Se questo vino è naturale, allora datemi il convenzionale!

Tempo di lettura: 3 minuti

Sembrerà strano ma sono una delle poche persone rimaste che non ha mai utilizzato Facebook, né Twitter. Nel primo caso per evitare di ritrovare i compagni delle medie con la pancia sblusata e lo stesso sense of humor di allora ma gravato da un carico trentennale di trascorsi mediocri che di certo non avrebbero apportato alcun valore aggiunto alla modesta levatura intellettuale di quei barbagianni con le olive ascolane nel cervello.

Nel caso di Twitter invece, che reputo potenzialmente più interessante, ammetto di averci provato ma senza successo per via del limite imposto sul numero di caratteri che non permetteva il consueto uso di figure retoriche le più desuete e argute, come invece si conviene allo stile di Black Mamba. Pertanto, i miei sistemi di comunicazione col mondo esterno, a parte i pugni sul naso, sono legati a metodi a tutt’oggi considerati tradizionali. Quello orale, gli sms, le e-mail o la raccomandata con ricevuta di ritorno se desidero introdurre argomenti più impegnativi; scenari appesi  fra la scrivania con tagliacarte in argento, il libretto degli assegni e la corte d’Assise.

Questa brevissima introduzione – il lettore non mancherà di pregiare la sintesi – veicola, in verità, un quesito geniale di natura enigmistica, da me ideato, con lo scopo di mantenere vivace e in costante allenamento la sua mente, affilata e sagace. A voi la soluzione dunque! Ovverosia l’abilità nel cogliere il nesso logico fra quanto fin qui affermato e la domanda che segue: è meglio bere un vino buono convenzionale o uno meno buono naturale (artigianale)?

Amici di Black Mamba, la domanda non è peregrina e vi prego di provare a degustare l’una e l’altra categoria nella stessa sessione di assaggio, perché comparare serve eccome! Ne ho assaggiati tanti e diciamo subito che fra i vini “naturali” ho trovato alcuni prodotti molto interessanti, ma anche bottiglie che mi hanno lasciata a bocca aperta…reclinata su una tazza in ceramica.  Con Odisseo abbiamo provato un vino maremmano, La Querciola ’03 di Massa Vecchia. Si tratta di un blend di Sangiovese 65% e Alicante 35%. Non siamo riusciti a finirlo e direi che di comprarne un’altra bottiglia fino alla mia prossima reincarnazione non se ne parla.

Rosso molto potente dove il connubio fra zona, uvaggio e annata non lascia spazio a leggerezza ed eleganza. La riconoscibilità del metodo e delle tecniche di cantina sovrastano il frutto. Estrazione e macerazione piuttosto tirate, si riverberano in un naso dominato da china e grafite. Evidenti sentori animali ma di alcune aree del corpo dell’animale che – naturalmente – non ci sogneremmo di sottoporre a un’analisi olfattiva accurata. Sopravvive una discreta acidità ma non v’è traccia di equilibrio e armonia. La bottiglia costa circa 45 euro quindi dal punto di vista economico una bastonata peggiore dell’ultima manovra del nostro governo. Con indiscutibile  rispetto per un’azienda che ci incuriosisce per il lavoro selettivo e integralista che svolge, per noi questo vino non vale un Rancia di Felsina, che possiamo considerare convenzionale.

Abbiamo provato recentemente Rancia 2006, annata piccolina ma deliziosa, priva di fronzoli e molto rigorosa nella definizione del frutto e del carattere del sangiovese. Quindi? Odisseo ha già risposto alla mia domanda e non mi ha delusa. Voi, invece, come la pensate? Prima di chiudere però vorrei suggerirvi, da quella laica che sono, scevra da preconcetti e distante anni luce da qualsivoglia pregiudizio, un piccolo gioiello della biodinamica certificato Demeter sia per l’uva che per il vino, cosa piuttosto rara in Italia.

E’ Cascina La Pertica, Le Zalte 2005, Garda Doc. L’ho recentemente riassaggiato, a suo tempo mi fu suggerito dal mitico Prompi, maestro di vita e di bevute (quindi se non mi reggete prendetevela con lui!)  Vino rosso ottenuto da uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, molto ben definito, preciso e dinamico nel bicchiere. Caratteristiche le note varietali al naso, sostenute dai piacevoli accenti di un’acidita’ fresca e da un tocco di legno che non guasta. Molto succoso e nitido il frutto che in bocca e’ armonico, persistente e riconoscibile. Scusate se mi ripeto ma io nel vino voglio riconoscere il vitigno e possibilmente la zona di produzione, non il metodo. Parola di Black Mamba e Odisseo!

[Foto: italianwineshop.it]

71 Commenti

  1. Discorso interessante e chiaro! Mica poco di questi tempi… Sarà una mia fissazione, ma conferma che le categorie sono inutili. Naturale convenzionale… Mah! Ricordo un mazzacolin interessatissimo alla biodinamica, insomma tornando alla domanda di BM tra naturale e convenzionale? Meglio il vino buono! 😀

    • Sono felice che ci sia gente con gusti diversi dai miei! Potrò continuare ad acquistare la querciola
      ai prezzi attuali mentre altri berranno i Parker da 98+ a 100€ a bottiglia. Questa è la bellezza dell’umanità 😊

  2. Cioè, dopo il pippone delle categorie, sponsorizzate quella dell’artigianale e scrivete di naturale/convenzionale? Non c’è alcun nesso logico, solo parole in libertà! Cosa vinco 😀

    • ha risposto a Mi vien da ridere: vedi i tre vini di cui parla BM sono indiscutibilmente tutti e tre artigianali, ma di gusti differenti, come deve essere 😉
      Me Sto arrivando! Che se continui così vinci un’altro articolo 😀

    • ha risposto a Mi vien da ridere: Be,’ io veramente nel post ho scritto naturale (artigianale), proprio perchè noi preferiamo utilizzare il secondo termine, ma ai più piace il primo. Naturale eccome, sostengono! Vabbè che ti annoiano i miei scritti, ma quella parentesi era nelle prime venti righe. Manco fin lì sei arrivato??? ;-)))

  3. Laica è laica! Mai assaggiati, solo Rancia e mi piace molto anche se le ultime annate me le sono perse. Anzi ora che ci penso è dal 95 che non lo assaggio.

  4. …posto una domanda già fatta altrove , che mi assilla:…ma i vignaioli “biodinamici” , quando sono ammalati si curano con le medicine convenzionali o con quelle omeopatiche? Nel primo caso, che influenza possono avere sui loro vini i quali possono essere considerati ancora vini biodinamici? O bisognerebbe specificare, magari in etichetta, che sono vini da “agricoltura biodinamica” ma “agricoltori convenzionali”? Sai che non c’ho dormito stanotte, pensandoci?… [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/felici/felici-set2/26.gif[/img]

    • Anche se la domanda mi sembra provocatoria provo a rispondere con tono serio, oltretutto con discreto ritardo. I veri vignaioli biodinamici non si curano con medicine convenzionali e cercano di vivere, compatibilmente con la società in cui siamo costretti a esistere, in maniera coerente con la loro filosofia produttiva, Claudia una mia amica enologa “naturale” lavorò per circa un anno da Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi), lui pretendeva che tutti i residenti nel suo podere usassero detersivi naturali per evitare che gli scarichi inquinassero con residui chimici l’ambiente circostante, una sera la pescò intenta a spazzolare un barattolo di nutella insieme ad una amica, ne ricevettero una cazziata fenomenale perchè “cacandola inquinerete la mia terra con questa schifezza”.
      Naturalmente Stefano e uno che fa biodinamica seriamente dagli anni settanta, non un improvvisato che è saltato sul carrozzone del naturale perchè da un pò va di moda..

        • Cristiana anche io rido spesso, rido quando sento o leggo opinioni faziose e colme di preconcetti da entrambe le parti e soprattutto quando sento produttori che di punto in bianco si definiscono “naturali” per saltare sulla cresta dell’onda della biodimanica (che inizio a considerare una brutta parola) che purtroppo da qualche anno a questa parte sta andando di moda.
          Anche se siamo su posizioni abbastanza diverse, io non riesco più a prescindere dalle intenzioni del produttore nei miei approcci al vino (non che il risultato non abbia impoortanza per carità), non posso che condividere il tuo articolo che a dispetto del titolo provocatorio è scritto con curiosità, senza faziosità e idee preconcette.
          La Querciola 2003, che ho riprovato recentemente, non è certamente un campione di piacevolezza, duro tannico acido e alcolico e un rappresentante della categoria tanto illustre quanto difficile, a me non è dispiaciuto ma certo non farei follie per berlo di nuovo, Le Zalte meno conosciuto ma non meno rappresentativo è l’opposto, eppure i due vini nelle intenzioni dei produttori non sono poi molto distanti, Andrea della Cascina la Pertica, che conosco bene tanto da essere stato suo ospite in cantina più di una volta non è incline a nessun compromesso che possa snaturare i suoi vini, in Italia è uno dei più rigorosi nell’applicare i dettami della biodinamica in vigna e in cantina.
          Sono daccordo anche nel preferire l’uva e il territorio alle tecniche di cantina, infatti inizio ad essere piuttosto annoiato dai bianchi macerati e dai rossi in carbonica, ma credo che a dispetto di quanto siamo stati abituati a valutare per anni dai tecnici delle degustazioni ritengo i lieviti selezionati una “tecnica” che mortifica l’uva anche di più delle altre che ho menzionato, nonostante possano dare a volte vini più puliti sul profilo aromatico.
          Mi permetto di consigliarti,se non lo hai già provato, un vino del produttore più estremo, motivato e capace tra i “naturalisti” Italiani, il Rosso 2010 di Gian Marco Antonuzi (Le Coste di Gradoli), una 15na di euri da Bulzoni..
          Buona girnata e alla prossima..

    • ha risposto a Vittorio Vezzola: Peraltro Vittorio, mi piace chiarire che io scrivo una mia libera opinione, non un giudizio. Infatti se vedi non metto mai voti, non li ho mai graditi. Penso che ognuno abbia il sacrosanto diritto di dire o scrivere che un vino non gli piace, ma questo rientra nel registro delle opinioni. Giudicare è altro. Grazie Vittorio per il tuo intervento!

  5. Mah… i gusti son gusti non c’è che dire. Quindi non obietto, però penso che, soprattutto da persona addetta ai lavori, giudicare una cantina da una sola bottiglia sia alquanto riduttivo.

    • ha risposto a Andrea: Pur mettendo in conto che il mio scritto ti possa annoiare a morte, prova a leggerlo con più attenzione e non mancherai di notare che ho parlato di un vino che non mi è piaciuto, ma ho anche specificato il massimo rispetto per la cantina che lo produce. Non basta un vino per parlare di un produttore, non lo faccio mai perchè ho rispetto del lavoro altrui così come spero si rispetti il mio. Prova a rileggere se hai un attimo, magari l’hai aperto da un i phone o letto frettolosamente. 🙂

      • ha risposto a Cristiana Lauro:
        premettendo che il tuo scritto non mi annoia altrimenti non mi sarei preso nemmeno la briga di commentare, ti do ragione, mi sono espresso male io, intendevo bottiglia più che cantina. magari questa non ti ha soddisfatto ma lo stesso di altra annata chissà…
        Max rispetto per il tuo lavoro e la tua esperienza, ma sarà che io da profano (eufemismo) del vino (e forse proprio in quanto tale), prima di mettere una lapide sopra a un vino provo a dargli un’altra chance (magari, visto il prezzo, un pò più avanti… 😉 )

  6. Non ne conosco nemmeno uno. Di Felsina ho bevuto solo Fontalloro e lo trovo un grandissimo Sangiovese. ciao Black Mamba e Odisseo!

  7. Le Zalte l’ho assaggiato varie volte in degustazione ed è sempre stato un piacere. Non è molto facile da trovare, il Garda non se lo fila nessuno.

  8. Io ricordo rancia 85 bevuto nel 91 o giu’ di li, indelebile per fascino e anche beva( guarda un po’), per il resto quoto zona e vitigno…e al rogo il metodo che porta quasi tutti gli enologi , non i vignaioli ma gli enologi, a calarsi in un ruolo di quanto sono fico e quanto sono bravo etc etc…un po come succede ai cuochi che vogliono superare il cibo con la loro personalita’ ed eccesso di tecnica…..ps saluta Silvano , Cri:-)

    • ha risposto a Arcangelo Dandini: Arcangelo, Rancia 1985 era buonissimo! Una sera d’inverno, nel ’98, portai le mie ultime 2 bottiglie rimaste a una cena dal mitico Farmacista, che forse per fama conoscerai. Pieno inverno, s’erano quasi ghiacciate nel baule della mia auto. Pensai bene di appoggiarle un attimo sul termosifone (che idea cretina!) e ce ne ricordammo a marmellata pronta. Una fetecchia imperiale. Finirono nel cesso e io fui coperta d’insulti. Meno male che in quel periodo circolava Renatino*, con la sua cantina di Borgogna itinerante, nel baule della macchina. Renatino risolse la serata! P.S quoto in pieno il parallelo enologi -chef, basta!!! Uno dei piatti più buoni che io ricordi negli ultimi anni è stato un pollo coi peperoni a casa di Bocs. Bocs è bravissimo in cucina, ma quel pollo di suo era una roba serissima…A proposito, mentre scrivo sto cucinando un pollo alla cacciatora, ricetta Nicola Massa. Alla grande Arcà, tu sì che sai come si fa a campare ;-))) * il “nostro” Renatino non c’entrava nulla con l’omonimo delinquente…A scanso di equivoci!

  9. Brava BM! Al di là dell’argomento di fondo, così condivisibile, quantomeno nell’approccio laico e “empirico” da non necessitare di commento alcuno, sono contento di leggere del vino della Cascina La Pertica, che è ad alti livelli da molti anni, ancor prima di cambiare filosofia in vigna e in cantina. Ricordo un rosso da uve un po’ più locali, Sincette mi pare, che si faceva bere a litri con grande goduria. Quanti ricordi da quelle parti! Purtroppo Giovanni ha ragione, il Garda bresciano è assai poco considerato…

      • ha risposto a odisseo: Acc! Ma allora lo conosci anche tu? Io non me lo sarei ricordato senza Egio. Devo essermene sgargarozzata un paio di bottiglie con Silvanone nel 2001. Come aperitivo ovvio!

      • ha risposto a odisseo: Stai lavorando per colmare la lacuna? Su che, sulle vendite inesistenti sotto il Pò??? Ti bevi tutto l’invenduto da Rovigo in giù??? Urca che dichiarazione d’intento! Odisseo mi fai paura…Mi perplimi… ;D

    • ha risposto a egio: Credo anch’io che si chiamasse così. Lo ricordo un po’ semplice ma molto bevibile. Grande Egio, sei un’ enciclopedia…o forse solo un gran bevitore come me ;-)))

  10. Salve a tutti.
    Volevo certificare la totale imbevibilitá dei vini di massa vecchia. Anche il bianco, una volta strepitoso, e diventato all’improvviso più puzzolente dei tombini che abbiamo quì a Pescara.
    Naturalmente tutto secondo il mio gusto….

      • ha risposto a odisseo:
        Ti dico la verità: avevo 7 bottiglie di bianco e le ho scambiate con un “fenomeno” pescarese secondo il quale i vini più puzzano e più sono buoni….. Mi ha proposto in cambio 1 bottiglia di Sorì San Lorenzo 2001 perchè lui questi vini “banali ed omologati” non li beve più…..
        Io invece che non mi faccio troppe domande inutili, quei vini (Gaja) li bevo eccome….
        Per quanto concerne i tombini della mia città, credo che neanche a Bagdad puzzino così…

        • ha risposto a Luca Panunzio:
          Luca in quanto “fenomeno Pescarese” che si è scioccamente preso le 7 ciofeche, insieme a 8 bottiglie di Pico oltre a ricordarti che i Massavecchia erano della vendemmia 2005, quindi mi chiedo quando era il tuo vino preferito, ti riferisco che le sto stappando, al giusto prezzo ad alcuni dei tuoi clienti-amici preferiti che vengono spesso da me con discreta frequenza anche perchè tu non hai più Massavecchia!..Le iniziali dovrebbero bastarti per identificarli, G.V. e L.M.se vuoi i nomi per esteso posso scriverteli per sms..

          p.s. guarda che le bottiglie da scambio devo ancora dartele!!!

          • ha risposto a Luigi D’Orazio:
            Ciao mitico….
            Anche tu a dirmi male per come ho trattato Massavecchia…..e visto che gli sms arrivano copiosi, rettifico il mio personale giudizio.
            Ritratto tutto e chiedo scusa all’azienda e agli amanti del vino in oggetto: mi limito a sostenere che all’esame olfattivo non ê di mio gradimento.
            Poi non ti ho dato dello sciocco per il cambio perchè è una cosa che non penso di te….e mi preoccupa che tu possa averlo pensato. Per me scambiare delle bottiglie che non mi piacciono con qualcuna di mio gradimento ê proporzionale alla tua soddisfazione per lo scambio fatto, e visto che le vendi ai miei amici, mi dovresti riconoscere una piccola % …..:-) .visti i mex che mi inviano ogni volta che vengono da te a berle.
            Concludo continuando a sostenere in pubblico che sei un fenomeno (di Pescara è chiaro) in quanto sei riuscito a trasformare una grossa cantina di vini “convenzionali” in una altrettanto fornita, di vini biodinamici e similari. C’è voluto coraggio e competenza nel fare quella scelta, ma lavorando con passione sei riuscito a far accettare questa tua idea, anche alla tua clientela. Non certo a me 🙂

          • Cristiana io e Luca abbiamo lavorato porta a porta per più di 10 anni condividendo momenti professionali bellisimi e crisi disastrose che mi hanno portato a trasferire la mia attività in un’altra zona della citta (anche nella speranzadi trovare tombini più profumati), credo di poterlo definire un amico..non potevo perdere quest’occasione per farlo sentire in colpa!

            p.s. proprio questa seraho stappato una bottiglia di bianco 2006 ai soliti G.V. e L.M..se i tombini puzzassero così andrei a vivere nelle fognature!!!

    • ha risposto a Luca Panunzio: Ciao Luca! Mi spiace di questa tua testimonianza, benchè mi faccia ridere il paragone con le fogne di Pescara, un simpatico cazzeggio e nulla più…Ma sai, sui blog non si sa mai! 😉 A me questo produttore interessa pertanto assaggerò altro. Come dicevo ad Andrea non amo giudicare e soprattutto non con un solo assaggio all’attivo, peraltro di un’annata infelice per tutti. Vediamo, ti farò sapere. Mi porto Odisseo, il mio sindacato di riferimento. 😉

      • ha risposto a Cristiana Lauro:
        Ciao Cristiana,
        In realtà il “giudizio” è dato da uno che compra e paga le fatture….quindi è chiaro che un vino mi possa piacere ed un altro no. Quello che mi dispiace di Massa Vecchia bianco che è passato da uno dei miei vini preferiti ad un vino difettato con volatili altissime, sentori di straccio bagnato abbinato ad un ossidazione fuori dal comune. La continua ricerca di migliorarsi e perfezionarsi, a volte, non produce miglioramenti.
        :-))

        • ha risposto a Luca Panunzio: La tua premessa è fondamentale e ineluttabile, quindi giusta. Sono d’accordo, completamente. Sul vino bianco mi riservo di assaggiarlo prima di parlare. Senza giudicare e soprattutto senza pregiudizio.

    • ha risposto a mario fanfasi: Ognuno ha i suoi gusti, non è questione di capirci. Certo che se ha apprezzato difetti olfattivi o gustativi, allora forse deve rivedere la grammatica 😉 però ognuno ha i suoi gusti e questi vini a molti pare che piacciano. Io in realtà non li ho mai assaggiati quindi non mi pronuncio nel merito. Ho bevuto solo Rancia ma non è appunto un vino naturale.

      • devo allora per forza migliorare,
        i difetti li avevo scambiati per pregi!

        sono stato influenzato da alcuni esponenti della ristorazione parigina: se non è naturale non si beve
        ma forse in francia la scelta è molto più ampia e attendibile della nostra

        un saluto e grazie per lo scambio di opinioni
        mario

  11. Ciao BM! Come sempre cogli nel segno. Come già ho avuto modo di scrivere in passato, ritengo che prima di tutto vada giudicato il risultato, sia da un punto di vista qualitativo che di salubrità del prodotto. Io rispetto tutti i metodi di produzione ma, come tali, non ritengo corretto vengano usati come strumento di marketing e….talvolta…lo sono! Sempre pronto a degustare senza pregiudizi e preconcetti!! Un saluto da Dubai! Enrico

  12. Cara BM, come sempre cogli nel segno. Come ho già avuto modo di dire, quelo che conta é il prodotto finale, sia da un punto di vista qualitativo che di salubrità. I metodi di produzione, come tali, non dovrebbero mai essere strumentalizzati a fini marketing ma esclusivamente devoluti al raggiungimento della qualità. Purtroppo non é sempre cosí???! Degustiamo i vini senza pregiudizi e preconcetti e valutiamoli per quello che realmente esprimono. Un caro saluto da Dubai! Ciao!

  13. Eh eh eh eh..sistemi di comunicazione : pugni sul naso.%D%A%D%Anon so perchè ma leggendola ho sempre l\\ impressione che scherzando e ridendo dica sempre un fondo di verità.%D%A:)

  14. Forse perchè generalmente da li escono vini mediocri e quei pochi gagliardi son prodotti in numeri limitatissimi per cui o sei della zona o ciao ciao?

  15. Comunque in questo scritto ci son tre cose che si devono sottolineare:

    1) BM non finisce una bottiglia di querciola 2003 non in solitaria, ma in due
    2) l’annata 2006 in Chianti è piccolina (no,non te la cavi in corner con un ” ma deliziosa”)
    3) le Zalte è piaciuto molto a BM

    Per me 3 indizi fanno una prova: BM capisce di vino come io capisco di greco antico e non basta poi bere krug 19vattelapesca e dire che era grandioso per farsi una reputazione decente.

    • Io non condivido il post (troppo denigratorio a mio parere) e l’ho detto qui sopra, ma vorrei capire che significa “capisce di vino”?
      Vorrei proprio saperla la definizione di “uno che capisce di vino”…
      Secondo me si sentenzia sempre troppo e ci si confronta poco….bah!

      (poi se tu sei un professore di greco non considerare questo mio post….)

      • Tutti gli sport hanno le loro regole e chiacchere e chi capisce o non cosce si sa Benissimo! basta informarsi… La Lauro è una di questi 😉
        Vuoi le prove? Anche quelle ci stano basta studiare! 😀

    • E’ la differenza tra scegliere quali perle indossare o cercare una perla in mezzo alla bigiotteria. Dello champagne da 5 mila euro ne leggi, di quello da 50 euro ne bevi. Non so quale ti dia più soddisfazione

    • Premesso che Krug non è in cima alle mie preferenze (però qualche Collection molto buono l’ho bevuto) ti rispondo che potresti avere ragione in effetti, forse io non capisco nulla di vino. O forse capisco moltissimo. E’ il campo illimitato e insondabile del possibile! Il problema è un altro secondo me, ed è la ragione per la quale detesto lo spazio commenti, ovvero, chi non la pensa come te non capisce. Io non so se tu, gentile Zakk, capisca o meno di vino o di qualunque altra cosa, semplicemente evinco che sei su posizioni diverse dalle mie ma non per questo traggo conclusioni sulla tua formazione. Non credo che le opinioni diverse dalle mie siano per forza da buttare, nè che provengano da fonte disinformata. Può essere che io e te, su binari diversi, non ci incontreremo mai ma continueremo parallelamente a non capirci un cacchio di vino. Tu ed io…Chi può dirlo? E’ il campo illimitato e insondabile del possibile…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui