Black Mamba. Allarme! Un Borgogna sotto i 40 euro non è vero amore!

Tempo di lettura: 3 minuti

L’altro giorno a passeggio per il centro di Roma ho incontrato un amico che si aggirava spaesato e depresso, con quell’aria drammatica di chi era sopravvissuto a una catastrofe di fronte alla quale i suoi affetti più cari, purtroppo, non ce l’avevano fatta. A me sembrava sull’orlo del suicidio, cosa che ho scoperto, di lì a poco, essere dovuta al fatto che non aveva trovato posto dal barbiere.

In virtù di una solida amicizia, ho sentito il dovere di dargli una speranza, uno spiraglio di luce, con un sorriso, una battuta idiota che di solito mi riesce bene, qualunque cosa, pur di restituirgli quella porzione di gioia che il suo barbiere gli aveva ingiustamente sottratto. Così, senza troppi giri di parole, l’ho trascinato in un’enotechina (badi bene il lettore, perché il suffisso è importante!) dove non avevo mai messo piede prima (e ora so anche il perché) e dove mi hanno suggerito un vino rosso di Borgogna a me ignoto (e anche su questo, adesso, ho una spiegazione che mi soddisfa) al costo di 45 euro. Una porcheria, ovvio! Dopo aver sfiorato l’ipotesi alternativa di rientrare a casa per seguire in TV un’interessantissima partita di Pelota Basca (uno sport veramente intelligente, il mio preferito che vi invito a scoprire se non ne siete già invaghiti) mi sono lanciata in una sintetica quanto efficace riflessione: adoro la Borgogna, ma posso berla solo quando è grande, se non lo è, non ne sento la necessità.

Le gioie vere me le hanno date solo i giganti. Domaine Leroy, D’Auvenay (grandissimi Puligny Montrachet e i bianchi in genere) Rousseau, Leflaive, coi suoi bianchi spettacolari, insieme a Comtes Lafon. Domaine Ponsot, D’Angerville, Coche-Dury, Henri Jayer, il mio preferito, se avete la fortuna di trovarlo e quattrini a sufficienza per saldare il conto.

Poi altri ancora, secondo lo stile elegante, unico e meravigliosamente riconoscibile che è la cifra dei grandi vini francesi, soprattutto di questa zona. Quante volte, tuttavia, per seguire i suggerimenti di consiglieri novizi, mi sono imbattuta nella Borgogna minore, quella sotto i 40 euro e che delusioni! Che voglia di bere italiano, accidenti!

Diciamo la verità, la Borgogna dal punto di vista climatico è una zona sfigata, solo in Champagne riescono ad avere inverni più freddi. In questa regione il vino è un’invenzione, non esisterebbe se non forzosamente. La vite in Borgogna necessita di molte cure, va accudita con diligenza e rigore perché se potesse scegliere, se ne starebbe altrove. Sempre più frequentemente mi capita di avere a che fare con appassionati che impazziscono (ma forse mentono) per alcune denominazioni regionali: Bourgogne, Hautes Cotes de Beaune, Hautes Cotes de Nuits…Tutta roba che fino a pochi anni fa era perfetta per lucidare le argenterie e oggi improvvisamente rivalutata, riscoperta con una dose di entusiasmo che, francamente, non mi convince.

In Borgogna i vini negli ultimi anni sono più spessi, più grossi e concentrati, ma ricondurre le cause ancora una volta al cambiamento climatico, divenuto oramai il maggiordomo cinese, è troppo facile ma soprattutto non spiega. Penso a bottiglie che ho aperto negli ultimi mesi e non mi sono piaciute. Ricordo Fourrier, a Gevrey Chambertin, Paul Puillot a Chassagne Montrachet, oppure Raphet 2008, provato poche sere fa con Maurizio di Roscioli e Paolo Trimani, entrambi concordi con me nel riconoscere un’interpretazione rigorosa dell’annata ma con un risultato un po’ anoressico, scarno, povero. Una specie di Monprivato in Borgogna che quindi non mi piace. Io in genere non amo i vini dei negociants e dico che il vino in Borgogna è buono solo quando è grande, quindi costoso. Anzi, è unico, il migliore, ma non è facile che venga buono. Si fa presto a dire Borgogna, per me sotto i 40 euro non è vero amore. Quindi bevo italiano e lo faccio volentieri.

Parola di Black Mamba!

Foto: armadillobar.blogspot.com, Gérard Lecomte/photos.linternaute.com,
luxe.campagne.free.fr

104 Commenti

  1. Non sono per niente d’accordo su Fourrier di cui ho bevuto cose davvero buone/ottime , non ultima una bella verticale in comparata di Clos St. Jaques tra lui ,e Bruno Clair con incursioni di Rousseau. Fourrrier ha uno stile che tende ad esaltare il frutto ma secondo me non perde in rigore (che invece è il punto forte di Rousseau) , mantenendo una ottima riconoscibilità territoriale. Certo, nella verticale Rousseau esce vincitore ma sul 2006 Fourrier bastona un annacquato Rousseau e offre un 2007 di pure godimento (annata , questa , riuscitissima per Jean Marie). Quindi è un discorso valido fino ad un certo punto quello del prezzo , sono più d’accordo su quello della classificazione. Se c’è una cosa che la Borgogna ha fatto meglio di tutti (a parte alcune “stonature” come appunto il Clos St. Jaques che infatti per i produttori costa come un GC) è quella di dare importanza ai terreni e suddividerli in base a questo criterio. Una classificazione minore , soprattutto in annata non eccelsa e soprattutto così generica come può essere un Bourgogne , non potrà che essere un vino di cui non innamorarsi . Lo si potrà trovare al massimo piacevole , un bicchiere per fare 4 chiacchiere ma su cui non fare 4 chiacchiere. Però .. però ad esempio lo Chambolle Musigny di Roumier è un vino che mi fa innamorare per leggiadria , bevibilità e immediata disponibilità e io non l’ho pagato mai una cifra superiore ai 40 euro. Identico ragionamento per il Gevrey-Chambertin di Fourrier e quello di Drouhin-Laroze. Quindi ? C’è una regola che mi guida negli acquisti : cercare di non “scendere” sotto il Village e selezionare bene i “manici” perchè questi a volte incidono più della classificazione … vogliamo parlare de La Grande Rue di Francois Lamarche ? B-)

  2. ha risposto a alexer3b: non escludo che s possano trovare dei vini interessanti intorno a quella cifra. ma conta sempre che BM lavora di katana, mica di temperino e la metafora del sotto 40€ è spesso dolorasamente vera. Anche a me alcuni vini di Fourrier non mi sono dispiaciuti, poi sono pazzo della bourgogne blanc di coche dury, ne berrei a secchi e dovrebbe costare meno dei 40€ visto a quanto parte dalla cantina (se lo riesci a prendere;)), ma alla fine lo dici tu il vecchio Armand gli fa un mazzo così… ma questo non toglie che nella borgogna “minore” si trovano delle cose assai discutibili, quelle buone che pure ci sono partono da livelli molto diversi. La questione è semplicissima, la borgogna è nota dai tempi di Dumas padre, Porthos (quello vero) ne consumava a botti… cosa vuoi ancora scoprire di sottovalutato!?

  3. ha risposto a Alessandro Bocchetti: che ve debbo dì? Ogni tanto mi concedo una bottiglia di Borgogna, quando c’ho i soldi, quando mi voglio fare un regalo, apro una boccia di Dugat Py, o Pacalet, o Coche Dury, o LeRoy ecc. Mai al ristorante, mica me voglio fa prenne per il culo! Lo compro in enoteca, emozionato lo porto a casa, cucino una cosa semplice e via… Che gioie. Ma talvolta amici mi portano delle cose “sentirai questa borgogna, costa pochissimo, una meraviglia”, i fenomeni sono sempre in agguato! Beh quasi mai mi hanno regalato una gioia… io allora a quel punto preferisco aprirmi un pinot nero italiano, che so Gottardi, o Carlotto, o anche il base di Haderburg… e allora godo, con 16 € e me la rido…

  4. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Infatti non concordo su Fourrier ma non escludo a priori la variabile prezzo. Non sono completamente d’accordo per i 3 esempi citati nel mio intervento e per il fatto che andando a bere denominazioni regionali o sub-regionali è per me ovvio non riuscire a trovare la scintilla del genio in quei vini. Il prezzo spesso è indicativo , non lo metto in dubbio, ma selezionando bene con il temperino ci sono belle cose … 🙂

    PS : Rousseau bastona Fourrier fino ad un certo punto come perchè sul 2006 le prende. Il tutto partendo dal presupposto che al 2002 del sor Armand ho appioppato 95 punti … lo considero tra i primi manici in assoluto a livello mondiale e non mi verrebbe mai in mente di metterlo allo stesso livello di Fourrier.

  5. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Carlo, rido! Sottoscrivo ogni parola che hai detto, sono solo invidioso di come lo hai detto 😛
    @ alex, credimi mediamente gli fa il mazzo e quanto… 😉

  6. ha risposto a antonio paolini: Da quale punto di vista? Qualitativo o prezzo? Perchè secondo me il prezzo è veramente fuori registro… La qualità molto interessante, anche se assolutamente personale

  7. ha risposto a Lidya: Lidya si tranquillizzi, Il fatto che Jacopo attendesse una foto nuova della Lauro è una gentilezza, non significa che la ritenga un’incapace a trattare di vino. Ma perchè pensate sempre male? Preoccupatevi quando smettono di farvi i complimenti sul vostro aspetto estetico. Quello è il guaio!

  8. Beh, dai, visto che hai usato la mia lettera D’Auvenay posso dire che un Aligotè Sous Chatelet che viene via a 35 euro + tva la bottiglia ci può stare tra le star di Borgogna .
    Sempre provocatoriamente, come credo sia il senso del post, perché se vai in giro per Beaune a dire che paghi volentieri 42 euro per un Aligotè ti prendi dell’imbecille millesimato.
    Grazie per il credito, averlo saputo ne trovavo anche qualcuna meglio 🙂

  9. ha risposto a alexer3b: Fourrier Gevrey è grezzo da morire. Va bene esaltare il frutto ma se il risultato è sgraziato non mi interessa. Non in Borgogna! Grazie!!!

  10. ha risposto a Lidya: Articolo sul vino??? Ma quando mai!!! E’ risaputo che qui tutti attendiamo con religiosa dedizione qualunque immagine di ogni nuova muta della splendida Black Mamba! Magari qualche scatto dei piedini con annessi accessori la prossima volta…(in fondo, ai tempi, ci si pigiava l’uva, no?)

  11. ha risposto a Luigi Benedetti: Beh l’articolo sul vino c’è, come sempre divertente, competente e ottimo come punto di partenza per riflessioni sul vino. Quanto alla presenza della foto dell’autrice non è certo un’invenzione di questo sito e non c’è proprio niente di strano! Trovo solo un po’ ‘sminuente’ la foga del lettore per la nuova foto!
    Direi di chiudere la questione (non particolarmente rilevante) qui. 🙂

  12. Gentile Black Mamba, ha alzato il tiro un’altra volta, cerca guai! Sto scherzando, in fondo sono d’accordo con lei anche se mi sembra un po’ forte come posizione che vedrei più moderatamente e con qualche concessione alle eccezioni, alle sorprese, che talvolta capitano anche con piccoli vini di Borgogna. Però alla fine è vero che intorno ai 40/50 euro preferisco bere italiano. Conosco la Pelota Basca, è lo sport più stupido che abbia mai visto dopo il golf.

  13. ha risposto a Lidya: Ma quale foga del lettore, andiamo! ha solo scritto che finalmente hanno cambiato foto. A parte il fatto che ha ragione secondo me, ma poi non si è mica lanciato in considerazione svilenti nei confronti della Lauro. Non ha mica scritto che il pezzo fa schifo e comunque stiamo parlando di una foto tessera, mica di una distesa sulla battigia in perizoma leopardato. Stia tranquilla Lidya, qui nessuno manca di rispetto, soprattutto alle signore velenose come Black Mamba…solo che ogni tanto fa piacere vedere la foto di una bella gnocca. Pardon, volevo dire signora. 😀

  14. ha risposto a Giuseppe Corona: Sport stupidissimo, veramente idiota ma mi fa morire dal ridere. Me lo ha fatto conoscere la mia amica Alessandra. Però lei gioca a tennis, quindi inizio a pensare che mi abbia dato una bella fregatura… Giuseppe, felice di trovarla concorde. A presto!

    • gentilissima Cristiana, mi imbatto casualmente e con riprovevole ritardo, in questo suo pezzo financo condivisibile. non resisto ad un intervento tardivo notando piuttosto questo suo inaccettabile giudizio sulla pelota basca e l’infausta data (Ei fu. Siccome immobile,
      dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro…) in cui l’ha redatto in modo doppiamente colpevole. Le sia noto che la pelota basca è sport d’azzardo e che in quel di Milano, nei di pressi di Porta Garibaldi, vi si giocava quotidianamente. Espressione seducente, popolare e assai sanguigna, vi si scommetteva meglio che all’ippodromo. Le reti eran poste non certo per difendere gli spettatori dalla velocissima pallina, quanto i giocatori dalle ire dei truffati. sport grandioso, la sua ilarità è ampiamente fuori posto.

  15. ha risposto a Giacomo: Caspita! che claque di inviperiti! Non ho mai preteso difendere Black Mamba che è capace di difendersi benissimo da sola. E non c’è nessuna solidarietà femminile, peraltro non richiesta. Comincio però ad annoiarmi, altro che deriva acidistica!

  16. ha risposto a F.: Fregature a 300 euro? Non di rado! E che nervi, porco giuda! Recentemente una fregatura a 450euro…forse scrivo una scheda nei prossimi giorni…perché si fa presto a dire Borgogna! :-)))
    Ciao!!!!!!

  17. ha risposto a umberto: Ti vorrei tranquillizzare perche’ le foto sono finite, ne abbiamo ancora qualcuna della mia prima comunione ma avevo l’apparecchio ai denti e non so se e’ il caso di rischiare il crollo dell’immagine di Black Mamba. Comunque, siccome vedo che la faccenda intriga più del contenuto del mio post, convocheremo una riunione di redazione quanto prima con le mie foto come ordine del giorno. Se qualcuno vuole iscriversi come auditore, ne ha facoltà. E ora torno a bere Falerno alla degustazione bellissima che stiamo facendo da Trimani e della quale leggerete presto su Scatti. Ciao

  18. ha risposto a Cristiana Lauro:
    ciao Cristiana,
    per quanto riguarda i borgona concordo con te che sotto 40 € bevi male….e a quel punto meglio Italia: un esempio al volo: “Cepparello”.
    Sulle foto dicom la mia. Ce ne sono troppe poche di te…… e troppe di aless bocc… :-))

  19. ha risposto a luca panunzio: Finalmente un uomo vero, accidenti! 😉 Su Cepparello sono convintissima, ogni tanto ne stappo una boccia con la mia amica Karin, che ci legge sempre ma non interviene mai ed è una grande appassionata di vini. Cepparello in Italia è uno dei suoi preferiti. Anche a me piace molto, un gran bel vino. Ciao Luca!

  20. ha risposto a umberto: Ero vestita da suora…Ci hanno fregato in parrocchia, dicendo che quell’abito avrebbe uniformato la percezione dello status della famiglia di provenienza, evitato imbarazzi ai bambini più poveri. Mamma era comunista e si è lasciata convincere in fretta, ci è cascata! Così il giorno della prima comunione mio fratello ed io ci siamo presentati vestiti lui da frate e io da suora. Ovviamente tutti gli altri bambini erano in abito da sposi, con tanto di damigelle. Mamma capì che ci avevano tirato il pacco per spillarci i soldi di quell’abito ridicolo confezionato dalle suorine di un convento di Bologna e ha chiuso con quell’episodio qualsiasi forma di apertura nei confronti del clero che detestava già di suo. Mio fratello, non appena sbrigata la pratica del comunicando si è spogliato della veste monacale ed è andato a giocare a pallone. Io invece sotto ero in mutande e così ho dovuto trascorrere l’intera giornata a pranzo coi parenti vestita da suora…mi fotografavano, mi vergognavo come una ladra e soprattutto cercavo di tenere la bocca chiusa, perchè con quell’apparecchio ai denti ero decisamente bruttina. Questa storia mi fa molto ridere, ma è drammatica, anzi è una tragedia che mi conduce inevitabilmente a una visione traumatica dell’infanzia…Ecco perchè sono fuggita a Roma e mi sono data al vino! Ciao Umberto!!!!!! ;-)))

  21. ha risposto a F.: Oddio!!!! ho visto il video della pelota coi mandarini, è esilarante! Per me il mondo pelota è geniale. Grazie! Questo video fa morire dal ridere!..Pure tu però, che vai su google a cercare la pelota coi mandarini, sei un bel soggetto.. ;-)))

  22. Io alla fine bevo quasi sempre vini italiani entro gli 80 euro. A quella cifra in Francia si conclude poco.

  23. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    Si lo so che il discorso è un altro. Passa per la differenza che c’è tra un grande vino e un ottimo vino.
    Pacalet ad esempio, visto che se ne è parlato, fa ottimi vini ma non arriva a fare dei grandi vini. Io con lui mi fermerei alla denominazione cittadina, oltre c’è di meglio. E’ sopravvalutato perchè fa dei vini in modo estremo ottenendo risultati dal punto di vista gustativo convenzionali, secondo me.

  24. Beh, il Meursault village di Ente è costantemente sotto i 40 e non è malaccio;)

    E anche Chablis è Borgogna…

    Cmq, nella sostanza è come dice BM: se si decide di bere borgognone non si deve stare a pensare al portafoglio.

    PS Guardiano ma Madame ti dà l’Aligoté a 35 pure quest’anno? Se sì, me ne tieni un paio d parte?:)

  25. ha risposto a Orson: beh chablis è chablis, grandissimo soprattutto ravennau (beh si me piace vincere facile), ma la borgogna è altra cosa… un luogo dell’anima che non passa per Chablis…

  26. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    Per me è un luogo dell’anima anche Chablis, ma so che la Cote d’Or miete più vittime. E, anche lì, qualche denominazione meno nota può riservare belle sorprese.

    Cmq se hai qualche Aligoté d’Auvenay a 35€ (anche 39, per stare sotto i 40) prendo tutto io!

  27. ha risposto a Orson: figurati lo chablis è assolutamente un luogo dell’anima, ma non lo stesso della cote d’or e della cote de nuits…

  28. ha risposto a Alessandro Bocchetti

    Cmq, riflettendoci, in bianco mi vengono in mente diverse buone bevute sotto quella cifra (e sempre largamente superiori a analoghe bevute nostrane di pari prezzo).
    In rosso invece è durissima, magari uno Chambolle Village e anche qualche premier cru meno nobile di Amiot-Servelle.

  29. ha risposto a Orson: infatti credo che Bm si riferisse al pinot nero, cmq sul bianco “diverse” me pare una affermazione forte… alcune magari 😉

  30. ha risposto a Cristiana Lauro: convenzionale Pacalet mi sembra mal attagliato. Potete dire che non vi piace, che costa troppo, che se la ricrede troppo… mi va bene tutto, ma che faccia vini convenzionali, no!

  31. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    Il tema sono anche i prezzi da noi.
    Se posso dare una dritta, Antic Wine a Lyon, spedisce pure in Italia e sotto i 40 in bianco ha bellissime cose (oltre ad avere cose notevolissime extraborgognone, che sotto i 40 possono essere molto ma molto buone)

  32. ha risposto a Orson:
    Hai toccato un tasto su cui volevo sorvolare per non andare dentro con il piede a martello. Amiot Servelle 2000-2001-2002 . Chambolle Musigny declassati a Village dalla bella signora che ti accoglie nella sua cantina , senza abbassare la testa, perché io e lei siamo bassi, e quindi ci capiamo con lo sguardo e non picchiamo la testa per scendere in cantina, basta suonare il campanello fuori orario, lo sguardo è a livello, in bolla direbbero i muratori. Suo marito no, lui lo senti quando arriva, lui è il tannico, e quando esagera con quel fisico lo senti, ma quando ci prende , come in quel caso del tris di inizio millennio, a 6 euro la bottiglia, e che ho messo in carta ovunque potessi a 12, ma insomma, cosa sto qui a fare, quei vini non li ha bevuti nessuno, costavano troppo poco, ha ragione Cristiana, se non costa caro la gente non riesce a capire.

  33. ha risposto a Il Guardiano del Faro:

    Ah quell’Aligotè 🙂 E’ una pura provocazione ostentativa. Nessuno riesce ad ottenere Aligotè così profondi, concentrati, espressivi. E ne ho bevuti caspita! (Ente, Dury, Mikulsky). Nessuno e’ all’altezza. Tanto per dire madame mette in commercio ora, nel 2011, l’Aligotè 2006.
    Per chi vuole accettare la sfida la mia mail è visibile (Antonio dovrebbe disporre, da qualche parte, anche del mio cellulare), ci si accorda per un incontro a metà strada … porto anche il Nuits St. George Blanc di Pacalet, tanto per continuare la provocazione 🙂

  34. ha risposto a alberto cauzzi: Se volete posso portare l’aligoté di Coche Dury, vado sul classico… Sta bene su tutto! Sull’annata ci mettiamo d’accordo, recentemente la 2001 era buonissima 😉

  35. ha risposto a Gennaro Maglione: Maglione, perché svegliare il can che dorme 🙂

    Sarebbe meglio indicare qualche vino di Borgogna (buonissimo) sotto i 40 euro per stuzzicare la nostra Black Mamba e godere del suo veleno 😉

  36. ha risposto a Vincenzo Pagano:

    In bianco: i premier cru di chassagne di M. Niellon. O, a molto meno di 40, i 2er cru di St. Aubin di M. Colin e varie cose di Ramonet.

    In rosso, l’ho già detto, è molto più dura

    Resto in attesa del veleno…

  37. ha risposto a Orson: credo che BM parlasse di rossi, infatti.
    il st Aubin di Colin è una sicurezza da tantissimo tempo, le ultime versioni avevano, però, una catastrofe di legno… Ramonet sotto i 40 in vendita è dura! e anche in questa gloriosa casa le concentrazioni e il legno sono ultimamente un poco faticose, ma è un parere personale… 😉

  38. ha risposto a Cristiana Lauro:

    Roumier en rouge ? No? Così, per dire. Ma come funziona sto giochino? Dobbiamo indovinare i migliori della terra de Notre Dame de Pinot Noir e Santa Vergine del succo di Chardonnay che gli sgorga dalle stigmate e pagarlo meno di 40 euro ? Allora anche Coche en rouge che sta meglio che quando va in bianco, preciso e leggero.

  39. ha risposto a alberto cauzzi: Alberto, Mikulsky è buono, ma grande è un’altra cosa…Sull’evoluzione futura è molto difficile fare previsioni secondo me. Soprattutto su questo vino. 🙂

  40. ha risposto a cernilli: So benissimo che oggi si chiama Eric , era un riferimento al Domaine che mi risulta essere ancora intitolato ad Armand. Pensavo che in questo modo fosse molto più esplicito il mio scherzoso riferimento ma evidentemente non è stato così. Sul 2006 oggi la situazione è questa per me : Fourrier sul Clos St. Jacques m’è parso superiore in tutto e assolutamente non più pronto. La versione di Rousseau paga una bocca troppo scarna a fronte di un naso bellissimo anche se con qualche nota verde in evidenza. C’è chi ha valutato inversamente i vini e alla fine c’è stato un sostanziale pareggio … poi ci sarà il sorpasso come dici tu ma ad oggi la situazione è questa (sempre per me sia chiaro).

  41. ha risposto a alexer3b: E’ più pronto, durerà meno, come sempre durano meno i vini di Fourrier rispetto a quelli di Eric Rousseau, talmente eleganti da sembrare scarni. Vogliamo risentirli fra 10 anni?

  42. ha risposto a cernilli: La palla di vetro non ce l’ho e probabilmente sarà così. La differenza netta rispetto al 2002 di Rousseau nella stessa degustazione era evidente , soprattutto nella bocca dove l’impatto era ben diverso. Capisco che la 2002 è un’annata generalmente migliore rispetto al 2006 e che giustamente devo trovarmi 2 vini ben diversi … ma non potrebbe essere un’annata interpretata male per il Clos St. Jacques (qualora non si trattasse di bottiglia sottoperformante) ? Anche i migliori sbagliano e certamente Rousseau è nell’ Olimpo dei migliori al mondo.

    PS : nella degustazione il medesimo punteggio da me assegnato ai due vini, è stato dato da gente ben più preparata del sottoscritto. Non cerco conferme nei giudizi altrui ma è indicativo dello stato attuale del Clos 2006 di Rousseau.

  43. ha risposto a cernilli: Sul Gevrey- Chambertin di Fourrier io tutta quest’eleganza però non l’ho sentita. Scarno, di sicuro, ma anche un po’ grezzone secondo me. Ricordo una sera in cui lo stappammo dopo Montepulciano 2006 di Valentini che inizialmente aveva un naso molto ridotto. In 20 minuti Valentini si rivelò in tutta la sua magnificenza, Fourrier poveretto, prese certe bastonate che dio solo lo sa. Qualcuno fra i presenti andò in suo soccorso sostenendo che costasse meno. Ho verificato, non costa mica tanto meno. Insomma, ripeto che io a queste condizioni bevo italiano. Con ciò non vorrei paragonare il Pinot nero col Montepulciano d’Abruzzo, i piani sono differenti e di molto. Ma come sapete capitano spesso serate in cui si beve un po’ a casaccio. E’ il bello di certe serate, soprattutto se c’è quel pazzo di Jovica, che non esce mai ma quando esce mi fa troppo ridere!!!!

  44. ha risposto a alexer3b: Non si tratta di palla di vetro, ma di esperienza d’assaggio. Ho appena fatto una triverticale dei vini di Rousseau che uscirà su Bibenda in settembre. Ho assaggiato ’96, ’99, ’01, ’02, ’04, ’05, ’06 e ’07 di Clos Saint Jacques, Clos de Beze e Chambertin. Al GC Clos Saint Jacques ’06 in quel contesto ho comunque dato 95/100, è ancora giovane e fruttato, ma ha un equilibrio magico. Non “impatta” con tannini rustici, come accade talvolta ai vini di Fourrier, che pure apprezzo molto ed acquisto, ma la sottovalutazione di quel vino di Rousseau per eccesso di eleganza mi sembra paradossale. Si parlava di derive acidistiche, qui mi pare che la deriva sia “spigolosistica”. Con Black Mamba assaggiammo, da Settembrini, Aux Echezeaux ’06 di Fourrier. Buono. Un po’ tannico. Impattante, di sicuro, ma anche un po’ rustico, anche nei profumi.

  45. ha risposto a cernilli: Sembra paradossale ma non lo è dal mio punto di vista e il mio giudizio non ha nessuna deriva se non quella dell’assaggio. L’acidità fine a se stessa per me è inutile , idem le spigolosità a tutti i costi mi offrono solo un vino sgraziato che accorcia e rende difficoltoso l’assaggio. Il 2002 di Clos St. Jaques di Rousseau ha dal mio punto di vista l’ equilibrio magico di cui parli e per me quello è un vino da 95 punti (punti che gli ho effettivamente dato) , il 2006 becca 5 punti in meno a fronte di un naso comunque bellissimo (comunque inferiore al 2002) , un punto di più per Fourrier che al momento è più completo pur non avendo la stessa complessità e finezza olfattiva. Poi per carità , tu hai un’esperienza di assaggio nettamente superiore alla mia e saprai cogliere meglio determinate caratteristiche. Resta il fatto che al mio stesso tavolo molti hanno dato la mia stessa valutazione sul loro taccuino (addirittura in termini di punteggio , non solo di gerarchia) … e si tratta di persone molto ferrate sull’argomento.

    PS : per il discorso costi … l’ Aux Echezeaux viene via dal distributore a 30 + IVA a occhio e croce , Il Montepulciano di Valentini (vino che apprezzo e compro regolarmente come sa il buon Alessandro) esce a 50 + IVA se non erro. Sono quasi 25 euro iva compresa (visto che la pago) e non sono pochissimi. Per parlare di vini paragonabili nel prezzo di uscita bisognerebbe spostarsi sui 1er Cru Les Goulots , Combe Aux Moines e Cherbaudes e lì ci sarebbe da divertirsi nel confronto.

  46. ha risposto a alexer3b: Ecco appunto! perchè la definizione di elegante per Fourrier mi sembrava un paradosso. Vedo che Daniele ha anticipato la mia risposta, in verità volevo riferirmi non solo a quel 2006 ma anche ad un’ altra bottiglia aperta poco tempo dopo al Goccetto in compagnia del prode Jovica Todorovic che fu concorde sul verdetto negativo. Era 2008, stesso vino, Aux Echezeaux. 🙂

  47. ha risposto a Cristiana Lauro: Ok grazie , sull’annata non ho esperienza poichè non ho comprato nulla (mi sono concentrato sui 2007 che trovo splendidi) quindi in merito non posso dir nulla. 🙂
    Immagino però la 2006 superiore alla 2008.

  48. Buoni borgogna sotto i 40:

    – Meursault Fichet Chevalier 2007 e anche la 2009 ma la vera sorpresa è il Miex sous Chateau 2009
    – Bouzeron 2009 di AP de Villan
    – St. Aubin di Pierre Yves Colin-Morey
    – Assaggiato l’anno scorso e, affato male, il Bourgogne Blanc di Mikulski
    – Guffen-Heynen Macon Pierreclos

  49. …comunque non hai detto cose sciocche o scontate : solo leggermente superficiali che non rendono bene l’idea della realtà borgognone . Esistono troppe variabili , fra le quali la grandezza del produttore sul terroir che permette una grande espressione anche su vini di base o con appelklations meno blasonate dei Grands Cru . Se si toglie poi il fenomeno speculativo post 2005 , sia a Bordeaux che in Rodano ( i Base di Ogier , Gerin , Bonneau , Fonsalette , Guigal , Janasse, Roquette, Vieux ThElegraphe sono splendidi e tutti sotto i 50 Euro..) che in Borgogna i prezzi sono tutt’aaltro distanti da quella soglia di “sufficienza” che ritieni di difficile soddisfazione . Poi è chiaro che nelle loro rispettive categorie , Latour , Cuvée Catheline di Chave o Musigny di Roumier hanno tutt’altra valenza per epocali enoorgasmi…

  50. ha risposto a vinogodi: Ciao Vinogodi! Marco, se non sbaglio…Il mio post non voleva e soprattutto non doveva entrare nei dettagli che tu giustamente hai indicato, parlava di altro, di ciò che evinci dal titolo. E’ chiaro che si potrebbe trattare l’argomento in maniera molto più approfondita ma sei abbastanza sagace, mi par di capire da come ti esprimi, da comprendere che nel caso avrei dato un taglio molto diverso alla questione. In realtà trovo interessante quello che scrivi, ma secondo me attiene più a una discussione privata, fra amici che condividono la stessa passione e quindi vi si addentrano anche a costo di risultare noiosi, addirittura stucchevoli.. Cerco di dirti, anzi, di invitarti a condividere (e sono convinta ti riuscirà bene) il senso dei miei articoli, che è una chiacchiera volutamente leggera, ma fluttuante fra una leggerezza che per mia natura mi si conviene, (lo ammetto e in fondo ne vado anche fiera) e il desiderio di porre una questione che in fondo così leggera non è. Sempre relativamente al contesto, all’argomento vino che per quanto ci riguardi molto, non si pone l’obiettivo di salvare le sorti del pianeta. No? Ciò detto mi sei molto simpatico e condivido molte cose che scrivi. Fine delle lusinghe…Son pur sempre Black Mamba, che diamine! :-)))

  51. ha risposto a vinogodi: Forse c’è un premio in palio…chiedo a Pagano, magari un aperitivo con lui al bar della stazione Termini. Ah!ah!!!!! Vediamo un po’ se legge e si incazza…

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