si sa sempre dove andare e cosa sta succedendo”. Si capirà anche nel super mega shop di wine & food dove si sbicchiererà Garganega un Trebbiano di Soave variamente dosati e melangé per tutto il mese, alla grande.

More later per un par di Soave giusti da sentire, senza andare a NY ( mgari andandoci…) (A. Paol.)

Nuovo giorno, ieri cena del comitato Grandi Cru d’Italia, il solito rito di ogni Vinitaly, ma ieri non potevo mancare, premiavano un amico! Gianni Fabrizio viene premiato dal comitato come migliore giornalista di guide. Alle 11 ero già a letto. Stamattina quindi pronto e pimpante.

H 10.00. Sono allo stand di Haderburg. Non necessita di presentazioni il produttore biodinamico altoatesino, artefice di alcuni dei migliori spumanti italiani. Li abbiamo assaggiati con grande piacere, ma ci ha colpito molto la novità di quest’anno: un rosé millesimo 2008, appena sboccato, segna il debutto nella categoria spumanti rosati. Al naso piacevolmente rustico e contadino, note di merde de poule (che detto in francese fa tutto un altro effetto…) ma anche il frutto intenso e aromi vivi di fragola e ciliegia. In bocca una spumantizzazione molto leggera, il frutto è scuro e minerale, sembra quasi di avvertire un tannino elegante, stupisce con un corpo quasi da rosso potente e concentrato. Un gran bello spumante con ampi margini di crescita 3scatti.

Ma la mia gioia è il fragrante Pinot nero Hausmannhof 2009, un base ma di gran classe al naso scoppiettante, piccoli frutti rossi e neri, un tocco vinoso che non guasta e sa di cantine di una volta. In bocca agile e snello, ma succoso e fruttato, il frutto è nitido e intenso, buonissimo, un vino da tutti i giorni ma che classe! 3 scatti + secchio (A. Bocch.)

Rinasce dalle ceneri. E si credeva perduto per sempre. Sarà più lo stesso? Boh. Certo non subito. La vite (da vino) non si avvita e gira, come quella filettata. Ma Allegra-Albiera-Alessia, il trio di nipotine Antinori che ha ereditato dal principe Alberico Boncompagni Ludovisi i terreni da cui lui (prima benedetto per averlo fatto nascere, poi esecrato per avero fatto morire) aveva fatto spiantare, prima i filari a uva bianca (Semillon e Malvasia di Candia) e un pezzo di rossa, e poi nel ’98 gli ultimi a Merlot e Cabernet Sauvignon (otto superstiti) chiudendo la partita. Ad libitum si pensava (e si piangeva…) con il souvenir affidato alle ultime bocce in giro. In Italia quelle fatte ‘girare’ da uno sponsor ed estimatore d’eccezione, Luigi Veronelli, che le aveva fatte acquistare quasi in blocco da wine merchant amici. E altrove in ristoranti ed wine places svariati. Esempio (che non t’aspetti) Spago, il posto di Puck a Los Angeles.

Ora le ragazze Antinori, presa la terra, hanno deciso di ripiantare: Semillon, Merlot e Cab Sauv, come fece il parente da cui hanno ereditato.

E per dare l’annuncio, in pieno Vinitaly, ecco la degustazione alla volée e ‘à l’aveugle’, coperta, di Fiorano 1988, the last one, e un Saint Estephe di pari annata (tenuta peraltro anch’essa segreta fino a… stagnola stracciata e bottiglie scoperte) e nobile lignaggio, affidata alla casa d’aste Gelardini e Romani.

Le ragazze prevedono la prima ri-Fioranazione già dal 2013-2014. Oggi le cose si fanno abbastanza in fretta.

Intanto, nel bicchiere girano le note animali, cuoiose, e il granata con anulare schiarito e lievemente aranciato del teste numero uno, che sale nel bicchiere, ma resta piuttosto austero e contenuto, non sviene, mantiene l’anima attaccata ai suoi tannini, e sembra dire di voler resistere (malgré l’annata calduccia e anticipatrice) qualche bell’anno ancora.

Più morbido, forse elegante, di certo accogliente e in piena apertura di coda (da fagiano più che da pavone) il campione numero due, che velluta e scalda di più (!) la bocca, più maturo soggettivamente del coevo, e in pieno scollinamento, proprio sotto, o un po’ oltre, il traguardo del meglio della sua vita, pronto a imboccare (con calma, certo) la discesa verso l’albergo, come un ciclista che ha fatto bene la tappa.

Ps per la cronaca, e solo per quella: il numero uno era Fiorano 1988, il due Calon Segur stesso millesimo.

Au revoir, s’il vous plait, al 2013/14. Se son Fiorani, fioriranno… (A. Paol.)

Oggi è la giornata delle bolle, inconsapevolmente. Riprendo il giro dopo un break forzato di lavoro, mi chiama quella pazza di Black Mamba (pericolo!) e la riaggiungo allo stand di Lini, storica famiglia di Lambrusco e non solo. Il loro metodo classico millesimato 2005, al naso fine e elegante, note fiorite e di frutta bianca. In bocca equilibrato e succoso, come dice un amico ‘una bolla viva’ che rinfresca palato e spirito. L’acidita lo farà durare ancora a lungo. Molto rock come Alessio ‘pibe’ Lini che ce lo mesce, strano ma vero quando non lavora nella cantina di famiglia è avvocato in Correggio. 3 scatti

Il Lambrusco scuro è quello che sappiamo, efficace e gagliardo, accompagna egregiamente il pane e salame che ci portano e accogliamo con gioia, l’acidità fresca e corroborante ci rinfresca, ecco quello che voglio da un lambrusco: piacevolezza senza tanti pensieri. 2 scatti (A. Bocch.)


Black Mamba parla poco dal Vinitaly ma con suo fratello Paolo Trimani non puo’ non scrivere del Rosso di Montepulciano Poliziano 09. Vino di grandissima piacevolezza e bevibilità, immediato, intenso, con una grazia ineccepibile. Notevole la gestione del Sangiovese in una zona come Montepulciano e per un vino che dovrebbe essere un entry level ma di fatto mostra un grado ben più alto nella scala qualitativa. Peraltro in scaffale di enoteca non supera i 10 euro. Per noi merita 3 scatti e un secchio perché davvero ne potremmo bere una secchiata! Parola di Black Mamba!…e di suo fratello Paolo… (C. Lauro e P. Trim.)

Continuiamo il nostro giro randomico, in un Vinitaly sempre più infuocato e non solo per le temperature. Sosta in Toscana da un altro amico Giacomo Neri di Casanova di Neri. Un’azienda che come poche sa sintetizzare innovazione e tradizione. Ci piacciono i suoi vini e la batteria che ci serve è notevole in tutte le sue versioni. Il Cerretalto 2005 non è stato prodotto come si confà ad un grande vino nei millesimi difficili, il Tenuta Nuova 2006, ci appare in questa edizione molto interessante, più sottile e fresco del solito. Al naso profumi molto vivi, il frutto è nitido e preciso, in bocca succoso e disteso, il tannino è intenso e composto e l’acidità fresca e diritta come si confa’ ad un sangiovese di classe 3 scatti in crescita (A. Bocch.)

Ecco un vino entusiasmante! E’ Maje’ Pigato 2010 dell’azienda Bruna di Ranzo Borgo, vicino a Imperia, a circa 300 metri di altezza. Appena imbottigliato ma già apprezzabilissimo. I terreni molto calcarei danno vini fini al naso con buona acidità. Prezzo: 10 euro circa in scaffale. 2 scatti e un secchio. Parliamo di un vino base di esaltante bevibilità. (C. Lauro)

*****

Organizza l’Ersa friulana, conduce Aurora Endrici, presenzia al completo una task force di responsabili (no, per favore, non confondiamoci: non ‘quelli’ là, che quelli fanno abbastanza ribrezzo…) della Vini Buoni d’Italia, e visti i vitigni super indigeni di cui si parla e si assaggia, si capisce perché.

Si degusta un florilegio di due uve e due terroir che stanno per diventare denominazione unificata, Collio e Carso. Di scena, rispettivamente, Ribolla Gialla e Vitovska. Bando alle ciance, e largo ai vini, con ultima annotazione per la diplomatica risposta di Marco Primosic a chi gli chiede cosa pensi del ritorno, frequentato da più parti, a Ribolla preossidate, in stile dichiaratamente evocativo di quello pre-tecnologico degli avi: “Può essere interessante se molto ben governato”. Diciamocelo: un Moro in forma non avrebbe fatto di meglio…

Collio

Fiegl Ribolla 2010 naso acuto, fresco, vinoso, in bocca lieviti e acidità con frutta npn presente ancora, più agrume e mineralità aguzza, non spenta, si saliva 2 ½ scatti e un secchio

Muzic Ribolla 2009 impatto più orizzontale, non assolutamente largo, ma poi meno profondo per minor agrume e acidità. Interessante, minerale anche questa, meno profonda. 2 scatti

Livon Ribolla Gialla Ronc Alto 2009 frutta bianca e gialla e florealità, ma prevalenza del fruttato, lieve nota mandorlata in retronasale, buona palatabilità ma più addomesticata. 2 scatti per un 70% inox e 30% legno di secondo e terzo passaggio.

Primosic Ribolla Gialla 07 evoluto ma soggettivamente giovane, retrogusto di agrume come il primo! Ed è uno 07 con materia, grinta e acidità tipiche. Molto sodo. Buono. 3 scatti.

Carso

Skerk Vitovska 2009 ecco il ‘naturale’ di turno. No lieviti specializzati, no chiarifica, no filtro, no solforosa se non ultimo travaso pre imbottigliamento. Ed è uno di quelli che incontrano bene. La Vitovska di Skerk, fermentata in troncoconici, sembra il rovesciamento della sequenza di beva di altri bianchi. Qui prima arriva la botta quasi Islay dalle note iodate, e poi una dimensione più orizzontale (ma non troppo) di frutta fresca e secca, con finale piccante e di nuovo quasi ‘termale’. 2 ½ abbondanti, quasi secchio

Parovel Vinja Barde 2009 lunghezza davvero notevole, e conferma delle stimmate di ‘sapore’ del vitigno. Bene il gioco del ‘rinfresco’ finale sulla base metallica, minerale, iodata, piccante, ma non povera di frutto. Densità finale minerale. Più masticabile. Più lievitoso. Un filo meno scattante, dunque 2 scatti

Lupinc Vitovska 2008 un sampietrino dalla tessitura appena più fitta, l’acidità netta malgrado il lavoro in legno, dove l’anno in più non cambia tantissimo se non una lieve (ma apprezzabile) ‘caramella’ sul limoncino che è l’agrume di riferimento. 2 ½ scatti

Castello di Rubbia Vitovska Trubar 2007 … e forse a tre anni la Vitovska cambia, ma cambia anche perché qui il lavoro è tutto diverso. Il limone diventa francamente caramella (non dolce, si badi, ma più evoluto) e sopra la dentatura del vitigno c’è uno strato di stoffa più morbida che ne attutisce il morso. Si beve, ma il salino e il metallico in chiusura tornano, ma anche la profondità in retro nasale. Che tiene. 2 ½ scatti (A. Paol.)

Strano ma vero, anche ad un anziano degustatore rotto a tutto, possono accadere sorprese… Pomeriggio dedicato al ‘mio’ Abruzzo, da Feudo Antico, cavallino da corsa dell’ammiraglia Tollo, ma azienda autonoma e indipendente. Assaggio il Rosato 2010, da uve Montepulciano, e fermentato naturalmente in legno grande, dove riposa sulle fecce per qualche mese. Un rosato esuberante e polposo, con un bel frutto austero e scabro e dalla beva pericolosamente sdrucciola. Perfetto per a tutto pasto. 2 scatti + secchio per la beva. (A. Bocch.)

Continuo il mio giro abruzzese, è l’ora di due amici, coppia di vita e lavoro. Due belle persone: Adriana Galasso e Fausto Albanese, insieme formano Torre dei Beati, una straordinaria cantina biologica della nobile Loreto Aprutina. Se non conoscete i loro vini correrei ad assaggiarli. Su tutti il Cocciapazza 2008, un Montepulciano irruente come il nome che porta. Al naso profumi scuri e scabri di frutta matura. Il frutto è millimetrico, supportato da una bella nota tipica di camino. All’assaggio ancora giovanissimo, ma già piacevole, la trama tannica è presente e compatta, l’acidità intensa e corroborante. Il bicchiere finisce ed è già un bel segno. 4 scatti (A. Bocch.)

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Chiudo questa mia veloce incursione al Vinitaly con il piacere di avere incontrato amici, di averne conosciuti di nuovi e di avere compiuto una puntata al Sol, il salone dell’olio, io che posso annoverare anche una piccola (ma buonissima, sia chiaro) auto-produzione. Dino De Bellis ha accompagnato (oltre che il sottoscritto in quel di Verona) anche la degustazione del Consorzio Sabina Dop con dei veloci finger food. E io ho accompagnato lui ed altri alla scoperta di un angolo del Cilento: Kratos di Maffini e Donnaluna di De Conciliis che allietano le mie serate estive che il caldo di questi giorni richiamano con forza. Promossi a pieni voti e non c’era da dubitare!

(Le altre dirette dal Vinitaly sono disponibili a questo indirizzo)

Foto: sherrytoni.exblog.jp, 100vino.it, agriturismiitaliani.info

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