Un nome sulla bocca di tutti, quello di Ciro Picariello. Una piccola azienda contadina, condotta con piglio familiare. Solo sette ettari a Summonte in provincia di Avellino, per la maggior parte coltivati a Fiano. Le vigne si trovano in altitudine, su un terreno collinoso (che sale sino agli 800 metri) fatto di marna e argilla. Il clima è quello tipico dell’avellinese, tra estati calde e inverni freddi. Grandi escursioni termiche tra giorno e notte, che significano una sola cosa: profumi!

I profumi non mancano a questo vino, che gioca tra affumicato, salmastro e eleganza rustica. Sicuramente un bianco che non passa inosservato, ma che colpisce con i suoi afrori riconoscibili ed una beva sdrucciola e piacevole. Per molti appassionati del vino naturale, un vero modello. Per noi vecchi eretici, un piacere. Non so se ha mai tanto senso parlare di agricoltura naturale. Parlerei più per Picariello di una viticoltura artigiana, contadina, rispettosa dei saperi e degli insegnamenti antichi, ma anche attenta alla modernità.

Raccolta a mano, selezione in cantina, macerazione a temperatura controllata. Persino, in alcuni anni particolari, ricorso a lieviti selezionati per impedire rischiosi blocchi di fermentazione, anche se si predilige la fermentazione spontanea più rispettosa del territorio. E poi, uso esclusivo di acciaio a temperatura controllata per tutte le fasi di trasformazione. Insomma una ricetta che concilia conoscenze rurali e moderne tecnologie e che forgia vini interessantissimi e piacevoli.

Da anni li seguo ed è stato uno dei miei primi appuntamenti al Vinitaly. La Campania, ed in particolare la zona di Avellino, produce alcuni dei bianchi più interessanti d’Italia e il Fiano di Ciro Picariello è uno di questi.

A differenza dei suoi vini non conoscevo Ciro e consorte ed è stato un bell’incontro. Venerdì mattina, prima del grande assalto nel loro piccolo stand nel padiglione Campania, mi hanno fatto accomodare al tavolino e servita una bella verticale delle loro annate. Rincontrare quei vini tutti insieme è stata una bella emozione ed esperienza.

Prima di descrivere le cinque annate di Fiano di Avellino assaggiate, vi do un consiglio: mettete Summonte su google maps, e aprite le foto sulla sinistra. Vi apparirà un panorama di verde e  roccia, aspro e  impervio, rischiarato da una bella torre di pietra medioevale. Ecco mi sembra l’immagine migliore per questo bianco straordinario.

Fiano Irpinia 2009, naso lineare e vinoso, un irruente sentore rustico, in bocca semplice e molto integro. Un perfetto vino da tutti i giorni con una beva sdrucciola e fresca. 1 scatti

Fiano di Avellino 2009, naso fresco e esuberante, ancora fermentino. Sentori affumicati e persino fioriti. In bocca struttura e alcool importante che scalda. Il vino è succoso. L’acidità è viva e lo regge malgrado L’alcool, un bel vino oggi nervoso, ma si distenderà bene nel tempo svolgendo quella promessa di mineralità e intensità che oggi si intuisce. 3 scatti

Fiano di Avellino 2008, naso fiorito e fine, una nota rustica e fumina lo caratterizza, poi pietra focaia e minerale che lo caratterizzerà nel futuro. In bocca attacca molto sapido, quasi salmastro, poi arrivano le note fresche di Prato e piccoli fiori, chiude su un registro più austero e minerale, un bellissimo vino composto e dialettico. 4 scatti

Fiano di Avellino 2007, naso molto composto e rotondo, note affumicate e sulfuree ma educate e rotonde, in bocca disteso e succoso attacca sulle tipiche note salmastre, poi il frutto si distende e diventa nitido. Un vino già definito e pronto al consumo, al suo culmine. 3 scatti

Fiano di Avellino 2006, naso elegantissimo, fiori e frutta bianca, dietro la nota tipica di piertra focaia. In bocca succoso e retto da una bella acidità, il frutto è preciso, integro e vivo, anche l’agrume arancia amara. ancora molto giovane retto  da una spina acida che lo farà durare molto a lungo. 3 scatti in progressione

Fiano di Avellino 2005, naso complesso e tipico, molto sulfureo e minerale, in bocca succoso e anche elegante: sapori mediterranei, ginestra e fiori, poi la nota sapida che campeggia e spinge al bicchiere, lunghissimo iniziano a spiccare profumi di terziarizzazione e terreno vulcanico. Disteso e con una spina acida notevole che lo farà ancora durare, giovane malgrado il millesimo importante. 4 scatti

Foto: grappolidivini.blogspot.com

9 Commenti

  1. Bocchetts,

    il 2008 e’ un portento dice da subito quello che il 2005 sta raccontando tre anni dopo, in piu’ il 2005 anche in altre cantine, specie a Montefredane, ha fatto furore, per non parlare del 2003 che secondo me e’ stato l’annata milgliore della decade. Quello che il 2008 di Picariello possiede, e’ il fumus diabolicus gia 24 mesi dopo, conservando la freschezza del frutto e la acidita’ che ce lo conservera’, una cosa sempre mi fa innamorare dei Fiano fatti cosi, che alla fine l’ultima cosa che resta in bocca e’ la leggera sommessa nota di miele che ti coccola fino al prossimo sorso, che Meraviglia il Fiano di Avellino.
    un abbraccio
    tuo
    pastaio.

  2. ha risposto a Giuseppe di Martino: Sono d’accordo ma penso che il 2008 sia superiore al 2003 perché gli anni non trascorrono invano e Ciro Picariello sta affinando la sua creatura con sensibilità. mettendo anche una pezza lì dove serve come nel 2009. Se funzionasse la cabala dei numeri e visto che la vendemmia migliore è sempre quella attuale potremmo guardare alla 2010 come migliore della decade!!!!

  3. ha risposto a Andrea84: ti posso dire che il vigna la congregazione 2005 è grandissimo e minerale spinto come il picariello, la 2008 credo sia stata una buona annata per i fiano, quello di Picariello è spaziale…

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