Fare il tifo per una catena di fast food? Non è contro le norme dei gastro-strippati? Invece, si può se la “catena” in questione è quella di Martina Loi e Ivan Puddu che avevano aperto in Ogliastra, a Santa Maria Navarrese, il McPuddu’s e il McFruttu’s. Due nomi da fast food,oggetto di diffida da parte degli avvocati di McDonald’s per la chiara assonanza alla multinazionale del panino. Che però, più di un suono sapeva di pernacchia considerata la proposta gastronomica locale e selezionata. Una parodia in cui Davide aveva dovuto soccombere.

Ma il Puddu (che sarà pure uno stereotipo) è sardo e mica tanto si è lasciato convincere. Ha aggiunto una bella “e” al prefisso che è diventato MeC, cioè Malloreddus e Culurgiones che potrà sembrare irriverente nei confronti del colosso autore del Big Mac, ma significa Gnocchetti e Ravioli. Insomma, già dal titolo la negazione della filosofia fordista del cibo. E come se non bastasse raddoppia e apre a Cagliari nella centralissima via Sassari. Quasi si ode il rumore (maschile) di testa e di pancia di defilippiana memoria.

Oggi, alle ore 17:30, come recita la pagina ufficiale di Facebook, si apre e alle 20:00 il pubblico potrà prendere confidenza con il nuovo locale, che tradisce le origini ogliastrine, e assaggiare una selezione di dolci e stuzzichini tipici (prosciutto di Oliena, Gathulis di Villagrande e Pistoccu Friggiu e dolci di Baunei), mentre la DJ Claudia Aru Carreras accompagnerà la serata con una selezione di musica di artisti sardi.

Il disclaimer del Sardinia Fast Food parla chiaro.

Il nuovo locale ha le caratteristiche del “Fast Food” con una forte impronta etnico-locale. Le bevande e gli alimenti saranno caratterizzati da un forte richiamo alla cultura culinaria sarda e particolare attenzione sarà riservata alla tradizione Ogliastrina.

La parte fast e moderna sarà costituita dal sistema di gestione degli ordini. Il cliente ordina al bancone, paga e riceve un dispositivo elettronico che vibrerà appena il suo pasto è pronto. A quel punto si va a ritirare il vassoio senza attendere in fila. E senza che ci sia bisogno di personale di sala. Appunto, Fast.

Il Food è anche più integrante nel suo snocciolare piatti che al limite fanno pensare all’assenza del telefono. Ma quello a filo.

• Culurgiones (tipici Ogliastrini)
• Ladeddos (tipici Ogliastrini)
• Malloreddos
• Coccoi e’ Gerda (Gadoni)
• Selezione di salumi (salumificio F.lli Puddu di Oliena)
• Purpuzza (salumificio F.lli Puddu di Oliena, piatto nuorese)
• Gathulis (Villagrande, anelli fritti di pecorino,patate e semola)
• Pistoccu Friggiu (tipico di Baunei, pistoccu fresco fritto)
• Il bue rosso (razza allevata allo stato brado nel Montiferru)
• Grigliata mista di carne (da Guasila, solo carne sarda)
• Sebadas (alla baunese)
• Raviolini di ricotta fritti (all’Ogliastrina)
• Cannonau (di Ierzu)
• Birra artigianale (del birrificio Lara di Tertenia)

Oltre alla prevedibile implementazione del menu, la Puddu&C srl ha intenzione di produrre una birra artigianale a proprio marchio. Una pratica di autarchia locale.

Ora ditemi voi se non è il caso di fare il tifo per il MeC Puddu’s che prevede di poter rispondere alla domanda di cucina tipica di diverse categorie in cui fortunosamente potreste rientrare.

turisti (in particolare il crocerista): per le caratteristiche etniche dei cibi;
studente universitario: per la genuinità del cibo a prezzi contenuti;
lavoratori da ufficio: oltre che per la genuinità dei cibi a prezzi contenuti, per la velocità di fruizione del pasto;
pendolari: per i motivi di sopra e la vicinanza con la stazione di treni e autobus.

Riuscirà il nostro a evitare qualche altra grana per quel prefisso simbolo nel mondo della ristorazione veloce?

Link: crastulo.it, paradisola.it, Facebook

5 Commenti

  1. Ricordo la vicenda, di cui avevo parlato (http://blog.cibvs.com/2010/08/24/culurgiones-da-tiffanys/), e sono contento di questo sviluppo – augurandomi, e augurandogli, successo, e una filiale qui a Milano (a va bene, anche a Roma per antò). Se poteva essere una (voluta) ingenuità il nome precedente, che pure avrebbe potuto tradursi in una pubblicità indiretta per la multinazionale (peraltro – tratto forse caratteristico dell’economia statunitense – notoriamente non particolarmente elastica), il nuovo nome è una via di mezzo fra la citazione eufonica e lo sberleffo – e allora vai coi fast food sardo, specializzato in malloreddus – e in culurgiones alla multinazionale…

  2. Dalle foto più che fast food sembrerebbe una rosticceria! Anche l’immagine del pollo che hanno scelto per l’insegna rafforzerebbe l’idea. Anche l’allestimento della sala interna, la scelta dei colori, quel bancone basso e relegato a un angolino, sedie e tavoli da osteria…Non mi convince tanto, è come se non ci fosse una linea omogenea e la difficoltà a comunicare il prodotto già da questi elementi. Ok per il menù tipicamente sardo, differente rispetto a quello offerto dagli altri, anche se a mio avviso, questi piatti sono tutto eccetto che fast. Il fast è da legarsi forse più alle modalità di ordine -se non ho capito male- delle varie pietanze. Io lo trovo molto a metà strada tra un mc Donald’s e una piccola trattoria sarda. Forse il loro tentativo era proprio quello, ma dico perchè non puntare su cose in grado di fare realmente la differenza? Fare, ad esempio, dei sistemi di ordinazione più originale, delle tablet poste sui tavolo o integrati in esso tramite le quali le persone scelgono il menù, hanno la possibilità di scegliere e informarsi sui prodotti in maniera interattiva senza fare la fila dietro al bancone. Oppure rendere visibile la cucina, mettendo la gente nella condizione di “vedere” come si prepara il food, più a contatto con l’esperienza stessa della produzione e consumo del proprio pasto. Sarebbe un modo per aumentare la fiducia e per far entrare più da vicino le persone al mondo del food sardo. Infine, credo nell’importanza della relazione tra il personale e il cliente. Bisognerebbe pensare ad altri modi, più vicini quindi, di relazione. Il vero servizio aggiunto lo fa il personale. Soprattutto nella comunicazione del food etnico e locale.

  3. Ciao a tutti. Quoto ciò che ha detto Enza Maria. Conoscendo il locale non credo che farà il salto di qualità. A parte l’arredamento dove di sardo c’è solo il color zafferano delle sedie di plastica, se parliamo di qualità dei piatti andiamo veramente nello scadente e banale. Con dei prezzi che alla cassa ti fanno rimpiangere l’agriturismo familiare quello si slow e con dei cibi locali.
    E poi la cucina sarda non è da passeggio ma tradizionalmente legata alla tavola ed ai benefici della convivialità. Quindi il cavalcare l’onda dei fast food và bene per le tasche del proprietario ma non per la comunicazione di una tradizione culturale fatta da millenni di casalinghe. Adiosu!

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