Schede del vino. Chateau Couhins-Lurton Pessac-Léognan 2000

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Un tutto sommato semplice “cru classé de Graves”, pescato dopo sette anni di permanenza nel comparto Bordeaux della mia cantina in una sera di voglia di quei sapori, senza inseguire necessariamente il tetto del mondo e le molte centinaia di euro al pezzo del capofila della denominazione, “le roi” Haut-Brion. E, in seconda battuta, voglia anche di vedere che ne è di un 2000, annata discussa, spaccata tra ambizioni e stime da grandeur assoluta e alcune feroci delusioni.

Tre quarti di Merlot, uno di Cabernet Sauvignon la ricetta; la società intestata ad André Lurton, che produce anche etichette come il de Cruzeau e soprattutto l’abbastanza tasversale La Louvière, l’esecutrice materiale. Decisamente affidabile, a giudicare dallo stato di salute di questo peso leggero da 12,5° di alcol, che si muove sul ring di un menu all’italiana (pasta di Gragnano ripiena, controfiletto al ribes e riduzione di vino rosso, mini assaggio di rognone e funghi) con disinvoltura ballerina, tenendo botta su tutto, dando frutto giusto, profumi eleganti, appena una sfumatura erbacea, e finendo fresco al fondo palato, amabilmente risciacquato a ogni sorso di Graves. Considerato che quest’etichetta è più celebre e celebrata per il bianco 100% Sauvignon che arriva a meritare (come altri fratellini dell’appellation Pessac) punteggi over 90/100 da vari taster anglosassoni di peso, e che questo rosso quota al mercato (per dare un’idea e fare un esempio) assai meno di un Montiano, a me pare una boccia che ci sta, eccome. Prosit.

2 scatti e 1/2

[Foto: vinalytics.com, panoramio.com]

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