La birra a SaporeRimini. Se 7 milioni di nuovi birrofili vi sembran pochi…

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Sapore, la visione del futuro del gusto è lo slogan dell’edizione 2012 di SaporeRimini, il più importante appuntamento fieristico del settore.

Il logo ideato dall’agenzia ph5 per quest’anno è un occhio che, come spiega il direttore creativo Marco Gandolf, “è spesso il simbolo del futuro, dell’onniveggenza, della conoscenza, ma è anche lo specchio dellanima. Dunque il nostro occhio, che scruta il futuro e ce ne riporta novità e tendenze, osservato da vicino compone l´anima di Sapore, si forma a partire da tante immagini di consumo, da tanti momenti che mostrano l’emozione del mangiare e del bere fuori casa”.

Gli italiani apprezzano sempre più la birra. Nel 2011 sono stati circa 7 milioni quelli che si sono accostati per la prima volta in maniera stabile a questa bevanda, portando a circa 36 milioni il numero degli appassionati. Ad apprezzarla sono i consumatori sporadici (+40%, ma questi purtroppo sono anche quelli che si bevono pure lo zolfo liquido e tengono basso lo standard qualitativo) e quelli abituali (+20% e tra questi c’è in stragrande maggioranza chi seleziona ciò che vuole far filtrare ai propri reni), ma anche una quota sempre più alta di donne: sono infatti ormai 16 milioni le consumatrici di birra, pari al 62,7% delle italiane maggiorenni, che la scelgono soprattutto per il suo gusto e perché è poco alcolica, conveniente e di tendenza.

Poi ci sono i minorenni che non vengono riportati nelle statistiche. Non facciamo i bacchettoni né i moralisti, tutti abbiamo conosciuto l’ebbrezza alcolica sotto i 18 anni; diciamo solo che questa fetta di mercato silente si accosta a quello che il supermercato e il bar sotto casa offrono. Vabbe’, continuiamo così a farci del male, recitava Nanni Moretti.
Comunque, la birra è la bevanda alcolica preferita dagli italiani maggiorenni (e non) fino ai 44 anni.

Il consumo di questa bevanda rimane nel nostro paese moderato (leggasi: siamo ancora in pochi a berla e la maggior parte ne beve poca, Vergogna! 5 minuti all’angoletto!) e prevalentemente circoscritto ai pasti. Il 35% dei consumatori beve birra una sola volta a settimana (visto? Beviamo poco).
Nei fine settimana, tra ristoranti e pizzerie, è la bevanda scelta dal 42,6% degli avventori, contro il 41,9 che preferisce il vino. Vino che nei giorni feriali si riprende però la rivincita, con il 21,8% contro il 19,6%.
Nel 2011 è cresciuta anche la quota dei microbirrifici, che ha raggiunto il 2% del mercato. Si tratta di un complesso di circa 350 piccole imprese artigiane che offrono un prodotto di alta qualità (Oddio… tutti tutti no, parecchi sì, qualcuno vorrebbe, altri sarebbe meglio si trovassero un altro lavoro) e molto differenziato a seconda dei gusti della clientela, o meglio, del Mastro Birraio.

Dopo questo piccolo (non troppo) preambolo passiamo alla parte pratica…

Sarà una frase fatta o un luogo comune, comunque pure ‘sta volta ‘na cosetta se ’a semo bevuta, ma proprio una, eh…

Una volta sbrigata la pratica di accredito in sala stampa come un setter inglese punto la preda, padiglioni A1/A3, Area Birra Beverage & Co.

Piccolo giro perlustrativo, il padiglione A1 è dedicato ai produttori artigianali italiani e alla parte tecnica produttiva e gestionale delle attività, sia produttive, quindi impianti di produzione e spillatura del prodotto per arrivare anche alla gestione degli ordini dei clienti e B2B (business to business, ndr) che di vendita al dettaglio, i sistemi informatici della gestione delle prenotazioni ai tavoli per intenderci.

Il padiglione A3 invece era regno di Interbrau e dei marchi ad essa legati, tra i quali Leonardo Di Vincenzo e la sua creatura Birra del Borgo. Oltre a chi firma grandi birre diciamo che l’ A3 era il padiglione della produzione industriale e non d’oltre confine dove Fürstenberg si presentava con uno stand gigantesco.

Mentre facevo mente locale su come gestire al meglio le mie ore tra gli stand (nel modo più sconsiderato, ve lo anticipo) mi sono recato presso una delle zone adibite alle conferenze dove si teneva una discussione sulle birre estreme con i relatori ´Kuaska´, Agostino Arioli (Birrificio Italiano), Hans-Peter Drexler (Schneider Weisse), Giovanni Campari (Birrificio del Ducato), Steve Grossman (Sierra Nevada).

Ormai il mondo delle birre artigianali ci ha abituato a tutto. Moltissimi birrifici si lanciano in produzioni che spesso, per inventiva e per desiderio di sperimentazione, si discostano dalla regola stilistica da cui partono.

Birre estreme, che non si allontanano dalla storicità. Personalmente va bene tutto, basta che di base rimanga la bevibilità e il gusto del convivio, non sono un fan dei prototipi nel mondo birraio. Posso assaggiarli ad una fiera come esperimento, ma se poi è una birra non bevibile vige sempre la regola del Marchese del Grillo, “Aronne tu lavori bene… bella a buasserie, bello l’armadio, belle e cassapanche… bello, bello, bello tutto… bravo… grazie… adesso te ne poi pure annà”.

Ma ora è tempo di aprire le danze. Si torna (e ci si rimane) al padiglione A1. Iniziamo dal mio brassarolo preferito, già l’ho detto e lo confermo: Birrificio Lariano. Arrivo allo stand e sotto lo striscione del birrificio capeggia un diploma Unionbirrai che recita “1° Classificato”, Fulvio ed Emanuele hanno fatto filotto, hanno vinto la categoria 12 (Birre chiare, alto grado alcolico, di ispirazione belga) con la loro Tripel, la Tripè.

Una birra color oro intenso, profumatissima, fruttata, albicocca matura, luppolatura moderata ma che ben bilancia l’apertura dolce, 8° alcolici e ben 17° Plato, ma con un corpo medio che ne facilita parecchio la bevibilità. Se lo sono meritati sul campo il 1° premio.

Altra news lecchese è la Willy Wo, una Imperial Chocolate stout. A me le birre scure non fanno impazzire, a dirla tutta non mi piacciono. L’estrema tostatura non mi ha mai fatto impazzire, l’amore non è mai nato dal lontano 90 quando assaggiai la mia prima Guiness; ma questa Willy Wo mi ha conquistato, imperial sì, ma parecchio chocolate! E anche stout si vabbè. Sarò di parte, sarà il nome che è una dedica a un film a me caro con Gene Wilder, quello di Tim Burton con Johnny Depp, ma come l’ho assaggiata ho iniziato a canticchiare pure Imagination.

Allora, a parte la leccata senza scopo di lucro a Lariano d’obbligo, ne ho assaggiate davvero tante, grazie anche ai miei personal ciceroni, Stefano Frasca e Ericuccio Martarelli dei Birrifugi di Ostia e Trastevere, Giorgione del Mastro, protagonista della locandina della crociera etilica “un mare di birra” in collaborazione col Macche, e il guru: Er Colonna assieme a Fabio Zaniol appunto del Macche. Grazie della due giorni ad alto tasso alcolemico e di altissimo livello!

Chiedo scusa in anticipo a chi non verrà citato, ma come in tutti i reportage qualcuno rimane fuori, non me ne vogliano.

Le birre che mi sono rimaste impresse e che mi hanno impressionato? Allora…

Caulier Extra, produttore artigianale belga in incognito tra i microbirrifici italiani. Mi mancava all’appello, buona, buona, buona, da info lette in giro (anche ratebeer) sembrava doveva essere una premium lager, invece come ci spiega Federico Scapin è un’alta fermentazione belga da 4.3° fatta con luppoli Simcoe di una bevibiltà eccelsa e di un sapore tondo, ben bilanciato con un retrogusto piacevole che ti batte letteralmente sulla spalla a dirti “E allora?

La vogliamo bere sì o no?”. Stand piacevolissimo in cui sostare, e non c’ entra nulla Alessandra, la bellissima ragazza presente allo stand, noi pensiamo solo alla birra…

Ma continuiamo, Birrificio Karma e la sua De Rinaldi, creata espressamente per il pub Historia di Puglianello, nel beneventano, suggestivo locale situato all’interno del castello baronale di Puglianello nel quale visse Ottaviano De Rinaldi, a cui si ispira il nome della birra. Una ale belga in stile natalizio. Ambrata scura con riflessi ramati con schiuma cappuccino compatta. Notevole il profumo di fichi d’india, frutta matura stramatura, con sentori di liquirizia, intorno ai 9 gradi e non sentirli, beverina all’inverosimile.

Ma passiamo dalla Campania all’Emilia e al birrificio BiRen e alla sua Weiss Charlotte, vincitrice della categoria di riferimento del premio Unionbirrai. Che dire? Se l’è meritato, una cacchio di Weiss coi controattributi, toni gustosi alla banana con accenni di agrumi, seguiti da un sentore delicato di chiodi di garofano, spezie e note floreali di luppolo. Chiamo il Frasca e gli dico: “Devi assaggiarla, è la vintrice della categoria!”. Il suo commento: “senti che ca**o di weiss! Bona da paura!”

Venghino siori venghino, un altro stand un altra vincitrice, siamo da Statalenove e la sua Preda, vincitrice della categoria birre affumicate, come dicevo in occasione della Spezial Lager, le spremute di Speck non mi piacciono, questa ha un’affumicatura decisa, presente, oserei dire querciosa, ma senza lo stucchevole di cui sopra, spettacolare. Statalenove è un habitué dei premi, quest’anno la loro Levante, dopo aver già vinto la categoria delle birre chiare a bassa fermentazione, si è aggiudicata il 3° posto.

Non posso non citare la Ryeccomi, una Pale Ale con una percentuale di segale prodotta a 6 mani in collaborazione tra i fratelli Cerullo di Birra Amiata e Mike Murphy (mica pizza e fichi), una birra estrema nella luppolatura, con un attacco rurale tipico della segale.

Birre diciamo fuori dai canoni standard medi di conoscenza delle birre (chiara o bionda, rossa, nera; di frumento per chi ne conosce uno di più…). Quelle che mi hanno colpito senza ombra di dubbio sono 2, la Dudes di Toccalmalto di Bruno Carilli, una Barley Wine da 12° maturata 4 mesi in botte Caol Ila, birra da meditazione da centellinare in bicchiere da cognac con la liquirizia e la quercia che invitano il naso e poi calda di quercia e avvolgente di cuoio al palato. Ecco il quadro perfetto: bicchierino da cognac o da brandy, pezzetto di cioccolato fondente, caminetto e … varie ed eventuali dannunziane (E so’ un signore, diciamolo… No?).

E poi devo citare Valter Loverier e la Dama Bruna di LoverBeer (Birraio dell’anno 2010 per Fermento Birra), una Oak Aged Ale da 6.7°, fermentata esclusivamente in tini di rovere, maturata 12 mesi in barrique grandi nelle quali compie una rifermentazione lattica. E’ il progetto originale che ha dato vita anche alla Madamin. Una parte viene trasferita in barrique grandi e vi rimane fino all’estate. Con i primi caldi viene portata a temperatura ambiente (circa 24/25°) e addizionata di zucchero caramellato e lactobacillus.

“Omaggio alle oud bruin fiamminghe che si manifesta soprattutto all’olfatto grazie al contrasto tra le note dolci di caramello e quelle acidulo-lattiche. Nel palato i sapori vinosi dalla maturazione in botte ci introducono ad un piacevole fruttato di ciliegia e uva sultanina con un finale caratterizzato da una lieve astringenza. A tavola si sposa bene con formaggi di media maturazione, mentre in cucina è perfetta per cucinare brasati e cacciagione”. Così si esprime in proposito Lorenzo Dabove in arte Kuaska.

Non sono un amante delle birre acide e similari, ne riconosco il valore produttivo e culturale, e riconosco in me un limite nel non saperle apprezzare al mio palato, ma questa, cacchio, mi ha colpito per un’acidità che si sente, non stucca e per la facilità con la quale scende.

Menzioni speciali per Bad Additide e la sua Dude, dedicata al personaggio interpretato da Jeff Bridges nel “Grande Lebowsky”. Birra vincente non vincitrice della sua categoria, 2^ classificata dietro a nessuna… I giudici hanno detto che erano si buone ma nessuna spiccava così tanto da meritare il 1° posto.

Menzioni extrabirraie, Grado Plato e il suo impianto Moto Guzzi a V, ma vince la categoria La Fenice e il suo impianto a 4 vie ricavato da un gioiello di tecnologia motoristica riconosciuto a livello planetario, il glorioso bialbero Alfa Romeo. 1.6 di cilindrata nella fattispecie.

Grandissima festa tra gli stand, non esiste competizione ma solo movimento birraio, con mastri birrai che vanno a bere dai loro colleghi e proprietari di pub che spillano negli stand della “concorrenza”. La serata di lunedì è stata caratterizzata da Giorgione special guest da Lambrate con invasioni barbariche dei Birrifugi di Ostia… fino a quando la security della fiera ci ha letteralmente cacciato e gli amici di Lambrate e luoghi limitrofi hanno alzato un coro tipico del nord…
“Ma che ce frega, ma che ce importa, se l’ oste ar vino c’ha messo l’ acqua…” 
Grande affinità tra nord e centro. Se il mondo brassicolo nostrano ha i suoi riferimento nei birrai del nord, Roma è riferimento sulla gestione dei pub e sul consumo della birra artigianale.
Un grande happening alcolico, gente non più propriamente lucida ce n’era, ma nessuno era molesto, era in vino veritas positivo, di chi beve in compagnia per il gusto della compagnia e non per la ricerca dell’ebrezza alcolica.

Comunque, archiviato questo Sapore 2012, occhi e fegato ingrossato puntati su Milano e l’IBF 2012.

(Adriano Desideri)

Di seguito i vincitori del premio Unionbirrai 2012.

Categoria 1 (birre chiare, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca)

1) Slurp! (Soràlamà)

2) Tipopils (Birrificio Italiano)

3) Levante (Statalenove)

Categoria 2 (birre ambrate e scure, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca)


1) La Nera (Rienzbrau)

2) Scubi (Birrone)

3) Rust (Doppio Malto Brewing Company)

Categoria 3 (birre ad alto grado alcolico, di ispirazione tedesca)


1) Finitor (Rienzbrau)

2) Lambrate (Birrificio Lambrate)

3) Titanbrau Rossa (Birrificio Artigianale Sanmarinese)

Categoria 4 (birre a basso grado alcolico, di ispirazione anglosassone)

1) Haraban (Foglie d’Erba)

2) Sunflower (Birrificio Valcavallina)

3) 24K (Brewfist)

Categoria 5 (birre luppolate, di ispirazione angoloamericana)


1) Non assegnato

2) Dude (Bad Attitude)

3) Freewheelin’ Ipa (Foglie d’Erba)

Categoria 6 (birre ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)

1) Pomposa (Birrificio Emiliano)

2) Rossa del Gallo (Birrificio Sant’Andrea)

3) Abboccata (Birranova)

Categoria 7 (birre scure, basso grado alcolico, di ispirazione angloamericana)

1) Turner (La Piazza)

2) 2 Cilindri (Birrificio del Forte)

3) Sally Brown (Birrificio del Ducato)

Categoria 8 (birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)

1) Montinera (Piccolo Birrificio Clandestino)

2)Imperiosa (Birrificio Civale)

3)Two Penny (Bad Attitude)

Categoria 9 (birre ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)


1) Xyauyu 2008 Riserva Teo Musso (Le Baladin)

2) La Prima Luna (Birrificio del Ducato)

3) Geisha (Birrificio Troll

Categoria 10 (birre con frumento maltato, di ispirazione tedesca)


1) Charlotte (BiRen)

2) Brass Weiss (Doppio Malto Brewing Company)

3) B.I. – Weizen (Birrificio Italiano)

Categoria 11 (birre chiare, basso grado alcolico, di ispirazione belga)


1) Fog (Birrificio Sant’Andrea)

2) Gassa d’Amante (Birrificio del Forte)

3) La 68 (Birrificio Math)

Categoria 12 (birre chiare, alto grado alcolico, di ispirazione belga)


1) Tripè (Birrificio Lariano)

2) 3-Tre (Birrificio F.lli Trami)

3) Caliban (Birrificio Endorama)

Categoria 13 (birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione belga)


1) Magnus (Croce di Malto)

2) Moresca (Rubiu)
3) Grostè (Birrificio F.lli Trami)

Categoria 14 (birre con spezie e/o cereali)


1) Saison (Vecchia Orsa)

2) Zucca Baladin (Le Baladin)

3) Bianca (La Petrognola)

Categoria 15 (Birre affumicate)


1) Preda (Statalenove)

2) Wedding Rauch (Birrificio del Ducato)
3) Fermentum 1111 Invernale Rifermentata (Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo)

Categoria 16 (birre affinate in legno)


1) Petra (La Gastaldia)

2) Sedicigradi (Birra del Borgo)

3) Terre (Le Baladin)

Categoria 17 (birre alla frutta)


1) Scires (Birrificio Italiano)

2) Cassissona (Birrificio Italiano)

3) Rosa! (Via Priula)

Categoria 18 (birre alla castagna)


1) Norma (Birrificio San Michele)

2) Castagna (Birrificio Artigianale La Fabbrica)

3) Pitruc (La Birra di Meni)

Categoria 19 (birre acide)


1) Dea Madre (Birrificio Menaresta)

2) BRQ SC3 (Birrificio Italiano)

3) La Luna Rossa (Birrificio del Ducato)

Categoria 20 (birre al miele)


1) Martellina (Mostodolce)

2) FatAle (Birrificio Lungo Sorso)

3) Nardons (La Birra di Meni)

7 Commenti

  1. ..chissà perchè le kermesses birraie sembrano sempre tanti happening , con pance fuori ordinanza,adiposità diffuse, mise da reduci di raduni di “ultimi di Wight” con anagrafica rimandata, purtroppo per loro, a quel periodo, altri Country Rock,sfoggio diffuso di tatuaggi, peercing, orecchini, barbe incolte e codini ibizani ….c’ero anch’io , quei giorni, e la mia camicia Oxford e jeans pret a porter , i miei 94 Kg atletici e ben proporzionati … mi hanno messo a disagio in cotanto turbinio di fuoriordinanza, dove l’unico fuoriordinanza in quel contesto ero io…
    PS: comunque ho contattato i prossimi importatori di Wesvtlereten ( a Maggio), goduria maxima…

  2. Sarà questo il motivo dellla mancanza di gnocca a codeste “kermesse”???

    …Leggere di “prossimi importatori di Westvleteren” fa veramente male alle suddette pance fuori ordinanza…Il mondo cambia, qualche volta magari cambierà in meglio

  3. …su, su , un pò di ironia: dovete ammettere che di gnocca ce n’era di più quando al MIA si associava Pianeta Birra e si riproducevano le condizioni ambientali delle discoteche/pub/lungomare romagnolo, con tope di prim’ordine ad attirare la fauna itinerante in mezzo ad una sana confusione ricca di gioventù. Quest’anno , in certi momenti sembrava più una rassegna/birra in un centro sociale…
    PS: ma mai nessuno che guardi con un pò di disincanto a quel che succede attorno, o sempre tutti necessariamente allineati e coperti dovendo lodare ciò che non è dato di apprezzare?

  4. …PS: allo stand della Orval c’era una gentile signorina che mi spiegò della prossima importazione a Maggio della “Mitica”. Perchè mai tanto sdegno per la cotal cosa?

    • Chettedevodì…Non ho la brillantezza e la capacità di descrivere un tramonto a un cieco, forse ti fai codeste domande perchè vesti troppo bene e non hai l’aspetto da centro sociale…Ovviamente è una sottile ironia, come era ironico l’intervento di prima.
      Anch’io rimpiango le gnocche dell’acqua Santa Lucia e rimpiango qualche intervento certamente più degno di risposta su codesto blog…Invece ecco che necessiti, o Vinogodi, di qualcuno che ti dica che quello che hai scritto è banale, senza un vissuto e senza una base di conoscenza, tant’è che il mondo della birra è sempre stato così e con la sua esplosione ora attira anche gente diversa, dal target pressochè infinito, fortunatamente. Poi ogni considerazione in merito è puramente soggettiva, suscettibile di critica ovviamente…Alle volte il silenzio potrebbe essere la cosa migliore, soprattutto quando si fanno interventi banali, senza cognizione sull’argomento, senza ironia (cioè, non fai ride), senza sapè de chi scrivi. Ma tant’è, il mondo è così, lo guarderò con disincanto…

      Vedi, Vinogodi, la soggettività è che quello che ti ha detto la signorina dell’ Interbrau (sì, per te era lo “stand dell’Orval”) a me e a qualcun’altro suscita domande non proprio lette in positivo, tu ne godi. La differenza è che io alla crescita di questo mondo “birrario” ho contribuito un pò e quindi magari ne ho una lettura un pelino diversa dalla tua, ma la sostanza non conta, conta solo l’apparenza. Te lo scrivo stavolta con meno ironia e dopo qualche giorno che apro sto blog, non avevo niente di meglio da fare.
      Un saluto cortese, ci si vede in giro

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