Scade il 5 ottobre la raccolta fondi di Oxfam per il Corno d’Africa, la regione investita da una gravissima crisi alimentare che mette a rischio la vita di 12 milioni di persone. I paesi colpiti la Somalia, l’Etiopia e il Kenya dove si trova il campo rifugiati di Dadaab, il più grande del mondo, 400 mila persone accolte nonostante la capienza non superi le 90 mila. “In questo momento il Corno d’Africa è la priorità assoluta”, ha dichiarato Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia. “Basti pensare che con tutta probabilità le Nazioni Unite dichiareranno lo stato di carestia in tutta la Somalia”.

E’ in questo contesto di povertà che si muove Oxfam, raccogliendo denaro (puoi contribuire con un sms al numero 45592) per portare alle popolazione del sud dell’Etiopia cibo, acqua e servizi igienici e per creare posti di lavoro retribuiti e per tentare di far ripartire l’economia locale.

Sul banco degli imputati il land grabbing, la nuova corsa all’oro, quello che fa incetta di terra su e giù per il pianeta e che proprio nei territori del Corno d’Africa ha trovato il suo Eldorado. La gravità del problema è tutta nei numeri contenuti nel rapporto Land and power di Oxfam sul fenomeno dell’accaparramento di terre: 227 milioni di ettari passati di mano in 10 anni, un territorio pari a 7 volte l’Italia. A comprare, a costi irrisori, sono multinazionali e Governi che poi trasferiscono altrove i frutti della terra e sottraggono le risorse idriche alle popolazioni locali. Il 50% delle compravendite effettuate nell’intero pianeta, precisa Oxfam, riguarda l’Africa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui