Sono proprio curioso di vedere come i nostri traduttori renderanno in inglese la parola “ringalluzzisce”. “Cocking again”? “Will be rooster again”? Chissà? Però la notizia è di quelle importanti nel mondo del vino italiano. Perché dopo l’uscita dal Consorzio del Chianti Classico nel 1974, la Marchesi Antinori ne rientra oggi nel 2012, e riacquista il diritto di fregiarsi del Gallo Nero o Black Rooster in inglese e quindi di “ringalluzzire”. Un momento storico, siglato lo scorso 22 febbraio nel corso dell’Anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze da Albera Antinori, primogenita del Marchese Piero, e da Marco Pallanti, presidente del Consorzio. Antinori è oggi il secondo produttore in assoluto di Chianti Classico, dopo Castelli del Grevepesa e prima di Banfi. Ma prima anche di Ruffino, di Melini, di Rocca delle Macìe, di San Felice o di Ricasoli, cantine fondamentali per la denominazione. Ma è soprattutto un riallineamento di un’azienda di grande prestigio e peso internazionali, che ha puntato molto sul suo “brand” e forse finora meno sul suo “terroir”, per dirla usando i soliti triti e retorici termini del noiosissimo “marketing” moderno. Nel senso che Antinori, Tignanello, Solaia e forse persino San Giocondo, il nome del Novello, hanno contato negli ultimi tre decenni più di Chianti Classico ed infinitamente più di Gallo Nero. Bene così, perciò. E non solo per il Consorzio che recupera, dopo Ricasoli e Ruffino, l’altro grande nome mancante, ma anche per Antinori, che si riappropria anche formalmente di una realtà direi costitutiva della sua essenza, quella di essere un grande e fantastico nome del Chianti Classico, vivaddio!

[Daniele Cernilli]

1 commento

  1. Giusto riconoscimento ad una famiglia di “vinattieri” che ha risollevato le sorti di una grande Azienda. Gradevole anche il libro del marchese Piero “Il profumo del Chianti”.

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