Château Rayas bianco. Annate 1998, 2001, 2003, 2005, 2006

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Château Rayas per me è un mito! Lo dico subito, esempio di quel Rodano pieno e complicato, che non rinuncia alle pesantezze mediterranee, anzi le esalta sino a farle divenire uno stile irrinunciabile. Mi piacciono sia i Bianchi che i rossi di casa. Per questo il pezzo della scorsa settimana di Black Mamba mi ha riportato in mente un’altra occasione.

Una serata a casa mia con Cristiana Lauro e Giorgio Melandri. Una cena tra amici, io ai fornelli, come spesso mi tocca e B.M. ai vini. Squilla il telefono: “Ciao Bocs, che ne dici se porto una verticale di Rayas bianco?” Che volete che rispondessi io? “Magari!”

Non vi lasciate fuorviare dal nome altisonante, Château Rayas non è un castello, ma una vecchia casa rurale in cui da più di un secolo si produce questo vino, sui soliti terreni argillosi e ricchi a cui ci ha abituato questa zona. La ricetta è sempre quella: un blend di grenache bianca e clairette in percentuali pressoché analoghe per un vino sensuale. Lo stile è artigiano, per vini che nascono da lunghi affinamenti in legni vecchi. La cosa che mi ricorda di più sono i grandi vini artigiani di Valentini.

Una batteria di quattro vini a cui si è aggiunto uno spettacolare 1998 dalla mia cantina personale, assaggiato qualche giorno dopo al Goccetto con Black Mamba. I punteggi sono solo i miei però, magari gli amici aggiungeranno i loro. Vediamoli.

1998. Al naso profumi evoluti e fioriti molto ancienne regime, in bocca succoso e molto maturo con una nota “cognaccosa”. All’inizio molto sbilanciato e poco armonico, poi nel bicchiere si compone fino a raggiungere una notevole complessità armonica, un vino maturo, molto rotondo e complesso nelle sue note affumicate e minerali. Piacevolissimo. 4 scatti + secchio

2001. Buonissimo, profumi grassi e ricchi, una nota evoluta e ricca in evidenza. All’assaggio un vino pieno senza cedimenti. Erbe e Prato netti al palato, si compattano in una dolcezza piena tipica da Rodano. Che vino! Maturo, ma insieme giovanissimo, migliorerà ancora nel tempo. 3 scatti + secchio

2003. Interessante nel suo bel tono rustico e fresco: precisa una nota di fiori di sambuco e una leggera petiance, assai gradevole. In bocca è fresco e beverino, non un campione ma piacevolissimo. L’impressione è di un vino già perfetto, non andrà avanti molto, ma oggi è un piacevolissimo sorso. 3 scatti

2005. Il vero campione della serata, pieno e potente senza cedimento. Al naso note minerali eleganti e nette, sul frutto nitido (susina). Un grande millesimo per un gran vino. Ricchissimo e fiorito il solo difetto è la giovinezza. L’impressione è di un vino che ha ancora ampi margini di miglioramento e che diventerà veramente grande, affinando quelle note minerali che ancora sono una promessa. 4 scatti

2006. Vino molto compatto. Profumi mediterranei, grasso e pieno, un attacco dolce e poi la nota minerale che si scolpirà meglio nel tempo. In bocca è morbido e succoso, con un frutto scalpitante, ancora monolitico, si farà ma già molto armonico. Sa di canfora e di una piacevole e riconoscibile rusticità.

11 Commenti

  1. grandi , grandi vini; non perchè siano francesi e di conseguenza ci si deve inchinare; Valentini , boh secondo me non vale il mito che ha, trebbiano 09 piccolo ,quì a rayas siam su un’altro pianeta;
    vi trattate sempre alla grande

  2. ha risposto a Alessandro Bocchetti: ha risposto a alessandro dondi: Bocchetti mi sa che il ragazzo ha bisogno di ripassare qualcosa. Propongo una gara di soddisfazione e appagamento reciproca. Il dondi ci mette i più grandi sangiovese e bolgheri in diverse annate secondo il dondi e noi gli acchittiamo una varticale di Valentini tanto per mettere i puntini sulle 2 i
    🙂

  3. ha risposto a jovica todorovic (teo): controcorrente ,da antico consumatore 8ed estimatore) del Rayas . Non lo ritengo al topdella zona(rosso). E’ forse il più originale in termini di caratteristiche, soave e quasi impalpabile in certe annate, un vino al limite dell’esoterico. Ma va bevuto giovane e , soprattutto, se hai voglia di enosesso sfrenato ti sposti o un pò più a nord, o nello stesso comprensorio verso ben altri prodotti e produttori, che ritengo davvero inarrivabili e ai vertici mondiali ( mai sentito l’Inarrivabile Cuvée Spécial , la cuvée Marie Bourie e la Réserve du Célestin di Bonneau o certe annate di Pegau? Confronto a questi , L?hommage è quasi un vino da scaffale della grande distribuzione…)
    PS: sul bianco posso essere d’accordo sul top in Rodano …ma anche qui, con quei prezzi “Batardeggio” tutta la vita…

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