Schede del vino. Domaine Roulot Les Tillets Meursault 1999

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“Però… …mica male ‘sto Roulot! Buono davvero!” Così parlò il mio ospite dopo aver atteso con impazienza che la bottiglia si raffreddasse, assaggiando il primo sorso di questo Meursault maturo. Fortina ha voluto che scegliessimo un bel ristorante di Roma che ha una selezione di Bourgogne molto curata e a prezzi incredibili, soprattutto sulle annate mature. Chiaramente non vi dirò il nome per poter continuare a berli in santa pace, mi dicono che mi sto blackmambizzando, dottore sarà grave?

Tornando all’ottimo pranzo, ho sorriso perché Jean-Marc Roulot è un grande bianchista e le sue bottiglie non tradiscono mai. Les Tillets è un vigneto molto vocato, uno di quei lieux-dits che pur non raggiungendo il livello di premier cru esprimono comunque caratteristiche peculiari e riconoscibili, degne di essere evidenziate in etichetta. Les Tillets è un bel vigneto esposto a sud, nella parte più alta della côte e i vini che si ottengono lì e nel vicino vigneto di Narvaux sono minerali e verticali, appartengono alla “sezione Perrières” della denominazione idealmente contrapposta alla “sezione Charmes” che è quella dei Meursault più ricchi e burrosi.

Questa origine, abbinata allo stile limpido e cristallino di Roulot, determina un risultato molto interessante, nervoso e vibrante, brillante e dinamico anche a più di dieci anni dalla vendemmia. Un vino affascinante, molto ben riuscito nonostante al naso le note di fieno non fioriscano mai, nemmeno dopo adeguata ossigenazione. All’assaggio è intenso e ben supportato da un’acidità fresca e integra.

3-bicchieri-scatti Prezzo: € 78 in carta

Domaine Guy Roulot – 1, rue Charles Giraud – 21190 Meursault

12 Commenti

  1. Roulot 1999 può essere considerata oggi la miglior riuscita di questo produttore, che in seguito avrà anche fatto meglio, vedremo, ma intanto godiamoci questi 1999 in uno stato di grazia fantastica. Anche “solo” un Meix Chevaux (l’ultimo stappato strepitoso, ma io sono di parte su Meursault…), per Perriéres c’è ancora tempo, tanto tempo . Cmq complimenti per la scelta, fa piacere di vedere di tanto in tanto on web una “saggia” bottiglia bevuta al ristorante, anche se a leggere il resoconto pare che questa non si sia data come una cortigiana ma che per il momento abbia salvato le sue virtù rinviandone l’apertura ad altra data.

  2. ha risposto a Il Guardiano del Faro: il fascino di un vino come qesto è anche fatto di rincorse e ritrosie
    immagino che il Perriéres 1999 sia ancora molto acerbo e straordinario
    di Roulot ho sentito ottimi 2007 che, più di altri celebrati millesimi, potranno diventare grandissimi
    grazie per i complimenti che giro a chi ha messo i vini in carta!

  3. ha risposto a paolo trimani:

    In effetti chi ha messo quei vini del 99 in carta, se l’ha fatto all’uscita del millesimo, e quindi pagandoli ancora in Franchetti ha avuto la vista lunga. Non mi risulta avesse un importatore all’epoca. Comprai direttamente i 2004 per lo stesso scopo, e chi li ha in cantina è piuttosto soddisfatto. Poi invitai Sarzi a fare una tappa al numero 1 di Rue Charles Giraud e da li in poi fu più semplice fornirsi senza troppi traffici tra trasportatori e licenze. Altri millesimi molto buoni oggi sarebbero sicuramente anche 2001 e 2002, trovandoli 😉

  4. ha risposto a Il Guardiano del Faro: se ricordo bene all’epoca c’era a Roma una pattuglia di borgognofili che importò parecchie cose buonissime prima che noi umani ce ne innamorassimo (Alessandro Bulzoni, Lorenzo L’Ecrivain, Marco Marchetti e di sicuro dimentico qualcuno)
    a proposito del vino, segnalo che non vi era la minima traccia di quella ossidazione prematura che fece impazzire gli americani qualche anno fa

  5. ha risposto a paolo trimani: Bulzoni e Marchetti sono due nomi che infatti non mi suonano nuovi neanche a me pur non avendo frequentato a capitale in quegli anni. Soprattutto Marchetti, il cui nome non mi riesce bene di ricollegare a chi, ma forse allo Chef de Cave del Grand Hotel de Paris, ispiratore di acquisti di etichette che scoprii proprio al Louis xv: penso a Guffens Heynen o D’Auvenay in momenti in cui producevano meno di 10.000 btl x anno.

  6. ..è un produttore che apprezzo solo in alcune annate , classiche , dove la baldanza ti rallegra il palato , dove risulta empatico alle papille . In altre annate è troppo greve , al limite della spersonalizzazione . Non sa interpretare bene le annate calde . Lo colloco , personalmente , nella “terra di mezzo” dei grandi interpreti di Beaune . Perrieres entusiasmante , Les Tillets superbo …
    PS: il ’99 grande boccia , tra l’altro . Pensate voi , io adoro i 2001 e 2004 di questo produttore…

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