Vino californiano. Senti a me Robert Parker, vatti a bere un crodino!

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Giorno di festa con sole primaverile quindi terrazzo assolato, l’invito di Black Mamba era già irresistibile ma quando ha aggiunto “sto friggendo le polpette” mi sono arrampicato di corsa per le ripide salite che portano dal fiume alla cima del Gianicolo.
In effetti ho preso un taxi e sono stato molto fortunato a trovarlo all’ora di pranzo del giorno di festa anche perché avevo detto “al vino ci penso io” e viaggiavo carico.
Cosa portare in una occasione simile? Scelta difficile, penso possiate capire la mia difficoltà. Poi mi sono ricordato di avere un paio di buone bottiglie riportate dall’ultimo viaggio in California e ho puntato sull’insolito esotico sconosciuto, “proviamo almeno a stupirla” insomma.
L’aperitivo della casa è stato Dom Perignon 2002, uno dei preferiti dalla mia ospite, fantastico come al solito.

Arrivato il momento di stappare il primo dei miei americani ho avuto un attimo di timore, e se..? Ma era troppo tardi per avere ripensamenti e ho sperato che Ma Belle Fille, lo chardonnay di Peter Michael del 2006 che ero riuscito a sgraffignare (si fa per dire) dalla cantina del mio amico Mark Schoenberg fosse all’altezza della splendida azienda di Mount St Helena nella Sonoma County. Lo avevo assaggiato in cantina alla fine del 2007 e mi era piaciuto molto, le recensioni di Wine Advocate sono superlative (94/100, al terzo gradino della lista di 199 chardonnay californiani 2006 giudicati da mr Parker) ma il colore sembrava indicare un’evoluzione molto più rapida di quanto previsto dal produttore e dal grande critico americano. Il vino è in effetti molto ricco, esuberante e abbondante come è lecito aspettarsi. Non privo però di una freschezza minerale che bilancia la sostanza e il frutto maturo. A costo di sembrare spietato il mio giudizio è 2 scatti, pieni e meritati (e invece del secchio penso a un contagocce, nuovo simbolo per indicare i vini perfettini ma poco fascinosi; che ne dice la direzione?).

Ancora più a rischio la seconda bottiglia, un cabernet sauvignon del 1990 di Philip Togni da Napa. Vi lascio immaginare le battute sul nome. Avevo comprato a caro prezzo la bottiglia perché provvista di adeguata recensione (da quelle parti usa così e non lo conoscevo proprio). In effetti il trattamento che gli riserva WA è lusinghiero: 96/100, primo a pari merito dei 94 cabernet californiani 1990 ma vent’anni sono sempre un’età da vini europei. Il tappo era perfettamente integro ma sporco, il vino si è rivelato intenso, in perfetta forma anche se – all’inizio – ancora un po’ verde. Col tempo si è disteso e ha raggiunto un bel livello di complessità e profondità. Tre scatti molto meritati e magari da grande diventerà un Pauillac!

Il commento finale, a una voce, è stato “Robert Parker vatti a bere un crodino” e ci siamo allegramente finiti l’ultimo bicchiere di Dom (96/100, secondo tra gli 80 Champagne 2002 recensiti).

Foto: Tierras del Vino

18 Commenti

  1. vi siete ricordati troppo tardi.. è da anni che fa danni questo signore e tutti appecoronati sulle sue posizioni.. pensa che i vigneron francesi avevano in cantina una barrique di vino da servire solo a lui: bouillon de chene.. lui è stato da sempre condizionato e anche sponsorizzato dai Mondavi che produceva vini maturati nel più rustico rovere americano

  2. ha risposto a drusiano: 2 scatti e 3 scatti molto meritati… Non mi sembra che siano tanto in disaccordo. ma non conosco questi vini, sono affezionato alla cara vecchia europa.

  3. ha risposto a drusiano: Robert Parker ha anche molti meriti, vigneron e produttori di tutto il mondo gabbi cibisciuto il successo grazie ai suoi voti su 100, molto immediati e comprensibili
    poi è diventato un guru infallibile e sono inziati i probleim ma ricordo che Francois Mitterrand gli conferì la Legion d’Honneur
    e qui volevo solo prenderlo un po’ in giro!

  4. Gentile Drusiano, nessuno di noi ha mai ubbidito al verbo di Parker, anche se non abbiamo trattato l’argomento prima d’ora. Ti invito a leggere, (se hai tempo e voglia, perchè comunque non ti perdi nulla) il mio post sulle derive acidistiche del vino, on line da pochi giorni. Parlo di “Parkerizzazione” , come fenomeno degli scorsi anni. D’altra parte i produttori di vino in qualche modo devono digerire alcune logiche di mercato e spesso loro malgrado. Parlo di digestione, non di sottomissione o di appecoronamento, come preferisci chiamarlo tu. Pare che così vada il mondo, soprattutto il commercio. ;-)))

  5. ha risposto a paolo trimani: Paolo, non avevo visto i voti, direi che sono perfettamente in linea con te e non sei stato assolutamente spietato. Però ci voleva un voto anche a Dom 2002…Per me tre scatti e un secchio!

  6. Beato lei sig. Trimani! i pranzi semplici sono sempre i migliori e uno champagne come quello sul fritto, la morte sua. Quelle polpette…mannaggia!

  7. ha risposto a Cristiana Lauro: il voto a Dom 2002 lo hai scritto te! per me si tratta di uno splendido 4+s
    che ne dici di evidenziare i vini algidi perfettini (quindi che prendono un bel punteggio) ma che non ti verrebbe mai voglia di bere?

  8. ha risposto a Giuseppe Corona: confermo: le polpette di Black Mamba sono spaziali!!!! ne avrei mangiati almeno 2 kili
    vi lascio immaginare la battaglia tra due mangioni per l’ultima…
    (ha vinto Carmela, o era Bettina?)

  9. ha risposto a Cristiana Lauro: però non potendole assaggiare, vogliamo la ricetta! Giuriamo di non dire a nessuno che BM cucina, ne andrebbe della sua immagine di femme fatale 😉

  10. ha risposto a ilcobranonèunserpente: già Columella nel suo De frittibus descrive con toni lascivi il peplo unto di una nobildonna della gens Iulia e Diderot amoreggiava con la “marquise au chocolat” (nom de plume di un’aristocratica della corte di Versailles)
    e potrei inventare ancora un sacco di storielle in tema!

  11. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Mi metti nei guai perchè in verità non so le dosi, vado a casaccio. comunque, più o meno suona così:
    500 gr. (dose per una persona!) carne macinata di vitello o di agnello (se le friggete a Pasqua), un uovo, mollica di pane fresco( importante sennò le marca un sapore di credenza di tua nonna in carriola) che dovete bagnare bene in una tazza di latte, poi strizzate la mollica, buttate il latte nel gabinetto e aggiungetela alla carne e all’uovo. Sale, pepe e la scorza (solo parte gialla) di un limone biologico. Se preferite potete aggiungere due cucchiai di parmigiano grattugiato. Nel vitello mi piace, con l’agnello fa schifo. Preparate miscroscopiche palline e friggete in abbondante olio extravergine. Scolate bene quando sono dorate e mangiatele calde accompagnando con un paio di litri di Dom Perignon 2002 servito in tazza grande!!!! Comunque Bocs, se sei carino con me te le posso anche preparare ;-)))

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