Dopo Vinitaly e polemiche. Black Mamba e il Brunello. Mazzella tira fuori il Crodino

Tempo di lettura: 4 minuti

Sono partita per Vinitaly con l’umore sotto ai tacchi l’avevo anche scritto e invece quest’anno sono stata proprio bene, mi sono divertita in mezzo a quel delirio. Tant’è che ho scelto di fermarmi qui a Verona, da dove vi scrivo e dove ho deciso di rifarmi una vita. La città è molto bella, le persone sono simpatiche e affabili, si beve di brutto e soprattutto è molto difficile incontrare Pagano.
Il mio bilancio di quest’ultima edizione è positivo e anche per quanto riguarda le degustazioni, posso dire di avere assaggiato in questi giorni qualcosa di veramente interessante, (soprattutto qualche Bordeaux alla Bottega del Vino…) Tante novità per quanto riguarda le zone meno raccontate sulla stampa di settore, ottimi Pigato e Rossese in Liguria, regione ahimè dimenticata e piazzata non si sa perché a debita distanza dai padiglioni più frequentati. Come avevo previsto, Toscana e Piemonte hanno dimostrato la loro effettiva grandezza. Ottimi i Barolo 2007, Ciabot Mentin Ginestra di Clerico, Vigna Chiniera di Elio Grasso, Cerreta di Ettore Germano, Brezza, Sarmassa dei Marchesi di Barolo e altri. Grandiosi i Brunello di Montalcino 2006 e i Bolgheri 2008.
Tuttavia, questa volta, mi soffermerei su Montalcino, visto che proprio durante il Vinitaly di qualche anno fa’, si parlò molto della denominazione grazie (be’, proprio grazie non direi… escludo che i produttori della zona abbiano inviato confetti alla procura di Siena!) a un’indagine che fece non poco rumore e prontamente titolata da quei burloni dell’Espresso solerti, come sempre, nel tirar giù badilate di merda in stile tipicamente italiano. L’Espresso poi piantò lì la faccenda, mentre il Fatto Quotidiano l’ha recentemente riattualizzata grazie alle memorabili opere di Gian Luca Mazzella, uno dei cronisti che, come potete immaginare, stimo maggiormente nel panorama giornalistico internazionale… (Mazzella mi devi un Crodino!)

La polemica potrebbe proseguire a lungo, ho il cervello rutilante di battute sarcastiche che a questo giro vi risparmierò, ma la mia posizione è a favore dei produttori di Montalcino. Io credo si sia fatto troppo chiasso, gridando allo scandalo quando lo scandalo non c’è mai stato. Per carità, in alcuni casi sono state riscontrate irregolarità, ma nessuno ha sparato a bambini di 8 anni nel giorno della loro Prima Comunione, che diamine! Penso davvero che sia il caso di smettere di puntare il dito contro chi ha tenuto alta la bandiera italiana nel mondo, esportando prodotti di altissima qualità e diffondendo l’immagine del nostro paese all’estero. Insomma, io sono fiera del successo mondiale del marchio Brunello di Montalcino e lo sono a maggior ragione dopo aver assaggiato la nuova annata 2006 che vi consiglio perché è eccellente.


Il disciplinare del Brunello di Montalcino, come sapete, è molto rigido ed è un vincolo che spesso è stato gestito male. I produttori di zona, infatti, hanno commercializzato il vino per anni appoggiandosi alla norma del vitigno in purezza e forse questa è stata una grulleria (ohibò!). La purezza varietale cos’è? O meglio, perché è più importante ad esempio della purezza di annata? A Montalcino, il disciplinare permette il 15% di taglio migliorativo, cioè di annata diversa. E la purezza territoriale? Spesso sfugge ai controlli e un po’ ovunque, ma è come se avesse un valore minore rispetto alla purezza varietale e non capisco perché. Siamo sicuri, mi chiedo, che la purezza varietale valorizzi davvero il territorio di origine? Ha davvero un’importanza determinante il fatto, per portare un esempio diverso, che l’Asti Spumante sia prodotto col 100% di uve Moscato d’Asti? Ne risentirebbe quel vino sotto il profilo tecnico- gustativo- olfattivo se si consentisse l’utilizzo del 10% di altre uve? La qualità del vino non si estrinseca semplicemente sulla base dei parametri tecnici, ed ecco l’errore dei montalcinesi che hanno fondato sul concetto di purezza di vitigno la loro comunicazione: “Compra il mio Brunello, perché è 100% Sangiovese!”… Io penso che il parametro tecnico sia soltanto un aspetto, la base da cui partire, ma la differenza, se parliamo di vini di eccellenza, la fanno gli uomini e i territori, altrimenti i vini sarebbero tutti uguali, Gallia docet!

Per ora mi limito a suggerirvi alcuni vini che mi sono piaciuti, per ragioni diverse che comprenderete, spero, perché i vini buoni, hanno anche un valore in relazione all’occasione in cui vengono degustati.

A Black Mamba sono piaciuti molto:

  1. Pietroso Brunello di Montalcino 2006 (e 2007 assaggiato in anteprima, gigantesco!)
  2. Poggio di Sotto 2006
  3. Castello Banfi 2006
  4. Costanti Brunello 2006
  5. Tenuta Nuova, Casanova di Neri Brunello 2006
  6. Salicutti 2006
  7. Piancornello 2006

E… mi raccomando, non dimenticatevi di Black Mamba!

57 Commenti

  1. gle piace, gle piace… eccome!
    Cmq la lista è condivisibile… il discorso sul sangiovese sarebbe lungo e complicato e mi sa che nun ce ne ho voglia.
    un grande vitigno che ha nella sua storia da sempre una vocazione al meticciato… Del resto è il vitigno di un popolo di commercianti…

  2. sono una umilissima (ma dignitosa) biscia d’acqua, ma vorrei proporre a black mamba di rinnovare il servizio fotografico. La prima volta che striscio verso Roma porto con me la macchina fotografica… Anche a bocchetti farei qualche SCATTO, diciamo 3 scatti a bocchetti e 3 scatti a black mamba.

  3. Bentornata in rete! Quindi ora vivi a Verona? Niente Goccetto, niente Roscioli, finiti Pergola e Crotalo? E in più bevi Sangiovese? Cosa devo pensare? Comunque io al Vinitaly ho assaggiato molto Piemonte e Alto adige, Toscana poca. Ma posso recuperare. Ciao!

  4. La verità è che i produttori di Montalcino si sono dati la zappa sui piedi. Perchè il Rosso di montalcino dev’essere 100% Sangiovese? Infatti ultimamente è peggiorato secondo me e credo sia proprio per questo. Voglio dire che mi sa tanto che ora è davvero Sangiovese puro.

  5. ha risposto a alessandro dondi: Al contrario! Mi piace, solo a un certo punto non ho più capito il metodo. Troppi legni, che ora per fortuna sono rientrati, troppo casino con altri vitigni, che sapevano più d’Abruzzo che di Toscana, Inoltre a me il Sangiovese in fondo piace senza barrique. Non so, lo sento costretto, è come se chiedesse aiuto. Ciò non toglie che alcuni Sangiovese barriccati siano ottimi. Però li giudico relativamente al loro campionato, a tavola non li ordino mai. In pratica non li bevo. Ciao Alessandro e grazie!

  6. ha risposto a Gianluigi Del Mare: hai ragione la scelta del 100% sangiovese sul rosso di montalcino è inspiegabile!
    Tra l’altro il sangiovese si è sempre contaminato, è nella sua storia… come disse il vecchio Beucastel al primo salone del gusto, davanti ai barolo’s boys schierati: “voi italiani pensate che la tradizione sia una cosa che si misura in anni, noi in secoli…” Malgrado l’indubbia prosopopea gallica quanta ragione…

  7. ha risposto a Natrix natrix: Ti piacerebbe!!! Figurati se mi faccio fotografare da uno sconosciuto! Poi questa foto è bellissima perchè parla di me…Cognac, sigaro, Ducasse…Ah!ah! Tu dove vorresti ritrarre me e Bocchetti? Al Luneur sulla ruota panoramica?

  8. ha risposto a Alessandro D.: Non vivo a Verona, vivo a Roma quindi attenzione a come parli che potresti incrociarmi prima o poi, mi par di capire che capiti spesso da queste parti…;-)))

  9. Io non c’ero e non ho assaggiato niente. Comincerò dai vini di Black Mamba, tanto il Brunello a me è sempre piaciuto, anche se la 2005 era deludente per i miei gusti. Secondo me il disciplinare che impone la purezza di vitigno è una cazzata gigante. Se è ritenuta migliorativa un’annata aggiunta non capisco perchè non debba esserlo una percentuale di Merlot o di Cabernet, se della stessa zona.

  10. ha risposto a Gianluigi Del Mare:
    se fosse vero che sono peggiorati perchè non c’è più l’apporto di altri vitigni, considera che quei vitigni a cui ti riferisci erano vigneti fuori montalcino ; quindi più che imputare il peggioramento all’essere solo sangiovese è più al territorio montalcino ; la mia risposta , non tutte le vigne piantate a montalcino sono su terreni e circostanze ideali , ed il sangiov non perdona;

  11. ha risposto a alessandro dondi:
    Io credo he il Brunello migliorerà così come migliorerà anche il Barolo. Mi riferisco al sistema Brunello e Barolo. Oggi pagano dazio del fatto di essere delle denominazioni ingessate in termini di lunghezza di affinamento. Credo che per il trend attuale molti vini 2006 e parlo solo di 5 anni fa, sono da considerarsi, archeologia enologica, mi riferisco dal punto di vista stilistico.
    Il mondo è cambiato, i vini sovraestratti, conciati, muscolari, vini d raccontare più che da bere sono morti e sepolti. In Italia si è capito solo da poco che piuttosto di dover bere un vino vivo solo apparentemente è molto meglio bere un vino ottimo subito che certamente morirà prima ma che non sarà un vino simmia. Non tutti i vini sono fatti per durare. E per fortuna direi.
    Dondi ha ragione.
    Il sangiovese oltre alla terra buona vuole anche una buona mano, non vuole salassi, non vuole tannini e non tollera l’eccesso di stretto, non ama l’accanimento in vigna e cerca tantissimo l’equilibrio in pianta, molto più di altri vitigni.

  12. ha risposto a alessandro dondi: Come fuori Montalcino? Se non sbaglio alcune aziende avevano filari di altre uve ma comunque a Montalcino. Spero di non sbagliare o forse non ho capito bene quello che hai scritto, nel caso chiariscimi! grazie! 🙂

  13. 4 scatti a bocchetti, ovvio. bocchetti!!! è giunto il momento anche per te… di entrare nella variegata famiglia dei rettili. Eccone intanto uno:

    http://www.minifauna.com/wp-content/uploads/2009/05/camaleon3.jpg

    che dite? è somigliante? Noi rettili abbiamo un nostro fascino, non c’è che dire…. siamo personalità complesse.

    black mamba la fotograferei appesa in alto che penzola sul bancone di roscioli con un calice di champagne tra le spire… oppure non so, forse anche in un cantiere al ventesimo piano che fuma il sigaro con 4 muratori… ci devo pensare…

    Adesso scusatemi, ho sentito gracidare una rana qui nei pressi…
    Comunque sconosciuto un bel niente, a parte che tra rettili ci si conosce tutti, in questo caso anche di persona! 4 scatti anche a te!

  14. 4 scatti a Bocchetti! certo! e anche 4 scatti a black mamba, ovvio. A parte che tra noi rettili ci si conosce tutti, noi ci conosciamo anche di persona, quindi sconosciuto no! Io a black mamba la fotograferei appesa in alto che penzola sul bancone di roscioli con un bicchiere di champagne fra le spire, oppure forse in un cantiere al ventesimo piano di un grattacielo che fuma il sigaro con 4 muratori… ci devo pensare… si potrebbe rifare la foto di american beauti sostituendo ai petali di rosa delle capsule di champagne… voi che dite?

  15. ha risposto a Gianluigi Del Mare: certo alcune aziende avevano ed hanno vigneti di cab e merlot a montalcino , ma per molti l’aiuto arrivava da fuori e precisamente dall’adriatico;
    ma è meglio cambiare tema prima che si vada a scavare troppo; guardiamo avanti , e se il disciplinare è quello un motivo c’è , non lo criticherei; del resto in borgogna è solo pinot n , in beaujolais solo gamay ;

  16. mario soldati tanti anni fa parlando di Biondi santi diceva «Come si può ‘creare’ un vino?» ecco fino al 1880 il Brunello non esisteva e sua fu l’intuizione di abbandonare il consueto mix di uve bianche ed uve rosse per forgiare un vino da solo sangiovese grosso, domato con qualche anno di legno grande. Ecco questa è la storia e mi piace ricordarla per ricordare a tutti come la vocazione del sangiovese sia il meticciato, la contaminazione. L’eccezionalità del brunello deriva dalla scelta volitiva ed umana di azzerare questa consuetudine. Cosa si evince da questa storia, beh tante cose: la prima che pensare ad un rosso di montalcino da sole uve sangiovese è una folia, poi che il Brunello è un’invenzione moderna e che ha senso farla in quella maniera, infine che la tradizione storica del sangiovese sia il contaminarsi con altri vini… Non a caso era un vino fatto da una terra di mercanti e in chianti fino a non molti anni fa col fischio che ti davano un vino se non era stato tagliato con il “meridionale” come lo chiamavano loro… Non capisco come da noi si confondano continuamente i piani, il montepulciano d’abruzzo diventa tipico se sa di legno e vaniglia, il sangiovese solo se è in monovitigno, i vini bianchi diventano potenti o macerati… Insomma si confondono per tradizioni scelte enotecniche che di tradizionale non hanno niente 😉

  17. ha risposto a Alessandro Bocchetti: opinioni; io nelle zone top di montalcino non metterei nulla , ma non perchè lo preveda il disciplinare , piuttosto perchè quando è grande il sangiovese è veramente grande ed eventuali aggiunte inquinano solo la sua perfezione; ma il problema è che gli ettari si stringono e che gli errori in cantina non sono permessi ;

  18. ha risposto a Natrix natrix: dico che sei buffo e fuori di testa! Però mi sei simpatico. Vada per il servizio fotografico, ma io in lungo nero e solo con Crotalo…C’era un antico proverbio cinese che più o meno suonava così: non fare arrabbiare un crotalo e non infastidire un black mamba, ma soprattutto mai contemporaneamente…uomo avvisato…;-)))

  19. ha risposto a Alessandro Bocchetti: d’accordo con te sul rosso, ma mi spingo oltre (mi perdonino i produttori) farei lo stesso anche sul Brunello. Il vitigno in purezza per me deve essere una scelta, non un vincolo.
    Aggiungo, in coro con Jovica, che anche sulla durata dell’affinamento forse si potrebbero rivedere le norme…coro di insulti per quella stronza di black mamba! Jovica!!!!!! Sostienimi!!!!!!!

  20. ha risposto a Cristiana Lauro: vincoli? se ci fosse buon senso e cognizione di vincoli o paletti non ne servirebbe alcuno , compreso rese per ettaro , tempi di affinamento , zone vocate ecc; ma il buon senso è un prodotto esaurito , quindi i paletti occorrono se non ci si vuol trovare in un burdel

  21. ha risposto a Alessandro D.: Ti piacerebbe liberarti di Black Mamba!!! No, caro Alessandro, mi sono fermata solo per un paio di giorni di vacanza…Giusto il tempo di esaurire le scorte di Bordeaux alla Bottega del vino, poi m’è risalita una voglia di bere alla Pergola dell’Hilton, che ho intercettato il Crotalo per una mega bevuta delle nostre, minacciando di buttarmi giù da Ponte Sisto!!!! ah! ah! Sono a Roma, eccome!

  22. Mi spiace non poter partecipare alla belle discussione, perchè il San Giovese mi fa venire la cefalea a grappolo, al secondo sorso.
    Una piccola cosa, a lato. La filologia nel vino, come nel restauro, è una brutta bestia. E’ meravigliosa solo come attività speculativa, ma come prinicipio normativo che guida la ri\produzione dell’origine,è pericolossima. Un vino, come una casa, è la somma delle sue incrostazioni temporali, che non vanno lette come trafimenti, ma come condizioni evolutive. Diffido del “si faceva così e io lo ri\faccio così. Il Ri\fare è pura mitopiesi, come la Padania.

  23. Io al Vinitaly ho assaggiato poco quest’anno ma i Montalcino 2006 erano buonissimi, credo un’annata che darà grandissima soddisfazione con l’invecchiamento, molto più della 2004 secondo me. Di Casanova di Neri ho preferito il base al Tenuta Nuova, lo trovo più beverino, più piacevole nella sua semplicità, Tenuta Nuova ha bisogno di riposare molto in bottiglia per uscire bene. Ha ragione Cristiana, la polemica è stata eccessiva. Qui si punta il dito e si grida allo scandalo con troppa facilità, per poi dimenticare cose molto più gravi di cui invece nessuno parla. Che strano paese il nostro.

  24. ha risposto a Natrix natrix: Aggiudicato, ci sto! Mega servizio fotografico, sulle colline romagnole ( che adoro!) con pausa pranzo per piadina al prosciutto. Però ricorda che dopo voglio i ritocchi ma non basta il fotoshop, devi chiamare Sergio Stivaletti, quello degli effetti speciali! ;-))) Ciao Natrix!!!!!!!!!

  25. ha risposto a alessandro dondi: Si ma il problema italiano è sempre quello… La doppia morale e sant’Agostino… Si fanno disciplinari preciso e dettagliati al millimetro sapendo spesso già in partenza che non si applicheranno… Pensate solo ai Panel valutativi dei vari consorzi 😉 allora non varrebbe la pena di uno scatto di reni e di abolire cavilli e codicilli privatistici e o normarli con legge penale (come avviene in Francia) o liberalizzarli totalmente lasciando la libertà di produrre come si vuole e la possibilità al consumatore di valutarlo?

  26. Sarà che mi sento un po’ tanto toscano, sarà che amo il Sangiovese (Umberto si scrive solo così), sarà che amo andare controcorrente, ma penso, ne sono davvero convinto, che la Toscana ed non solo il Sangiovese abbia un luminoso futuro davanti. C’è molto fermento, ci sono ghiovani produttori e nuove leve di tecnici con idee chiare, coraggio e competenza che corrono il rischio di far scoprire le reale potenzialità di una Toscana che non ti aspetti. Insomma sono pronti a fare il culo a tarallo a molte zone vitivinicole nostrane. Si parla sempre del Piemonte come e lo so contrappone alla Toscana. Si dice sempre che la Toscana è Bordeaux e il Piemonte la Borgogna si dice che il Sangiovese non è versatile e che i tosani sono dei commercianti, tutta roba storicamente vera ma io ne ho un poco le scatole piene. E anzi, vi provoco, quelli che seguono il Piemonte, tolti alcuni Barolo, come trovano la zona in rescita o in caduta libera, il Dolcetto la Barbera sono coerenti con loro stessi o c’è confusione. Io lancio un segnale d’allarme il Piemonte è vicino ad una clamorosa crisi di identità…sarò pazzo, provocatore un poco quello che vi pare ma sta succedendo qualcosa di bello in Toscana una nuova consapevolezza una voglia di bere e alleggerire. Se bevo Pietroso, Castello di Bolgheri, Tenuta di Argenentiera, un commovente Grattamacco, Piancornello, Amerighi, Caprandole, Porte di Vertine, Montevertine, Castello di Ama, Tenuta San Guido, Poggio di Sotto, Castello di Rampolla, Castello di Monsanto, Felsina, Tenuta di Ghizzano, Case Basse, ma anche i diavoli Frescobaldi e su certi vini anche Antinori, nelle ultime annate riscopro un nuovo gusto di bere la Toscana, un gusto in levare, aggrazziato. Il futuro ci dirà se sono un cazzaro accecato dalla passione aprioristica o un water

  27. ha risposto a Alessandro Bocchetti: considera che in beaujolais è interdetto piantare altre varietà al difuori del gamay , quì puoi fare quel che vuoi , ev. lo dichiari sant’antimo a montalcino o igt , ecco fatto ;

  28. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Bocchetti oltre ad avere un’ironia in punta di fioretto in fondo, lo sa che è anche un bell’uomo. Comunque stare con la Toscana in questo momento non vuol dire essere forte con i deboli e debole con i forti tutt’altro.
    Anzi rileggendo l’eleno mi sono venuti in mente anche Montesecondo, le Cinciole con un Petresco 2007 spaziale. Davvero tanta roba.
    Il Piemonte che tu berresti penso di conoscerlo perchè è quello che continuo a bere anch’io. Mi dipiae per Brezzo perchè sono passato più volte davanti allo stendo ma bere solo seduti alla prima volta mi sembra come fare sesso senza petting troppo selvaggio. Una ferita nel cuore me la inferta la signora Mascarello della Giueppe Mascarello che con serafico candore mi ha risposto che non aveva il tempo di servirmi….mah… che male…e pensare che mi ero fatto la doccia per l’occasione. Peccato. Sarà per un’altro Vinitaly

  29. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Condivido, sarei per la liberalizzazione e lo svecchiamento di norme trombone oramai obsolete. Si tenga conto solo dell’uso e della consuetudine che, sappiamo bene, non si lasciano circoscrivere dalla norma sovente raggirata..Al consumatore la scelta.

  30. ha risposto a jovica todorovic (teo): Mizzica che caratterino! Senti un po’, la crisi d’identità del Piemonte secondo me c’è già stata e ne sono usciti alla grande.Il paragone fra Toscana e Bordeaux o fra Piemonte e Borgogna, non l’ho mai digerito, perché non c’entrano una mazza soprattutto sotto il profilo gustativo! (scusa le plebee locuzioni, ma, d’altra parte tu hai chiuso col termine water e, a meno che non fosse un refuso e intendessi vate, non è evocativo di nulla di ammaliante e raffinato). Riscontro anch’io in Toscana un desiderio di alleggerire, all’insegna della grazia, che non guasta mai… Circa la voglia di bere di cui parli, direi che c’è anche da ‘ste parti…soprattutto a casa mia, anzi, sai cosa ti dico? Vado da Roscioli!!! ;-))) Scherzo Teo! Grazie!!!!!

  31. ha risposto a jovica todorovic (teo): La signora Mascarello è stata poco elegante anche con me. Peggio per lei, non sa cosa s’è persa! I suoi vini se voglio me li compro e li assaggio quando mi pare. Anzi non li compro neanche perchè col Crotalo bevo molto meglio di Mascarello. Tiè!

  32. ha risposto a Giacomo: Ma figurati…Se è per questo nemmeno Scruton e Cernilli hanno pagato i loro Crodini. Intendo aprire una nuova attività di recupero crediti, che eserciterò in prima persona, coi miei metodini, semplici ed efficaci, che qualcuno qui conosce e infatti si guarda bene dal mancarmi di rispetto 😀

  33. Non sono molto d’accordo con voi. Il Sangiovese grosso in purezza è in grado di esprimersi alla grande, non ha bisogno di niente di migliorativo. E poi il vitigno in purezza è più netto, o ti piace o non ti piace. Poggio di sotto per me è un grandissimo Brunello di montalcino, insieme a Biondi Santi sono imbattibili.

  34. ha risposto a Simonetta: Gentile Simonetta, il punto non è sangiovese si o no… Dobbiamo esserci spiegati male. Il punto secondo me è perché proibirlo con norme privatistiche spesso non applicate… Perché anche per il rosso puntare al 100% sangiovese, quanto è una pratica antistorica e non tradizionale? Solamente riflessioni… Di cui nessuno, però, mi ha dato una risposta 😉
    Ps adoro Biondi Santi! Ci mancherebbe altro è l’artefice del brunello!

  35. E’ una domanda. Se si liberalizzano le norme (sono sempre d’accordo di principio) e si lascia il giudizio come dice Lauro al bevitore( d’accodissimo) come si fa a preservare un legame corretto con il nome? Che cosa definisce il nome Brunello? Solo il paesaggio di provenienza? O pensate, Alessandro, solamente ad allargare la rigidità del disciplinare? Insomma è un tana libera tutti?

  36. ha risposto a umberto: ognuno ha la propria risposta credo. io penso che se si voglia fare un Brunello, uno dei rari casi in cui c’è una ricetta certa e codificata, che è quella di Biondi Santi, per usare quel nome bisogna applicare quella, in quel singolo caso. solo sangiovese grosso, nessun taglio migliorativo (ne di annata ne di vitigno), solo legno grande, lunghe macerazioni. Ma perchè quello è un caso unico, un marchio registrato… per tutti gli altri vini di montalcino troverei logica una libertà di interpretazione del territorio. In generale sono contrario alle norme privatistiche dei consorzi, che sono inutili e spesso in malafede… se si vuole tutelare un territorio nella sua interezza lo si fa come in francia, dove impiantare altro che non sia pinot nero nei cru borgognotti, è un reato… ma davvero! Ma queste solite procedure all’italiana in cui ci sono in teria tutti i diritti e obblighi, ma nessuno di reale mi ha un poco stufato. Tra l’altro i “difensori delle virtù perdute”, dimenticano un fatto: che la storia del sangiovese è una storia di contaminazione e l’eccezionalità del brunello deriva proprio dalla scelta “eretica” di Biondi santi di usare solo sangiovese grosso 😉

  37. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    Quindi in pratica, se capisco bene: se faccio un vino in quella zona, a maggioranza S.Giovese e poi ci metto quello che voglio, dichiarandolo, e lo faccio come voglio, non lo posso chiamare Brunello, ma y di Montalcino. Se invece lo faccio secondo il canone preciso di Biondi Santi, posso chiamarlo Brunello.
    Giusto?

  38. ha risposto a umberto: secondo me è così, ma perchè il brunello è una ricetta dell’ingegno di UN uomo preciso…
    Ma è una posizione personale, ovviamente

  39. ha risposto a umberto: Basta stabilire che il Sangiovese grosso deve essere in percentuale maggiore. Voglio dire che a me in fondo, soprattutto sul rosso di Montalcino, non importa nulla se c’è aggiunta di un 10 % di cabernet o merlot della stessa zona. Se il vino è più buono, qual è il problema? Mi interessa di più che quel vino non sappia di Primitivo di Manduria o di Montepulciano d’Abruzzo.

  40. Dunque, sarebbe così. Voi dite che chi vuole ottenere il marchio di Brunello,(che mi sembra valga un certo valore) e commercializzare nel mondo il marchio, deve produrlo secondo il rigido regolario desunto dai Biondi Santi.
    Se vuoi fare un rosso di Montalcino, sii libero e fallo come ti aggrada. Ma non puoin chiamarlo Brunello.
    Non fa una piega. Perch+ America vogliono il Brunello, come la Ferrari, non vogliono una Ferrari fatta con il motore BMw e la scocca Toyota.
    Ma se io mi voglio fare una macchina che si chiama Leviatano, sempre a Milanello, lo posso fare e proverò a vendetre il Leviatano di Milanello, che magari piacerà più della Ferrari.
    Giusto?

  41. A Savona direbbero: se Giuseppe è così po’ belin di Giuseppe…….quanto a Mascarello c’è anche Bartolo di cui mi sono golato una bottiglia di Dolcetto Monrobiolo Ruè 2009, una delizia….

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