Dimenticate Mondovino e guardate SOMM per far girare i bicchieri

Tempo di lettura: 2 min

Non sembrano lontani i tempi in cui il film documentario dell’americano Jonathan Nossiter portò sul grande schermo il tema del business del vino. A essere incriminate non erano le bollicine provenienti da tutto il mondo – dalla  Toscana alla provincia di Oristano, da Bordeaux alla Borgogna, da Napa Valley negli States all’Argentina fino al Brasile – ma all’impatto della globalizzazione sulle piccole produzioni. Presentato al 57esimo Festival di Cannes il film sollevò un ingombrante polverone sullo scacchiere vinicolo internazionale: ad essere accusate erano infatti le grandi aziende della produzione vinicola, le cui scelte e strategie di mercato rischierebbero di danneggiare i piccoli produttori, garanti delle tradizioni e dei territori. Un film politico, avvincente e programmatico (3 gli anni per la lavorazione), dunque che raschiava il terreno fertile delle discussioni sulla globalizzazione spostando per la prima volta l’asse intorno al pericolo di una standardizzazione e di un appiattimento delle differenze culturali oltre che enologiche.

Se il nettare di-vino al centro del teso Mondovino (2005) era tutt’altro che dolce, stretto com’era nella morsa del male oscuro dell’imperialismo, ora ci pensa Jason Wise a stemperare i toni. E’ ancora incerta la data d’uscita, ma questa primavera il suo SOMM promette di seguire la via del successo mediatico del talent show Masterchef. Il film, una produzione indipendente costata tanta fatica (due anni di riprese in ben 6 paesi diversi), racconta infatti la vera storia di Brian McClintic, Dustin Wilson, Ian Cauble e DLynn Proctor, quattro aspiranti sommelier che partecipano alle selezioni di Master Sommelier.

Giovani e appassionati i protagonisti si preparano a sostenere uno degli esami più prestigiosi ma anche più difficili per gli esperti di vino. Per la prima volta le telecamere immortalano le intense tribolazioni di un percorso incredibile che premierà solo il sommelier capace di riconoscere i vini di tutto il mondo. Chi di loro potrà alzare in alto il suo calice? Di sicuro l’unico destinato a essere il più “decantato” del grande schermo dopo il duo Jack e Milse, Thomas Haden Church e Paul Giamatti, in Sideways.

(Angela Cinicolo)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui