Fiano di Avellino. Segnate 2008 e 2005, le due annate top di Ciro Picariello

Vino

Un nome sulla bocca di tutti, quello di Ciro Picariello. Una piccola azienda contadina, condotta con piglio familiare. Solo sette ettari a Summonte in provincia di Avellino, per la maggior parte coltivati a Fiano. Le vigne si trovano in altitudine, su un terreno collinoso (che sale sino agli 800 metri) fatto di marna e argilla. Il clima è quello tipico dell’avellinese, tra estati calde e inverni freddi. Grandi escursioni termiche tra giorno e notte, che significano una sola cosa: profumi!

I profumi non mancano a questo vino, che gioca tra affumicato, salmastro e eleganza rustica. Sicuramente un bianco che non passa inosservato, ma che colpisce con i suoi afrori riconoscibili ed una beva sdrucciola e piacevole. Per molti appassionati del vino naturale, un vero modello. Per noi vecchi eretici, un piacere. Non so se ha mai tanto senso parlare di agricoltura naturale. Parlerei più per Picariello di una viticoltura artigiana, contadina, rispettosa dei saperi e degli insegnamenti antichi, ma anche attenta alla modernità.

Raccolta a mano, selezione in cantina, macerazione a temperatura controllata. Persino, in alcuni anni particolari, ricorso a lieviti selezionati per impedire rischiosi blocchi di fermentazione, anche se si predilige la fermentazione spontanea più rispettosa del territorio. E poi, uso esclusivo di acciaio a temperatura controllata per tutte le fasi di trasformazione. Insomma una ricetta che concilia conoscenze rurali e moderne tecnologie e che forgia vini interessantissimi e piacevoli.

Da anni li seguo ed è stato uno dei miei primi appuntamenti al Vinitaly. La Campania, ed in particolare la zona di Avellino, produce alcuni dei bianchi più interessanti d’Italia e il Fiano di Ciro Picariello è uno di questi.

A differenza dei suoi vini non conoscevo Ciro e consorte ed è stato un bell’incontro. Venerdì mattina, prima del grande assalto nel loro piccolo stand nel padiglione Campania, mi hanno fatto accomodare al tavolino e servita una bella verticale delle loro annate. Rincontrare quei vini tutti insieme è stata una bella emozione ed esperienza.

Prima di descrivere le cinque annate di Fiano di Avellino assaggiate, vi do un consiglio: mettete Summonte su google maps, e aprite le foto sulla sinistra. Vi apparirà un panorama di verde e  roccia, aspro e  impervio, rischiarato da una bella torre di pietra medioevale. Ecco mi sembra l’immagine migliore per questo bianco straordinario.

Fiano Irpinia 2009, naso lineare e vinoso, un irruente sentore rustico, in bocca semplice e molto integro. Un perfetto vino da tutti i giorni con una beva sdrucciola e fresca. 1 scatti

Fiano di Avellino 2009, naso fresco e esuberante, ancora fermentino. Sentori affumicati e persino fioriti. In bocca struttura e alcool importante che scalda. Il vino è succoso. L’acidità è viva e lo regge malgrado L’alcool, un bel vino oggi nervoso, ma si distenderà bene nel tempo svolgendo quella promessa di mineralità e intensità che oggi si intuisce. 3 scatti

Fiano di Avellino 2008, naso fiorito e fine, una nota rustica e fumina lo caratterizza, poi pietra focaia e minerale che lo caratterizzerà nel futuro. In bocca attacca molto sapido, quasi salmastro, poi arrivano le note fresche di Prato e piccoli fiori, chiude su un registro più austero e minerale, un bellissimo vino composto e dialettico. 4 scatti

Fiano di Avellino 2007, naso molto composto e rotondo, note affumicate e sulfuree ma educate e rotonde, in bocca disteso e succoso attacca sulle tipiche note salmastre, poi il frutto si distende e diventa nitido. Un vino già definito e pronto al consumo, al suo culmine. 3 scatti

Fiano di Avellino 2006, naso elegantissimo, fiori e frutta bianca, dietro la nota tipica di piertra focaia. In bocca succoso e retto da una bella acidità, il frutto è preciso, integro e vivo, anche l’agrume arancia amara. ancora molto giovane retto  da una spina acida che lo farà durare molto a lungo. 3 scatti in progressione

Fiano di Avellino 2005, naso complesso e tipico, molto sulfureo e minerale, in bocca succoso e anche elegante: sapori mediterranei, ginestra e fiori, poi la nota sapida che campeggia e spinge al bicchiere, lunghissimo iniziano a spiccare profumi di terziarizzazione e terreno vulcanico. Disteso e con una spina acida notevole che lo farà ancora durare, giovane malgrado il millesimo importante. 4 scatti

Foto: grappolidivini.blogspot.com