Wine Experience. La volpe, l’uva e Black Mamba

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Quest’anno per la prima volta, sono stata invitata alla Wine Experience, a New York, la più grande manifestazione di vini del mondo organizzata da Wine Spectator, a tutt’oggi la voce più autorevole nella critica enologica mondiale e l’unica ancora in grado di orientare una parte di mercato del vino.

E’ stata una grande occasione, qualcosa vi ho trasmesso qui su Scatti, ma non è di me che voglio parlare, ovviamente, quanto di una riflessione che spero di riuscire a condividere con qualcuno di voi. Premetto che provo un fastidio crescente quando sento o leggo commenti di persone che parlano male di questo genere di manifestazioni senza avervi mai partecipato.

La verità è che la Wine Experience è un evento perfetto. Mi chiedo pertanto, a parte la costumanza tipica di noi Italiani di dileggiare beffardamente tutto ciò che non è alla nostra portata, quale sia la ragione della nostra incapacità di organizzare eventi di questo tipo. Di certo non ci mancano le risorse né gli esperti, gli specialisti di settore. Perché mai, allora, qui da noi le grandi manifestazioni hanno come costante quel grado di provincialismo che le circoscrive al Grande Raccordo Anulare, agli archi di piazza Bra se non all’ingresso delle Terme di Merano? Perché siamo autoreferenziali, ecco perche’! Siamo sempre sterilmente, noiosamente rivolti a noi stessi.

Dite la verità, quante volte avete sospirato se non  russato sonoramente alla premiazione di una guida di settore?  E non parliamo delle degustazioni… Vini caldi, ambienti non idonei, olezzi di ogni tipo ad assistere l’esame olfattivo, bicchieri sbagliati e rompiscatole che interrompono ogni 3 minuti perché non possono vivere senza sapere se un vino ha fatto o no la malolattica. Questo meraviglioso svolgimento, ci viene in genere raccontato per un tempo interminabile, su di un palco disadorno con solenne e tediosa improvvisazione, da insigni personaggi del vino. Tutto rigorosamente autoreferenziale. Non mi riferisco ad alcuno in particolare, vale per tutti e indistintamente, sia chiaro!

Gli Americani invece si pongono un fine diverso, quello di vendere il prodotto. Tutto qua! Alla Wine Experience le aziende selezionate  pagano 10.000 dollari. Il pubblico che partecipa alle degustazioni, fatta eccezione per gli ospiti, paga quasi 2.000 dollari. Pertanto tutti, ma proprio tutti gli organizzatori, da Marvin Shanken in giù, devono affrontare un unico problema: fare stare bene il pubblico, che non si è mosso per nulla e sarà bene che ritorni alla Wine Experience a degustare i più grandi vini del mondo. Non é altro che commercio, scambio di merce. Ma a noi questo sembra  terribilmente volgare, pertanto preferiamo dare ai nostri eventi un’aura filosofica, intellettuale, ammantare il tutto con quel tanto di colto autocelebrativo che si conviene al nostro rango.

Parlo di vino ma questa condotta è riscontrabile anche nell’ambiente gastronomico. Basti pensare a tutti quegli chef premiati, stellati, e forchettati che invece di accogliere il pubblico nei loro locali con grande senso della ristorazione, hanno pensato bene che fosse una figata mandare il cliente a quel paese, trattarlo come uno straccio per pulire i pavimenti, in nome del ruolo. Quale ruolo, poi? Scusate! Qualcuno di questi è sparito e non ve ne siete nemmeno accorti. A forza di mandare tutti a quel paese è finito per andarci lui, a rifarsi una vita, strano destino il suo, non vi pare?

Già che ci siamo approfitto per riaprire l’argomento delle riviste, della stampa di settore, quella che dovrebbe orientare. Ma è possibile che non siamo in grado di costruire un prodotto editoriale sul modello di Wine Spectator, Wine Enthusiast o Decanter? Non ci mancheranno mica i degustatori, che diamine! Anche perché la scelta stilistica e varietale che abbiamo noi in Italia ci facilita nell’interpretazione dei vini del mondo. Abbiamo zone produttive simili al Cile, alla California sia come clima che per i terreni e questo ci aiuta nella lettura dei vini. Ci manca uno strumento ed è un vero peccato. Ne ho già parlato ma voglio ripeterlo: forse dovremmo smetterla con le chiocciole, i gamberi, le stelle, i grappoli, gli scatti e tutta quella bizzarra simbologia. Perché non usiamo una metrica internazionalmente accettata e riconosciuta da tutti? Cioè i voti e non i simboli? 89 centesimi ha un valore comprensibile universalmente senza distinzione di razza, sesso e religione.

Se pensate alla confusione che crearono a scuola quando il voto in pagella venne sostituito dal giudizio, converrete con quanto vi dico. E’ un vero peccato che da noi manchi questo genere di prodotto editoriale ed è altrettanto grave che non si riescano ad organizzare eventi di respiro internazionale. Desiderate partecipare ad un vero Wine Tasting? Andate a New York alla Wine Experience, costa meno di 2000 dollari…Sigh! Parola di Black Mamba.

52 Commenti

  1. Sono d’accordo al 100% Black Mamba! Qui siamo solo bravi a criticare e avremmo le capacità per fare molto bene. Siamo terribilmente provinciali. Basti pensare al Vinitaly dove ce la cantiamo e ce la suoniamo. Già la fiera di Bordeaux è un’altra storia. I wine tasting italiani fanno ridere i polli. a parte che grandi degustazioni non se ne vedono, conitnuiamo a raccontarci le solite cazzate sugli autoctoni e le scelte della biodinamica. Come dici tu, tutto il resto parla d’altro. Ho letto qualche commento ai tuoi pezzi e vedo che qualcuno parla di Bordeaux come se evocasse il Tavernello. Quando poi passerà la moda di sentirsi fighi solo con la Borgogna, allora qualcuno rivaluterà i più grandi vini del mondo. Fra l’altro la Borgogna buona è limitata a poche etichette e solo molto costose. Poi la Borgogna invecchia peggio e questo salvo rare eccezioni è un dato di fatto oggettivo. Complimenti e beata te!

  2. Da Broadway mi aspettavo una luminosa con Black Mamba. Facevi teatro se non sbaglio. Bell’articolo, centrata la faccenda: siamo solo opinionisti, stracarichi di opinioni e zero idee. Le poche che abbiamo le realizziamo male. Pensiamo solo a prendere contributi per organizzare manifestazioni di provincia fatte male e totalmente inutili che non interessano a nessuno. sagre di paese, mercatini. Ecco cosa siamo noi, un paese di mercatini.

  3. …e come dice Simone le capacità non ci mancano. Su questo non avremmo nulla da invidiare a nessuno. Ao’, ma facevi le 7 del mattino a new york? Quella foto mi sembra scattata all’alba e non dire che eri appena sveglia perchè non ci credo! Non ti offendere, è ammirazione, io se rinascessi vorrei essere Black Mamba.

  4. Bell’articolo CRI, si perché qui ci vedo più te che BM! Talmente centrato che mi spinge a fermarmi sulla Roma/Pescara per rispondere… Vedi dici cose molto giuste, dalla questione dei punteggi spesso faraginosi e cervellotici alla apparente incapacità di organizzare degustazioni veramente ben gestite. Mi sono ammazzato dalle risa in alcuni passaggi feroci ma veri… E mi sono incazzato su alcuni commenti, ai tuoi pezzi, banali dei soliti maestrini dalla penna rossa tesi più a riaffermare la propria fighezza che altro.
    Però temo che questa differenza sia un poco inevitabile per due motivi. New York è il centro del mondo occidentale, si parla l’inglese il vero esperanto e si ha una mercato potenzialmente enorme. Soprattutto non si ha una storia da difendere. E non è poco quando si parla di mercato. Non credo che l’Italia dovrebbe/potrebbe inseguire il nuovo mondo su questo campo, piuttosto quello che dovrebbe fare (e non riesce) è difendere la propria tradizione, insomma fare manifestazioni di nicchia e territorio senza essere provinciali, ma riuscendo a organizzarle e raccontarle con un linguaggio internazionale e aperto. Purtroppo rimaniamo sempre al campanile guareschiano, tra peppone e don camillo! Insomma dovremmo tendere al glocale e non al globale, ma purtroppo rimaniamo zavorrati al paesano 😉
    Ultima cosa non ha senso, secondo me, dire quale siano i migliori vini del mondo. Se sia meglio Bordeaux, Borgogna, Langhe o Etna… Esistono grandi vini ovunque che meritano di essere raccontati

  5. ha risposto a Alessandro Bocchetti:

    allora, devo ammettere che ho una leggera preferenza per Beethoven e la Borgogna, per cui alcuni anni fa mi venne in mente di paragonarli (e quindi Mozart con Bordeaux)

    poi leggo il bel libbricino di Cernilli (“Memorie di un assaggiatore di vino”) e trovo l’identico paragone a rovescio (ossia Mozart-Borgogna Beethoven-Bordeaux)

    che dire …. ubi major

  6. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Ma l’ultima foto è annebbiata perchè eri sbronza? chissà cos’hai combinato a NY. Sui voti delle guide straquoto! All’estero non ci capiscono un bel niente. Voti in centesimi e non se ne parla più. Ma non sei stata molto Black Mamba però. Possibile che sia filato tutto liscio? I vini Californiani? Ho visto che ce n’erano parecchi, non mi dire che non hai trovato schifezze imbevibili. Mi aspettavo un post dal titolo : Il vino peggiore secondo Black Mamba. Ciao! 😉

  7. ha risposto a Giacomo: Non ero sbronza, non abbastanza per i miei gusti…Però in effetti non valgo una cicca come fotografo. Sul vino che mi ha delusa stenderei un velo pietoso perchè ne ho già parlato e questa volta volevo risparmiare un commento feroce…Masseto 2001!

  8. ha risposto a Alessandro Bocchetti: A parte il fatto che io valgo ben una fermata sulla Roma – Pescara 😉 Mi piace il tuo intervento. Difendere la propria tradizione è cosa buona e giusta, abbiamo il dovere di salvaguardare, proteggere la nostra storia! Credo sia necessaria un’apertura al linguaggio internazionale però. Quanto mi preme è cambiare la forma. Sulla sostanza, non ci può insegnare nulla alcuno che non sia francese. Ciao Bocs!!!

  9. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Sono d’accordo, Bibenda Day era carino, non proprio all’altezza ma di certo la degustazione meglio organizzata in Italia cui io abbia partecipato. Un po’ scolastica, con tutte quelle menate sul cardamomo, la carruba e il pan grillé. Preferisco la versione Wine Spectator per una ragione: l’intervento brillante dei produttori. In fondo mi interessa più il racconto di chi sta dietro al vino che non le note degustative che so riconoscere da me. Peraltro sono talmente soggettive che io tutto ‘sto cardamomo e ‘sta carruba non li sento. Percepisco altro però! Vogliamo parlare del vino definito “croccante”? Che vuol dire quest’orrendo francesismo? Che scrocchia sotto ai denti? Scusate ma io proprio non capisco. E dire che assaggio molto ma molto più della media degli esperti di settore…anzi, bevo come un alpino! ah!ah!!!!

  10. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Ho letto anch’io le Memorie di Cernilli, dopo quelle di Adriano e concordo con lui sull’accostamento, divertente benchè acrobatico fra Mozart e la Borgogna e fra Beethoven e Bordeaux. Funziona, se sei appassionato di musica può andare! 😉

  11. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: …E difendo Simone, la Borgogna invecchia peggio. Apriamo bottiglie molto vecchie, non ho dubbi. Difficile provare il contrario se non in rarissimi casi. Purtroppo lo stesso vale per i grandi Barolo. Non ce la fanno sulla lunga durata. Lunghissima intendo! Se apri bottiglie degli anni 50 trovi ancora grandi cose a . Bordeaux…in Borgogna è dura. Ripeto: salvo rare eccezioni! 🙂

  12. ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Beh Beethoven ha sempre quella timbrica un po’ spocchiosa che mal si attaglia alla Borgogna, ma anche Mozart. Secondo me Beethoven è perfetto per Bordeaux e la Borgogna è più da Bach ma suonato con gli strumenti filologici, nulla che tenga la nota… 😉

  13. ha risposto a Cristiana Lauro: Sicuramente, ma io so’ quelle le strade che batto… Sono provinciale anche in questo 😉
    Sul linguaggio siamo d’accordo… La carrube sarà dovuta all’età media dei degustatori Ais? mi dicono che una volta se mangiavano al cinema, co li bruscolini, pero nun ho mai sentito sentori di bruscolini, mah! 😀

  14. ha risposto a Alessandro Bocchetti: …identificare la Grenache (“la”?) con il Rodano mi sembra riduttivo , se non in rarissime eccezioni …
    PS: sapete che ho letto solo banalità su questo thread? Sia per gli accostamenti musicali che per alcune considerazioni poco condivisibili .
    PPS: la sciocchezza che Borgogna sia paragonabile a Bordeaux come longevità andrebbe lavata con il sangue , ma conoscendo la “competenza” di Drogo ( ma sei il Tenente Drogo del Forum del Gambero Rosso? Allora la cosa si spiega e non favello più …) la prendo più che altro come una boutade da wine bar .Longevità non significa trasfigurazione o sopravvivenza , significa evoluzione positiva . Ho poca esperienza su Borgogna vecchi rispetto a Bordeaux ( non più di 350-400 DRC e Leroy dal mezzo secolo in su) ma se con i gioielli di Gironda , anche centenari , ho sempre goduto come un riccio , con quelli della Borgogna ho sempre ed esclusivamente fatto effluvi di porcini , tartufi di non alto lignaggio (aestivum) , terra e liquirizie strane …che a qualcuno provocheranno visioni mistiche con relative roteazioni degli occhi , stati di trance e pure levitazioni , ma a me proprio producono effetto evacuante al limite dell’incontinenza…

  15. ha risposto a Alessandro Bocchetti: ha risposto a Nico aka tenente Drogo: Mi sovviene un madrigale di Monteverdi fra i pù belli e struggenti che abbia mai udito dal titolo “Lasciatemi morire”. Non so quanto c’entri col Rodano ma vi invito ad ascoltarlo. Grazie Bocs che citando Monteverdi mi hai ricordato questo brano meraviglioso.

  16. ha risposto a vinogodi: Premesso, accertato e, da parte mia, anche accettato, che gli accostamenti di qualsivoglia natura hanno zone critiche per genesi, sulle capacità di invecchiamento di Borgogna rispetto a Bordeaux ho pochi dubbi: Bordeaux ha una disponibilità all’ invecchiamento nettamente superiore. Non è una regola è evidente, ma i vitigni di Bordeaux sono maggiormente predisposti a longevità. Questa è la mia esperienza. Parliamo di frutto qualche benedetta volta! Cioè di uva, diamine! Se poi restate ammaliati dalla copertura dei sentori ossidativi del glutammato, possiamo parlarne, visto che tendo a una certa flessibilità. Però non vorrei diventare ecumenica, non mi si addice…Non sarei Black Mamba!!! 😀 P.S non ce l’ho con te, sia chiaro, mi rivolgo a te!

  17. ha risposto a Cristiana Lauro: Concordo con lei su Bordeaux e la sua capacità di invecchiamento. Riguardo alla Wine Experience bisogna però dire che le pregiudiziali nei confronti dei nostri vini sono evidenti. Anche Borgogna è una zona discriminata da Wine Spectator. Tanta Napa Valley, troppa, capisco sia cosa loro, ma è un po’ sbilanciato. Non crede? Complimenti comunque per i reportage di guerra. Si sarà divertita come una matta.

  18. Scusami Cristiana, ma mi permetto di dissentire con te (anche se non ho mai partecipato a Wine Experience) su un punto che appare nei tre (?) articoli (o nei commenti, non ricordo): non è possibile confrontare questa manifestazione con il Vinitaly. A Verona c’è una fiera in cui espongono aziende che sono in lotta per il mercato. A New York un giornale prende soldi da alcuni produttori che sceglie per presentarli ai buyer. E’ più simile agli eventi del Gambero Rosso in giro per il mondo mi sembra di capire.

    Non è la promozione del vino, di tutto un settore, ma la promozione di una rivista che fa le sue scelte come i tre bicchieri. Almeno così mi è sembrato di capire!

  19. ha risposto a vinogodi:

    e vabbè Vinogodi, per noi comuni mortali l’invecchiamento sono vent’anni, diciamo
    dimmi che non invecchia bene anche la Borgogna ….

    poi se uno ha la fortuna di bersi premiere crus degli anni ’20 siamo d’accordo 🙂

    grazie per la tua immutata stima 🙂

  20. ha risposto a Gennaro Maglione: Diciamo che hai sottilmente ragione…In parte…Poi non te la darei vinta comunque perchè di solito ho ragione io! ;-))) Però la menzione di Verona era per accomunare sotto un’unica parrocchia, cioè il vino, una serie di manifestazioni a pagamento (perchè gli stand al Vinitaly costano cari) e comunque sia non soddisfano il pubblico, che sia trade o semplice visitatore. Anche al Vinitaly il pubblico è pagante in buona parte. Non c’è dietro una rivista, ma c’è Verona Fiere e una città che fa il bilancio su tre giorni di Vinitaly all’anno. I buyer sono presenti anche a Verona e le aziende selezionate per i banchi di assaggio alla Wine Experience sono tutte in lotta per il mercato. Il problema è che non ci sono più visitatori stranieri. E’ una roba tutta italiana! Inoltre ( e scusa se generalizzo) tutti sono in lotta per il mercato, giacchè il vino devono venderlo. Ciao Gennaro e grazie per il tuo garbo, merce rara!

  21. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Divertita come una matta. Reportage di guerra mi ha fatto ridere! Sul fatto che ci sia discriminazione non direi. La verità è che il mondo guarda con più interesse Bordeaux che non la Borgogna. A parte la nostra curva sud del vino, i migliori vini del mondo sono ancora considerati i bordeaux da un pubblico mondiale eterogeneo, poche chiacchiere! Sulla Napa Valley ho evitato i commenti perchè non mi è piaciuto quasi nulla. Ce n’era tanta ed è comprensibile, ma se fossimo così bravi noi a parlare della Sicilia (che assomiglia parecchio alla Napa Valley come zona di produzione) sarebbe meglio. Ho assaggiato una valanga di pinot neri della Napa Valley, di Sonoma che in degustazione coperta prenderebbero i ceffoni dal pinot nero di Cusumano. Però noi ora non abbiamo molto tempo da dedicare alla Sicilia, a parte l’Etna, perchè è passata di moda e abbiamo tanto di quel pecorino di cui parlare…Sigh!

  22. ha risposto a Cristiana Lauro: Quanto ha ragione sulla Sicilia. Musica per le mie orecchie sig.ra Lauro, sono siciliano di origine. Ho assaggiato il pinot nero di Cusumano e lo trovo molto buono. Costa anche poco. Buona giornata a lei e a Black Mamba. Non sempre mi sembrate la stessa persona. 🙂

  23. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Seguiamo troppo le mode in Italia e l’ultimo che parla ha sempre ragione. Terribile! Siamo capaci solo ad infangare e denigrare. Se vuole che gliela dica tutta anche questa mania del monovitigno autoctono mi ha stancata. Io amo Bordeaux ( con buona pace dell’amico Guardiano del Faro) e non sono l’unica cretina a pensarla così e Bordeaux non è monovitigno. Se devo bere autoctoni come certi vini che tanto stanno a cuore agli estremisti, alla curva sud, preferisco un San Leonardo. Ed è solo un esempio. P.S sono siciliana anch’io di origine e ne vado fiera!

  24. Secondo me il Wine Festival di Merano, dove andrò la prossima settimana è l’unico evento decente in Italia, anche se ultimamente ha perso un po’ smalto. Ma spesso vediamo le cose cambiare, peggiorare, senza renderci conto che siamo noi a cambiare e, ahimè, spesso in peggio. Complimenti per gli articoli dalla grande mela

  25. ha risposto a Carlo Giovagnoli:
    CITO:”Per fortuna che tu ci illumini con la tua profondità… Non perdi occasione!”
    RISPONDO:…sono pagato profumatamente da Scatti di Vino per questo compito , quindi cerco di portarlo a termine nel miglior modo possibile …

  26. Cara Black Mamba, ero sparito per un po’ e non sentivo più di tanto la tua mancanza. Ho faticato a finire il tuo articolo perchè mi sono annoiato alla terza riga, tuttavia su una cosa mi trovi d’accordo, la questione dei punteggi. Mi è capitata giusto ieri fra le mani una guida dei vini di Slow Food e dopo mezz’ora persa a cercare di comprendere simboli e valutazioni ad essi riferite, ho finito per annoiarmi più che con i tuoi post. Quindi, senza aver capito quali vini fossero buoni e quali no, ho richiuso la guida e mi sono addormentato con un quesito che mi ronzava per la testa: quale lettura mi annoia di più? Black Mamba o Slow Food guida dei vini? E chi lo sa? Boh! Ah!ah!!!!!!!!!! Con affetto. Il vero serpente, altro che crotali e black mamba! Scherzo, lo sai, sono fatto così!

  27. Casualmente mi sono trovato a ny per un’esperienza, in campo diverso, ma molto simile alle caratteristiche di quella raccontata qui da Lauro. Molto sinteticamente. Esistono due canoni per classificare un vino e un film. Da questi due canoni diversi ne discende a pioggia il diverso modo di esaminare entrambi e di proporlo al pubblico.
    Un vino, come dice Lauro, in America, esattamenete come un film, è una merce. E come tale è definita e classificata. Per questo, i test, in entrambi i casi adottano ritualità e classificazioni il più oggettive e condivisibili possibile. Perchè la merce è di per sè, “razionale” e “riproducibile”

    In Europo e in particolare in Italia, un vino come un film, è ormai classificato dentro ad una zona gassosa che comprende diverse definizioni. “opera d’arte, opera di altro artigianato, espressione del territorio, espressione di una tradizione, espressione della cultura popolare, frutto dell’inventiva di autoriproduttori,” Ovviamente, a pioggia ne consegue che la rappresentazione, il metro di giudizio, la ritualità, mira a sottolineare gli aspetti di unicità, e non di riproducibilità, quindi, ineluttabilmente, gli aspetti “irrazionali”.

    Detto questo, se i due modelli sono radicalmente diversi e per certi versi opposti, ciascuno ha in sè la sua degenerazione. Noi quella fumosoletteraria, loro quella gelidoilluminista.

    Il punto è che noi non siamo capaci di fare bene quello che potremo fare bene. Ma dubito che sia conciliabile, qui parlo da ignorante, l’adozione della classificazione numerica in una cultura del prototipo. Posso, ovviamente, sbagliarmi.

  28. ha risposto a umberto: Esattamente Umberto, solo dimentichi di dire una cosa riguardo all’America. Un buon vino come un bel film é visto soprattutto per la sua produttività e non solo per il suo collocamento nel mercato. E questo é un passaggio importante soprattutto quando parli di pellicole d’etoile (si usa ancora?) o etichette di livello. In USA, nonostante la crisi, ti capita ancora di confrontarti su una boccia di vino e se il confronto é sano e veritiero c’é anche il rischio che quella boccia faccia strada. Da noi in Italia oramai l’é dura. Qui in Brasile altrettanto..solo prezzo ed etichetta! A ribasso…

  29. ha risposto a Nicola Massa: Bé forse d’impulso ho confermato quelle che sono state le tue e le mie impressioni. Mi fa piacere sia andata così. In ogni caso é un piacere lavorare in posti come NY.
    Ciao
    Nic

  30. ha risposto a umberto: Umberto, il problema è che anche qui il vino è una merce. Però ci sembra così volgare ammetterlo. E’ una merce, poche chiacchiere!Se c’è una cosa che mi manda al manicomio è il produttore di vino che mi racconta la sua filosofia aziendale. Ma quale filosofia potrà mai esserci dietro a un listino pieno di “canvass” e”scontistiche”?…Li ho messi fra virgolette perchè mi fanno sorridere questi termini. Sintesi, concretezza, che diamine! E voti, che li capiamo tutti.

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