5 | Vinitaly live blogging. Le sfide finali dell’ultimo giorno [aggiornamenti]

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Dulcis in fundo: Tasca

Il mio Vinitaly finisce in Sicilia, da Tasca, una realtà storica dell’isola. Un’azienda agricola al centro della Sicilia con vigneti bellissimi, tra i più belli che abbia mai visto. La batteria di vini che mi fa assaggiare Giuseppe Tasca, con la consueta grazia e simpatia, è molto interessante. Imponente come i vigneti da cui deriva. Il Regaleali bianco è la solita conferma di efficacia e piacevolezza, un porto sicuro dove rifurgiarsi in situazioni difficili. Ma oggi ci interessa soprattutto il Tascante 2010, la prima uscita di Nerello mascalese dell’Etna di casa Tasca. Tutto legno grande e lente macerazioni. Al naso profumi elegantissimi, il frutto è scabro e austero, ma nitido. In bocca è irruente, la trama tannica è scalpitante e composta, l’acidità intensa e affilata lo farà durare molto a lungo. La consueta prova bicchire me lo rende vuoto ed è sempre un buon segno. 3 scatti in crescita

(A. Bocch.)

La chiusura del Vinitaly con Château Margaux

Black Mamba dopo aver aperto la sua performance a Verona con Mouton Rothschild 88 alla Bottega del Vino, non poteva non chiudere con un altro grande gioiello di Bordeaux: Château Margaux 1988. Spaziale, unico, l’eleganza per eccellenza di un Cabernet che non teme confronti. Ancora giovane, fresco e con frutto vivo e agile. Vino complesso con un tannino che è velluto di seta. Lunghissimo in bocca, una persistenza gustativa unica. È una bottiglia eccellente e perfettamente conservata. Impossibile nel match decretare un vincitore. Per me Mouton e Margaux si classificano primi a pari merito. In fondo non è stato male questo Vinitaly…Credevo peggio!

(C. Lauro)

Masciarelli che produce e distribuisce

Questa mattina come tradizione del lunedì del Vinitaly vado dagli amici, Masciarelli, prima Gianni, ora da quando non c’è piu la moglie Marina sempre piu saldamente al timone della cantina abruzzese di cui tutti si è scritto e assaggiato. La batteria dei vini è come al solito interessante, sempre potente e intensa come lo stile di casa ci ha abituato, ma quest’anno con una maggior grinta e delicatezza. Marina mi spiega che a seguito dei cambiamenti climatici ha cambiato la ricetta dei legni e si sente, diamine se si sente. Su tutti ci colpisce il nuovo Castello di Semivicoli 2009, un rosso snello e fragrante, tutto acciaio, dal frutto irruente e l’acidità viva, un “superabruzzo”, ma snello e sapido. Perfetto per sbicchierare tre scatti. Mi colpisce anche il franciacorta  Andrea Arici cantine della stella dosaggio zero, un franciacorta in punta che non ti aspetteresti, distribuito da Masciarelli, fresco e beverino, il bicchiere si svuota velocemente a testimonianza della bevibilità fresca e sdrucciola. 3 scatti. Il Beaune 2007 del domaine de Montille è delizioso : fresco, fine ed elegante come ti aspetteresti da un Borgogna di classe, ma in più con una esuberanza di frutto viva e bellissima, quasi che la medoterraneità di casa Masciarelli abbia un poco contagiato i vini di Ehienne de Montille. 3 scatti + secchio per la beva ricchissima.

(A. Bocch.)

L’Abruzzo di Santoleri e il Friuli di Manferrari

Ti siedi da Santoleri, con la faccia di Nicola che ti guarda dalla grande foto, bellissima. Poi guardi i visi dei giovani e giovanissimi che stanno lavorando per te. E dal rimpianto per chi se n’è andato (anzitempo), passi al sorriso. Che si allarga ulteriormente appena cominci ad assaggiare:
il Crognaleto Trebbiano, fresco e asciutto, serio e intenso (2 scatti pieni), ma soprattutto i Montepulciano, passando per lo spumantizzato Sii Me, tentativo (perfettibile) fatto con metodo charmat lungo e con sviluppo possibile in metodo classico; ma poi, di fatto, a partire da quello fermo, il più beverino e vestito con ammiccante veste di design, ma fresco, tannico quanto basta, verace, schietto e fruttato, che prelude benissimo (2 scatti larghi e in crescita) alla serie dei Crognaleto MP che comincia felicemente con un 2006, ma si impenna con un 2000 (!!) assolutamente lontano alla sommità del colle (3 ½ strameritati), longevo ancora e dall’equilibrio esemplare, e poi trova un punto fisiologico di equilibrio con un 1998 che il traguardo del Gran Premio della montagna lo ha appena passato, e ora scollina tranquillo, come un ciclista dopo la tappa, puntando dolcemente verso l’albergo (da bere ora: 3 scatti, in calo progressivo nel tempo).
A margine, l’olio strepitoso di casa, e la incantevole voglia di fare di un team familiare di cui fa parte anche una “poulaine” della cucina tristellata di Heinz Beck, dove ha fatto rodaggio, e dove presto potrebbe tornare.

Quello che puoi fare in un giorno caldo di Vinitaly con Nicola Manferrari, ovvero Borgo del Tiglio, ovvero Ronco della Chiesa, ovvero Malvasia da sballo, ovvero etc. etc. è un viaggio di sfida all’impossibile e dimostrazione del possibile, di cui lui anticipa subito la parola chiave: la finezza. Che vuol dire utilizzare tutte le modalità “necessarie”. Le quali, spiga Nicola, hanno un costo. Perché fare le cose e le selezioni in un certo modo, usare i legni e certi legni a dovere, può alzare i costi base del prodotto vino “anche di 250 volte rispetto al vinaccio. E’ quando abbiamo scelto la via dell’arroganza, dei grossi e rozzi che facevano più impressione, che abbiamo scritto la fine. Come si fa a tornare indietro? Si può? Ditelo voi. In italia si beve sempre più spumante facile e birra, chiediamoci perché. Il vino grossolano non si riesce a finire, resta nel bicchiere, non se nei beve più di così. Ecco tutto>.
Sapevatelo, gente, sapevatelo… E intanto, godetevi quanto segue, a comporre una media miracolosa, per la quale è inutile dare voti ai vini, salvo al primo. Per il resto, a Manferrari, 4 scatti al merito e alla carriera.

2009 Ronco della Chiesa: tutti i precursori che servono al naso non ancora espresso ma è normale, in bocca la pera e il resto. Un filo caldo. Ottimo. 3 scatti in ampia crescita.

1994 Tocai: terziarizzazione al naso, ma nuances di mandorla e frutta secca elegantissima.

2001 Malvasia Istriana: naso ricco e elegante, segni di fiori appassiti e cremosità. In bocca va al fondo, è leggermente caldo (la temperatura esterna Vinitaly 2011), ma non si spacca, resta fuso e mieloso, senza cedimenti di dolcezza. Tiene ma non per rabbia, per lignaggio e nascita. Tipicissima.

2009 Studio di Bianco: lo studio è diplomazia di mettere insieme Germania e Francia, Riesling e Sauvignon, dice Manferrari, per il quale (Manferrari si rifiuta ancora di chiamarlo in pubblico Friulano). I toni di speziatura pescati nella macchia mediterranea e la memoria di vacanze in campeggio giovanili qui tornano, ottenuti da Riesling più Tocai estratti da combinazioni biunivoche di una vigna comprata a Ruttars e con dentro otto varietà diverse.

2008 Studio di Bianco: mineralità più accentuata, meno espreso del precedente (!), ma sempre ad alti livelli.

2005 Studio di Bianco: cambia tutto, il Riesling tira, guida e va veloce, terziarizza, finisce terpenico, e il vino diventa leggermente amaro, ma finissimo.

1998 Studio di Bianco: ci risiamo con la sfida alla temperatura, anche caldo il vino resta coeso, ottimo, largo, un po’ alcolico, buonissimo con cremosità finale ma tenuta in vibrazione. I 4 scattti alla carriera di cui sopra tralucono in questo bicchiere…

1999 Studio di Bianco: …e sfolgorano in questo vino, dalla rofondità, terpeni, precisione mirabili. Il Riesling parla, il Sauvignon allunga, il Tocai unisce, tutto si tiene. Struttura e giovinezza per un vino ancora agrumato che si apre con difficoltà, massiccio nella base solida, masticabile. Dolcezza di miele appena accennata, pasta compatta quando si allarga. Morbido. Alcolico. Ma i 15° non turbano la beva.

(A. Paol.)

Foto: ennevi

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