Supercalabrian’s, i vini di Calabria secondo Pinuccio Alia

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Premessa: Pinuccio Alia per chi non lo conoscesse è una persona antica (ma non vecchia), ancorata a solidi principi che difende “co’ la spada e co’ li denti”; in sintesi appartiene alla razza c.a.p. (calabrese autoctona purosangue), pertanto quando la sottoscritta dal caratterino docile ;-), ci si trova a kilometro zero, il cielo si fa terso e piovono lampi, cenere e lapilli.

Nonostante questo, ci lega (come con il fratello Gaetano Alia) una vecchia amicizia e lo stesso spirito (apollineo) di..vino.

Come nasce questa idea?
L’idea è nata dall’incazzatura dovuta all’assenza totale di vini calabresi nelle carte dei vini dei grandi ristoranti Italiani a parte il Gravello, grande vino ma non l’unico rappresentativo. Alla pari di grandi vini di altre regioni italiane abbiamo una serie di vini sconosciuti ed eccellenti che abbiamo lanciato con la dicitura SUPERCALABRIAN’s (ironia a parte) nella ns carta tra cui:

Harè (felicità,dall’ arbёreshe) – Vignaioli del Pollino di Castrovillari (CS)
Archidero – Azienda Agricola Archidero. Loc. Vigne Castrovillari (CS)
Vigna Mortilla e Polpicello – Azienda Odoardi. Nocera Terinese (CZ)
‘A Vita – Azienda De Franco. Cirò Marina (KR)
Tramontana – Azienda Tramontana. Gallico Marina (RC)

e di alcuni proponiamo anche le verticali.

Quante etichette ci sono in cantina?

La  Cantina della Locanda possiede 786  etichette di vini… tante. Troppe. Un vero volume che finiva per Interessare solo esperti e addetti al settore. E che, in ogni caso, comunque annoia e crea imbarazzo a chi con il vino possiede   giustamente, un rapporto  semplice ed immediato. Abbiamo  pensato di snellire le nostre proposte e soprattutto di presentarle  diversamente. Come pure, abbiamo pensato che, in questo difficile momento, è saggio proporre, un po’ di bicchieri  divini, del territorio, ovviamente.

Come mai secondo te il vino calabro non emerge?
La Calabria non ha immagine, il vino è un oggetto fashion, conseguenziale al territorio che rappresenta.

Questa zona ha una sola frazione, si chiama Vigne, per ogni famiglia grossomodo c’è un ettaro di vigneto. Ce ne sono di antichi ed a pianta madre che hanno fatto gola e storia di tanti vini celebri che provengono da qui. Persino Gigino (mio papà) un anno, ebbe un offerta imbarazzante da parte di un azienda del nord che voleva comprargli tutto il vino, lui lo raccontava orgoglioso agli amici, ma il vino lo faceva per la famiglia mica per farci i soldi! Oggi però fortuna ci sono circa 15 aziende vinicole e tanti giovani che vinificano con coscienza imprenditoriale..
Sono piccole e come dici tu hanno si e no un ettaro a testa, mille bottiglie non di più e siccome non siamo in Borgogna, non ci sono le capacità di aggredire il mercato.

Eppure le tipologie Lacrima di Castrovillari, Moscato, Iuvarella, Mantonico Puntinato, Magliocco, Cerasuolo, Aglianico, per non parlare di tutte quelle microvarianti non ancora identificate, saputi vinificare, danno dei vini magnifici, longevi, sani, per nulla pesanti e poco costosi.
Noi facciamo vinificare da Librandi l’Alia’s bianco e quello rosso con le uve di qui. Biagio Durante il nostro sommelier li propone sempre ai nuovi arrivati, il vino “della casa” è come un biglietto da visita, ti fa capire con chi hai a che fare.

Pinu’ consigliami un grande bianco di Calabria
Io i bianchi nella carta li divido per ’emozioni’ e le vecchie annate in ‘finalmente da bere..’ Tra i tanti direi L’Efeso di Librandi, un perfetto connubio tra tradizione e modernità, giudicato dalla buonanima di Veronelli, uno dei grandi bianchi D’Italia”.

8 Commenti

  1. Non è possibile che piace a tutti e… nessuno spiega perchè i vini calabresi non stanno nelle liste dei ristoranti..
    dove sono gli enofighetti questo pomeriggio???
    c’è qualche evento bordeax borgogne sassicaia barolo da qualche parte??????

  2. Tranquilla. Io sono sempre stato convinto che il post perfetto deve chiudere la sua vita a zero commenti, perché esaustivo e privo di grossolane provocazioni. Non serve far la gara a chi provoca più reazioni. Hai pubblicato un’intervista ad un personaggio unico, che ho conosciuto e frequentato a lungo, e mi ha fatto piacere rivederlo così intenso ed elegante, e rileggere ora dei concetti più pacati e saggi rispetto a qualche lustro fa. Però il neologismo Supercalabraian’s, insomma, la sua carta dei vini già era piuttosto particolare titolandosi ” I vini del Sole” . Altre etichettature possono servire quando non sai dove inserire gli ibridi; ricordo di aver usato alcuni anni fa il termine (prestato) Supertorton’s , non sapendo come inquadrare alcuni uvaggi palestrati di quelle parti, avendo in cambio solo qualche tiepido sorriso. Cose così, io credo che Pinuccio possa sempre e comunque andar fiero del grande lavoro che ha portato avanti da sempre per difendere le qualità e le particolarità della sua grande regione. Queste sono le soddisfazioni che contano, anche senza 60 commenti 😉

  3. ha risposto a stefania monaco: ciao Stefania, pezzo molto interessante ma il nome “supercalabrian’s” lo lascerei perdere

    le vendite e l’interesse (i discorsi si intrecciano) per il vino calabrese fuori regione sono limitate perché poche aziende sono organizzate per la distribuione ma anche perché di vere eccellenze non se ne conoscono molte (e non solo per nostra distrazione), ci sono vini buoni mancano i grandi

  4. ha risposto a paolo trimani: ciao paolo, il nome
    supercalabrian’s (ironia a parte)
    fa parte della vivace carta dei vini del ristorante

    le giovani aziende si stanno organizzando per
    attraversare il mercato

    per i grandi vini abbiamo un pò di strada da fare
    ma le nuove cose assaggiate lasciano ben sperare
    l’archidero è tra quelli a mio modestissimo parere, forse ci siamo riusciti.

  5. Supercalabrian’s .. ironia a parte è e vuole essere, si capisce, una provocazione
    Vendo vino da trent’anni e credo di avere imparato a venderlo. io vi dico che la mia provocazione affascina, perchè mi aiuta a vendere principalmente i vini della mia amatissima terra. la cosa che mi intriga e che mi diverte è che molto spesso riesco a farne portare a casa di chi li assaggia qualche cartone. . io faccio il mio lavoro, del quale sono contento. e sopratutto fiero A proposito questa mattina spedisco due cartoni di Supercalabrian’s a degli Ospiti francesi….

  6. Cari signori,ci stiamo dimenticando di una cosa:la Calabria non fa tendenza ed automaticamente girano pochi soldi,per cui i signori del vino non hanno nessun interesse a proporre i vini calabri.Sono talmente di nicchia che piu’di nicchia non si puo’.In Borgogna,chi possiede un filare di vite e’ricco,in Calabria chi ha ettari di vigna,a mala pena vive!Questa potrebbe essere la nostra opportunita’se la Calabria si propone senza avidita’e con intelligenza,per fare scoprire i suoi vini,possibilmente senza che i politici,del vino e politici puri,ci mettano mano.Abbiamo un sacco di cose da proporre: in altre parti te le vendono per oro colato,da noi le ignoriamo…..fra le quali il vino.Saluti e buon Ferragosto in compagnia di una soppressata verace e di un gaglioppo all’altezza,Raffaele

  7. Il Cirò rosso se prodotto e vinificato con criterio (pochi lo fanno)è uno dei migliori rossi in Italia.Le condizioni pedoclimatiche del Cirò DOC sono uniche.
    In Calabria basta avere un ristorante o alzarsi la mattina per poter parlare di vino.Non è cosi.Prendiamo i ristoratori calabresi, circa il vino ne sanno poco o nulla………ed alcuni si credono di essere dei grandi intenditori.Non voglio parlare di chi politicamente e istituzionalmente dovrebbe aiutare i produttori nel diffondere e far conoscere il vino calabrese.(REGIONE,PROVINCE,COMUNI, CAMERA DI COMMERCIO ECC. ECC. RAPPRESENTANO UNO SPRECO.INUTILE DI FONDI).UNA CATASTROFE.
    Posso affermare, che tra produttori,esperti di settore, enotecari,ristoratori pochissimi sono in grado di poter parlare di vino.Chi è veramente dotato culturalmente circa il vino Cirò e calabrese in genere sono pochissimi.Il signore ci ha dotato di tutto, IL clima,UNA terra bellissima, prodotti unici……….ma è talmente diffusa la non conoscenza, che tutte queste belle cose CHE il creato ci ha donato si auto-annullano.Non abbiamo una ENOTECA REGIONALE,UNA SCUOLA DI VITICOLTURA, UNA SCUOLA DI ENOLOGIA,UN ISTITUTO DELLA VITE E DEL VINO………MA DOVE VOGLIAMO ANDARE?lIBRANDI e’ uno degli ultimi arrivati nel mondo del vino,( da lodare senza dubbio),ma vi posso assicurare che in quel di Cirò esiste di molto meglio.Solo per pochi intenditori.

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