Assaggi di vini. Fiorano 2.0 e ritorna la Dolce Vita a Roma

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Alessandro Boncompagni Ludovisi, classe 1972, è il nuovo principe del vino romano. Ha ereditato dal cugino Alberico la storia di Fiorano, uno dei pochi grandi vini italiani degli anni ’60: giovanissimo, nel 2002 ha iniziato a reimpiantare la storica vigna di famiglia nella tenuta alle porte di Roma. Oggi presenta le prime annate del nuovo corso prodotte nello stesso luogo e dalle stesse persone seguendo con passione e precisione le indicazioni del maestro.

I vini sono ottenuti da un piccolo vigneto di circa 5 ettari che riprende tutte le impostazioni che hanno reso Fiorano una leggenda. Seguendo le indicazioni di Alberico il giovane Alessandro ha modificato solo la composizione del bianco che ora è ottenuto da grechetto e viognier mentre il rosso resta quel perfetto binomio tra cabernet sauvignon, in maggioranza, e merlot. La conduzione del vigneto è, questa sì!, assolutamente naturale e la vinificazione viene effettuata in botti di rovere di Slavonia dalla capacità di 10 ettolitri dove il vino matura fino all’imbottigliamento.

Il bianco 2010 ha colore intenso e profondo, al naso è ricco e maturo con un lieve sentore di legno. L’assaggio rivela un’acidità viva e una persistenza impressionante, un giovane di belle speranze che lascia intravedere un radioso avvenire.

Il rosso 2006, due bottiglie assaggiate, si presenta al naso con un frutto esuberante che rapidamente evolve in toni profondi e cupi di eccezionale eleganza. Avvolgente e intenso all’assaggio impressiona per la finezza dei tannini e la trama essenziale.

Al momento di stappare le bottiglie ci è sembrato a noi che eravamo al tavolo, di tornare indietro nel tempo: le bottiglie riprendono con precisione e gusto il margine tradizionale e la personalità dei vini è modellata su quella dei grandi campioni degli anni ’60 e ’70. Complimenti a Alessandro per l’esordio così brillante (ma nessun punteggio per carità) all’ombra di un mito tanto grande quanto misterioso.

Credete a Odisseo!

15 Commenti

  1. Ricordo alcune annate vecchie di Fiorano, forse il 76 se non sbaglio e certamente il 69 lo scorso anno sul terrazzo di casa mia, caro Paolo, durante una cena memorabile con amici del cuore che dovresti ricordare, amico mio. Grandi vini, davvero grandi vini! 🙂

  2. …ovviamente una notizia a dir poco emozionante, ricordandomi le emozioni dei Semillon mitici degli anni settanta. Mò non sto più nella pelle e non vedo l’ora di riassaggiarli. Anzi, una visita alla prima occasione sarà d’obbligo. Ricordo pure io l’espianto completo e l’abbandono delle coltivazioni. Hanno ripreso vigne abbandonate o hanno reimpiantato de novo?

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